Non temete

XII domenica del tempo ordinario

21 giugno 2020

 

  • Prima lettura: Ger 20, 10-13
  • Salmo: 68
  • Seconda lettura: Rm 5, 12-15
  • Vangelo: Mt 10, 26-33

 

Nel capitolo 10 di Matteo Gesù chiama i suoi discepoli e li invia. La parola apostolos vuol dire inviato, mandato. Gesù dice il motivo del loro andare: “Scacciare gli spiriti immondi e guarire ogni sorta di malattie e di infermità” (Mt 10,1). Gesù non manda gli apostoli a battezzare, a celebrare sacramenti, a organizzare sagre, a creare riti e preghiere religiose; Gesù non manda gli apostoli neppure a pregare. Gesù li manda a guarire.

Spiriti immondi”: la gente pensa a chi sa cosa, ma tutti noi abbiamo un popolo di “spiriti immondi”.

Ogni volta che ti innamori poi vieni lasciato. Hai lo spirito immondo “non posso essere amato”, cioè uno schema inconscio per cui amore=essere lasciato, oppure amore=io non vado bene, oppure amore=soffrire (per cui magari lasci tu prima di essere lasciato). Gesù è venuto per guarirti da questo.

Quando ricevi una cosa e non smetti mai di scusarti, di dire grazie, di contraccambiare, allora hai lo spirito immondo “non me lo merito”, per cui devi guadagnarti o meritarti tutto.

Con tuo figlio prometti sempre a tua moglie di non alzare più la voce e soprattutto le mani, ma quando poi fa qualcosa che non rientra nelle tue idee, proprio non ce la fai e in automatico “scatti”. Hai lo spirito immondo “tu sei mio”, per cui tuo figlio se non fa quello che tu vuoi, lo costringi. Il vangelo direbbe: “Guarda, non sei cattivo, ma hai uno spirito immondo dentro. Caccialo fuori”. Noi oggi diciamo: “Il tuo conscio sa che non si deve fare ma il tuo inconscio e l’aggressività che reprimi ti fanno poi esplodere”.

Malattie”: le vere malattie sono quelle dell’anima. Il corpo si ammala perché l’anima è ammalata.

Tu non hai più voglia di vivere: tu tiri avanti e giustamente ti dici: “E’ faticoso; per me è troppo!; ho provato troppe volte; sono stato deluso così tanto…”. Gesù direbbe: “Sei ammalato, sei morto: ma io ho vinto la morte”.

Tu sei depresso, non provi più gioia per niente, neanche per tuo figlio, non senti più le emozioni e ti senti apatico. La psicologia direbbe: “Sei depresso”. Il vangelo dice: “Hai una paralisi emotiva”. Gesù dice: “Io sono la Vita: tutto è possibile per chi crede in me”.

Tu sei in preda al rancore, all’odio: “Ben gli sta; perdono ma non dimentico; mal che vuole non duole!; se c’è un Dio giusto tutti i nodi arrivano al pettine…”. La psicologia direbbe: “Sei annebbiato dalla rabbia e i tuoi argini non tengono”; il vangelo direbbe: “Lo spirito immondo della rabbia ha preso possesso di te…”. Gesù dice: “Io sono il perdono e l’amore. Chi perdona vive da uomo libero e libera gli altri”.

Gesù manda gli apostoli a fare questo: a guarire. Che c’è di più bello vedere la gente guarire, tornare a sorridere, tornare ad amare, a relazionarsi, a creare, a vivere? Cosa può dare più entusiasmo di sentirsi piccoli, poveri, sghembi, ma efficaci strumenti di vita? Gli apostoli erano entusiasti di poter servire il mondo così!

Gesù dà loro anche lo stile per non essere come i pastori d’Israele (“pecore senza pastore” (Mt 9,36) era un’espressione proverbiale per designare il popolo in balia di chiunque volesse impadronirsene). Gesù non chiede mai di pregare perché ci siano altri pastori (Lui solo è il Buon/Vero Pastore; Gv 10): quelli che sono chiamati, gli operai della messe, sono inviati ad essere come Lui.

