Tieni sempre gli occhi su di Lui

XIX domenica del tempo ordinario

9 agosto 2020

 

  • Prima lettura: 1 Re 19, 9. 11-13
  • Salmo: 84
  • Seconda lettura: Rm 9, 1-5
  • Vangelo: Mt 14, 22-33

 

Il vangelo di oggi è un vangelo forte, potente. E’ un po’ inutile chiedersi cosa sia successo. Possiamo ipotizzare che un momento di crisi, che una tempesta dei discepoli sia stata riletta e interpretata così tanto alla luce della figura di Gesù e della sua resurrezione, da produrre questo vangelo.

Gli ebrei non erano un popolo marinaro e il mare ha sempre destato loro una grande paura. Dio stesso viene definito dalla Bibbia, come il Signore del mare, come colui che solo lo può sedare, controllare, fermare. Giobbe (9,8) descrive Dio come “colui che cammina sulla schiena del mare”. Solo grazie all’intervento di Dio gli ebrei poterono varcare il Mar Rosso. Il mare per gli ebrei rappresentava il mostro del caos, il principio del male, il disordine, la paura. Nel mare non ci sono riferimenti, si è in totale balia, non ci sono appigli, si è nelle sue mani.

Alcuni degli apostoli, d’altra parte, erano pescatori e quindi sapevano come muoversi nel lago di Genezareth.

Ma il lago di Genezareth è traditore. E’ chiamato dagli Arabi Ajn Allah (l’Occhio di Dio) proprio perché quasi sempre è calmo e tranquillo. Essendo situato a oltre 200 metri sotto il livello del mare, in una depressione molto profonda, è circondato da alte montagne. E ogni tanto succede che all’improvviso delle correnti discensionali piombino perpendicolarmente sullo specchio del lago, sollevando alte ondate. In un attimo e all’improvviso si scatena l’inferno come in un attimo ritorna ad essere tranquillo e pacifico.

I discepoli si devono essere imbattuti in una di queste situazioni.

22 SUBITO DOPO COSTRINSE I DISCEPOLI A SALIRE SULLA BARCA E A PRECEDERLO SULL’ALTRA RIVA, FINCHÉ NON AVESSE CONGEDATO LA FOLLA.

  • SUBITO DOPO=subito dopo che cosa? Bisogna guardare allora a ciò che c’è prima. Prima di questo vangelo c’è la condivisione dei pani: Gesù si dà a tutti; non solo agli ebrei ma a tutti. Il suo amore è per tutti. Il suo perdono è per tutti. Gesù, quindi, vuole che il suo amore sia per gli ebrei ma anche per i pagani. Ma i discepoli vogliono questo? No!
  • COSTRINSE I DISCEPOLI A SALIRE=per questo li deve costringere, perché loro di questa cosa non ne vogliono sapere. Loro sono contrari. Loro, Gesù e il suo amore, lo vogliono per sé… e basta!
  • SULLA BARCA=è immagine della comunità cristiana. La barca indica il cammino che tu devi fare. I discepoli devono lasciare un’idea (“Dio è nostro”) per accettarne un’altra per loro sconvolgente (“Dio è di tutti”).

Quante volte la vita ci costringerà ad andare là dove non vorremmo andare: e non ci vogliamo andare perché dobbiamo cambiare, perché dobbiamo perdere le nostre sicurezze, perché dobbiamo metterci in viaggio, cioè in discussione, perché dobbiamo affrontare qualcosa di sconosciuto.

Quindi il nostro primo impulso sarà: “No!”.

Ma è necessario per non morire dentro, per non vegetare, per non arrestare il nostro cammino evolutivo, di conversione, di crescita.

Non vorrei… ma bisogna andare lì, bisogna farlo, devo tagliare, devo perdonare, devo lasciare, devo ripartire, devo rialzarmi, devo aprirmi.

  • E A PRECEDERLO SULL’ALTRA RIVA=l’altra riva, la riva orientale del lago di Tiberiade, è terra pagana e i discepoli non ne vogliono sapere di andare verso i pagani.

Nei vangeli troviamo spesso questo passare all’altra riva: ma che ci interessa! Ci interessa sì, perché non è tanto un passare fisico ma interiore. C’è da lasciare una sponda, un modo di credere, di vivere, di comportarsi e andare verso un altro.

