La sfortuna di essere ricchi

XXVIII domenica del tempo ordinario

10 ottobre 2021

 

  • Prima lettura: Sap 7, 7-11
  • Salmo: 89
  • Seconda lettura: Eb 4, 12-13
  • Vangelo: Mc 10, 17-30

 

10,17Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?».

  • PER LA STRADA=in Mc ogni volta che troviamo “strada” è sempre per indicare la semina infruttuosa. Sono i semi che vengono gettati sulla strada ma gli uccelli (il Satana) li vengono a prendere (Mc 4,3). Il Satana è il potere, la ricchezza, quello che impedisce l’accoglienza del messaggio di Gesù.

Gli uccelli sono le preoccupazioni. Quante volte abbiamo detto: “Ah, se avessi uno stipendio migliore! Ah, se avessi di più! Ah, se avessi più soldi!”. Poi i soldi arrivano, ma dopo un po’, diciamo un paio di mesi, vi chiedo, siete veramente più felici? Siete più vivi? Siete più gioiosi? Una persona che si preoccupa per sé non può preoccuparsi per nessun altro!

Quindi qui, che troviamo “per la strada”, sappiamo già che la semina sarà infruttuosa.

  • UN TALE=non si dice che sia giovane (Mt 19,20).
  • GLI CORSE INCONTRO= in Mc c’è una sola altra persona che corre incontro a Gesù: è l’indemoniato (Mc 5,1-20) che è posseduto da qualcosa più forte di lui, di cui è prigioniero e che gli rende la vita impossibile.

In Oriente non si corre, è segno di vergogna: è come perdere la reputazione e l’onore (perché indica un fuggire e un aver bisogno).

Quindi se corre è perché è così angosciato da trasgredire a quelle che sono le convenzioni della società. E’ un uomo che sta perdendo l’onore (è un uomo prigioniero).

  • E GETTANDOSI IN GINOCCHIO=in Mc c’è una sola altra persona che si mette in ginocchio: il lebbroso (Mc 1,40). Il lebbroso veniva considerato un castigato, un escluso da Dio, un impuro.

Quindi Mc ci sta dicendo che quest’uomo è prigioniero di qualcosa ed escluso da Dio. E’, dal punto di vista di Gesù, un disgraziato, uno “messo davvero male”. E’ un uomo quindi molto ricco e molto religioso, ma per Gesù la sua condizione è davvero disgraziata. Per Gesù, per quanto sia religioso, è un impuro. Quindi c’è una religione, un modo di credere, che è impuro.

  • MAESTRO BUONO=lett. “maestro insigne”; agathos non si riferisce alla bontà di Gesù ma era un’espressione per dire “maestro bravo, insigne, eccellente”.

Quindi cosa fa qui l’uomo? Gli dice: “Tu che sai… (=tu che sei un maestro eccellente)”. Ma Gesù non si farà fregare da questa falsa adulazione.

  • CHE COSA DEVO FARE PER AVERE IN EREDITA’ LA VITA ETERNA?=ecco la sua angoscia!

Perché questo uomo, ricco e religioso, è così angosciato?

Qual era la concezione del tempo? A quel tempo si pensava così: c’è la vita, poi si muore e c’è un giudizio. I buoni e i meritevoli risorgono, hanno la vita eterna e risorgono per sempre.

Gesù non sarà mai d’accordo con questa concezione: per Gesù non c’è un premio o una punizione ma una possibilità (regno di Dio). Tu puoi vivere già adesso in un modo così ricco, così pieno, così intenso, che continuerà anche dopo la morte (un modo di vivere quindi che neppure la morte riuscirà a distruggere).

Ma a quel tempo era quello che pensavano tutti, compreso questo uomo ricco.

Ma perché questo uomo è così angosciato? Due motivi.

  1. Quello terreno. Ricchezza e religione sono due mostri insaziabili.

I più ricchi sono i più avari. Quando hai 1000 vuoi avere 1100 e vai in ansia se perdi 100. Quindi devi difendere, guadagnare di più, accumulare, proteggere, investire, ecc.: tu non te ne accorgi ma la ricchezza ti fa diventare schiavo e angosciato. Non sei tu che possiedi molti beni ma sono i beni che possiedono te.