E che stile devono avere? Gratuità: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

Due monaci coltivavano rose. Il primo si perdeva nella contemplazione della bellezza e del profumo delle sue rose. Il secondo tagliava le rose più belle e le donava ai passanti. “Ma che fai?”, lo rimproverava il primo, “Come puoi privarti così della gioia e del profumo delle tue rose?”. “Le rose lasciano molto profumo sulle mani di chi le regala!”, rispose pacatamente il secondo. C’è una gioia incredibile nel donare.

E’ una legge della vita: il donare gratis fa felici. Il donare che non fa felici si chiama pretesa.

Perché fa felici? Perché si è felici della felicità degli altri, per cui più si dà e più si è felici! At 20,35: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. Perché un genitore dà gratuitamente al proprio figlio? Perché quando lo vede felice (grazie al suo dare) lui è ancora più felice e gli viene voglia di dare ancora di più!

Nella pretesa, invece, ci si aspetta un ricambio, per cui quando non arriva si è tristi.

C’era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza.

La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, si indebolivano le sue braccia e le sue gambe, mentre vista e udito si affievolivano. Molti medici avevano invano tentato di curarla.

Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino di vimini, con un coperchio chiuso, e disse: «Prendilo e abbine cura. Ti guarirà».

Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva infatti un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei.

La principessa lasciò crescere nel suo cuore la compassione. Nonostante i dolori prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino. Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa.

Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene era guarita anche lei.

Signore, quando ho fame mandami qualcuno che ha bisogno di cibo;

quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua;

quando ho freddo, mandarmi qualcuno da riscaldare;

quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare;

quando la mia croce diviene pesante, dammi la croce di un altro da condividere;

quando sono povero, portami qualcuno che è nel bisogno;

quando non ho tempo, dammi qualcuno da aiutare per un momento;

quando mi sento scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare;

quando sento il bisogno di essere compreso, dammi qualcuno che ha bisogno della mia comprensione;

quando vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, mandami qualcuno di cui prendermi cura;

quando penso a me stesso, rivolgi i miei pensieri ad altri.

Gli altri pastori, quelli del tempio, invece, non lo facevano affatto per gratuità!

Ecco un criterio per vedere se un uomo viene da Dio: chi viene da Dio propone e gratuitamente ti fa delle proposte. Se non le accogli, non si arrabbia perché è un regalo che ti fa. Chi si arrabbia, chi si offende, chi “si vendica” (“finirai all’inferno! Dio ti punirà! Sentiti in colpa; ecc”), chi ti rifiuta, vuol dire che aveva un interesse nascosto.

Come dire, arriva un vostro amico in Ferrari: “Vuoi fare un giro?”. “No!”. “Ok, io invece sì”: sgomma e parte!

Nella religione tutto ha un prezzo: il paradiso ha come prezzo una vita di sacrifici; la santità una vita di rinunce; la grazia una vita togliendosi le gioie della vita. Nella fede, invece, tutto è gratis: “Vuoi il paradiso? Vuoi la Grazia? Non devi fare nulla, devi solo dire sì”.

Ma Gesù chiarisce subito: “Stai attento perché quando tu porti la vita non credere che tutti la vogliano”.

Sembra ovvio: “Ti do gratuitamente l’amore, la vita e la felicità: la vuoi?”. “Sì”. Ma non è così!

Anzi sarete “pecore in mezzo ai lupi” (Mt 10,16): se potranno vi sbraneranno.

E Gesù dice: “Vi consegneranno ai loro tribunali (Mt 10,17); vi flagelleranno e sarete condotti davanti ai governatori (Mt 10,17-18)”: la società vi odierà, perché un uomo libero non solo non è in potere di nessuno ma rischia di far venir voglia anche agli schiavi di diventare liberi. Per questo gli uomini liberi, da sempre, sono i più pericolosi.

ll fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio” (Mt 10,21): la famiglia, i cari, ti rifiuteranno perché metteranno prima di Gesù i legami del sangue. “Come? Preferisci Gesù a noi?”. “Come? Ma ti ha montato la testa quel frate che vivi così!”. “Come? E non pensi a noi? Con tutto quello che noi abbiamo fatto per te!”.

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome (Mt 10,23); vi perseguiteranno (Mt 10,23)” e sappiate che poiché “un discepolo non è da più del suo maestro, se hanno fatto questo con me non vedo perché non dovrebbero farlo con voi, miei familiari!” (Mt 10,25).