Quante volte la vita ci chiederà di lasciare una riva… un amico… una persona… un lavoro… una compagnia… uno stile di vita… un’esperienza… e fare un salto nel vuoto: non sai dove andrai, l’unica cosa che sai è che è vitale.

Dal punto di vista di Dio si chiama fede: andare là dove la vita ci chiama.

Dal punto di vista dell’uomo si chiama crisi.

  • FINCHÉ NON AVESSE CONGEDATO LA FOLLA=(cfr per due volte si ripete il “congedata la folla”).

Perché è Gesù che congeda la folla? Perché i discepoli non l’avrebbero congedata!

Prima di questo episodio c’era stato l’episodio enorme della moltiplicazione dei pani (Mt 14,21: Cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini”): non solo Gesù ma anche i discepoli erano famosi. Avere successo, “essere qualcuno”, ti infonde un senso di riconoscimento grande: sei visto, tutti ti guardano, ti apprezzano, ti elogiano, ti innalzano. Anche se tu non credi molto in te stesso, quando hai successo ti senti veramente “qualcuno”. E’ questa la fregatura: se dentro non sei nessuno poi ne hai un bisogno assoluto perché senza successo, senza notorietà, ma anche senza gli status symbol del successo (auto, gioielli, case, soldi, vacanze, barca, moto, ecc) non sei nessuno. Allora diventa una droga e farai di tutto pur di avere la tua dose di successo, apprezzamento, riconoscimento.

Una volta Freddie Mercury, il leader dei Queen, disse: “Non sono nessuno senza il mio pubblico”.

E che fa Gesù per evitare questo delirio di onnipotenza? Dopo la sbornia del successo, Gesù li toglie da questo pericolo, congeda la folla (14,22-23) e li manda in barca. E lì dovranno fare l’esperienza contraria. Lì ciascuno sarà solo con sé. Lì emergerà la forza di ciascuno di loro.

Nella barca, in mezzo alla tempesta, al vento contrario, tutto l’onore e la stima degli altri non contano più. Perché lì sei solo con te stesso, con le tue paure… angosce… mostri interiori… risorse… capacità. Ed è quando sei solo che emerge davvero chi sei.

Io ho bisogno di momenti di solitudine, dove io devo stare con me. E se non lo so fare lo devo imparare perché ci sono cose che solo io vivrò e momenti della vita in cui nessuno potrà raggiungermi. Magari gli altri saranno vicini a me, ma non potranno vivere quello che io vivo o non potranno aiutarmi. Ci sarò solo io con me e per me. E se io non ci sarò con me, mi sentirò disperato. Devo imparare a stare con me, a confrontarmi con i miei mostri, con le mie ansie, a conoscerle e gestirle. Non posso scappare sempre (non è possibile). Non c’è sempre l’amico di turno o lo psicologo pronto per me, e non è neppure giusto che ci siano. Non posso sempre “scaricare” su qualcuno. Non posso sempre prendere una pastiglia, un antidepressivo o un tranquillante. Devo imparare a stare con me, con ciò che vivo e con ciò che ho dentro. E’ la mia vita!

23 CONGEDATE LA FOLLA, SALÌ SUL MONTE, IN DISPARTE, A PREGARE. VENUTA LA SERA, EGLI SE NE STAVA LASSÙ, DA SOLO.

  • CONGEDATE LA FOLLA=Gesù deve congedare la folla perché anche la folla vuole il Figlio di Dio potente, forte, Messia e rinuncia al Dio-in-te.
  • SALÌ SUL MONTE=non è un monte, è il monte. E il monte in Mt è il monte delle Beatitudini. Si tratta, quindi, di “salire” in questa nuova mentalità: “Che tu abbia un cuore grande, pieno di compassione, di perdono, di misericordia e di tenerezza. Questo è essere umani, divini e felici”.

E’ una salita: non è immediato. Bisogna lasciare giù i nostri narcisismi, le nostre chiusure, le nostre invidie e gelosie, il nostro chiacchiericcio, il nostro giudizio, per aprirsi a qualcosa di più grande. E’ una salita perché dice che bisogna camminare, fare qualcosa: non si fa da sé.

