Difficile non è credere in Dio ma credere che Lui sia in me

Pentecoste

domenica 31 maggio 2020

 

  • Prima lettura: At 2, 1-11
  • Salmo: Sal 103
  • Seconda lettura: 1 COr 12, 3-7. 12-13
  • Vangelo: Gv 20, 19-23

 

Oggi la chiesa celebra la festa di Pentecoste. La Pentecoste (che viene narrata nella prima lettura, che è la lettura centrale di oggi) vuol dire: “50 giorni”.

  1. La Pentecoste era una festa cananea: la festa della mietitura. Quando gli ebrei giunsero in Palestina la assunsero. Il centro del rito consisteva nell’offerta a Dio delle primizie del raccolto (Dt 23,15-21).
  2. Poi gli ebrei inserirono questa festa nella loro storia della salvezza. Così a Pentecoste si celebrava il dono della legge sul Sinai a Mosè e a tutto il popolo ebraico.
  3. Per i cristiani, invece, la Pentecoste è la discesa dello Spirito sugli apostoli. Dio è presente in loro in un’altra forma.

Già questo ci aiuta a capire che il vero comandamento non sono più i Dieci Comandamenti ma l’ascolto dello Spirito. Fede non è eseguire (comandamento) ma permettere al Dio in me di vivere secondo la sua forma (la vera obbedienza è al Dio che ho dentro).

Cosa sta succedendo? Gesù è morto e gli apostoli sono presi dalla paura: “Che ci accadrà adesso?” Possiamo capire tutta la loro paura e i loro dubbi: Gesù se ne è andato, è morto: “Cosa ne sarà di noi, adesso che il maestro, il nostro capo è morto? Gesù era Gesù, noi siamo noi: come possiamo pensare di continuare noi il suo messaggio? Gesù lo hanno ucciso: noi abbiamo paura. Faranno anche a noi ciò che hanno fatto a lui?”. Per loro questo è un momento di crisi forte, profonda, radicale, decisiva. Gli apostoli, quindi, si chiedono: “E adesso, che si fa?”.

Quante volte ci troviamo in questa situazione e ci diciamo: “E adesso che si fa?”.

Sei dirigente di banca: lavoro sicuro, ben retribuito e bella posizione sociale. Ma il tuo hobby, il tuo desiderio profondo è fare il fotografo. Hai la possibilità di entrare in società con un amico fotografo. Che si fa?

Il tuo fidanzato vive in Toscana e tu sei del Veneto. Ti dice: “Ci sposiamo?”. Tu avresti la possibilità di farti spostare il lavoro lì e lo ami tanto, ma andare in Toscana vorrebbe dire lasciare tutti gli amici, le relazioni, il tuo mondo. Che si fa?

Fra te e tua moglie non va male, vi capite, siete d’accordo sull’educazione dei figli, vi volete bene, ma c’è qualcosa che non va. Il fuoco dell’amore non s’accende, il rapporto tira avanti un po’ stancamente. Che si fa?

Stai facendo la tua vita: il lavoro ce l’hai, la famiglia (moglie e figli) pure, gli amici anche, tutto sembra andare bene, ma in realtà dentro sei spento, procedi per forza d’inerzia.

Vai in chiesa, rispetti le regole cristiane, sei generoso, ma non c’è desiderio nella tua fede, non c’è passione; quando parli di Dio sembri un insegnante che fa la sua bella lezioncina, non un innamorato, perché? Che si fa?

Sei una brava persona (e in effetti, lo sei davvero), rispettato e se puoi aiuti gli altri; sei presente in casa e con i figli, attento con gli altri, ma sei insoddisfatto perché senti che tu non sei solo questo.

Ti muore tuo figlio di 24 anni: che si fa? Come puoi riprenderti? Tuo figlio non lo avrai più indietro.

Che si fa in tutte queste situazioni? Cosa è successo agli apostoli?

C’è una legge che dice: “Non si può risolvere un problema allo stesso livello del problema”. Per risolverlo bisogna passare ad un livello più alto.

Cos’è successo il giorno di Pentecoste? Pentecoste per gli apostoli è stato un salto qualitativo, quantico. Cioè: da un livello di superficie, più basso, sono passati ad un livello più alto, interno, dall’esteriorità sono passati all’interiorità.

Guardate nella prima lettura (è il centro della festa: sono gli Atti, infatti, e non i Vangeli che descrivono la discesa dello Spirito sugli apostoli): vi sono tre immagini.

