Chiamati a servire

XIX domenica del tempo ordinario

17 ottobre 2021

 

  • Prima lettura: Is 53, 10-11
  • Salmo: 32
  • Seconda lettura: Eb 4, 14-16
  • Vangelo: Mc 10, 35-45

 

10,35Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo».

Dio ama l’uomo di un amore immenso (nel senso della grandezza e dello spazio), infinito (nel senso del tempo) e incondizionato (nel senso della qualità), cioè senza alcuna condizione. Se l’uomo accoglie quest’amore diventa un santuario vivente dove chiunque in lui può fare esperienza di quest’amore. L’uomo diventa un supermercato rifornito gratuitamente da Dio, dove chiunque lo incontri può trovare, altrettanto gratuitamente, amore, compassione, tenerezza, misericordia.

Ma qual è ostacolo a questo? L’ambizione e la vanità. Quest’ambizione, questa vanità e questa presunzione, soprattutto nelle persone religiose, diventano degli handicap, rendendole cieche e sorde all’annuncio del Signore. Questo è il senso di questo vangelo di oggi.

Cosa succede prima di ciò? Gesù per la terza volta annuncia la sua passione e la sua probabile, o possibile, morte a causa del potere religioso e dell’ambizione. Tre, nel linguaggio biblico, indica una completezza, “del tutto!”: Gesù, quindi, l’ha espresso più e più volte. Gesù ha appena detto: “Vado a Gerusalemme e quelli lì mi ammazzeranno”: più chiaro di così! Con una notizia del genere ci dovrebbe essere il panico, il terrore, il pianto, lo sgomento… e invece? Nonostante tutto questo, cosa succede?

  • GLI SI AVVICINARONO =Succede che due discepoli, Giacomo e Giovanni, si avvicinano. Ma i discepoli seguivano sempre Gesù. Che bisogno c’è, allora, da parte di Mc di dire che “si avvicinano”, visto che erano sempre vicini a lui?

Se si avvicinano vuol dire che non erano con lui: lo accompagnavano (=cioè lo seguivano fisicamente) ma non erano con lui (=non lo seguivano).

  • GIACOMO E GIOVANNI Giacomo e Giovanni sono due dei dodici apostoli.

Il numero 12 (i Dodici; Mc 10,32) si rifà alle 12 tribù di Israele: quindi Gesù sta sostituendo il regno di Israele (12 Tribù) con il nuovo regno di Dio (12 Apostoli). Ma 12 era un numero mitico (12, infatti erano i segni dello zodiaco): le tribù di Israele non erano 12 ma 11 e per questo si diceva che una si era persa e non si sapeva dove fosse andata a finire.

Pietro, Giacomo e Giovanni, emergono tra i Dodici: sono quelli che Gesù prende sempre con sé nelle sue iniziative perché sono i leader del gruppo, i più tenaci, e sa che se riesce a convincerli tutto andrà bene. Sono molti animati ma tanto condizionati dalla loro ideologia.

Tant’è vero che hanno tre soprannomi negativi: Pietro=“Cefa”, duro, testardo come la roccia, “de coccio!”, e Giacomo e Giovanni “Boanerghes”, figli del tuono, cioè violenti, autoritari.

Poi c’è la massa anonima di 8 apostoli: quasi non hanno nome e non fanno quasi niente; nei vangeli i loro nomi neppure sono gli stessi. Questa è una massa anonima che segue il Gesù Re/Messia e non il Gesù che hanno davanti.

L’ultimo è sempre Giuda Iscariota, il traditore. E Giuda ricorda che sarà la Giudea, la regione santa, a tradirlo.

  • MAESTRO=lo chiamano “maestro”, cioè: “noi siamo tuoi discepoli e vogliamo apprendere da te”. In realtà, invece, è proprio il contrario: vogliono che lui faccia quello che loro vogliono (che Gesù apprenda da loro).
  • NOI VOGLIAMO CHE TU FACCIA PER NOI QUELLO CHE TI CHIEDEREMO=c’è tanta arroganza in questa loro richiesta. Che cosa vogliono? Vogliono i posti d’onore!

Gesù ha appena detto che sarà ucciso dall’ambizione e loro cosa chiedono? Proprio quello!

