Chi è Dio? Chi ti fa vivere!

XXI domenica del tempo ordinario

23 agosto 2020

 

  • Prima lettura: Is 22, 19-23
  • Salmo: 137
  • Seconda lettura: Rm 11, 33-66
  • Vangelo: Mt 16, 13-20

 

Oggi il vangelo ci mostra la figura di Pietro. Pietro, nei vangeli, rappresenta tutte le contraddizioni, tutti gli aspetti positivi e soprattutto quelli negativi della vita del credente. Pietro è il simbolo dell’incredulità, della testardaggine, di chi si ostina a rimanere sulle vecchie posizioni, di chi non accetta il nuovo, di chi è sordo di fronte alla musica del Vangelo.

In negativo quando guardi Pietro puoi dire: “Ma come fa a non credere?”.

In positivo quando guardi Pietro puoi dire: “Beh, se anche uno così, alla fine, ha seguito il Signore, c’è possibilità e speranza per tutti”.

16,13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».

  • CESARÈA DI FILIPPO=Cesarea di Filippo è all’estremo nord del paese. Cesarea si trova in terra pagana, a nord della Galilea, sulla strada verso Damasco. E’ la città costruita da uno dei figli di Erode il Grande, Filippo, e, per distinguerla dall’altra Cesarea (Marittima), è stata chiamata Cesarèa di Filippo. All’epoca di Gesù la città era in costruzione.

Questo accenno è da tener presente, perché nei pressi della città si trovava una delle tre sorgenti del fiume Giordano, dal monte Hermon, che era anche ritenuta l’ingresso del regno dei morti. Si pensava, cioè, che lì ci fossero le porte d’ingresso al ‘regno dei morti’.

  • DOMANDÒ AI SUOI DISCEPOLI=perché Mt sottolinea che solamente qui Gesù domanda: “Chi dice la gente che io sia?”. Perché non lo può chiedere da un’altra parte? Perché finché i discepoli stanno nell’ambiente ebraico, nella loro terra, sono condizionati dall’attesa del Messia trionfatore e dal nazionalismo religioso che diceva: “Noi siamo il popolo eletto chiamato a dominare tutti gli altri popoli”.

Qui, invece, sono in territorio pagano, cioè lontano dagli influssi “della carne e del sangue”.

Tu sei nato in italiano e parli l’italiano: è un condizionamento! Se fossi nato a Calcutta o a Tokio sicuramente non parleresti l’italiano. Su questo, forse, tutti siamo d’accordo.

Tu sei nato in una famiglia: è un condizionamento.

Se ti hanno insegnato (gli insegnamenti più grandi non avvengono a parole): “Chi non lavora non mangia”, tu avrai imparato che essere un gran lavoratore è un grande valore, tanto che neppure ti piacciono le vacanze.  Ma non fai mai vacanze per scelta o per condizionamento?

Tu sei nato in una cultura e ti hanno insegnato che gli extracomunitari sono pericolosi: “I negri sono sporchi; gli albanesi ladri; i marocchini imbroglioni, ecc”.  E tu credi così! Ma li conosci tutti? Ma è una tua scelta o ragioni per condizionamento?

Tu sei nato dentro ad una religione (che tu sia andato o no in chiesa è poco importante). La tua religione ti ha insegnato, ad esempio, che chi “non è in regola” non può avere la Comunione. Ma tu credi per scelta o perché tutti credono così o perché così hai sempre fatto?

Ci piaccia o no noi siamo fortemente condizionati. E più lo neghiamo e più lo siamo!

Nessuno è più schiavo di chi si crede libero e non lo è.

Essere liberi vuol dire uscire dai condizionamenti. Solo che per uscire dai condizionamenti bisogna sospendere l’automatismo dei discorsi: vedo-giudico.

Vedo mio marito che torna a casa tardi: “E’ il solito!”.

Il mio collega che è triste: “Non cambia mai!”.

Il mio vicino che va in chiesa (e che penso che è sempre lo stesso): “A che gli serve!?”.

Penso di pensare, ma in realtà sono tutti automatismi: non sto pensando, sono pensato!

Un uomo libero dice: “E perché no? E se fosse il contrario? Chi l’ha detto?”.

Un uomo condizionato dice: “E’ così! Io lo so! Ti sbagli!”.

Un uomo libero è un uomo che spesso dice: “Non lo so!”, oppure: “E se mi sbagliasse? E se non fosse così”.