  • IN DISPARTE=kat’idian=in disparte, è un termine tecnico adoperato dagli evangelisti che indica sempre resistenza, ostilità da parte dei discepoli. Quindi sappiamo già che opporranno resistenza.

Quante volte nella vita compiamo delle evoluzioni, facciamo delle scelte, non perché lo vogliamo ma perché siamo costretti, perché ci tocca. E’ la Vita che ci conduce e ci plasma. Fosse per noi: “Col cavolo! Che lo faccio…”, ma poi la Vita ci costringe.

  • A PREGARE=che bello Gesù prega! Sì, ma perché prega? Gesù prega sempre nei momenti difficili, nei momenti in cui ci sono delle grandi difficoltà o delle scelte grandi. Gesù in Matteo prega unicamente due volte: qui e al Getsemani sempre in momenti di crisi per il proprio gruppo.

Non si prega perché è bello, perché “fa figo!”. Si prega perché si ha bisogno di centrarsi, perché si ha bisogno di silenzio, perché si ha bisogno di seguire la propria voce interiore, per non sbagliarsi, per non seguire la paura invece della fiducia, per avere il coraggio di fare ciò che s’ha da fare.

  • VENUTA LA SERA=è un’indicazione superflua: non è importante per noi sapere che a sera Gesù è ancora solo. Ma “venuta la sera” indica il calar della notte, del buio, dell’inconsapevolezza, il regno delle tenebre. E’ sera perché nessuno dei discepoli sta con Gesù. Gesù vive la sera della solitudine, dell’isolamento, del non essere capito.

Quante volte ci capiterà che sarà anche per noi sera: non vedi più la strada, non vedi più niente, c’è solo confusione, non sai dove andare, ti ritrovi solo, di fronte alle scelte non sai che fare, ti ritrovi perso o disperato.

  • EGLI SE NE STAVA LASSÙ, DA SOLO=non è un’indicazione geografica ma interiore. Lui se ne sta lassù sul Monte delle Beatitudini: Lui vuole vivere così, a quell’altezza, con quell’apertura di cuore, con quella compassione, tenerezza, perdono.

I discepoli, invece, non ne vogliono sapere di questo: loro se ne stanno laggiù in un vivere come tutti, dove “per niente niente; ti do ma tu mi dai; chi fa per sé fa per tre; ecc”.  Per questo Gesù è solo: è solo perché lo hanno abbandonato. Come nel Getsemani, Gesù sarà anche qui solo: i discepoli lo accompagnano ma non lo seguono.

Quante volte ci troveremo soli: ma è necessario che sia così, perché le grandi scelte della vita sono personali, cioè nessuno può farle per noi. 

24 LA BARCA INTANTO DISTAVA GIÀ MOLTE MIGLIA DA TERRA ED ERA AGITATA DALLE ONDE: IL VENTO INFATTI ERA CONTRARIO.

  • LA BARCA INTANTO DISTAVA GIÀ MOLTE MIGLIA DA TERRA=la terra è la sicurezza e Gesù porta i discepoli nel mare, cioè nell’insicurezza, dove ciò che prima era certo adesso non lo è più. La gente baratta il confort con la felicità, perché la felicità è una strada insicura, di cambiamento, di evoluzione.
  • IL VENTO INFATTI ERA CONTRARIO=il termine “vento” nel brano apparirà per ben tre volte, quindi significa la totalità.

Il vento era contrario, quindi rappresenta la resistenza dei discepoli che non ne vogliono sapere di andare verso i pagani. Loro pensano alla supremazia di Israele, al dominio di Israele sopra i popoli pagani e non pensano di andare a servire i popoli pagani.

Quando compi un cambiamento trovi sempre il vento contrario: è la difficoltà di cambiare, di lasciare, di andare, di tagliare, ecc.

Una parte di te vuole (quella vitale) e una parte di te non vuole (quella vecchia).

Ti sei dato tutto per il tuo lavoro. Ma un giorno il tuo capo ti dice: “Non c’è più bisogno di te, trovati un altro lavoro”. Ti cade addosso tutto: “Ma come, con tutto quello che ho fatto?”. Notte profonda. E inizi a dubitare di te e del tuo valore e ti dici: “E chi manterrà la mia famiglia?”.