L’ambizione rende cieche le persone. Quando una persona è ambiziosa non vede più niente. I discepoli non vedono più la sofferenza di Gesù, cosa dice e cosa fa, vedono solo il loro onore. Lo chiamano sì maestro, ma non lo ascoltano.

Chi è centrato sui propri bisogni e sulle proprie necessità (a livello di evoluzione siamo al primo stadio: quello infantile; infatti, sono i bambini che chiedono sempre e vedono solo i propri bisogni) è talmente chiuso che non vede gli altri, e quando una cosa dovrebbe metterlo in crisi, pensa sempre che si riferisca agli altri.

La moglie di un uomo che ha due figli piccoli di 2 e 4 anni, dice al marito: “Dammi una mano per favore!”. Ma lui, che vede solo sé, dice: “Mia moglie è paranoica!”. No, non è paranoica, è che tu non sei mai a casa (lavora fino alle 19; torna a casa, mangia ed esce tutte le sere in bar).

Finita la messa un uomo mi ha detto: “Ah, padre, gliele ha proprio cantate a tutti gli avari. Mi è proprio piaciuto. Bravo!”. In paese tutto lo chiamano, a ragione, “lo spilorcio” tanto è avaro!

36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?».

  • CHE COSA VOLETE CHE IO VI FACCIA=ma Gesù l’ha appena detto cosa farà: andrà a morire a Gerusalemme. Loro hanno sentito con le orecchie (mica gli manca l’udito a Giacomo e Giovanni) ma hanno deformato le parole udite in base ai loro bisogni (di potere): “Vai Gesù!; sì, vai e non ti preoccupare che noi staremo con te, combatteremo con te e ti difenderemo fino all’ultimo!”.

I “bambini” (=gli adulti ipoevoluti, al primo stadio di evoluzione, che è lo stadio dove l’evoluzione deve ancora iniziare) deformano ciò che succede in base ai loro bisogni.

Una donna torna a casa e dice al marito: “Mi devono ricoverare per un’operazione impegnativa e poi dovrò fare un mese di riabilitazione”. E il marito: “E a me chi farà da mangiare?”.

37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

  • CONCEDICI=didomi lett. è: “Dacci, donaci”. Chiedono favori e onori! Non hanno capito niente! Gli dicono: “Dacci i posti più importanti”.
  • GLORIA=la gloria è il giorno dell’intronizzazione del re. Da quel giorno il re deteneva il potere e designava chi comandava con lui mettendoli alla sua destra e alla sua sinistra.

Loro non vedono Gesù (sono ciechi): loro vedono il Messia forte e potente, che ha un sacco di potere.

Loro non sentono le parole di Gesù (sono sordi), sentono solo le loro voci interne: “Dai!, che diventi qualcuno; dai!, che diventi importante; dai!, che avrai potere”. Cercano le poltrone del palazzo!

In At 1 Gesù Risorto fa un corso intensivo di 40 giorni agli apostoli. E finché Gesù parla del regno di Dio, loro gli chiedono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” (At 1,6). “Ancora co' sto regno!!!”: anche lì continuano a pensare al regno di Israele e al Messia potente. Non hanno ancora capito!

  • UNO ALLA TUA DESTRA E UNO ALLA TUA SINISTRA=e gli altri dieci? “Ma chi se frega!”. Loro pensano solo a se stessi. Giacomo e Giovanni cercano di superare gli altri perché tutti volevano lo stesso posto.

In Mc 8,18 Gesù dice ai discepoli: “Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite”. Eccoli qua!

Quando nei vangeli troviamo ciechi o sordi, non sono tanto handicap fisici ma interiori, come Giacomo e Giovanni. Hanno sì le orecchie, ma non sentono. In Mc 10,46 c’è un cieco, Bartimeo; il suo nome vuol dire figlio (bar) timeo dell’onore (timao). Per questo è cieco!, ecco cosa cerca: onore, prestigio, posizione sociale.

La richiesta di Giacomo e Giovanni è inoltre ancor più grave: cos’era successo dopo il secondo annuncio della passione (Mc 9,30-32)? Che avevano discusso di chi fosse il più grande fra di loro (Mc 9,33-37). Era già successo ma non avevano imparato niente!