L’uomo condizionato dice: “La regola dice… io lo so…”. Lui riporta quello che altri dicono.

Un uomo libero ti dice: “Interessante quello che dici: non ci avevo mai pensato!”.

L’uomo condizionato, invece, non ti dà mai ragione perché ce l’ha sempre lui.

Un uomo libero, di fronte ad una questione, ti dice: “Facciamoci dei pensieri! Tu che dici? Riflettiamoci!”.

L’uomo condizionato ti dà risposte (sono sempre quelle!), soluzioni.

Un uomo libero si dà il permesso di sperimentare, di provare, ama le cose nuove e le novità.

L’uomo condizionato odia il nuovo e si rifà sempre a ciò che è stato e che è stato fatto o che fanno gli altri.

Un uomo libero fa cose che altri non fanno. Quando tutti fanno una cosa, magari sarà giusta, ma c’è poca libertà.

L’uomo condizionato fa quello che fanno tutti: non può uscire dal binario perché vorrebbe dire mettersi in gioco.

Un uomo libero è un uomo che ha cambiato pensiero sulla vita, su se stesso e sulle persone molte volte.

Un uomo condizionato è un uomo che fra dieci anni ti farà i discorsi di oggi.

Un uomo libero è un uomo che non è lo stesso di cinque anni fa.

L’uomo condizionato ha gli stessi amici, frequenta le stesse persone e gli stessi luoghi di cinque anni fa.

Un uomo libero è diverso da tutti quelli vicini.

L’uomo condizionato detesta la diversità: perché diverso, per lui, è insicurezza, è una variante al suo modo di pensare e di essere.

Un uomo libero veste, agisce, parla, come nessun altro.

L’uomo condizionato cerca, invece, di essere approvato da tutti.

Un uomo libero non parla “male” degli altri perché è interessato alla propria strada.

L’uomo condizionato, invece, parla “male” degli altri perché è infastidito da chi è se stesso.

Un uomo libero ti ascolta.

L’uomo condizionato pensa già a cosa dirti.

L’uomo libero è vivo. L’uomo libero sceglie. L’uomo vivo vive la vita e l’amore.

L’uomo condizionato è morto. L’uomo condizionato reagisce. L’uomo condizionato pensa alla vita e all’amore.

Ciò che è incredibile e sorprendente di Gesù è che Gesù è sfuggito al condizionamento della sua cultura. Gesù non pensa assolutamente come tutti gli altri ebrei del suo tempo. Tutti pensavano in un modo, lui no! Tutti pensavano che Dio fosse così, lui, invece, si è dato la possibilità di sperimentarlo. La grandezza di Gesù è stata nell’essere diverso da tutti gli altri.

Gandhi: “Pensare con la propria testa, senza lasciarsi condizionare, è indice di coraggio”.

  • LA GENTE=lett. “uomini” (anthropoi). Mt contrappone gli uomini al Figlio dell’uomo, l’uomo che ha la condizione divina, quindi l’uomo che ha lo spirito, e quelli che non ce l’hanno.
  • CHI DICE CHE SIA IL FIGLIO DELL’UOMO?=perché Gesù chiede “chi sia il Figlio dell’Uomo” e non chiede: “Chi dicono che sia il Messia?”.

Se avesse chiesto: “Chi dicono che sia il Messia” la risposta era facile e tutti gli avrebbero risposto: “Semplice, il Messia è l’inviato da Dio che viene a liberare il popolo dalla dominazione romana, dalla corruzione dei sacerdoti e inaugurare il regno d’Israele, chiamato a dominare tutti gli altri popoli”. Ecco il condizionamento: tutti pensavano così e credevano ovvio questo!

Per questo Gesù quando parla di sé non parla mai di Messia ma di Figlio dell’Uomo: perché Messia richiamava in automatico il Messia Liberatore.

Nessuno metterebbe a suo figlio il nome Giuda perché l’associazione automatica è al traditore. Eppure c’è anche un altro apostolo, santo, che si chiama così!

Chi è il Figlio dell’Uomo? È un’espressione aramaica/ebraica, che significa l’uomo che ha raggiunto la pienezza della sua esistenza. E la pienezza della propria esistenza coincide con la condizione divina.

Com’è la risposta? Deludente! Un disastro! Infatti, gli apostoli, che non hanno affatto le idee chiare su Gesù (e sì che è da mesi, forse qualche anno, che lo seguono; e sì che sono già stati mandati a predicare), rispondono non con un parere proprio su ciò che hanno sperimentato, ma secondo quello che la gente dice.