Il vento (At 2,2): ma non è tanto un vento esterno, materiale, ma interno, spirituale. Il vento è la libertà che tu puoi avere: se ce l’hai, hai il coraggio di uscire, di esporti al giudizio, di affrontare le sfide, di osare, di rischiare, di esprimerti per ciò che sei, ecc. Se non ce l’hai sei nella condizione degli apostoli prima della Pentecoste: pieni di paura (20,19).

Il fuoco (At 2,3): le lingue non sono lingue fisiche, ma è il fuoco che si accende dentro, la passione che ti arde. Il fuoco è la forza, la passione, la tenacia, l’ardore, il coraggio, “l’essere preso”, il giocarti del tutto per una causa o un motivo, l’entusiasmo, la vitalità che brucia e arde dentro. Se non ce l’hai sei come gli apostoli prima della Pentecoste: freddi senza motivazione, rinchiusi.

Parlare le lingue (At 2,8-11): non è che in un attimo sapessero tutte le lingue del mondo. La lingua che parlano è la lingua del cuore, dell’amore, quella lingua che tutti capiscono se sono vivi, la lingua che ti tocca, che ti fa vibrare, che parla al tuo cuore.

Gesù non c’era più: questo non cambiò. A questo livello, a livello storico, materiale, Gesù non lo videro più come prima e non gli poterono più parlare come prima. Ma ad un altro livello, più alto, spirituale, lo avevano con loro e dentro di loro come libertà, come passione, come coraggio, come amore. E da questo punto di vista Lui era sempre con loro.

Ritorniamo al dirigente di banca citato prima, l’aspirante fotografo. Se rimani allo stesso livello (materiale), preferirai la sicurezza. Se, invece, ci provi, osi, ti dai il diritto di seguire quello che ti piace, se fai un salto di livello, allora cambi lavoro e provi a fare il fotografo. Ma cosa ti serve? Serve lo Spirito; ti serve il coraggio di osare e concederti il permesso di osare.

Il fidanzato in Toscana: questa decisione sconvolgerà la tua vita. Che ti serve? Un salto di fiducia. Se non metti prima il fuoco dell’amore, se non ti dai il permesso di seguire il tuo cuore mettendo a tacere la paura, troverai sempre una buona giustificazione per non farlo. A livello materiale la paura dice: “Ce la farò? Sarò in grado? E se poi non va?”. A livello spirituale: “Provaci Segui il tuo cuore! Datti il permesso di prenderti ciò che desideri! Vivi!”. Ci vuole Spirito!

Fra te e tua moglie. Se si rimane a livello materiale, di parole, non se ne viene fuori. “Tu hai detto, tu quella volta, io non ho detto che…”, ci si accusa e ci si giustifica. Cosa serve? Serve lo Spirito, un salto di relazione. Vuol dire che al di là dei problemi, delle parole, di ciò che è successo, facciamo leva sul nostro amore e sul bene che c’è fra di noi per capire l’altro più in profondità.

L’andare in chiesa: se non avviene un salto di fede rimarrai un semplice esecutore di regole. A livello materiale la domanda sarà: “Sono a posto? Sono in regola? Sono sufficientemente bravo per Dio?”. A livello spirituale, invece, senti che Dio è qualcuno di cui innamorarsi, di cui appassionarsi, che ti fa cambiare modo di pensare, credere e vivere.

La tua insoddisfazione. A livello materiale cercherai di risolverla distraendoti, con un viaggio, facendo questo, quello, credendo che la nuova iniziativa ti farà felice, o pensando che è solo un periodo, o che bisogna accontentarsi nella vita. A livello spirituale, invece, devi fare un salto: se non trovi un senso profondo per cui vivere, un motivo che catalizzi le tue energie, sarai sempre insoddisfatto.

Ti muore tuo figlio: a livello materiale non lo riavrai più. E se rimani in questo livello e non compi un salto, avrai sempre un buco tremendo dentro. Ne sentirai la mancanza, lo ricorderai, ti sembrerà che niente possa più essere come prima e che non ci sia più senso nel vivere. Cos’è che ti salva? Solamente se fai un salto. Se questa tragedia dà un senso nuovo alla tua vita, più vero, profondo, diverso, allora potrai accettare la sua partenza come un dono per te.

Il grande compito di ciascuno di noi è di trasformare il materiale in spirituale.

Il grande simbolo è la croce e il Crocifisso. La croce è formata da due bracci: uno orizzontale e uno verticale. Su quello orizzontale ci sono le braccia aperte di Gesù che prende, accoglie, raccoglie, accetta tutto ciò che c’è nel mondo: odio, cattiveria, ingiustizia, morte, tradimento, ecc. Su quello verticale c’è Gesù che porta, eleva, trasforma tutto questo in opera di salvezza. Per questo possiamo dire che la sua Croce (che da un punto di vista materiale, storico, è un obbrobrio di ingiustizia e sadismo) è la nostra salvezza (da un punto di vista spirituale, la Croce è lo strumento con cui Lui ci salva). Gesù cioè dà un senso alle ingiustizie e all’odio stupido e ingiusto che riceve. Ciò che gli capita, ha un senso? No! Storicamente è una brutalità, una bestialità. Ma adesso Gesù trasforma il non-senso in senso, in opera di salvezza.