L’altro mostro è la religione. Tu preghi, ma le tue preghiere basteranno? Saranno sufficienti? Ho detto un rosario, ma basta a Dio? Dio sarà contento? Avrò espiato tutti i miei peccati con questa penitenza? C’è qualche altro peccato che non ho confessato? La religione non ti dà mai la felicità perché ti mette sempre il dubbio che non sia sufficiente.

  1. Quello ultraterreno. Ma nell’aldilà avrò tutte queste mie ricchezze? Tutto ciò che ho guadagnato nell’aldiquà ce l’avrò nell’aldilà?

La stessa cosa vale per i religiosi: tutti i miei meriti religiosi (rinunce, sacrifici, preghiere, digiuni, fioretti, ecc.) mi garantiranno una buona posizione “di là”? Basterà? O devo fare di più? “Vuoi vedere che per una preghiera che non dico, per una devozione che non pratico non sto bene nell’aldilà?!”.

E’ per questo che gli unici che rivolgono a Gesù questioni sull’aldilà sono i ricchi (di soldi) e i religiosi (ricchi di meriti religiosi).

 

18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.

  • PERCHE’ MI CHIAMI BUONO… NESSUNO… SE NON DIO SOLO=non è che io sono migliore (eccellente, buono) di altri. Non è che io interpreto la Legge meglio degli altri (come facevano i rabbini o i farisei). L’unico buono, l’unico maestro, è Dio.

C’erano molte opinioni diverse sulla vita eterna di vari maestri, dove uno diceva una cosa, uno un’altra.

“Perché ti rifai a me, a quello che dico io? Guarda cos’ha detto Dio, l’unico vero, eccellente, maestro!”.

 

19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre».

Quest’uomo è religioso, ossequioso, zelante e Gesù gli risponderà rimanendo al suo livello.

A Gesù, in realtà, parlare di vita eterna non interessa. Non ne parla mai se non quando, come oggi, lo costringono. A Gesù interessa il regno di Dio, non la vita eterna.

  • TU CONOSCI I COMANDAMENTI=tutti noi sappiamo che i comandamenti sono dieci. Questi vengono suddivisi in due tavole: una tavola riguardava i doveri dell’uomo nei confronti di Dio - ed erano i primi tre comandamenti: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altri dei, ricordati di santificare il sabato” -, e nell’altra tavola c’era l’elenco degli altri sette comandamenti, che riguardavano i doveri dell'uomo nei confronti del suo simile. I primi tre comandamenti, quelli verso Dio, erano proprio la prerogativa del popolo d’Israele.

E che fa Gesù qui? Dove sono finiti i primi tre comandamenti? Dove sono? Non ci sono! I primi tre comandamenti erano “i primi”, cioè i più importanti: ebbene, qui non ci sono!

Gesù (per avere la vita eterna) elimina la prima tavola, cioè quella che riguarda l’atteggiamento e i doveri nei confronti di Dio.

Quindi per Gesù non è più importante cosa fai per Dio ma cosa fai per l’uomo.

Gesù qui cita cinque comandamenti che riguardano tutti i doveri verso il prossimo:

non uccidere=non eliminare la vita fisica;

non commettere adulterio=non uccidere la vita del matrimonio (l’amore);

non rubare=non uccidere l’altro togliendogli le sue sostanza, ciò che lo tiene in vita;

non dire falsa testimonianza=non uccidere l’altro con la tua menzogna.

Qui non centra niente il non dire bugie! La falsa testimonianza, infatti, riguardava i processi nei tribunali: avveniva quando tu mandavi a morte una persona testimoniando il falso. La tua falsa testimonianza causava la condanna e la morte di una persona.

Non frodare=ma voi lo avete mai sentito questo comandamento? Io no… e neanche voi credo! E, infatti, non è un comandamento ma un precetto! Questo “comando” di Gesù è preso dal Deuteronomio, dove Mosè parla ai datori di lavoro e dice: “Non defrauderai il salariato del povero e del bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno dei forestieri che stanno nel tuo paese, nelle tue città; gli darai il suo salario il giorno stesso, prima che tramonti il sole, perché egli è povero e vi volge il desiderio” (Dt 24,14).

Cioè: se tu non dai il salario al povero alla sera, lui e la sua famiglia non mangeranno. Questo è frodare perché tu impedisci alle persone di mangiare e di vivere.