E che hanno confusione si capisce dalle varie risposte che la gente dà: “Alcuni… alcuni… altri…”.

Infatti, chi era andato dalla gente a predicare, a dire chi era Gesù, il Figlio dell’Uomo? Proprio loro (Mt 10). Se la gente risponde così è perché quello che gli apostoli hanno predicato era completamente sbagliato. Le risposte della gente riflettono la predicazione degli apostoli.

E notiamo: nessuno lo vede per sé, diverso, unico. Tutti lo vedono come qualcun altro! Nessuno ha compreso la novità di Gesù.

Questo è il lievito dei farisei (Mt 16,5): saranno tutte risposte di uomini condizionati (e non lo sanno!). Sono risposte automatiche: non vedono Gesù! Sì, ce l’hanno davanti agli occhi, ma non lo vedono! Parlano di lui secondo la tradizione, secondo schemi vecchi. Questo è l’attaccamento (religioso): non vedi chi hai davanti, vedi secondo i tuoi occhi.

14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».

  • ALCUNI DICONO GIOVANNI IL BATTISTA=ma Gesù come poteva essere Giovanni il Battista visto che era già stato ammazzato?

D’altra parte, però, c’era la credenza che i martiri resuscitassero immediatamente per cui dicono: “Gesù è il Battista risorto”.

  • ALTRI ELIA=che c’entra qui Elia? Secondo la storia ebraica Elia non era morto ma era stato rapito in cielo, per questo si credeva che “Elia sarebbe venuto per preparare la strada del Messia”. Quindi Gesù è colui che viene e anticipa la venuta del Messia. Elia era un personaggio animato da zelo violento. Quindi, l’idea che hanno è sempre quella del Messia.
  • ALTRI GEREMIA=la Bibbia racconta che Geremia era stato condannato a morte, ma al momento della lapidazione, Dio l’avrebbe nascosto dietro una pietra e che per questo si era salvato.
  • O QUALCUNO DEI PROFETI=tutti i profeti annunciavano la venuta del Messia.

Di tutte queste risposte nessuna è azzeccata e comunque tutti personaggi che riguardano il passato, non il presente. Quindi, questo vuol dire che la novità di Gesù è così grande, fuori dai loro condizionamenti e dai loro schemi mentali, che nessuno riesce a comprenderla.

15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

  • MA VOI, CHI DITE CHE IO SIA?=la seconda domanda è rivolta direttamente ai discepoli che seguono Gesù. Loro hanno visto la sua originalità, hanno visto i miracoli, hanno partecipato alla distribuzione dei pani, forse, loro hanno capito qualcosa in più. O così almeno sperava Gesù!

Gesù chiede a tutti. Ma chi risponde? Pietro! Nessuno lo ha incaricato di questo ma lui si sente il leader, lui (ma quanto è arrogante!) si crede il leader; lui crede di sapere!

16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

  • Rispose Simon Pietro=lett. è “il Simon Pietro”. Già noi sappiamo che ogni volta che troviamo Simon Pietro ci dobbiamo preparare ad un’oscillazione, ad una ambiguità (Simon Pietro indica il dubbioso: un po’ ci crede e un po’ no; Simone indica l’uomo che crede e ha fede; Pietro indica l’ostile, il rifiutante Gesù).

Ma l’articolo “Il Pietro” è un ulteriore rafforzativo in senso negativo: quindi qui Pietro è davvero ottuso, totalmente chiuso nelle sue idee preconcette e nei suoi pregiudizi.

  • TU SEI IL CRISTO=risposta sbagliata. Christos in greco vuol dire unto e unto in ebraico si diceva Messia. Messia e Cristo sono la stessa cosa e vogliono dire l’unto, il consacrato.
  • IL CRISTO=mettendoci l’articolo Pietro non indica “un” Messia ma “Il” Messia, proprio quello che si aspettavano. E chi era il Messia aspettato? Il figlio di Davide che doveva agire per la liberazione di Israele.

D’altronde lo sappiamo anche noi: la presenza o l’assenza dell’articolo è importante. Se io dico: “E’ passato un prete” (uno: magari manco si sa il nome) è diverso da dire: “E’ passato il prete” (quello lì che tutti conosciamo).