Gesù è il Grande sacerdote. Sacerdote=colui che fa sacre le cose. Gesù sacralizza quest’umanità che lo uccide. Pontefice=ponte-fix=fare ponte: è colui che fa da ponte, che mette in contatto il materiale-spirituale.

Tutti noi siamo chiamati ad essere sacerdoti (pontefici), a trasformare il materiale in spirituale.

Un amico non mi chiama più. Livello materiale: odio verso lui e dolore. Spirituale: imparo la libertà delle relazioni.

Mio padre e mia madre si sono separati e io ho sofferto tantissimo e ne porto ancora i segni. Materiale: dolore e rabbia. Spirituale: Dio è il Padre e la Madre che non mi lasciano mai.

Invecchio, ho le rughe, e non sono più avvenente e attraente come una volta. Materiale: odio per la vita e giovanilismo. Spirituale: l’occasione per impostare la mia vita su altri valori.

Vedo una persona che sta sprecando la sua vita. Materiale: rabbia per ciò che fa. Spirituale: imparo e accetto che ciascuno è responsabile di sé e della propria vita.

Vedo una persona che se si facesse aiutare starebbe molto meglio, ma non lo fa. Materiale: rabbia; mi viene da dirgli: “Male che vuole non duole” oppure, “Te la vuoi!”. Spirituale: accetto la mia impotenza; non posso cambiare gli altri e non posso fare ciò che loro devono fare.

Allora tutto ciò che succede viene elevato, trasformato, sacralizzato. La materia diventa spirituale; ciò che è basso diventa alto e ciò che è senza senso inizia ad averlo per me. E quando il sacerdote trasforma un po’ di pane (materia) in Corpo di Cristo (Spirito) e un po’ di vino (materia) in sangue di Cristo (Spirito), ci sono anch’io su quell’altare, sacerdote della mia vita a trasformare, elevare, sacralizzare i miei giorni e ciò che mi succede.

Tutto è spirituale per chi ha lo Spirito nel cuore. Tutto è materiale per chi non si eleva e non diviene sacerdote della propria vita.

Dan Millman (famoso per il libro: “Il segreto del guerriero di pace” e il film: “La forza del campione”) è nato nel 1946 ed è stato campione del mondo dal trampolino. Ad un certo punto fa un incidente in moto. Si rompe le gambe e, dichiarano i medici, forse camminerà a malapena. Da un punto di vista materiale non puoi che dire: “Che sfortuna!; e adesso?”. Ma è qui che compie il grande salto. Incontra un maestro che gli apre la via alla consapevolezza, alla saggezza, alla pace del cuore e a vivere in armonia con tutto ciò che esiste. E’ il salto che gli permetterà di tornare a camminare, a correre e a tornare al trampolino, ma che soprattutto darà alla sua vita ciò che prima non aveva mai avuto: la felicità. Oggi lavora e vive perché ogni uomo possa far uscire il potenziale che ha dentro.

La festa di Pentecoste esprime la verità che Dio abita dentro di noi. Dio non è più presente fisicamente in mezzo a noi; Dio è presente con il suo Spirito. Ma se noi chiediamo alle persone cos’è lo Spirito, la maggior parte non saprà cosa rispondere. E se non sa rispondervi è perché non lo conosce, non ne ha esperienza, non lo ha mai vissuto.

Molti pensano che lo Spirito sia qualcosa che si aggiunge a quello che siamo. Quindi ne posso fare anche a meno. Ma lo Spirito non è un di più, ma qualcosa che noi già siamo. Altri pensano che lo Spirito sia in contrasto con la materia – e non vi è cosa più erronea. Per cui spirituale vuol dire disincarnato, fuori del mondo. E quando pensano ad una persona spirituale si immaginano un monaco che vive quasi fuori dal mondo, solo pregando e che odia tutto ciò che c’è nel mondo. Queste persone potrebbero leggere un po’ di più del vangelo e osservare quanto materiale fosse Gesù, che mangiava, beveva, faceva festa, si divertiva e toccava. E non si può dire che non fosse spirituale!