E chi ti vuol seguire Gesù, se è questo che ci deve capitare? Anche no!

10,26 DUNQUE, NON ABBIATE DUNQUE PAURA DI LORO, POICHÉ NULLA VI È DI NASCOSTO CHE NON SARÀ SVELATO NÉ DI SEGRETO CHE NON SARÀ CONOSCIUTO.

DUNQUE=visto che tutto questo vi capiterà. E chi saranno a farlo? Proprio coloro che si credono gli incaricati di Dio, l’Autorità (dottori della legge, sacerdoti, farisei, scribi). Quindi quello che dice Gesù accadrà ogni volta che un suo inviato vorrà vivere come Lui.

NON ABBIATE PAURA=lett. mè phobeo=non temete. E’ la prima di tre volte, ed è il centro di questo vangelo.

Temere è qualcosa di diverso dall’aver paura. Beh, facile a dirsi! Ma come si fa a non aver paura? Tutti abbiamo paura della persecuzione; tutti abbiamo paura e non vogliamo essere derisi, giudicati, malmenati, disprezzati, accusati ingiustamente. Tutti abbiamo paura di questo.

E cosa si vuol dire qui? Non aver paura della paura!

La paura ti dice: “Hai paura di lui”. La paura è un messaggio: “C’è un pericolo, stai attento!”.

La paura della paura, invece, dice: “Lascia stare! Non farlo perché hai paura di lui!”.

Aver paura di un tuo superiore è normale: se no non sarebbe un tuo superiore da cui dipendi. Ma la paura della paura ti impedisce di parlargli, di far valere le tue ragioni, di dirgli di no.

Aver paura di chiedere ad una donna di uscire con te è normale: può rifiutarti. Ma la paura della paura ti impedisce di farlo.

Aver paura di dire ciò che si pensa è normale: si può essere giudicati. Ma la paura della paura ti impedisce di essere autentico e di essere ciò che sei.

Allora cosa dice qui Gesù: “E’ normale che abbiate paura: in effetti rischiate molto!. Ma non permettete a questa paura di vincervi, di deformarvi, di far morire ciò che avete dentro”.

NULLA VI E’ DI NASCOSTO CHE NON SARA’ SVELATO NE’ DI SEGRETO CHE NON SARA’ CONOSCIUTO=cos’è questo nascosto che sarà svelato? Il messaggio di Gesù!, per cui gli Inviati, gli Apostoli, sono perseguitati. All’inizio il messaggio era nascosto (la paura) aveva vinto la fede: gli apostoli erano scappati e/o si erano rinchiusi nel Cenacolo. Ma tutto il suo messaggio nascosto poi sarà svelato a tutti (e le persecuzioni arriveranno). E, infatti, Gesù lo riprende subito dopo.

27 QUELLO CHE IO VI DICO NELLE TENEBRE VOI DITELO NELLA LUCE, E QUELLO CHE ASCOLTATE ALL’ORECCHIO VOI ANNUNCIATELO DALLE TERRAZZE.

QUELLO CHE VI DICO NELLE TENEBRE VOI DITELO NELLA LUCE…= cioè, quello che adesso voi credete un po’, dentro di voi, che per paura non manifestate tanto perché temete le conseguenze (capibile!) abbiate il coraggio di dirlo alla luce, di dirlo a tutti (dalle terrazze).

Infiammate il mondo con il mio messaggio. Contagiate il mondo con l’amore di Gesù Cristo.

28 E NON ABBIATE PAURA DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO, MA NON HANNO POTERE DI UCCIDERE L’ANIMA; ABBIATE PAURA PIUTTOSTO DI COLUI CHE HA IL POTERE DI FAR PERIRE NELLA GEÈNNA E L’ANIMA E IL CORPO.

E NON ABBIATE PAURA=me ghobeo=non temete, seconda volta.

DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO MA NON HA POTERE DI UCCIDERE ANIMA=il N.T. conosce due morti: quella fisica e quella psichica.

La morte fisica, la prima morte, è normale, è per tutti: anche Gesù è morto, anche Maria. Tutti gli uomini e le donne muoiono. Molte volte al sopraggiungimento della prima morte, le persone hanno già vissuto la seconda: sono morte, cioè, da tanto tempo. Il loro spirito, la loro vitalità, la loro energia, si è spenta, si è esaurita. Fa’ che la morte mi trovi vivo. Voglio che la morte mi trovi vivo.