Si pensava che il Messia fosse il figlio di Davide. Davide era stato il re che per primo aveva unificato le dodici tribù, aveva inaugurato il regno d’Israele attraverso un bagno di sangue. Era talmente violento che Dio non gli permise di costruire il tempio perché le sue mani erano troppo sporche di sangue.

Ma nella tradizione ebraica era l’immagine del re ideale, per cui quando il Messia sarebbe venuto, sarebbe stato figlio (figlio=colui che assomiglia al padre) di Davide. Quindi il Messia si sarebbe comportato in maniera violenta come Davide.

Nell’espressione: “Osanna al figlio di Davide”, che la gente canta nell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, c’è questa attesa. Per questo, infatti, quella stessa gente dirà: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”: visto che non era come si aspettavano, è ovvio che chiedano questo.

Quindi per Pietro non c’è assolutamente nessun dubbio: Gesù è il Messia atteso dalla tradizione, quello che essi si aspettavano. Quello che a loro hanno insegnato è quello che deve essere il liberatore del popolo d’Israele.

Messia lo può fare soltanto quello a cui è stato dato questo incarico (ecco perché unto, consacrato, designato), mentre loro non possono assolutamente compiere questa missione. E, invece, la grande scoperta dopo la resurrezione sarà che “Messia” è chiunque voglia seguire Gesù.

La risposta di Pietro è totalmente strampalata: se solo fosse stato un po’ più attento a quello che vedeva o se solo avesse ascoltato un po’ di più le parole di Gesù avrebbe capito chiaramente che Gesù è un Messia totalmente diverso dalla tradizione. Ma Pietro è così affezionato alla sua idea religiosa che questo gli impedisce di vedere la realtà.

  • IL FIGLIO DEL DIO VIVENTE=risposta esatta. Zonton=lett. vuol dire “vivificante, che dà vita”. Ecco chi è Gesù!: Colui che ti fa vivere!

Gesù ti fa vivere, ti fa volare, ti dà il coraggio di essere un uomo migliore, un uomo diverso. Gesù è la Vita che ti fa guarire dalla tua morte interna, dalla tua paralisi. Gesù è colui che ti fa vibrare, che ti fa gioire, che ti fa vivere come mai hai vissuto prima.

Chi è Dio? Quello che ti fa vivere!

17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

  • BEATO=Pietro è il beato perché come i puri di cuore, per un attimo, vede chi è Dio. I beati sono le persone limpide, trasparenti, che vedono la realtà per quella che è e non per i loro filtri (come, per un attimo, qui Pietro).
  • SEI TU, SIMONE=qui si vede che Pietro ha capito qualcosa di Gesù perché Gesù lo chiama Simone.
  • FIGLIO DI GIONA=figlio=colui che assomiglia a.

Chi era questo Giona? Giona è un profeta, l’unico profeta che ha fatto esattamente il contrario di quello che Dio gli aveva chiesto di fare.

Ninive viveva nel peccato. Allora Dio aveva detto a Giona: “Va e convertila, altrimenti la distruggo”. E Giona, invece di andare ad oriente (est) a convertire Ninive è andato dall’altra parte, a occidente (ovest), nella parte contraria, in modo che la gente non si convertisse e così che Dio la distruggesse. Ma come Giona, alla fine, si ravvedrà e tornerà a convertire Ninive, così anche Pietro ha avuto il coraggio di convertirsi, cioè di cambiare la propria idea su Gesù.

  • PERCHÉ NÉ CARNE NÉ SANGUE TE LO HANNO RIVELATO=“la carne e il sangue” sono la tradizione familiare, religiosa, culturale.
  • MA IL PADRE MIO CHE È NEI CIELI=che Gesù sia il Vivente gliel’ha comunicato Dio. Pietro, cioè, ha sperimentato (“te l’ha rivelato il Padre mio”) chi è Gesù. Non è frutto di un’educazione, di una dottrina, di un insegnamento trasmesso (condizionamento della carne e del sangue).

18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degl’inferi non prevarranno su di essa.

  • TU SEI PIETRO E SU QUESTA PIETRA EDIFICHERÒ LA MIA CHIESA=la traduzione è così: “Tu sei mattone (petros) e su questa roccia (petra) edificherò la mia chiesa…”. Qui bisogna capire bene questo versetto, perché ha due parole simili (petros e petra) ma che vogliono dire cose diverse, un po’ come dire porto e porta. La porta non è il femminile del porto!
  • PIETRO=petros: cos’è la petros? E’ la pietra nel senso di sasso, mattone che si può cogliere, lanciare o adoperare per la costruzione.