Lo Spirito non viene in noi un giorno della nostra vita ma abita già in noi. Lo Spirito non è nient’altro che il modo con cui Dio abita in noi. Ed essere spirituali non è pregare molto, o fare cose religiose, frequentare la chiesa, o pellegrinaggi. Essere spirituali vuol dire vivere facendo emergere ciò che ci abita dentro. E’ un modo di vivere.

Madre Teresa disse ad un giornalista: “Vede, io Dio lo vedo chiaramente. E’ qui in questo uomo che soffre o in quello lì, di quel letto lì, abbandonato da tutti. Dio è in me, Dio è in lei. Se lei non lo vede, non è un affare mio. Per me la cosa è così evidente!”. Che cosa vedeva questa donna? Che occhi aveva da vedere Dio presente in ogni creatura?

Francesco vedeva Dio nell’acqua, nel sole, nella luna, perfino nella sorella morte. Che era pazzo? Era solo un romantico, un poeta? O aveva valicato la soglia della materia?

Gesù che guardava gli uccelli del cielo o i gigli del campo e affermava che neppure Salomone in tutta la sua ricchezza vestiva come loro, cosa vedeva? Era pazzo o aveva varcato la soglia della materia?

Quando Gesù proclamava le beatitudini e diceva beati i poveri, quelli che piangono, quelli che soffrono, era un pazzo? Chi vuole soffrire, chi vuole essere perseguitato, deriso o imprigionato? Nessuno che sia sano di mente! E allora, cosa vedeva Gesù? Non è che avesse valicato la soglia dell’apparenza?

Einstein definì una formula E=mc2. Questa formula stabilisce che la materia è anche luce/spirito. Questa formula scientifica dice ciò che i mistici da sempre sapevano. Quando guardavano le persone, la natura ed ogni cosa, non vedevano la materialità, ma la luce, lo spirito che abitava in ogni cosa.

Tu guardi un sasso e dici: “Che pieno!”. Ma, invece, dentro è vuoto. Il 99% delle cose è fatto di vuoto. Se noi togliessimo il vuoto della materia, lo spazio che c’è tra gli atomi, la città di Milano sarebbe nient’altro che una pallina da tennis. Tu prendi un sasso e dici: “Senti che duro, senti che resistenza”. Ma la resistenza non è data dalla materia ma dalle connessioni, dai rapporti che si instaurano tra i vari atomi del sasso. Tu prendi un sasso, lo guardi e dici: “Più materia di questa!”. Dipende con quali occhi lo guardi. Perché quel sasso lì è energia condensata. Se tu lo guardi con altri occhi, gli occhi dello spirito, è luce.

Tu sei seduto su di una sedia in questo momento. Indossi degli abiti e porti delle scarpe: più materia di questo! Ma ti sbagli, perché tutto questo è energia condensata: così come il ghiaccio è acqua condensata, così la materia è energia condensata. Se tu entri dentro la materia della sedia e di ogni cosa, troverai degli atomi che ballano in maniera allucinante in un movimento frenetico. La sedia non è ferma, la sedia vive! La sedia dove sei seduto è materia, ma più dentro è energia.

La scienza non fa altro che rendere scientifico ciò che da sempre i mistici hanno saputo: tutto è al tempo stesso onda, energia o particella, materia.

Ogni cosa è materia e spirito (luce, energia). Lo spirito si trova nell’unghia, nell’osso, nella pelle. Non c’è uno spirito dentro la materia. La materia è simultaneamente spirito e materia. Non esiste uno spirito distaccato dalla materia ma la materia stessa è spirito.

Tutto è materia o tutto è spirito. Dipende da cosa vedi tu.

Materia è il pane della domenica sull’altare. Spirito è quando io vedo in quel pane, il Pane, il Cristo.

Materia è quando vedo nel mio collega o in una persona solo uno che rompe i miei piani, uno che scoccia, uno che mi dà fastidio. Spirito è quando inizio a vedere uno che soffre, uno che ha un cuore e un’anima.

Materia è quando vedo di fronte al nuovo giorno solo un altro giorno di lavoro. Spirito è quando posso vedere un’altra opportunità che mi viene data per sperimentare la vita.

Materia è quando qualcosa mi fa innervosire. Spirito è quando inizio a chiedermi il perché, che cosa devo imparare o che cosa devo cambiare del mio comportamento o del mio modo di pensare.

Materia è quando guardo una donna e voglio possedere il suo corpo. Spirito è quando inizio a percepire che quella donna è una creatura, con un cuore che batte e che pulsa.

Materia è mangiare, spirito è gustare. Materia è respirare (avviene in automatico), spirito è essere consapevoli del respiro (non a caso ruah, spirito, in ebraico vuol dire anche soffio). Materia è udire il canto degli uccelli, spirito è ascoltare il canto degli uccelli.

