Tentazioni

I domenica del tempo di Quaresima

Domenica 10 marzo 2019

Prima lettura: Dt 26, 4-10      Salmo: Sal 90      Seconda lettura: Rm 10, 8-13      Vangelo: Lc 4, 1-13

 

 

Qualche domenica fa Gesù iniziava nella sinagoga di Nazaret la sua attività pubblica: l’inizio non è stato dei migliori perché proprio quelli di casa sua e del suo paese lo hanno rifiutato, tanto da farlo quasi morire.

Con questo vangelo inizia la Quaresima. Le tentazioni sono sempre il vangelo che la liturgia ci propone nella prima domenica di ogni quaresima.

Le tentazioni non sono un fatto storico come pensiamo noi (fisicamente 40 giorni con il diavolo). Sono una riflessione haggadica: l’haggadà era un commento di brani della Bibbia. Esprimono in immagini non tanto un fatto storico ma una dimensione, una possibilità, qualcosa che Gesù ha vissuto tutta la vita: la tentazione di usare in maniera diversa il suo potere (Gesù leader), la sua posizione (Gesù Figlio di Dio) e le sue conoscenze (Gesù conoscitore di Dio-Abbà).

 

1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto,

ED ERA GUIDATO DALLO SPIRITO=lett. “Venne trasportato dallo spirito nel deserto”.

Gesù va nel deserto, come chi? Chi c’era già andato? Il popolo di Israele. E nonostante che gli ebrei lo ricordino come un fatto straordinario, in realtà l’esodo (che fu di 38 anni e non di 40!) fu un grande fallimento. Infatti nessuno degli ebrei schiavi degli egiziani e liberati da questa schiavitù entrò nella terra promessa. Nemmeno Mosè, che la vide da lontano, dal monte Nebo.

Quindi Gesù torna di nuovo nel deserto (e di nuovo per 40!). Sarà Gesù, e non Mosè, il vero Liberatore. Mosè liberò il popolo dalla dominazione esterna (la schiavitù dell’Egitto), ma non servì. Perché se non sei libero dentro, dovunque tu sia, sei sempre in prigione. Per questo Gesù ritorna nel deserto.

 

Tutto viene da Dio.

 

Da Dio viene il bene e da Dio viene “il male” (Dio non ci manda mai il male, ovvio, ma ciò che noi consideriamo “male” è un passaggio che Dio permette per la nostra evoluzione).

Gesù aveva appena ricevuto lo Spirito un attimo prima. Prima di questo vangelo c’è il Battesimo di Gesù. In quell’episodio si aprono i cieli (=comunicazione aperta tra terra e cielo) e lo Spirito di Dio scende su di lui. Lo Spirito qui è Amore: “Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”.

Gesù percepisce Dio come Madre, come accoglienza, come amore senza condizioni, come presenza, come abbraccio, come amore di predilezione.

Ma quello stesso Spirito nel versetto successivo (4,1) lo spinge, lo manda, lo conduce nel deserto. Il verbo passivo indica che è lo Spirito che vuole ciò. È lo stesso Dio di prima che lo manda qui.

Questo ci aiuta a capire che la nostra immagine di Dio è falsata. Per noi se una cosa è bella, buona e soprattutto non ci fa soffrire, allora vuol dire che viene da Dio. Se una cosa, invece, è dura, ostica, dolorosa, difficile, allora viene dal diavolo, dal male.

Ma qui non è così: è lo stesso Spirito-Dio che lo spinge nel deserto con i demoni. Questo vuol dire che tutto ciò che capita viene da Dio (che lui lo permette). Non mi chiederò più quindi se questa cosa viene dal diavolo o da Dio, ma qual è la prova, il passaggio, che devo affrontare e superare.

 

La parola serpente (na-ha-sc) in ebraico indica colui che conduce (na-ha) verso il potenziale (sc=riserva d’energia pronta ad esplodere). Il serpente non è il male, ma una barriera, uno steccato, un passaggio necessario, che tu devi compiere per evolvere, per liberare tutta l’energia e le potenzialità che sono dentro di te.

Un altro uomo dice: “Il diavolo mi tenta con tutte le fantasie sessuali possibili”. Ma non è il diavolo, è che lui ha represso tutto ciò che ha a che fare con sessualità, corpo, contatto. Allora questa dimensione si ribella e lo tormenta perché vuole la sua attenzione. Ma lui teme di affrontarla. Nessun diavolo. Dio stesso t’invita: “Accogli la tua umanità e non reprimerla”.

Un uomo: “Devo farmi benedire perché è il terzo incidente grosso che faccio in auto”. Sì, può essere un’idea, ma… Gli chiedo: “E dove li fai?”. “Li faccio andando a lavorare”. Questo uomo lavora con il padre in una piccola azienda. Non c’è nessuna “fattura”, non c’è nessuna maledizione, solo il suo inconscio che non ne può più di questa situazione, dove lui a 40 è ancora dipendente, succube, servo, del padre. Così non cresce, rimane “bambino”.

Dio se vuole qualcosa, vuole che affrontiamo i nostri demoni e non che sfuggiamo a loro. Lo Spirito spinge e costringe Gesù e noi nel deserto per confrontarci faccia a faccia con i nostri demoni.

 

NEL DESERTO=perché il diavolo lo conduce proprio nel deserto? Non poteva tentarlo in città?