38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?».

  • VOI NON SAPETE QUELLO CHE CHIEDETE=Gesù li tratta da ignoranti (sono ignoranti perché ignorano cosa chiedono): “Non capite proprio niente! Proprio non avete idea di cosa chiedete!”.
  • CALICE=nei banchetti ciascuno aveva il suo calice. Il calice era la sorte, per questo ciascuno aveva il suo. Il calice di Gesù, quindi, indica la sofferenza, il dolore, la morte verso cui va incontro.

Nell’Ultima Cena ci sarà un solo calice (Mc 14,23): tutti coloro che vogliono seguire Gesù “devono” passare per il calice amaro del disonore, del rifiuto, della persecuzione, dell’esclusione.

Ed ecco perché Gesù dirà nel Getsemani: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! (=sorte, destino)” (Mc 14,36).

  • BATTEZZATI=baptizein=immergersi; il vero battesimo significa essere immersi nella prova nella quale Gesù stesso sarà immerso.

39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati.

  • LO POSSIAMO=è proprio l’ignoranza di chi non sa, di chi non ha idea e presume, invece, di sapere.

Ecco cosa succederà nell’esatto momento dell’arresto di Gesù (Mc 14,34-49): “Tutti, allora, abbandonandolo, fuggirono” (Mc 14,50). E per fortuna che erano pronti! E per fortuna che gli dicono: “Lo possiamo!”.

Questa è la presunzione: quando si affermano delle cose senza sapere cosa vogliano dire.

Ignaz Philipp Semmelweis, era un giovane medico che dal 1844 lavorava presso la clinica ostetrica dell’Università di Vienna. Semmelweis si accorse di una cosa evidente: i decessi dopo il parto delle donne ricoverate nel primo reparto, gestito da medici, erano di molto superiori a quelli delle donne ricoverate nel secondo reparto, gestito dalle ostetriche, nonostante fossero adiacenti. Non poteva essere un caso: doveva invece esserci un motivo ben preciso. Ma quale?

Le morti delle donne per parto, e spesso anche dei neonati, erano a quel tempo molto frequenti; la causa veniva imputata ad una terribile malattia chiamata “febbre puerperale” la quale, secondo la teoria più accreditata, era causata da misteriosi “cambiamenti atmosferico-cosmico-tellurici”.

Semmelweis osservò che un suo amico medico, Kolletschka, che qualche giorno prima si era ferito nel corso di un’autopsia praticata sul cadavere di una di queste mamme, morì per una febbre simile.

Inoltre le donne che partorivano per strada non contraevano l’infezione.

Ecco l’intuizione fantastica: sono i medici che trasmettono l’infezione! I medici visitavano le puerpere dopo avere effettuato un’autopsia su un cadavere infetto trasmettendo loro, inconsapevolmente, la malattia mortale. In fondo, era una cosa semplice, banale: bastava lavarsi le mani!

Ed ecco che qui emerse la presunzione, l’arroganza, dei medici: “Non è possibile!”.

Così Semmelweis diede l’ordine a tutti coloro che entravano nel padiglione di lavarsi le mani e di cambiare le lenzuola sporche delle puerpere con altre di pulite. Se nel 1846 su 4000 puerpere ne erano morte 459, cioè l’11%, l’anno dopo su 3490 ne erano morte 176, il 5%; l’anno successivo addirittura l’1%.

E cosa gli successe? Fu licenziato! “Non è possibile che dipenda da noi medici! Non siamo mica degli untori!” (… e invece, sì!). Uno dei suoi più accaniti oppositori fu Rudolf Virchow, considerato il padre dell’istologia (=studio dei tessuti) moderna!

Anche in altri ospedali ottenne gli stessi risultati ma la comunità scientifica si scaglio contro di lui tanto che lo ricoverarono in manicomio dove morì nel 1865 per percosse!

Solamente 40 anni più tardi, grazie anche alle scoperte di Pasteur sulla contaminazione batterica, furono applicate.

Presunzione viene da prae=prima e sumere=prendere, attribuirsi: è quando prima di sapere, prima di conoscere, prima di vedere, prima di farsi domande, tu hai già stabilito cosa dev’essere.