Quindi Pietro è il primo mattone di questa pietra ma non è la pietra dove si costruisce la chiesa!

Lo dice bene San Paolo (Ef 2,20-22): “Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando”.

  • PIETRA=petra, che non è il femminile di petros ma un’altra parola, significa “roccia”, roccia dura che non si può neanche scalfire, monolite, che è la base per le fondamenta per la costruzione (la città Petra). Questa è “la pietra (petra)” di Mt 7,24 dove la casa è costruita sulla roccia.

Qual è allora questa pietra (petra) su cui la chiesa dev’essere fondata? Non su Pietro (petros) ma sulla pietra (“su questa petra”)!

Tanto è vero che subito dopo (Mt 16,23) Pietro diventerà la pietra di skandalon (lo skandalon era il sasso che entrava nei sandali e ti impediva di camminare): “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio (“Tu sei il Vivente”) ma secondo gli uomini (anthropoi=stessa parole di gente: “Tu sei il Messia”).

Quindi, il pensiero, l’intuizione di Pietro dura cinque minuti!!!

E qual è questa pietra? Che Lui è il Vivente: in questo è Figlio di Dio. Anche Davide era figlio (=colui che assomiglia) di Dio, ma non era certamente il Vivente.

  • E LE POTENZE DEGL’INFERI NON PREVARRANNO SU DI ESSA=lett. “e le porte dell’ade non avranno il sopravvento contro di essa”.

Le porte di una città indicavano la sua forza, la potenza. Per conquistare una città bisognava conquistare le sue porte.

A quel tempo la terra era piatta e sottoterra vi era una grande caverna (Ade in greco – i traduttori hanno tradotto Sheol con Ade, che nella mitologia era il regno dei morti; sheol in ebraico – sheol=”colui che ri-chiama”, perché tutti erano chiamati a finire lì!; l’Ade greco è stato tradotto in latino Inferi, cioè il regno di quelli che sono sottoterra; gli Inferi era la divinità latina che regnava nel regno dei morti) dove finivano tutti quelli che morivano, buoni e cattivi. L’Ade aveva delle porte dove si entrava e non si usciva più!

Allora: chi è fondato sul Vivente non morirà mai (cioè mai si apriranno per lui il regno dei morti). Chi ha fatto esperienza di Dio-Vivente non conoscerà la morte.

Questa è la pietra (cioè il Vivente) che non può essere spostata da nessuno e su cui la chiesa deve fondarsi: sulla Vita!

Quante volte le persone temono demoni, il diavolo, il satana, “il male”, l’oscuro: ma uno, se una comunità è fondata sul Vivente, niente ha più potere su di lui. Cioè la Vita (=Gesù Cristo) è più forte di ogni Morte o forza contraria (male, demoni, satana). Se tu sei vivo sei una roccia che nessun vento contrario (casa sulla roccia; Mt 7,24-27) può abbattere.

19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

  • A TE DARÒ LE CHIAVI=Gesù non dà a Pietro le chiavi per fare entrare le persone in Paradiso. Cosa significa questa consegna delle chiavi? In oriente, chi deteneva le chiavi del palazzo o della città, era il responsabile della sicurezza di quanti stavano dentro.

Quindi cosa dice Gesù a Pietro? Non gli dice: “Tu hai il potere di far entrare o no nel regno dei cieli”, cosa che noi crediamo. Infatti, noi pensiamo che Pietro, e quindi oggi i suoi successori (il Papa e la Chiesa), abbiano questo potere!

Ma Gesù gli dice: “Visto che tu che hai capito (per un attimo!) chi sono io (il Vivente) ti do la responsabilità (chiavi) di tutti coloro che vogliono vivere come me (regno dei cieli=comunità). Stai attento perché tu sei responsabile della sicurezza di quanti stanno dentro. Tu devi comunicare a tutti che Io sono il Vivente, altrimenti le persone non entreranno=conosceranno il regno dei cieli. Guarda di non comunicare dell’altro, invece di dire che Io sono la Vita!”.

 Quindi qui non c’è nessun mandato di comandare ma di proteggere, di servire, di prendersi cura, di far in modo che tutti coloro che vivono “alla Gesù” siano vivi e figli del Dio vivente. Anzi, chi ha le chiavi sacrifica la propria vita per proteggere chi vi è dentro!