Ti sei dato alla ricerca universitaria, è dieci anni che lavori, ti hanno assicurato il posto di lavoro, ma adesso che c’è un posto libero, favoriscono un altro e non te. Tempesta: “Dieci anni persi?”.

Rientra tuo marito e ti dice: “Sto bene con te, ma mi sono innamorato di un’altra”. Tempesta: “E adesso? E ciò che abbiamo costruito? E i figli? E’ finita?”. E ti senti persa, in balia.

Ti chiamano dall’ospedale: “Venga subito al pronto soccorso perché suo figlio ha fatto un incidente in motorino”. Tempesta: ti senti perso, shockato.

Il vento contrario è qui: troppo tardi per tirarsi indietro, per evitarlo. Ci sei dentro e non puoi fare nulla.

Il vento contrario è quando ciò che hai non ce l’hai più e non puoi farci niente, quando ci si sente persi… e non si può fare più niente.

A livello mentale il vento contrario ti fa dire: “Oddio, non ce la faccio… è troppo… è la fine… che vita di schifo… ma cos’ho fatto di male… basta, non voglio più vivere… impazzisco, ecc”.

A livello emotivo il vento contrario è l’angoscia, la paura paralizzante, il terrore…

A livello spirituale il vento contrario è la perdita di fede: “Dove sei? Dov’è finita tutta la mia fede? Non sento più nulla? Mi hai tradito? Perché non fai qualcosa? Era fede o solo una forte salute? Fede o che tutto andava bene?”. E il Dio che sentivi forte in te, sembra lontano assente, se non addirittura nemico e ostile. In certi giorni ti viene da maledire… da bestemmiare Dio e la Vita per ciò che stai vivendo.

25 SUL FINIRE DELLA NOTTE EGLI ANDÒ VERSO DI LORO CAMMINANDO SUL MARE.

  • SUL FINIRE DELLA NOTTE=il Sal 46,6 dice che “Dio soccorrerà (Gerusalemme) allo spuntare dell’alba”, nel fondo della notte.

Quando sei nel “finire della notte” vuol dire che prima hai vissuto tutta la notte, cioè che hai pensato che non ci fosse più un’alba, che non ci fosse più una fine, che niente potesse cambiare. Poi quando le cose cambiano, finisce la notte e inizia l’alba.

Quante volte abbiamo detto: “Qui non c’è fine!… basta!…”; quante volte ci siamo sentiti disperati e sembrava che nulla cambiasse e che tutto rimanesse uguale!

  • EGLI ANDÒ VERSO DI LORO CAMMINANDO SUL MARE=nel libro di Giobbe si dice che Dio è l’unico, il solo che cammina sul mare.

Il mare indicava il caos, quello che era impossibile all’uomo sottomettere, l’indomabile, per cui l’unico che poteva camminare sul mare era Dio.

Quindi se Gesù cammina sul mare vuol dire che Gesù è Dio.

Cosa vuol dire per noi questo? Che l’unica possibilità di superare certe ondate, tempeste, venti contrari della vita, è fare affidamento sulla fede (=Forza di Dio), cioè su Dio, perché è l’unico che può farcela. Quante volte, se fosse stato per noi, avremmo detto: “Basta!”. Ma per fortuna che c’era Lui che ci sosteneva… e siamo andati avanti.

Beethoven, quando divenne sordo e tagliò le gambe del pianoforte per sentirne le vibrazioni sul pavimento, dopo aver terminato la Messa Solenne disse: “Dio è una fortezza incrollabile”. E’ così. Solamente con le risorse divine (fede, forza, coraggio, vitalità, ecc) potremo superare certe mareggiate della vita.

26 VEDENDOLO CAMMINARE SUL MARE, I DISCEPOLI FURONO SCONVOLTI E DISSERO: «È UN FANTASMA!» E GRIDARONO DALLA PAURA.

  • VEDENDOLO CAMMINARE SUL MARE, I DISCEPOLI FURONO SCONVOLTI E DISSERO: «È UN FANTASMA!»=ma se è Gesù? Com’è possibile che adesso non lo riconoscano più? L’esperienza non è tanto esterna ma interna.