La morte psichica o dell’anima viene chiamata la seconda morte (“Non temere ciò che stai per soffrire: ecco, il diavolo sta per gettare alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Il vincitore non sarà colpito dalla seconda morte (Ap 2,10-11)”. Chi segue Gesù, come tutti gli uomini, conosce la prima morte ma non la seconda. Vi possono togliere la vita fisica ma non la vita interiore, la vitalità, quella vita che sorpassa e valica la morte che noi chiamiamo anima immortale o resurrezione.

ABBIATE PAURA=phobeo: l’unica cosa da temere è la morte interna.

PIUTTOSTO DI COLUI CHE HA IL POTERE DI FAR PERIRE NELLA GENNA E L’ANIMA E IL CORPO=chi è che ha il potere di far morire il corpo e l’anima? La paura!

La paura ha il potere di far morire l’anima: “Stai attento, è pericoloso!”…: vero!, ma così non farai mai niente! “E se ti sbagli”: possibile!, ma l’unico sbaglio nella vita è non provare a vivere. “E se sarai fregato”: succederà, ma se non provi non avrai! “Non ce la fai”: se non provi non saprai mai se ce la farai. “Meglio un uovo oggi che una gallina domani”: così ti accontenterai tutta la vita senza mai seguire i tuoi sogni. “E se non è la cosa giusta?”: è solo provando che lo capiremo!

La paura ti dice: “Non uscire, che poi ti perdi”. E così non fai nessun viaggio. La paura ti dice: “Non lasciati coinvolgere, che poi soffri”. E così smetti di sentire e di innamorarti. La paura ti dice: “Non rischiare che magari poi sbagli”. E così non vivi per paura di non sbagliare. La paura ti dice: “Non iniziare qualcosa di nuovo, perché non sai se è vero o buono per te”. Così passa il tempo e invecchia il tuo corpo e anche il tuo cuore. La paura ti dice: “Non esporti perché rischi di essere preso in giro o deriso”. E così ti controlli sempre. La paura ti dice: “Non farlo… che disturbi… non sei capace”. E così rinunci a ciò che potresti essere. La paura ti dice: “Non amare troppo che poi rischi di essere abbandonato e di soffrire”. La paura ti dice: “Non cambiare perché non sai mai quello che trovi… si sa quello che si lascia ma non quello che si trova!”. E così ti fai andare bene anche ciò che non ti va bene.

E’ meravigliosa la storia del topo che aveva una paura “fottuta” dei gatti. Allora un mago ebbe compassione di lui e lo trasformò in gatto. Però, quando fu gatto, cominciò ad aver paura dei cani. Il mago, impietositosi per una seconda volta, lo trasformò in cane. Ma, fatto cane, cominciò ad aver paura delle pantere. Quando fu pantera ebbe una terribile paura degli elefanti. E quando fu elefante dei topi. Allora il mago gli disse: “Non c’è niente che io possa fare per aiutarti perché tu continui sempre ad avere il cuore di topo!”.

29 DUE PASSERI NON SI VENDONO FORSE PER UN SOLDO? EPPURE NEMMENO UNO DI ESSI CADRÀ A TERRA SENZA IL VOLERE DEL PADRE VOSTRO.

DUE PASSERI NON SI VENDONO FORSE PER UN SOLDO=i passeri, a quel tempo, erano considerati animali insignificanti, inutili e perfino nocivi per quel tempo: non valevano niente. Ma se perfino i passeri che valgono niente (valgono solo un soldo!) hanno valore per Dio, figuratevi voi, i suoi inviati!

EPPURE NEMMENO UNO DI ESSI CADRA’ A TERRA SENZA IL VOLERE DEL PADRE VOSTRO=lett. “Nemmeno uno cadrà a terra senza il Padre vostro” e non c’è “senza il volere del Padre vostro”. E questo fa la differenza! E Lc conferma l’errore di traduzione: “Nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio” (Lc 12,6).