La stessa vita può essere terribilmente materiale o terribilmente spirituale, piena di buio o di luce. Tutto può essere materia o tutto può essere spirito, dipende dai miei occhi.

Un ladro un giorno andò dal maestro: “Che cosa vuoi?” gli disse il maestro. “Mi servono le tue cose preziose”. “Bene”, disse il maestro, “prenditele pure, ma non so se ti serviranno”. Dopo alcuni mesi tornò e si prese dei libri. Passati alcuni mesi si prese tutti i suoi libri. Infine tornò e si prese quel che rimaneva della casa del maestro. Dopo alcuni mesi ancora, tornò di nuovo e disse al maestro: “Maestro non hai più niente da darmi?”. “No, amico perché per quanto io ti dia è il tuo spirito malato. Ciò che cerchi non è materiale; tu cerchi qualcosa che nessuno ti può dare”.

 

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

  • LA SERA=lett. “caduta, la notte”. La sera, la notte, il buio, non sono tanto descrizioni atmosferiche ma i segni di un mondo senza luce, senza speranza, senza prospettive, dominato dalla paura.

Gv 6,16: “Venuta la sera” c’è l’agitazione dei discepoli per il mare agitato e Gesù che cammina sulle acque.

Gv 11,10: “Se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.

Gv 13,30 (quando Giuda esce dopo aver mangiato il boccone si dice): “Ed era notte”.

Gv 21,7: “In quella notte non presero nulla”. Poiché non c’è il Gesù non prendono nulla.

  • DI QUEL GIORNO=Gv dice: “Nel giorno dopo il sabato” (Gv 20,1). Tutto avviene in quel giorno: Pietro e Giovanni che vanno al sepolcro (Gv 20,1-10), la Maddalena che vede Gesù (Gv 20,11-18), gli apostoli chiusi dentro al cenacolo (Gv 20,19-23). Ma tutto in un giorno? Non è un giorno fisico ma è il giorno dove tu puoi vedere il Signore. E’ ogni giorno quando tu puoi vederlo, quando tu fai esperienza di Gesù.
  • IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA=il calendario ebraico contava i giorni con il tramonto del sole dove iniziava il nuovo giorno. Quindi questa sera dovrebbe essere l’inizio del secondo giorno. E, invece, no! Gv non riconosce più il calendario ebraico ma il calendario delle prime comunità.

E qual era il primo giorno della settimana per gli ebrei? Il Sabato. Ma adesso non più: è il giorno dopo il Sabato, il giorno del Signore (Domenica=giorno del Signore), il primo giorno della settimana.

E perché non dice semplicemente: “La domenica”? Perché l’esperienza del Risorto la puoi fare non solo di domenica, ma in ogni giorno. Ogni volta che tu “incontri” Lui, allora quello è il “primo giorno della settimana”.

Tutti i vangeli delle apparizioni sono un chiaroscuro. Da una parte allora è “caduta la notte”, è finita ogni speranza, ogni cosa. E’ la difficoltà che hanno fatto i discepoli per riconoscere il Risorto. All’inizio non l’hanno visto perché era troppo buio. Troppo buio dove? Nel loro cuore!

Ma dall’altra è il primo giorno, è il giorno della nuova creazione, della Vita, della Resurrezione, l’inizio di tutto. Sembra la fine e, invece, è l’inizio.

Noi pensiamo che come in certi film Gesù appaia in una nuvola di luce e tutti lo vedano. Invece è stato un processo lento e faticoso per i credenti, sperimentarlo vivo in mezzo a loro.

  • MENTRE ERANO CHIUSE LE PORTE DEL LUOGO=kleio=sprangare con una sbarra. E’ strano che si dica questo perché i discepoli erano già usciti. Pietro e Giovanni sono andati al sepolcro; la Maddalena c’è stata un bel po’ nel cimitero a piangere su Gesù! E allora? Forse, allora, si descrive non tanto una chiusura esterna, ma una chiusura interna.

L’ordine di cattura, infatti, non era solo per Gesù ma anche per i suoi discepoli. Quando vanno ad arrestare Gesù, Gesù si fa avanti per salvare i suoi discepoli, un po’ come il pastore che dà la vita per le pecore: “Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano” (Gv 20,8).

Quindi è normale e ovvio che abbiano paura: hanno la paura di fare la fine del Maestro. Sono isolati, chiusi col mondo esterno, col terrore dentro di fare la stessa fine e con il dramma del fallimento: tutto quello che avevano sperato si è concluso e si è dissolto. Se non è notte questa!