Perché Gesù gli inserisce questo comandamento? Perché nei vangeli la ricchezza va sempre a braccetto con il frodare: “Se sei ricco, tu, o tuo padre o tuo nonno, qualcuno insomma, ha frodato, rubato, a qualcun altro”. Gesù glielo sta dicendo!

Onora tuo padre e tua madre=Gesù non sta parlando del rispetto verso i genitori.

A quell’epoca non esistevano le pensioni e i genitori, da anziani, erano a completo carico dei figli. Il figlio primogenito che ereditava tutto, quindi, li doveva mantenere economicamente, dare una vita decorosa, perché non sempre questo accadeva. Ed essere poveri era il grande disonore per un uomo (povertà=maledetto da Dio).

Osserviamo: Gesù mette questo comando verso i genitori dopo l’invito a non imbrogliare. Cosa vuol dire? Che i doveri verso i genitori, verso la propria famiglia, non ti esimono dal dovere verso gli altri, verso i tuoi salariati.

Quindi cosa gli dice Gesù: “Sei ricco? Comportati onestamente e rettamente con gli altri e la salvezza ce l’hai”. Gesù risolve velocemente la questione.

 

20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza».

  • MAESTRO, TUTTE QUESTE COSE…=tauta panta=“tutte queste cose”. In greco quest’espressione “riempie” anche la bocca: lui è soddisfatto di sé! Gesù gli ha detto questo e lui adesso si sente proprio bene: “Ah, beh, io le faccio già tutte da sempre queste cose!”. Poverino!

E’ orgoglioso di ciò che fa. E’ un uomo in perfetta regola. E’ un uomo che si crede “a posto”. Sa ciò che fa e dentro di sé si sta dicendo: “Più bravo di me, chi c’è!? Io le rispetto tutte le regole religiose!”.

In fondo, la Bibbia dice che se uno è ricco è perché Dio lo ha benedetto. E lui si crede un benedetto di Dio!

Ma se ha fatto tutto queste cose da sempre, perché allora, è così infelice?

Non è perché si è religiosi, come quest’uomo, che si ama Dio. Ma se si ama l’uomo, religiosi o no, sicuramente si ama Dio.

Un giorno Madre Teresa stava curando le piaghe e le ferite di un ammalato. Finché faceva con tutto il suo amore, la sua dedizione e cura il suo lavoro, parlava anche con il povero ammalato. Quando ormai, dopo un po’ che era lì, aveva quasi finito, il discorso cadde su chi è Dio. L’uomo chiese a Madre Teresa: “Lei crede in Dio, madre?”. “Certo!”, rispose lei. “E lei?”, disse la madre all’uomo. L’uomo non rispose nulla. Quando ebbe finito, la madre lo salutò con il suo solito sorriso e fece per andarsene; l’uomo la tirò per il vestito e le disse: “Madre, adesso credo in Dio!”.

Un altro giorno Madre Teresa pose la stessa domanda ad un altro uomo: “Credi in Dio?”. E lui: “No, ma dall’amore con cui mi guardi so che Lui c’è”.

Se ami davvero l’uomo, di sicuro ami Dio. Ma se ami Dio non sono sempre sicuro che ami anche l’uomo!

 

21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».

  • FISSO’ LO SGUARDO SU DI LUI=perché lo fissa? Fissare lo sguardo è guardarlo dentro. Gesù vede che dentro questo uomo non ha bisogno di altre regole, di altre rassicurazioni, ma avrebbe bisogno di far spazio all’amore, allo slancio, alla passione, all’ardore, al coraggio, all’innamoramento, al calore. E’ un uomo freddo che teme le emozioni e la vita e Gesù cerca di riscaldarlo con l’amore.

Mentre l’uomo vede solo la ricchezza e la invidia, Gesù vede la sua miseria e la compiange.

L’Apocalisse ha parole meravigliose per i ricchi (di soldi, di titoli, di pregiudizi, ecc.): “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: “Sono ricco, mi sono arricchito; non ho bisogno di nulla”, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comprare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità” (Ap 3,15-18).

  • E LO AMO’=l’amore di Gesù è perché ha davanti uno a cui manca tutto e prova tenerezza, compassione, per questo uomo che in realtà non ha niente. Infatti, né la ricchezza, né la religione, lo hanno reso felice.