Altrimenti è come dire: “Non cade foglia senza che Dio lo voglia!”. E, infatti, molte persone dicono: “Bello! Mi sono ammalato: questo è volere di Dio? Bello: io ho fatto un incidente e sono paralizzato: se non cade foglia che Dio non voglia, come la mettiamo con ciò che mi è successo?”.

“Nemmeno uno di essi cadrà senza il Padre vostro” vuol dire che a Dio non sfugge niente! Anche se non può operare (Dio non è Onnipotente come pensiamo noi, che cioè può fare quello che vuole, senza noi!. Dio è Signore di tutte le cose ma non sovrano di tutto, nel senso di onnipotente!) Dio vede, Dio vede la vostra lotta, Dio vede la vostra ingiustizia, Dio sa ciò che ingiustamente vi fanno passare.

30 PERFINO I CAPELLI DEL VOSTRO CAPO SONO TUTTI CONTATI.

PERFINO I CAPELLI DEL VOSTRO CAPO SONO CONTATI=i nostri capelli, chi sa quanti sono? Nessuno! Eppure Dio, sì! Non perché sappia esattamente quanti siano!, ma perché noi siamo importanti. Se i passeri sono importanti… figuratevi noi!

31 NON ABBIATE DUNQUE PAURA: VOI VALETE PIÙ DI MOLTI PASSERI!

NON ABBIATE PAURA=mè phobeo=non temete, terza volta.

VOI VALETE PIU’ DI MOLTI PASSERI=è un invito alla fiducia: ricordati che tu sei prezioso, importante per Dio.

Era una famigliola felice e viveva in una casetta di periferia. Ma una notte scoppiò nella cucina della casa un terribile incendio.

Mentre le fiamme divampavano. genitori e figli corsero fuori. In quel momento si accorsero, con infinito orrore, che mancava il più piccolo, un bambino di cinque anni. Al momento di uscire, impaurito dal ruggito delle fiamme e dal fumo acre, era tornato indietro ed era salito al piano superiore.

Che fare? Il papà e la mamma si guardarono disperati, le due sorelline cominciarono a gridare. Avventurarsi in quella fornace era ormai impossibile… E i vigili del fuoco tardavano.

Ma ecco che lassù, in alto, s’aprì la finestra della soffitta e il bambino si affacciò, urlando disperatamente: “Papà! Papà!”.

Il padre accorse e gridò: “Salta giù!”.

Sotto di sé il bambino vedeva solo fuoco e fumo nero, ma senti la voce e rispose: “Papà, non ti vedo…”.

“Ti vedo io, e basta. Salta giù!”, urlò, l’uomo.

Il bambino saltò e si ritrovò sano e salvo nelle robuste braccia del papà, che lo aveva afferrato al volo.

Fidati di Dio: nessuna paura, puoi confidare su di Lui!

Se Dio in questa vita l’hai conosciuto, l’hai incontrato, l’hai fatto diventare il centro della tua vita, se è diventato il tuo amore, la tua aria, il sangue che scorre nelle tue vene, se ti ha cambiato la vita, se Lui ti ha fatto vivere, se ti ha tirato fuori dalle morti interiori e ti ha ridato felicità, amore, vita, allora tu sai che ti ama, che Lui ti vuole bene, che Lui è con te, che Lui non ti abbandona. Allora sì che puoi osare fidarti: “Non mi ha abbandonato finora non lo farà neanche adesso”. Se lo hai sperimentato sai chi è e per questo non dubiti: perché tu sai chi è. Allora puoi vivere, osare, rischiare, perché non hai più il terrore della morte. C. G. Jung: “E’ vivo solo chi è pronto a morire”.

Elias, 37 anni, era un uomo impegnato per la liberazione dei ragazzi dalla prigionia delle favelas. Un giorno gli squadroni della morte andarono a casa sua e lo uccisero. Sua madre quando lo vide sanguinante gli disse: “Te l’avevo detto, perché ti sei impicciato con quella gentaglia?”. “Mamma sono stato al mondo 37 anni e ho vissuto 37 anni. Sono stato felice di ciò che ho fatto. Lasciami andare!”. E così morì. Sul suo diario scrive: “Quando incontri Dio non puoi più essere lo stesso, non puoi più far finta di non vedere, non puoi più tirarti indietro… Lui ti fa vivere davvero”.