Cuori sprangati

 Non ci succede mai di dire: “Mai più!”. Mai più ci proverò… mai più amerò… mai più mi lascerò andare…?

Una donna nell’infanzia non è mai stata ascoltata dai suoi genitori. Quando lei voleva parlare, loro sempre le dicevano: “Dopo… non c’è tempo… ci sono cose più importanti…”. Lei si è totalmente chiusa. Poi incontra un uomo, s’innamora ma risuccede la stessa cosa: lui non l’ascolta. C’è solo lui. E così dice: “Ci ho provato una volta e sono stata malissimo; ci ho riprovato ed è andata peggio, adesso mai più!”.

Un uomo viene a parlare e si apre. Era la prima volta della sua vita e ovviamente è stato come aprire il vaso di Pandora: è uscito di tutto. Così ha detto: “Mai più! Mai più mi guarderò dentro”.

  • PER TIMORE DEI GIUDEI =i Giudei rappresentano il futuro: è quello che potrebbe succedere. Infatti come i Giudei (=i capi religiosi) hanno preso Gesù, così possono fare con loro.

Non ci succede mai di essere spaventati, forse terrorizzati, dal futuro? Oddio, se mi sposo e poi non funziona? E se poi non ci amiamo più? E se poi la cosa non va? E se poi non riesco a gestire la cosa? E se poi… E se capiterà… e se succederà…

A ben guardare può capitare di tutto, ma visto che non è successo a che serve preoccuparsi? E’ successo? No! E allora vivi sereno! Perché a volte noi ci preoccupiamo per ciò che non esiste.

  • VENNE GESÙ SI FERMO’ IN MEZZO A LORO=che bisogno c’era di dire che si fermò in mezzo a loro? In realtà non c’è bisogno di dirlo nel racconto, ma c’è bisogno da un punto di vista teologico. Gesù è morto ma il Risorto è in mezzo a noi, cioè realmente presente.

“Si fermò” vuol dire: “Lui c’è veramente”. In mezzo vuol dire: “Lui è al centro di ogni nostra scelta. Lui è il parametro per ogni cosa”.

  • PACE A VOI= Pace a voi non è un augurio: “State bene; state in pace”, ma è un dono: “La pace, adesso è con voi!”. E perché fa questo augurio? Perché la pace non ce l’hanno!

Il primo dono della pace, del benessere, della felicità, è per i discepoli. Perché il secondo non sarà per loro ma per l’umanità. Perché non si può dare ciò che non si ha; non si può trasmettere ciò in cui non si crede; non si può riscaldare se non si è fuoco e non si può illuminare se non si è luce.

“Pace a voi” (20,19.21.26) era l’espressione tipica con cui il celebrante iniziava l’eucarestia, la messa. E’ chiaro il riferimento all’eucarestia: in ogni eucarestia succede questo, che tu “vedi” il Signore.

Shalom/pace in ebraico significa il massimo del bene che si può augurare ad una persona. Ma non sono solo a parole, tanto è vero che nel mondo ebraico quando ti dicono: “Shalom”, poi ti danno un the’ caldo, un biscotto, qualcosa insomma che ti faccia sentire accolto dall’altro.

Shalom è una pace che dà “felicità”. E che cosa darà ai discepoli la pace, cioè la felicità? Vedere che cosa? Le mani e il costato.

 

20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

  • MOSTRO’ LORO LE MANI E IL COSTATO=Gesù aveva amato i suoi sino alla fine. Cos’era successo al momento del suo arresto? Che Gesù viene arrestato; ma con lui ci sono anche i suoi discepoli. E che fa Gesù? Li ama salvandoli. Come il pastore che dà la vita per le pecore, Gesù si fa avanti per salvare i suoi discepoli: “Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano” (Gv 20,8).

Quest’amore che è capace di dare la vita non è finito, non si è concluso: c’è ancora! Allora rivedere le mani e il costato, segno dell’amore e della fine, è il segno che l’amore ha vinto, che l’amore è più forte perché ha superato la morte.

La gioia dei discepoli è data dal “vedere” che la forza dell’amore supera perfino la morte. Sarà solamente con questa forza che i discepoli andranno in tutto il mondo e porteranno il vangelo.

La forza per superare ogni cosa

Cos’è Gesù (Risorto)?  E’ la forza dell’amore per superare ogni paura, ogni morte e ogni fine.

Si viene in chiesa con la propria paura o la propria chiusura. Ma qui s’incontra il Risorto: Lui è Forza. E cosa succede? Ve lo racconto con l’esperimento del metronomo.