Solo Dio cammina sulle acque. Loro seguono il Messia Gesù, quello potente e giusto, il Capo degli ebrei, il profeta. Quando Gesù si presenta non solo come Messia degli ebrei ma come Figlio di Dio per l’umanità, con tutte le loro forze lo rifiutano: per loro è inconcepibile. Quindi urlano perché pensano che Gesù sia un demonio, un fantasma.

La religione aveva detto che mai Dio si sarebbe potuto rivelare, manifestare, in un uomo. Mosé ed Elia, i più grandi, videro solo l’ombra o le spalle di Dio. Capiamo, quindi, la “bestemmia” che per loro Gesù pretende di portare avanti.

Ma con Gesù Dio è nell’uomo: in te, in me e in ogni uomo.

Quante volte ci capiterà di considerare un dramma ciò che poi si rivelerà la nostra salvezza.

Diremmo: “No!”… e, invece, è proprio quello di cui abbiamo bisogno.

Diremmo: “Non lo voglio”… e, invece, è proprio ciò che dobbiamo imparare.

Diremmo: “Che terribile! Che brutto!”… e, invece, è proprio ciò che ci farà vivere.

Ma questo vangelo dice qualcosa di meraviglioso: ama il vento contrario. Il vento contrario non è bello ma utile. Sì è vero, è duro, difficile, ma necessario. Certe medicine e certe operazioni sono necessarie per il paziente, anche se è amara o dolorosa.

I venti contrari ti sono dati perché tu possa cambiare rotta. Senza di essi tu continueresti nella tua rotta, nel tuo tragitto, nella tua direzione, ma non è la direzione che Dio vuole per te. Tu hai la tua direzione e ne sei convinto. Non vedi che non è quella giusta per te. E che cos’altro, allora potrebbe farti cambiare direzione se non una tempesta? Quindi accetta i venti contrari perché è un momento chiave della vita, un momento di incontro con Dio, dove nasce qualcosa di nuovo e ci rimette nelle sue mani (fede).

Ma all’inizio tu mica capisci che quella tempesta è Dio. Anzi, come accade dici: “E’ un fantasma!”, un mostro, demonio, una disdetta, una disfatta.

La perdita del lavoro all’inizio sembra un disastro, un fantasma. Ma poi grazie a questo dramma, riscopri i valori importanti della vita: la tua famiglia… l’amore di tua moglie… la bellezza dei figli e della vita. Avevi fatto del lavoro il centro della tua vita: per fortuna che è arrivata la tempesta ad aprirti gli occhi. Avevi dimenticato ciò che fa felici, che riempie la vita e che le dà senso. Benedetta tempesta.

La ricerca universitaria all’inizio sembrava un dramma. Ma poi grazie a questo dramma ti accorgi di quanto vivi dipendente dall’esterno. Lo facevi per sentirti qualcuno, importante: riuscivi bene e pensavi che quel lavoro potesse dimostrare a tutti il tuo valore. Ma il tuo valore va aldilà di ciò che fai.

Quando diventai parroco, un prete bonariamente mi disse: “Adesso diventi importante!”. E io, così senza pensarci, istintivamente, gli disse: “Ma io sono già importante”. Si è sempre nessuno se abbiamo bisogno di qualcosa che ci confermi il nostro valore.

Tuo marito: all’inizio scatena una rabbia tremenda e un odio feroce. Ma poi ti accorgi che è da tempo che vi siete allontanati, che anche tu hai dato per scontato tante cose e che presa da altro hai relegato l’amore. Non più tempo per voi… per le coccole… per divertirsi; frasi che vi svalorizzavano; “Il solito!; Gli uomini!”, ecc; non più stima del partner, ecc. Benedetta tempesta, che ti permette di recuperare ciò che hai perso e relegato in un angolo.

Ti chiamano dall’ospedale: tuo figlio è al pronto soccorso. All’inizio è un dramma, ma è solamente lì che ti rendi conto di cosa conta davvero nella vita. Adesso, il tuo aspetto fisico… tutti i tuoi mille problemi su ciò che dicono gli altri… la gente che non fa come vorresti tu… la casa sempre in disordine… il figlio che non fa mai come tu vuoi… Che cosa sono? Davvero niente. Benedetta sberla che ti ricentra, che ti riorienta e che ti permette di dare il giusto peso alle cose! Perché se non lo fa questo, che cosa mai lo potrebbe fare?