Ma da dove nasce la presunzione? Una persona si sente profondamente insicura: questo è un sentimento molto doloroso. Per non “sentire” questo sentimento “di non sapere, di dover imparare, di cambiare idea, di rimettersi in gioco, di operare dei cambiamenti”, stabilisce che lui già sa. Se già sa, non ha bisogno di sapere, non ha bisogno di imparare, non ha bisogno di confrontarsi, non ha bisogno di mettersi in gioco: lui sa già!

Il presuntuoso dentro di sé ha bisogno di dirsi: “So già come sono le cose… so già come funzionano… io so… sono le solite cose… niente di nuovo sotto il sole… nessuno t’insegna niente… le risposte si trovano dentro di sé…”.

La presunzione, quindi, è una corazza dal sentirsi “poco o niente”. Per questo il presuntuoso difficilmente cambia: se lo fa deve accettare il niente che c’è sotto. “Più piccola è la mente, più grande è la presunzione” (Esopo). Ma il prezzo da pagare è alto: il presuntuoso, infatti, non vede la realtà ma solo la sua realtà che si chiama illusione.

Un giorno un vescovo chiese ad un fedele: “Lei crede in Dio?”. “Credere, è una parola grossa. Diciamo che lo stimo un po'!”.

Mia nonna diceva sempre: “La presunzione è figlia dell’ignoranza e madre della mala creanza” e anche: “Più inetto, più presuntuoso”. E’ proprio così!

C’è un uomo che spinto da sua moglie ha iniziato un percorso di conoscenza in gruppo. Dopo alcuni incontri dice: “Ah, questi stanno tutti male, io non ho mica tutti questi problemi!”, e ha smesso. Peccato che lui sia alcolista, violento (su moglie e figli), dipendente dalle sostanze e narcisista.

C’è un padre il cui figlio “non riesce più ad andare a scuola”. “Io so cos’è: pigrizia! I ragazzi di oggi hanno tutto e tutto gratis! Un po’ di olio di gomito gli serve!”. Sua moglie gli ha detto: “Andiamo a farci aiutare!”. “Noi? Non siamo mica noi che abbiamo il problema. E’ lui che non studia!”. Se sapesse…!

Un altro uomo ha detto: “Ah, padre, io non vengo in chiesa perché tanto tutte le messe sono uguali!”. “Ma ha provato a venire, una volta?”. “No, perché lo so già com’è!”.

Che fare con un presuntuoso? Ignorarlo! Finché è nel suo ruolo, il presuntuoso non chiede aiuto e non ha bisogno di nessuno.

E cosa succede ad un presuntuoso? E’ la storia della rana e del bue. C’è una rana che vede un bue. Allora si gonfia per essere come il bue. “Sono come il bue?”, chiede alle altre rane. “Ma neanche per sogno!”. Allora si gonfia di più: “E adesso!”. “Non se ne parla neanche!”. Allora si gonfia ancor di più: “E ora?”. “Ma neanche lontanamente!”. Allora prende tutta la sua forza e si gonfia all’inverosimile… e scoppia!!!

  • ANCHE VOI LO BERRETE=ma in che senso? In senso negativo. Anche loro “berranno” il dramma della fine, della morte di Gesù, ma in senso negativo perché ne saranno travolti.

Dice Gesù: “Non preoccupatevi, anche voi berrete, dovrete farei conti con questo calice amaro”. I discepoli però pensano a tutt’altro!

40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

  • SEDERE ALLA MIA DESTRA O ALLA MIA SINISTRA NON STA A ME CONCEDERLO=chi è che siederà con Gesù, uno alla destra e uno alla sinistra? I due ladroni in croce (Mc 15,27)!: “Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra”.

Questa sorte toccherà a chi toccherà: “Certamente, dice Gesù, voi non siete pronti e non siete neanche preparati”. Infatti arriveranno fino al Getsemani, ma quando finalmente mettono a fuoco cosa sta accadendo, se la daranno a gambe tutti quanti.

41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni.

  • GLI ALTRI DIECI=uno dice: “Beh, è ovvio! Se sono 12 e 2 fanno così, gli altri che rimangono sono 10”. Sì, vero, ma perché Mc sottolinea “dieci” e non dice semplicemente “gli altri”?