  • REGNO DEI CIELI=Mt che scrive a degli ebrei ed è attento a non urtare la loro sensibilità, infatti, negli altri vangeli si trova sempre “regno di Dio” lì dove Mt, invece, usa sempre “regno dei cieli”. Mt usa l’espressione “regno dei cieli” per non scrivere “Dio”.

Cieli=Dio: lo diciamo anche noi: “Grazie al cielo… non voglia il cielo… è andato in cielo!”. Non è l’aria o l’azzurro del cielo, è un modo per dire Dio.

Quindi il “regno dei cieli” non è l’aldilà o il Paradiso! Questo è importante perché spesso Pietro è raffigurato con le chiavi del Paradiso. Il regno dei cieli è la comunità quando vive “secondo” le leggi del Cristo, di Dio, cioè quando è Viva!

  • tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli…=legare (in greco deo) e sciogliere (lyo) sono due verbi che appartengono al linguaggio rabbinico, degli scribi, e significano l’autorità di insegnamento della dottrina. I rabbini legavano con la Legge gli uomini a Dio e scioglievano attraverso la Legge gli uomini da Dio.

Allora cosa sta dicendo Gesù a Pietro: “A te do il potere di trasmettere questo insegnamento sulla terra e nei cieli (non nell’aldilà ma nella comunità che vive “alla Gesù”). Tu, caro Pietro, devi essere garante fuori (terra) e dentro (cieli=la comunità) che il mio messaggio sia un messaggio che rende vive le persone”.

20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

  • ALLORA ORDINÒ AI DISCEPOLI DI NON DIRE AD ALCUNO CHE EGLI ERA IL CRISTO=infatti, che cosa devono annunciare? Non, come hanno fatto finora, che Lui è il Christos (Messiah), ma che Lui è il Figlio di Dio Vivente.

Gli apostoli, cioè, devono annunciare una nuova immagine di Dio.

Cosa dice a me? Gesù Cristo è il Vivente, cioè: “Tu mi fai vivere!”.

Gli apostoli quando si liberarono dai loro schemi religiosi precedenti e capirono veramente chi era Gesù, andavano in giro e dicevano solo questo: “Lui ci fa vivere! Lui è la Vita! Lui è vivo!”.

Tuo figlio compie gli anni e gli prepari una festa con tutti i suoi amici. Così ti dai da fare, prepari i dolci, i panini; addobbi la casa, prepari i giochi, ecc.

Prepara tutto bene ma non dimenticarti di fargli gli auguri, festeggiarlo, dirgli quanto lo ami.

Nella vita non dobbiamo mai perdere di vista l’obiettivo e ciò che ci porta all’obiettivo. La messa e le preghiere sono dei mezzi efficaci se ci portano all’obiettivo: Lui, il Vivente. Ma se i miei riti non mi “fanno vivere”, non mi mettono in contatto con Lui, sono inutili.

Noi siamo qui in chiesa: ciò che conta è che incontriamo Lui, che la Vita scorra più forte e più viva dentro di noi, che qui riusciamo ad aprire spazi di vita per noi e per il mondo. Uscendo da qui ci dobbiamo sentire più vivi, solo così avremo fatto esperienza della Vita.

Nei vangeli quasi mai Dio si incontra nel tempio e quasi sempre, invece, fuori del tempio. Il tempio, l’edificio chiesa, è buona se ci mette in contatto con la Vita, con Dio. Ma Dio non è in chiesa; Dio è dove si vive, dove la vita pulsa, batte, dove si ama, dove l’amore si traduce in gesti concreti. E se questo avviene fuori, allora, Lui è fuori.

C’è una bellissima storia raccontata dal cardinale Martini. C’è un matrimonio in parrocchia. Gli sposi avevano preparato un rinfresco dopo il matrimonio nel cortile della parrocchia. Ma piovve e non fu possibile. Così gli sposi chiesero di festeggiare in chiesa: “Solo un po’ di dolce e un brindisi”. Il parroco non era d’accordo ma accettò. Ma poi si sa com’è: un bicchiere tira l’altro; e poi una canzone, un’altra, un ballo, un altro. Così dopo varie ore tutti gli invitati erano ancora in chiesa che ballavano, che si divertivano e che festeggiavano. Il parroco era tesissimo. Il sacrestano allora vedendolo così gli dice: “Don Antonio vedo che è molto teso!”. “Certo che lo sono! Senti che rumore che fanno, proprio nella casa del Signore!”. “Ma non avevano dove andare!”. “Lo so bene! Ma è proprio necessario che facciano questo baccano?”. “Beh non dobbiamo dimenticare che Gesù stesso ha partecipato una volta ad un banchetto di nozze”. “Lo so benissimo che Gesù Cristo ha partecipato ad un banchetto di nozze non devi mica venire a dirmelo tu! Ma lì non avevano il Santo Sacramento!”.