Ciò che noi chiamiamo “fantasma”, sfortuna, dramma, in realtà spesso è “Dio”. Diciamo “demoniaco” solo perché sono momenti difficili, duri, perché sono un travaglio e un parto. In realtà sono i momenti in cui Dio si avvicina a noi, ci ridona alla verità di noi e ci accompagna nel nostro cammino. Ma è Lui che c’è dietro; è Lui che ci sospinge in questi deserti (4,1) e in queste tempeste. E lo fa non perché ci vuole male ma perché ci vuole bene. Lo fa perché vuole che cambiamo.

Succede spesso che noi scambiamo per demoniaco ciò che è divino e per divino ciò che è demoniaco. In genere definiamo “demoniaco” ogni volta che stiamo male, che soffriamo, che dobbiamo cambiare. Questo vangelo allora: “Ama i venti contrari”, non perché siano belli ma perché ti permettono di ritrovare la tua vera rotta. A nessuno di noi piace soffrire. Ama i venti contrari perché in quel momento Lui si rivela e si rivela in un modo che tu non pensi.

27 MA SUBITO GESÙ PARLÒ LORO DICENDO: «CORAGGIO, SONO IO, NON ABBIATE PAURA!».

  • MA SUBITO GESÙ PARLÒ LORO DICENDO: CORAGGIO, SONO IO=”Io Sono” (Es 3,14) è la risposta di Dio a Mosè nell’episodio del roveto ardente. Quindi Gesù dice: “No, non sono un fantasma, un demonio, anzi sono proprio Dio!”.

Solamente se sentiamo, se percepiamo che è Lui in certi momenti della nostra vita, possiamo non aver paura. Altrimenti si affonda. I discepoli qui non vedono Gesù, vedono un demonio, un fantasma, un pericolo: e, invece, è Lui.

Quante volte ci capiterà di scambiare per mostro-fantasma-terribile Lui!

Questo è molto importante: Dio si nasconde dentro ai fatti  e alle situazioni della nostra vita.

Spesso noi diciamo: “Ma dove sei finito? Ma cosa vuoi? Perché non ti fai vedere? Ma dove sei?”. “Qui”.

Dio non è mai lontano dalle nostre vicende, è dentro le nostre vicende.

E’ che a volte non lo sentiamo: per questo bisogna far silenzio!

E’ che a volte lo cerchiamo fuori; per questo non lo troviamo.

E’ che a volte vorremmo che alle nostre domande rispondesse con le risposte che noi vogliamo: per questo non sentiamo la Sua voce. Ma Lui c’è sempre.

  • NON ABBIATE PAURA!=me phobeisthe=non abbiate paura. Da dove nasce il non aver paura: dal sentire che Lui c’è!

28 PIETRO ALLORA GLI RISPOSE: «SIGNORE, SE SEI TU, COMANDAMI DI VENIRE VERSO DI TE SULLE ACQUE».

  • PIETRO!=Simone presentato con il suo soprannome negativo che significa che sta facendo qualcosa di contrario a Gesù.
  • SIGNORE, SE SEI TU!=cos’aveva detto il diavolo nell’episodio delle tentazioni? “Se sei Figlio di Dio…” (Mt 4,3.6). Eccolo qua!: esattamente le stesse parole. Pietro, adesso, è il diavolo, il tentatore che lo sfida, che vuole una prova, una dimostrazione. Siccome non crede, vuole essere convinto nella sua (non) fede.
  • COMANDAMI DI VENIRE VERSO DI TE SULLE ACQUE=Pietro vuole, anche lui, avere la condizione divina, solo che pensa che questo avvenga con un’imposizione dall’alto. Dio, ti tocca la spalla e “tac” tu hai la condizione divina: Pietro pensa così! Invece, la condizione divina ce l’abbiamo già tutti noi, ma dobbiamo esercitarla, aver fede di possederla.

Ed è proprio questo che manca a Pietro: la fede. Lui non crede di essere, anche lui, figlio di Dio.