Questo uomo è iperrazionale, mentale, tutto regole. Gesù, allora, usa la carta e la strategia “emozione” per far breccia dentro al suo cuore. Prova ad amarlo: l’amore, però, è una forza debole perché si propone ma non si impone. Se non lo accogli non lo avrai.

Cosa sta accadendo? Gesù gli sta dicendo: “Io ti do la mia ricchezza (quella vera), accoglila e tu liberati della tua ricchezza (quella falsa) e fanne dono a chi ne ha invece bisogno”. Quindi questo uomo prima riceve, prima si riempie e poi potrà dare via.

  • UNA COSA TI MANCA=en=una cosa=è il numero uno. Lett. è: “Ti manca uno”.

A noi può sembrare un complimento ciò che Gesù dice. Come se gli dicesse: “Bravissimo! Stai facendo tutto quello che è necessario, ti manca solamente una cosa, la ciliegina sulla torta e tutto è perfetto”.

Ma nel mondo ebraico non è così. Se manca “uno”, per loro, manca tutto. Se al numero 10 togliete l’uno cosa rimane? Lo 0, cioè niente! E’, ad esempio, la nostra espressione: “Non ho una lira”. Una sta per tutte: non abbiamo niente!

Nella loro mentalità, quando a una decina o un centinaio si toglie il numero uno, si perde tutto. Ricordate l’episodio del pastore che ha cento pecore (Mt 18,12-14; Lc 15,3-7)? Ne perde una e diventa matto; lascia le novantanove per andare in cerca di una, così rischia di non trovare né l'una, né tutte le altre. Nella loro mentalità, se a 100 togli l’uno, cosa rimane? Rimangono i due zeri: non ho più niente.

Quindi Gesù non gli sta dicendo: “Ma che bravo che sei! Dai, ultimo sforzo e poi ci siamo!”, ma: “Ti manca tutto, non hai niente; sei a zero!”.

  • VA VENDI QUELLO CHE HAI=a noi sembra eccessivo quello che chiede Gesù. E, infatti, mica a tutti ha chiesto questo. Ma a lui sì! E perché?

Perché questo uomo era prigioniero della ricchezza, era un “tossicodipendente dei soldi, dei beni” e per disintossicarsi deve rinunciare a tutto. Era così prigioniero che solamente un taglio e una rinuncia secca e netta potevano salvarlo.

  • AI POVERI=perché ai poveri? Perché i poveri non hanno niente per ricambiarti. Quindi quello che dai, certamente, non ti ritorna indietro.
  • E AVRAI UN TESORO IN CIELO=cielo=Dio. Il cielo non è l’aldilà! Poiché gli ebrei evitavano di pronunciare “Dio” usavano delle altre parole per dire “Dio”, una delle quali è “cielo”. Anche noi quando diciamo: “Grazie al cielo” mica ringraziamo il cielo ma Dio!

Il tesoro nel cielo non è una garanzia per l’aldilà, ma avere una ricchezza in Dio. Qual è questa ricchezza? Che quando dai ricevi. Tu dai la tua ricchezza (soldi, capacità, doti, intelligenza, studio, ecc.) e dopo aver fatto questo ottieni e ricevi il dono di sentirti utile, prezioso; il dono di aver fatto del bene e di aver aiutato le persone; il dono di vedere che la tua esistenza serve a qualcosa; il dono di una felicità interiore che nient’altro ti può dare.

Il tesoro è un deposito che si ha: quando tu ti occupi degli altri, Dio si occupa di te (cioè, tu potrai sperimentare una gioia enorme dentro di te). “Non affannatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? Che cosa berremo? come i non credenti: tutte queste cose vi saranno date in abbondanza” (Mt 7,31).

Cosa gli sta dicendo Gesù, in sostanza: “Se non vuoi più essere angosciato, ansioso, fai un cambio radicale: smetti di confidare nella ricchezza e confida in Me”.