Perché c’era il ricordo tragico della storia d’Israele. Cos'era accaduto? Che Salomone fu un dittatore tremendo, un megalomane ambiziosissimo, che mise il suo popolo ai lavori forzati. Quando morì, i capi delle 12 tribù si riunirono per dire a suo figlio Roboamo: “Comportati meglio di tuo padre!”. E Roboamo: “Se mio padre vi schiacciava con il pollice, io vi schiaccio con un pugno”. E così dieci tribù, a causa dell’ambizione di Roboamo, si staccarono (rimasero solo la tribù di Beniamino e quella di Giuda). Questo comportò poi lotte fratricide che portarono le tribù ad indebolirsi e i popoli vicini, Assiri e Babilonesi, colsero l’occasione per conquistarli. Quindi “dieci” indica “l’ambizione”.

  • COMINCIARONO AD INDIGNARSI=si indignano non perché si sono scandalizzati di ciò che fanno Giacomo e Giovanni, ma perché tutti volevano quei posti d’onore; si indignano perché Giacomo e Giovanni hanno cercato di “fargli le scarpe”.

Ecco l’insegnamento: l’ambizione crea divisione e rottura. Se in una comunità vi sono persone ambiziose, queste persone distruggono la comunità.

42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono.

  • LI CHIAMO’=ma sono lì con lui, perché li deve chiamare? E’ ovvio: li chiama perché sono lontani (dal suo messaggio), perché ci sono fisicamente ma non emotivamente.
  • COLORO I QUALI SONO CONSIDERATI I GOVERNANTI=è chiaro che Gesù non li considera così!

I re e gli imperatori erano considerati benefattori e salvatori del popolo: ma non lo furono mai.

  • DELLE NAZIONI=etnè=nazioni: sono le “nazioni” pagane dove i tiranni spadroneggiano. Voi, invece, che dovreste avere Dio per capo, vi comportate allo stesso modo dei pagani.
  • OPPRIMONO=lett. “impongono la loro autorità”.

43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore,

  • TRA VOI= viene ripetuto 3 volte, per sottolineare la differenza che ci dev’essere nella comunità di Gesù.
  • TRA DI VOI NON SIA COSI’=qualunque imitazione delle strutture di potere, di violenza, di obbedienza e di sottomissione che esistono all’interno della società e che poi vengono utilizzate anche nella comunità cristiana, vanno eliminate.

Nella comunità di Gesù le persone vogliono servire, non comandare e avere potere.

44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.

  • CHI VUOL ESSERE IL PRIMO=quindi Gesù ammette l’ambizione alla “vera” grandezza. Ma la vera grandezza, per Gesù, è servire.

Servire, per Gesù, non è sottomettersi, umiliarsi, essere inferiori, quindi non diminuisce la dignità dell’uomo, ma gli conferisce la vera grandezza perché si tratta di amore. E’ il mettersi a disposizione perché l’altro possa diventare il meglio e il massimo di sé. Non è un servizio dove si è obbligati ma scelto per amore e per il bene dell’altro: “Mi metto a tua disposizione (la mia vita, quello che so, quello che ho, ecc.) per darti vita”.

  • SCHIAVO=era il livello più basso in quella società. Quindi il “vero grande” accetta di essere “ultimo”, di essere considerato un niente, uno stupido, un pazzo, dalla società.

Nella società vi erano due grandi categorie: i padroni e gli schiavi. Nel mondo si vuole essere dalla parte di chi comanda (dei padroni), ma nella comunità di Gesù non ci sono padroni, per cui tutti sono servi e devono mettersi a servizio.

45Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

  • FIGLIO DELL’UOMO=indica l’uomo che ha raggiunto la pienezza dell’umanità, che coincide con la condizione divina. L’uomo veramente umano è divino perché, come Gesù, manifesta nella sua umanità il suo essere divino.
  • ANCHE IL FIGLIO DELL’UOMO NON E’ VENUTO PER FARSI SERVIRE…=in una società dove le divinità volevano farsi servire (preghiere, onori, omaggi, sacrifici, ecc.), Gesù è venuto, al contrario, per servire. Questo è il Dio di Gesù: non è un Dio che chiede ma un Dio che dona. Un Dio che non chiede agli uomini di servirlo, ma che si mette a servizio degli uomini.