29 ED EGLI DISSE: «VIENI!». PIETRO SCESE DALLA BARCA, SI MISE A CAMMINARE SULLE ACQUE E ANDÒ VERSO GESÙ.

  • ED EGLI DISSE: «VIENI!»=sì, la condizione divina è di tutti. Uscendo dalla barca Pietro prova ad accogliere la realtà che la condizione divina appartiene a tutti gli uomini. Ma bisogna seguirlo, cioè compiere un cammino.
  • PIETRO SCESE DALLA BARCA, SI MISE A CAMMINARE SULLE ACQUE E ANDÒ VERSO GESÙ=ed è proprio così: anche Pietro scopre di avere la condizione divina, di poter fare ciò che Gesù fa.

Pietro, per un attimo, è come Gesù! Pietro, per un attimo, scopre che anche lui può tutto.

Qual è il problema di Pietro? Che non crede di essere così grande, che non crede di aver tutta questa potenza, che non crede in sé.

30 MA, VEDENDO CHE IL VENTO ERA FORTE, S’IMPAURÌ E, COMINCIANDO AD AFFONDARE, GRIDÒ: «SIGNORE, SALVAMI!».

  • MA, VEDENDO CHE IL VENTO ERA FORTE=cos’è questo vento che fa paura?

In Mt 7,24-27 nell’episodio delle due case (roccia e sabbia) si dice che “cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti…”: il vento sono le normali vicissitudini della vita.

  • S’IMPAURÌ=phobeo=aver paura. Perché Pietro ha paura? Perché crede di non farcela, crede di non aver sufficiente forza in sé. Non ha ancora capito che lui è figlio di Dio. E quando non credi in te… affondi!
  • E, COMINCIANDO AD AFFONDARE, GRIDÒ: «SIGNORE, SALVAMI!»=Pietro è ancora nella vecchia mentalità che prega sempre il Dio-fuori: “Signore fa’ questo… fa’ quello… mandami… fa che”. Non ha capito che il vero Dio è il Dio-dentro di sé. Invece di trovare il Dio in sé e quindi le risorse dentro di sé, continua a mendicare fuori, ad essere un parassita, a chiedere agli altri quello che lui deve fare.

Mt è ironico: Simone è chiamato ad essere pescatore di uomini (Mt 4,19) ed è l’unico che deve essere pescato.

Ma cosa succede? Nel momento esatto in cui Pietro distoglie lo sguardo da Gesù e guarda al vento, affonda.

Ad una donna le hanno diagnosticato un tumore particolarmente aggressivo. 30 anni e 2 figli: dramma! Se tu guardi al pericolo, affondi: “Oddio e adesso? Muoio? E i miei figli? Ce la farò?”. Ma se tu guardi a Lui, allora si può fare: “Ci sono io, non aver paura. Affrontiamo tutto, affidati a me”.

Un figlio, legatissimo al padre, lo deve accompagnare verso la morte. Si sente perso. Se tu guardi al dramma dici: “Non ce la faccio! E’ troppo per me! Non ho le forze”. Ma se tu guardi a Lui e senti la sua voce: “Tranquillo, ci sono io, non aver paura. Ti sostengo io, lascialo andare per la sua strada”, allora si può fare.

Un ragazzo di quindici anni deve subire la separazione dei suoi genitori. Se tu guardi al dramma dici: “E’ troppo doloroso! No, non voglio! Mi sento morire!”. Ma se tu puoi sentire la sua voce: “Ci sono io, tranquillo, non aver paura. Sfogati con me; a me puoi dire tutta la tua rabbia e il tuo dolore. Ti accompagnerò io in questo viaggio difficile”, allora si può fare.

Ogni mattina mi alzo e faccio il segno della croce. Non lo faccio perché sono abituato, perché è tradizione farlo. Lo traccio su di me con un senso profondo. Quando mi faccio il segno di croce so che mi dico: “Non so cosa affronterò oggi ma so che tu sei con me”. E’ come se sentissi la sua voce: “Tranquillo, qualunque cosa oggi succeda, io ci sono, non aver paura. Io sono al tuo fianco”. Non è una magia che previene i problemi, ma una forza che me li fa affrontare. E poiché Lui è con me, allora io so che sono capace di affrontare (e di accogliere) tutto.