 

22Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

  • SI FECE SCURO IN VOLTO=stegnazo=incupito, fattosi triste; incontrare Gesù, quindi, non fa per niente sempre bene! Questo uomo è andato da Gesù angosciato e se ne va via peggio.
  • ADDOLORATO=lipeo=addolorato. Ma perché soffre? Perché è pieno di dolore?
  • POSSEDEVA INFATTI MOLTI BENI=Gesù ha potuto guarire l’indemoniato; Gesù ha potuto guarire il lebbroso; Gesù ha potuto resuscitare i morti e dar la vista ai ciechi, ma Gesù non ha potuto nulla di fronte al ricco. Perché?
  1. Sii libero. Perché quando hai tanta “roba” tu pensi di poter far tutto e di essere libero e, invece, non ti accorgi che sei schiavo. Non possiedi tanti beni ma sono i beni che possiedono te. Questo uomo è posseduto dalla religione e dalla ricchezza: sono i suoi demoni da cui non riesce a liberarsi.

Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie. Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re. Aristippo gli disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di questa robaccia come le lenticchie”. Gli rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.

  1. Sii sensibile. I beni diventano come una droga, un anestetico: non ti accorgi più dei bisogni, delle difficoltà e delle sofferenze delle persone. Pensi solo a te e diventi insensibile alla vulnerabilità degli altri.

L’esempio eclatante è Lc 16,19-31: il ricco non è cattivo, non fa nulla di male, ma proprio non si accorge di Lazzaro che muore di fame alla sua porta.

La regina Maria Antonietta, mentre il popolo era divorato dalla fame, nella sua totale irrealtà diceva: “Se non hanno il pane date loro le brioches”. Ma dove vivi?

Tanti anni fa la figlia unica di una “famiglia in” di Milano, poco più che ventenne, si suicidò. E qualcuno di notte scrisse con lo spray sul muro della loro villa, rivolto al padre: “E adesso vorrei sapere che te ne fai di tutti i tuoi soldi!”. Non si era mai accorto che sua figlia soffriva!

Quando non sei sensibile neppure ti rendi conto della sofferenza che c’è attorno a te.

  1. Abbi fiducia. Lui chiedeva dei consigli (“Che cosa devo fare”) Gesù lo invita a rivoluzionare la propria vita. Lui chiedeva certezze, Gesù gli offre di fidarsi.

Bussarono alla porta. La paura andò ad aprire e fu divorata. Bussarono alla porta. La fede andò ad aprire… non c’era nessuno.

  1. Il vangelo è un messaggio di bontà, d’amore, di gioia, ma per “chi se la racconta”, poiché svela la verità, diventa un messaggio tremendamente doloroso.

Per questo molti sono indifferenti al vangelo: se lo accettassero non potrebbero più fare la vita di prima. “La parola di Dio che è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio, penetra fino al punto di divisione dell’animo e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebr 4,12).

Nei vangeli l’unico fallimento di Gesù è questo. E Gesù, non gli corre dietro: non può fare lui quello che non spetta a lui. Il ricco deve compiere una trasformazione, deve fare un passaggio radicale, deve maturare, deve lasciare qualcosa a cui è molto affezionato: o lo fa lui o nessun altro può farlo per lui.

Il vangelo è chiaro: possiedi solo ciò che puoi donare, solo ciò che puoi perdere. Il resto ti possiede.

 

23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!».

  • QUANTO E’ DIFFICILE=è un modo per dire: “E’ impossibile”. Infatti non è difficile, ma impossibile!

Se tu vivi con i tre verbi maledetti:

  • avere/accumulare (invece di condivisione);
  • salire/prestigio/onori/superiorità/fama/comando (invece di eguaglianza);
  • dominare/potere (invece di servizio);

non puoi più condividere, servire, donare, essere generoso. E’ la morte del cuore.

  • REGNO DI DIO=non è l’aldilà ma il vivere aldiquà in maniera intensa, viva e felice (come Gesù c’insegna).

 

24I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio!

  • FIGLI=tekna=lett. “i miei partoriti; figliolini”. E’ l’espressione piena di tenerezza della mamma con la quale si rivolge al suo piccolo.

 

25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

  • E’ PIU’ FACILE CHE UN CAMMELLO…=il cammello è l’animale più grosso conosciuto a quell’epoca in quell’ambiente e la cruna di un ago la fessura più piccola.

Ma può un cammello passare per la cruna di un ago? E’ evidente, no!

 

26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?».

  • SALVATO=sozo=salvare, sfuggire ad un pericolo.

I discepoli ragionano così: “Più tu hai e più puoi vivere”. Gesù: “Bisogna non possedere nulla per avere il regno di Dio (=per essere felici)”. Allora i discepoli dicono: “E chi può vivere così?”.