Nella religione Dio chiede all’uomo: “Fammi questo… sii così… comportati bene… guai a te se fai questo… non devi fare quello… questo non si può, perché lo dico io…”. Il Dio della religione vuol essere servito, onorato, pregato. Dio nella religione vuole offerte, sacrifici, servizi, digiuni per Lui. Ma che Dio è un Dio così? E’ un Dio egoista, che utilizza gli uomini per sé.

Ma nella fede (il Dio di Gesù) è un Dio che dà, è Lui che si mette a servizio (Lc 22,27: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”). E chi accetta quest’amore di servizio di Dio per lui, a sua volta, poi, fa lo stesso con gli altri.

  • E DARE LA PROPRIA VITA IN RISCATTO PER MOLTI=riscatto=lytron.

Se chiedete alle persone cosa significa che Gesù è il redentore (dal termine lytron vengono le parole redenzione e redentore) e da cosa ci ha liberato, rispondono che ci ha liberato dai peccati. Poi, se provate a chiedere: “Allora tu non pecchi più?”. “Io sì”. “E allora da cosa ci ha liberato?”. Ma il riscatto di Gesù non è dal peccato ma da qualcosa di molto più profondo.

Cos’è questo lytron, questo riscatto? Il lytron, cioè il riscatto, è una norma giuridica. Quando un familiare veniva fatto schiavo (in guerra o più spesso per debiti) poiché non poteva pagare, diventava schiavo lui e tutta la sua famiglia. Il lytron era il riscatto pagato da un familiare (fratello o parente che avevano l’obbligo di pagarlo) per poter liberare lo schiavo e la sua famiglia (Lv 25,47-49: “Se un forestiero stabilito presso di te diventa ricco e il tuo fratello si grava di debiti con lui e si vende al forestiero stabilito presso di te o a qualcuno della sua famiglia, dopo che si è venduto, ha il diritto di riscatto; lo potrà riscattare uno dei suoi fratelli o suo zio o il figlio di suo zio; lo potrà riscattare uno dei parenti dello stesso suo sangue o, se ha i mezzi di farlo, potrà riscattarsi da sé).

Quindi riscatto significa liberazione: Dio veniva chiamato il redentore perché aveva riscattato, cioè liberato il popolo dalla schiavitù. Ad esempio nell’A.T. Dio aveva riscattato, cioè liberato, gli ebrei dalla schiavitù degli Egiziani (Dt 15,15: “Ti ricorderai che sei stato schiavo nel paese di Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha riscattato; perciò io ti do oggi questo comando).

Ma da quale schiavitù, allora, ci libera Gesù? In Mc c’è una parola che non viene mai detta (negli altri vangeli sì): la Legge. La Legge era quell’insieme di comportamenti che l’uomo doveva avere per essere accettato da Dio. San Paolo in Gal 3,13 dice: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge”.

La legge impedisce la comunione con Dio perché nella legge Dio te lo devi conquistare: “Mi hai, dice Dio, se tu fai così…”. E se fai qualcosa che non va bene, ti senti in peccato, perché credi che Dio non ti voglia più (il peccato, più che un’offesa a Dio è una diminuzione dell’uomo). Per questo è una maledizione. Ma il Dio di Gesù ce l’hai a prescindere da ciò che fai!

Allora Gesù ci ha riscattati, cioè liberati, dalla paura di Dio: “Non posso farlo perché Dio non vuole”. No, non lo fai perché fa male a te o agli altri, non perché Dio non lo vuole.

Per questo di Gesù si dirà “il maledetto appeso al legno”. La crocefissione era per i maledetti da Dio: Gesù è maledetto (dagli uomini) perché libera dalla paura di Dio, dalle Legge (Dt 27,26: “Maledetto chi non mantiene in vigore le parole di questa legge, per metterla in pratica! Tutto il popolo dirà: Amen”.).

  • PER MOLTI=la liberazione è per tutti, solo che non tutti l’accettano: molti sì, però!