31 E SUBITO GESÙ TESE LA MANO, LO AFFERRÒ E GLI DISSE: «UOMO DI POCA FEDE, PERCHÉ HAI DUBITATO?».

  • UOMO DI POCA FEDE, PERCHÉ HAI DUBITATO?=in cosa consiste la poca fede?

Nel credere di non essere potenti come Gesù! Nell’aver paura di non farcela!

Nella vita non ci sono tante possibilità: o ti conduce la paura o ti conduce la fiducia. Con la paura non si va da nessuna parte: si affonda perché la paura vede nemici dappertutto, pericoli in ogni dove, mette i dubbi nelle persone, insinua nemici e ti fa credere di non valere.

Tuo figlio finisce le superiori e deve iscriversi all’università. La paura: “Fa’ quello che vuoi tanto il lavoro non si trova”. La fiducia: “Fa’ quello che ti piace, segui il tuo cuore e troverai il lavoro che ti piace”.

Ti succede una disavventura (ad es. ti rubano il portafoglio). La paura dice: “E ti pareva! Non poteva che succedere proprio a me”. La fiducia dice: “Pazienza, non è la fine del mondo!”.

Quando una cosa va male la paura dice: “Lo sapevo!”. La fiducia, invece: “Va beh, pazienza!”.

Tuo figlio doveva tornare mezz’ora fa e non è ancora tornato. La paura dice: “Chissà cosa gli sarà successo? Chissà cosa si sarà fatto!”. La fiducia dice: “Chissà quanto si starà divertendo”.

Quando c’è un problema la paura dice: “Oddio, che dramma! Che grave! Non ce la fai! E adesso!”. La fiducia: “Adesso lo affrontiamo; non so come ma troveremo una soluzione; non è la fine del mondo!”.

Bussarono alla porta. La paura andò ad aprire e fu divorata. Bussarono alla porta. La fede andò ad aprire: non c’era nessuno.

32 APPENA SALITI SULLA BARCA, IL VENTO CESSÒ.

  • APPENA SALITI SULLA BARCA, IL VENTO CESSÒ=saliti chi? Pietro e Gesù.

Il vento cessa perché c’è Gesù.

Allora: se in una comunità c’è Gesù (=si è connessi con Lui; Lui è al centro), se in una persona c’è gesù (=si è collegati con lui), le difficoltà non fanno più paura perché si sa che con Lui tutto è affrontabile, perché si ha la forza e il coraggio di fare e andare là dove si deve andare.

33 QUELLI CHE ERANO SULLA BARCA SI PROSTRARONO DAVANTI A LUI, DICENDO: «DAVVERO TU SEI FIGLIO DI DIO!».

  • QUELLI CHE ERANO SULLA BARCA SI PROSTRARONO DAVANTI A LUI=attenzione! Se si dice che si prostrarono quelli che erano nella barca vuol dire che Pietro (che era uscito dalla barca) non si prostra.

Prostrarsi vuol dire riconoscere in Gesù la condizione divina (è il nostro inginocchiarsi).

  • DICENDO: «DAVVERO TU SEI FIGLIO DI DIO!»=qui manca l’articolo determinativo (“Tu sei il figlio di Dio”: così sarebbe stato: “Tu sei il Figlio di Dio quello che tutti noi aspettiamo”). Non è il figlio di Dio, quello atteso dalla tradizione, il messia violento, giustiziere, ma è figlio di Dio in un modo completamente nuovo che sarà conosciuto dai discepoli qui e anche dai soldati solo al momento della risurrezione di Gesù (Figlio di Dio nell’Amore).

C’era un papà che giocava con la figlia piccola. Lei era sul davanzale della casa, al pian terreno, e lui un po’ più sotto fuori in giardino. “Salta”, le diceva, e lei fidandosi si lanciava.

Chi ci garantirà che tutto andrà bene? Chi ci garantirà che non sbaglieremo mai? Nessuno!

Ma ad un certo punto dobbiamo fidarci e provarci. Dobbiamo smettere di voler controllare tutto e tutti; dobbiamo smettere di voler sapere in anticipo cosa ci accadrà, di voler conoscere la fine.

Dobbiamo imparare a fidarci, a lanciarci e con-fidare che qualcuno ci prenderà.

Solamente facendo il salto impareremo a volare.

 

 

Pensiero della Settimana

 

Vola solo chi osa farlo.

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