L’esperimento: hanno messo 2 metronomi uno vicino all’altro, uno a 192 battiti e uno a 180. Sopra una tavola ordinaria non battevano alla stessa velocità. Hanno messo poi un’asse di legno sopra 2 barattoli di birra (e quindi in situazione di leggera oscillazione) e i 2 metronomi sopra. Quello che batteva a 180 si è sintonizzato sulla vibrazione più forte. La vibrazione più forte trascina le altre e porta con sé anche quelle più deboli. Hanno fatto lo stesso esperimento anche con 5 metronomi di diverse vibrazioni (192-188-184-180-176) e si sono tutti sintonizzati sulla vibrazione più forte!

La vibrazione più forte trascina le altre. Che vuol dire: se la tua paura supera la tua fiducia, la paura trascina con sé la fiducia. Se tu hai fiducia nell’altro e l’altro no, la tua vibrazione trascina la sua. Se la guida ha una vibrazione forte (=personalità) trascina il paziente, altrimenti ne è trascinato.

Per noi: tu hai la tua paura o la tua chiusura che vibra forte e non riesci ad uscirne. Ma lui ha una vibrazione infinitamente più forte, perché Lui è la Forza, la Vita, la Luce, l’energia. La sua vibrazione trascina la tua. Per questo molte persone in certe chiese e in certe liturgie trovano voglia di vivere, di ripartire, di aprirsi, di cambiare, di essere migliori.

Nell’eucarestia le persone incontrano l’energia (vibrazione) per affrontare ciò che sembra impossibile. E’ per questa forza (la presenza del Risorto dentro di loro) che gli apostoli andarono in tutto il mondo. E’ con questa forza che gli apostoli non ebbero paura di nulla e nulla li fermò.

 

21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

  • GESÙ DISSE LORO DI NUOVO: “Pace a voi!”=per la seconda volta Gesù dona la pace. Gesù quindi li tranquillizza, gli dona il coraggio, la forza contro la paura, la libertà di non nascondersi e di non temere. Gesù li vuole far uscire dal buco e dal terrore che li attanaglia. La tranquillità, la pace interiore, qui è in vista di ciò che dovranno andare a fare.
  • COME IL PADRE HA MANDATO ME=e cioè cosa? Il Padre ha mandato Gesù per dimostrare l’amore di Dio per l’uomo fino alla fine, totale e per sempre.
  • COSI’ ANCHE IO MANDO VOI=la pace (felicità, pienezza, sicurezza, amore) che voi avete dentro adesso, voi portatela in tutto il mondo. Gesù cioè comunica la sua stessa capacità d’amare. L’attività di Gesù, la capacità che aveva Gesù, adesso ce l’ha la sua comunità.

 

22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.

  • RICEVETE LO SPIRITO SANTO=perché ricevono lo Spirito? Lo ricevono in vista della loro missione e di quello che dovranno fare. Gv 15,16: “Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. Quindi i discepoli hanno lo Spirito perché abbiano la forza di testimoniare l’amore del Padre, perché continuino ciò che Lui ha fatto.

In Gen 2 Dio soffia e rende l’uomo libero. Adesso Gesù soffia di nuovo perché loro siano in grado di portare avanti la missione di Gesù. E quale sarà la loro missione? Eccola qua: perdonare!

 

23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

  • A COLORO A CUI PERDONERETE I PECCATI, SARANNO PERDONATI =lett. “coloro ai quali cancellerete (afiemi) i peccati saranno cancellati”.

Bisogna capire bene questa frase altrimenti viene fuori: “Io ho il potere di perdonare te e il potere di non perdonare lui”.

Gesù, per caso, ha non perdonato qualcuno? Mai! Perché allora dovrebbero farlo i discepoli, visto che lui non lo ha mai fatto!

Gesù ha amato tutti? Sì! Ha perdonato tutti? Sì!

Tutti hanno sentito il suo amore? No! E perché? Perché hanno resistito, perché erano diffidenti, perché non si fidavano, perché avevano troppo da perdere, perché erano ricchi (di soldi o dentro di meriti), perché erano pieni di sé.

Allora: i discepoli sono chiamati a portare a tutti l’amore che si fa perdono come Gesù per la peccatrice, l’adultera, il ladro e farabutto di Zaccheo, per i lebbrosi, per i pastori, per i pubblicani, per le prostitute, ecc. Coloro che si lasceranno amare, i peccati saranno perdonati, nel senso che saranno spazzati via dal vostro amore.

Ma coloro che rifiuteranno il vostro amore, non li potrete perdonare e i peccati non saranno perdonati. Ma non perché decidete: “Tu caro, l’hai fatta troppo grossa, niente assoluzione! Questo è un peccato mortale troppo grave: non si può, dovevi pensarci prima!”. Ma semplicemente perché la vostra offerta sarà rifiutata.