Cosa fa Gesù allora? Mette la sua vita a servizio per liberarci (e si usa il termine psyché=vitalità, energia, forza); Gesù mette tutto quello che ha a disposizione (fiducia in Dio, conoscenza del Padre, ecc.) per toglierci dalle nostre prigioni e dalle nostre schiavitù.

Lui è venuto e ha messo la sua vita a servizio nostro, perché noi possiamo essere liberi. Questo è l’amore.

Tu hai un bagaglio di soldi, di conoscenze, di generosità, di compassione, di ascolto, di empatia, di abilità manuali, musicali, artistiche, sportive, di passione, di giustizia, di mediazione, di organizzazione, ecc.: che ne fai?

Tanto ciò che hai non te lo porterai di là! Vuoi tenertelo tutto per te? Amore, servire, è mettere ciò che si ha e ciò che si è a disposizione per il mondo. Allora succedono due cose:

  1. Si è utili a questo mondo. Allora la nostra vita fa del bene agli altri. Ciò che siamo crea vita. Allora ci si sente uniti: qualcosa di te vive negli altri.
  2. Ci si sente utili e così la nostra vita acquisisce senso: che ci siamo o che non ci siamo non è la stressa cosa. Perché quando sei utile, importante per qualcuno, esserci o non esserci fa la differenza.

E’ famoso l’esperimento di Northfield. In quest’ospedale, dove lavoravano i due psichiatri Bion e Foulkes, vi erano i soldati malati da nevrosi di guerra. Vi erano cioè soldati il cui morale era a terra e il compito dei medici era quello di convincerli a combattere senza arrendersi alla malattia o ai problemi. Come risollevare il morale di queste gente svogliata, impaurita, restia e diffidente?

Iniziarono a chiedere: “C’è bisogno di qualcuno che sappia aggiustare le jeep, chi sa farlo? C’è bisogno di qualcuno che guidi la ginnastica, chi sa farlo? ecc.”. Riuscirono nell’incredibile, perché? Perché le persone si sentirono utili, importanti, necessarie.

Il peggior dramma è sentirsi inutili: allora non ha senso nulla di ciò che si fa e neanche vivere.

Nevzat Aydin, A.D. della società turca “Yemek Sepeti”, ha venduto nei mesi scorsi l’azienda leader nella consegna a domicilio di cibo al colosso tedesco Delivery Hero per 589 milioni di dollari. Ventisette di questi sono stati distribuiti tra i 114 dipendenti che hanno incassato, in media, circa 215 mila euro.

Intervistato Nevzat Aydin ha detto: “La storia di Yemek Sepeti non è stata scritta nel giro di una notte. Io credo nel lavoro di squadra e penso che il successo dia molte più soddisfazioni se è condiviso con il resto del team… Alcuni dipendenti gridavano, altri urlavano, alcuni invece mi hanno scritto appassionate lettere di ringraziamento, racconta Aydin. Con questa decisione si può migliorare la vita di molte persone. Grazie a questo gruzzolo i nostri dipendenti potranno acquistare case, automobili e tante altre cose”.

Un famoso filosofo aveva trascorso tutta la sua vita per cercare il significato ultimo dell’esistenza. Aveva consultato i più grandi saggi ma non aveva trovato alcuna risposta soddisfacente.

Una sera, nel giardino della sua casa, mettendo da parte i suoi pensieri, prese in braccio la sua bambina di 5 anni che stava giocando allegramente e le chiese: “Bambina mia, perché sei qui sulla terra?”. La bambina rispose sorridendo: “Per volerti bene, papà!”.

Siamo tutti qui per amare, per servire il mondo con la nostra modalità unica e irripetibile di amore che prende la forma di tenerezza, conoscenza, gioco, festa, unione, silenzio, preghiera, ecc.

 

 

Pensiero della settimana

 L’essenza dell’ottimismo è una forza vitale:

la forza di sperare quando gli altri si rassegnano,

la forza d tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca,

la forza di sopportare gli insuccessi,

la forza di non lasciare mai il futuro agli avversari,

la forza di vivere il presente,

rivendicando il sorriso deciso delle fede”.

(D. Bonhoeffer)

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