Questo è il grande pericolo: che il Santo Sacramento diventi più importante di Gesù Cristo, che l’adorazione diventi più importante dell’amore per il vicino e per le persone, che la norma e la legge diventino più importante della vita.

Dio è vita, vive ed è presente dove la Vita si libera e si esprime.

Due amiche si trovano. Una narra all’altra la sua difficoltà ad amare il marito. Il marito non è cattivo affatto, anzi, e lei lo sa. E’ che lei sente proprio la sua difficoltà a farlo. Si commuove, piange, si dispera. Poi le due amiche si abbracciano forte forte e si salutano. Quando torna a casa sente pace nel suo cuore: forse aveva solo bisogno di sfogarsi e di allentare la tensione; forse aveva solo bisogno di scacciare un sassolino che stava diventando una casa; forse stava ingigantendo un po’ troppo. Dio, il Vivente, è lì!

Ho partecipato ad un gruppo di condivisione: ciascuno racconta di sé, ciò che ha dentro e la guida ti aiuta ad approfondire e a capirti. Si piange, si ride, ci si apre, si percepisce che i tuoi problemi sono i problemi degli altri, ci si sente fratelli e si coglie l’amore che circola. Dio, il Vivente, è lì!

Una ragazza è andata 6 mesi ad aiutare una congregazione di suore in Africa. Lì fa cose semplici: aiuta i bambini a giocare, insegna loro la pulizia personale e qualche lavoretto per mantenersi un giorno. Ma l’amore si libera dalle sue mani, dai suoi occhi luminosi, dalle sue parole accoglienti e dal suo cuore pieno di amore. Dio, il Vivente, è lì.

Allora questo vangelo mi dice: “Vivi!”. Immergiti dentro la vita… fino in fondo… del tutto… senza trattenere niente!

Dio che è Vita, vuole che noi viviamo “alla grande”. Dio vuole che viviamo al 100%, al 200%, al massimo di ciò che possiamo. Vuole che amiamo con tutta l’ampiezza del nostro cuore. Vuole che conosciamo tutta la verità che possiamo. Vuole che ci realizziamo e che diventiamo il meglio di ciò che possiamo essere. Gesù stesso si definirà così: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

“Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturare l’anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore” (Alda Merini).

Non aver paura di vivere! Sporcati… impastati nella vita…

Il figlio di Jung: “E’ vivendo che impareremo a vivere”.

Chiesi ad un matto: “Che cos’è l’amore?”. E lui mi rispose: “Quella cosa che mi ha fatto diventare così!”.

Non aver paura di vivere! La vita è il dono che Dio ci fa: una vita vissuta è il mio dono a Lui. E una vita sprecata è il peccato. Ma cosa aspetti a vivere? Quando non avrai più la vita non potrai più farlo, sappilo!

Julie Keene era una professoressa universitaria quando suo figlio di nove anni prima si ammalò gravemente e poi morì. “Chiedevo sempre a Dio di ridarmelo e piangevo incessantemente notte e giorno… e piansi per anni… e continuavo a chiedergli perché Lui lo avesse fatto”. Poi un giorno, tre anni dopo, l’altro figlio, che a quel tempo aveva otto anni le disse: “Mamma, sono tre anni che non vivi. Quanto dovrò aspettare ancora? Hai perso tre anni di vita, di me e del papà?”. Da quel giorno ritornò a vivere: “Sì – dice – mi era successo un fatto mostruoso ma la vita rimane un dono da vivere nonostante tutto. E oggi posso dire che sono felice di questa mia vita”.

Non aver paura che la vita possa finire. Abbi invece paura che possa non incominciare mai davvero.

Se il tuo rapporto con Dio ti spegne, questo non è il Dio del vangelo.

 

Pensiero della Settimana

 

La vita non si misura attraverso il numero di respiri che facciamo

ma attraverso i momenti che ci lasciano senza respiro.

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