L’amore di Gesù perdona ogni peccato, ogni male, ogni morte, ogni tenebra.

I discepoli devono esser luce del mondo, cioè portare l’amore e il perdono in un mondo che non ce l’ha. Molti saranno illuminati da questa luce. Tanti altri, purtroppo, di fronte alla luce, invece, si ritraggono ancor più nelle tenebre e non vogliono ricevere l’amore di Dio.

Gv 3,20: “Chi fa il male odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce” (Gv 3,20-21).

Gv 3,4: “La luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta”.

Perdonarsi: quant’è difficile!

Gesù aveva perdonato tutti in tutta la sua vita: peccatori, prostitute, gentaglia e gente di malaffare.

Il potere passa adesso da Gesù ad ogni uomo: “Porta l’amore e il perdono là dove non c’è”. Chi lo accoglierà si sentirà amato e salvato (e cambierà vita). Ricorda, però, che non tutti lo vorranno.

Tutti questi personaggi però non sono solo fuori ma anche dentro di noi. E che si fa? Bisogna perdonarsi. Perché c’è difficile lasciarci perdonare e ricevere il suo amore? Perché vuol dire:

  1. Riconosco di aver compiuto degli errori, degli sbagli, e di non perdonarmi ciò che ho fatto. Molte persone, infatti, per non vedere perdonarsi si nascondono i propri sbagli: non li vedono.
  2. Riconosco che quest’amore non è meritato: mi viene dato non perché ho dei meriti, perché ho delle qualità, ma al di là di tutto questo. Molte persone sono orgogliose e non vogliono ricevere qualcosa senza dare niente.
  3. E’ un amore che mi “tocca” dentro, che mi fa piangere, che mi rende vulnerabile. Molte persone non vogliono sentire le lacrime, l’emozione dell’amore di Dio (la misericordia) che invade il loro cuore e il loro corpo.

Un padre non si è mai accorto di aver fatto soffrire i suoi figli, che adesso, come conseguenza, sono con i loro compagni (mariti e mogli) dei mendicanti d’amore. Che si fa? Perdonati!

Una madre diceva sempre a sua figlia: “Gli uomini pensano sempre a quello… tuo padre è così… è colà” e a forza di inculcargli un’immagine negativa, sua figlia adesso non riesce a trovarsi nessun uomo. Che si fa quando ti accorgi di aver fatto questo? Chiedi scusa e poi ti perdoni.

Una ragazza è rimasta incinta da un uomo che non amava. Che si fa? Ci si perdona.

Un uomo ha investito un vecchietto perché era sbadato? Che si fa? Ci si perdona.

A messa vengo per ricevere il suo perdono

Ogni volta che vengo a messa, la prostituta sono io; il peccatore, il malavitoso, il fariseo sono io. E vengo qui davanti a Gesù per ricevere il suo perdono. Per questo l’eucarestia ci fa vivere, ci fa felici e liberi. Perché è portare amore (perdono) dove non c’è.

E se non mi perdono? E cosa succede quando io non mi perdono? Succede che dentro di me c’è una vocina che dice: “Non dovevi farlo!; guarda cos’hai fatto!… vergognati… imbecille… ti rendi conto!…”.

Quindi non solo ho sbagliato ma mi fa sentire sbagliato (indegno di vivere).

Il perdono è dirsi: “Adesso basta!”

Il perdono è dirsi: “Dio mi perdona quindi adesso basta! Le cose sono andate così! Se ho sbagliato (casomai chiedo scusa), ho sbagliato, imparo per non ripetere ma adesso basta”. Invece noi continuiamo a dirci giorno e notte: “Non dovevi farlo; guarda cos’hai fatto; ecc.”.

Bernard Grad un biologo canadese ha fatto questo esperimento. Metteva dell’acqua dentro ad un becher (una caraffa trasparente) e dei guaritori pregavano su quell’acqua. I semi innaffiati con quell’acqua crescevano più rapidamente di quelli innaffiati con acqua semplice. Poi ha dato da tener in mano un becher d’acqua a pazienti gravemente depressi. I semi innaffiati con quell’acqua non nacquero mai.

Cosa vuol dire? Che rapportarsi con amore (perdono) a noi stessi, produce vita. E rapportarsi con odio a sé produce distruzione e morte. Scegli quello che vuoi. Ognuno avrà ciò che sceglierà!

 

 

Pensiero della settimana

 Ti guardo: “Dio è qui”.

Mi guardo: “Dio è qui”.

Dovunque guardo: “Dio è qui”.

Se non ti vedo, Signore, è solo perché ho gli occhi chiusi.

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