 

27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». 28Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».

PIETRO=lett. “il Pietro”=Pietro indica Simon Pietro in aperta contrapposizione a Gesù. Quindi noi sappiamo già che quello che dice è falso.

ECCO NOI ABBIAMO LASCIATO TUTTO=ma è proprio vero? No! Sì, hanno lasciato casa, lavoro, famiglia, ma accompagnano Gesù, non lo seguono. Infatti, loro sperano di avere onori, posti di privilegio nel regno di Gesù, una posizione, un posto importante (ecco i loro beni).

 

29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo,

  • IN VERITA’ IN VERITA’=amen, amen=è un’espressione che indica una verità che è valida oggi e sempre.
  • CASA… FRATELLI…=sono sette ostacoli; sette nella lingua ebraica indica una pienezza (=tutti).

Gesù non dice che per seguire Gesù bisogna lasciare necessariamente questi ostacoli; ma che se questi diventano ostacoli allora bisogna lasciarli per seguire Gesù. L’apparente perdita si trasformerà in un guadagno enorme, più grande cento volte tanto, già adesso. Lasci uno e prendi cento!!!

Cosa vuol dire? Che a volte sono proprio questi (ecco altri beni pericolosi come la ricchezza) che t’impediscono di essere felice e di vivere il regno di Dio già adesso.

E il padre?=Mc si è dimenticato del padre? C’è la madre, il fratello, la sorella e non c’è il padre: come mai? Il padre a quel tempo indicava l’autorità. Bene: nella comunità cristiana c’era un unico Padre (autorità), quello dei cieli, e tutti gli altri erano fratelli. Quindi non “si lascia il padre” perché non c’è il padre, visto che tutti siamo fratelli!

Lc 18,28-30 mette anche quelli che mancano qui: “Moglie, figli, genitori (=padre e madre)”. Quindi tutte le relazioni possono diventare “ostacolo” per il regno di Dio.

 

30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

  • INSIEME A PERSECUZIONI=ma a cosa si riferiscono queste persecuzioni? Noi pensiamo ai cristiani delle catacombe, perseguitati dai Romani e dagli imperatori. Ma qui non si parla affatto di questo. Qui si parla di madre, fratelli, sorelle, figli, mogli: sono loro che ti perseguitano! Proprio loro che dovrebbero capirti, non lo faranno: anzi, ti perseguiteranno, ti si rivolteranno contro.

La persecuzione è normale per uno che vive il regno di Dio: se non c’è vuol dire che non lo vive! Perché uno che vive così, in altra maniera, anticonformista, diversa dal modo e dai valori di tutti, fa inevitabilmente scattare l’odio, la gelosia, l’invidia, la rabbia del sistema.

Ma anche la persecuzione diventa un modo, allora, per radicarsi di più, per vedere se ciò che crediamo ha radici profonde, vaglia le nostre scelte e le prova.

Un uomo voleva entrare in monastero. Il priore per vedere se era così libero da entrare, gli chiese: “Se tu avessi un milione di euro, li daresti ai poveri?”.        “Certamente, signore!”. “E se tu avessi centomila euro, li daresti ai poveri?”. “Certamente, signore”. “E se tu avessi diecimila euro, li daresti ai poveri?”. “No, signore”. “E perché”, chiese stupito il priore. “Perché io li ho davvero diecimila euro!”.

Il guru era seduto in meditazione sulla riva del fiume, quando un discepolo si chinò per porre due perle enormi ai suoi piedi come segno di riverenza e devozione.

Il guru aprì gli occhi, prese una delle perle, e la tenne in modo così disattento che essa gli scivolò di mano e rotolò giù per la riva fin dentro il fiume.

Il discepolo, inorridito, si tuffò in acqua per cercarla, ma sebbene si immergesse ripetutamente fino a tarda sera, non ebbe fortuna. Infine, tutto bagnato e sfinito, interruppe la meditazione del guru: “Hai visto dov’è caduta. Indicami il luogo, cosicché passa recuperarla per te”.

Il guru prese l’altra perla, la gettò nel fiume e disse: “Proprio lì”.

 

Pensiero della settimana

 Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto… ma da quelle che non avete fatto.

Levate dunque l’ancora, abbandonate i porti sicuri,

catturate il vento nelle vostre vele.

Esplorate. Sognate. Scoprite.

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