Ma se non Lo conosci, come fai a fidarti? Come fai a fidarti di uno sconosciuto: da pazzi! Se Dio ti è rimasto estraneo, sconosciuto, alieno dalla tua vita, allora sì che avrai tanta paura: “Una paura da morire!”, perché, per te, è come un terno al Lotto.

Un mistico islamico, Al-Ghazzali, (i musulmani hanno come padre della fede Abramo) dice: “Abramo, quando l’angelo della morte venne per impadronirsi del suo spirito, disse: “Hai mai visto un amico desiderare la morte di un amico?”. (Ora Dio amico di Abramo può desiderare la morte di Abramo?). E il Signore gli rispose: “Hai mai visto l’amante rifiutare l’incontro con l’amato?”.

Se Lui è l’Amore, non c’è paura. Nell’amore non c’è paura. Marcel: “Amare è dire all’altro: tu non morirai”. Perché l’Amore è per sempre.

Ma se Lui è lo Sconosciuto, il Nulla, allora la morte sarà un salto nel buio… e sarà drammatico.

32 PERCIÒ CHIUNQUE MI RICONOSCERÀ DAVANTI AGLI UOMINI, ANCH’IO LO RICONOSCERÒ DAVANTI AL PADRE MIO CHE È NEI CIELI; 33 CHI INVECE MI RINNEGHERÀ DAVANTI AGLI UOMINI, ANCH’IO LO RINNEGHERÒ DAVANTI AL PADRE MIO CHE È NEI CIELI.

CHIUNQUE MI RICONOSCERA’…= se non viene capita bene questa frase diventa punitoria e persecutoria. Perché diviene: “Se tu riconosci Dio anch’egli ti riconoscerà; se tu vuoi bene a Lui anch’Egli te ne vorrà, ecc”. Cioè si fa dipendere dal comportamento dell’uomo l’atteggiamento di Dio. Ma l’amore di Dio non dipende dall’atteggiamento dell’uomo.

Nei vangeli troviamo altre frasi simili. Ad esempio: Lc 9,26: “Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi”. 2 Tim 2,12: “Se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, anch’egli ci rinnegherà”.

Cosa si vuol dire allora con queste frasi paradossali? Se tu ti chiudi, rinneghi, ti vergogni, non vuoi, la Vita, Dio, la vitalità, la Luce che c’è in te, la tua Anima, ecc, neanche Dio può fare questa cosa con te (e per dire questo a quel tempo si diceva, ad esempio: “Neppure Lui ti riconoscerà!”). Ma non è che Lui non voglia è che Lui non può perché tu glielo impedisci. Se tu “uccidi” la tua anima, se tu la seppellisci, anche se Dio vuole darle vita, se tu non vuoi, rimarrà morta.

Omologheo viene da me+lego=chi è legato a me, e indica il confessare, il confidare, essere d’accordo; indica una relazione, un legame tra due persone (infatti, per questo, vuol dire anche pregare). Perciò: se tu ti leghi a Lui e non tagli quella corda, niente (neppure la persecuzione) la potrà tagliare. Ma se tu la tagli, se tu non ti leghi a Lui, neppure Dio, pur volendolo, lo può fare.

Quand’ero bambino il nonno si calò per pulire un pozzo (non era molto fondo, 4-5 metri, ma ai bambini tutto sembra enorme). Si legò alla vita e lo calarono giù. La mia paura era: “E se la corda si rompe?”. E loro mi tranquillizzavano: “Questa corda non si spezza mai”.

La vita ci chiama a tagliare tutti i cordoni ombelicali (dipendenze) per poter nascere e vivere ogni giorno. Se al bambino appena nato non fosse tagliato il cordone ombelicale morirebbe. Se non si tagliano certi legami si muore perché fanno morire. Ma c’è un cordone ombelicale, un Tabor (Tabor=ombelico) che non si taglia. Il legame con Dio rimane per sempre. Il Tabor, l’ombelico del mondo, ti dice: “Se sei attaccato qui, legato (re-ligione: essere legati) a me, allora sei al sicuro. Questo legame rimane in eterno, questo cordone è d’acciaio e non si può troncare. Per quanto in basso tu cada o vada questa corda ti terrà, e tu non ti perderai”.

 

Pensiero della settimana

Il coraggio non è non aver paura ma non farsi fermare dalla paura.

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