Nel deserto si riunivano tutti coloro che volevano impadronirsi del potere (At 21,38); era il luogo dove anche Davide era andato prima di impossessarsi del trono del re Saul e dare inizio al regno di Israele (1 Sam 23,14-25).

Allora il diavolo lo porta lì perché il potere del Messia, della forza, nasce proprio lì. Fu una tentazione, una possibilità, con la quale Gesù dovette confrontarsi tutta la vita: non utilizzare il potere dell’amore ma l’amore per il potere.

 

Più una cosa è grande e più il costo è elevato

 

Il vangelo poi parla di deserto. Il deserto richiamava la grande esperienze dell’esodo, i 40 anni di peregrinazione del popolo nel deserto.

Ci vollero 40 anni per arrivare alla terra promessa (Es 14,16; Dt 8,2). Cioè: per raggiungere qualcosa di grande, di bello, d’incredibile (terra promessa) ci vuole il suo tempo.

Vuoi una relazione con tuo marito/moglie vera, forte, intensa: ci devi lavorare e ci vuole tempo.

Vuoi conoscere davvero Gesù? Ci vuole tempo, impegno, studio, passione.

Vuoi diventare una persona capace di comunicare? Ci vuole tempo, impegno, esercizio, studio.

“È il tempo che tu dedichi alla tua rosa che la fa importante”, diceva il Piccolo Principe. Se tu non dai tempo, lavoro, esercizio, applicazione ad una cosa, allora per te non è importante.

Tutti i nostri desideri, le nostre terre promesse, hanno bisogno di un lungo cammino per essere raggiunti. Tutto ciò che è grande richiede qualcosa di grande.

Una sera dopo un applauditissimo concerto, il maestro Andrés Segovia, considerato il più grande chitarrista di tutti i tempi, fu avvicinato da un ammiratore che estasiato gli disse: “Maestro, darei la vita per suonare come lei!”. Andrés Segovia lo fissò intensamente e rispose: “È esattamente il prezzo che ho pagato io!”.

Più una cosa è grande e più il costo è elevato.

 

Il silenzio e la verità del deserto

 

Il deserto è duro, difficile, impegnativo, per questo motivo ti mette di fronte a quello che sei davvero. Gesù conosce il pericolo: seguire quello che tutti aspettano o seguire ciò che è riposto nel proprio cuore?

Nel deserto non c’è niente e nessuno, allora emergono le grandi domande: “Cosa voglio dalla mia vita? Cosa sono disposto a rischiare? A che livello voglio vivere? Quali sono le paure che mi frenano? Quali sono le bugie che mi racconto? Mi va di ascoltare le voci che ho dentro?”. Perché si può sfuggire a tutti ma non a sé stessi. Perché la si può raccontare a tutti ma non a sé stessi.

Un uomo affermato di cinquant’anni ha deciso di partire volontario per l’Africa. Vuole andare ad aiutare quei bimbi. C’è già stato sei mesi anni fa e adesso lo vuole fare per sempre. I suoi amici gli dicono: “Ma hai tutto qui, perché vuoi andare a faticare e a soffrire là?”. I suoi genitori anziani: “E non pensi a noi?”. Gli operai della sua azienda: “Ci lasci soli qui”. Si è preso del tempo di deserto e adesso ha deciso: “Non ascolterò nessuno se non che me (se non che Lui). Io parto”.

Il deserto è il tempo dove si cerca la profondità di sé, l’essenza di sé.

Cosa succede se non c’è più radio, né tv? Cosa succede quando devi fare silenzio e stare con te? Cosa succede se digiuniamo da tutto questo? Cosa succede se non possiamo fare più niente di tutto questo? Cosa succede se tutto quello che facevi prima adesso non lo puoi più fare?

Sai che succede? Succede che tutto quello che tenti (tentazione!) di coprire adesso esce. Quando digiuni, quando cioè non puoi più nasconderti, quando cioè non c’è più una via di fuga, allora sei di fronte alla tua verità. E potrebbe non piacerti. Potresti rifiutare di vederti così. Quando digiuni da tutto questo, ti metti di fronte a te stesso nella tua nudità.

Allora tutti i mostri che hai dentro vengono fuori e sembrano sbranarti. Per questo faremmo di tutto pur di non far silenzio, pur di non fermarci, pur di non guardarci allo specchio, pur di evitare che qualcuno ci metta di fronte alla verità.

La gente preferisce fare, magari fare “cose buone”, magari aiutare qualcuno, ma stare di fronte a sé stessi per quello che si è, questo all’inizio è veramente terribile.

Ma, dice il vangelo, è lo Spirito che conduce Gesù, anzi lo caccia nel deserto. Devi andare là; devi andare nel deserto per confrontarti con tutte le tue voci interiori. È Dio che lo vuole. Perché se non affronti i tuoi demoni interni ne sarai sempre in balia. È questione di libertà.

 

2 per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

QUARANTA GIORNI=Il numero 40, significa “una generazione”. L’evangelista ci vuol dire: “Non ti sto presentando un match, un incontro tra Gesù e il diavolo (tipo: Gesù vince ai punti al quarantesimo giorno); quello che ti sto dicendo, usando il numero 40 (una generazione), è che tutta l’esistenza di Gesù è stata così”.

DIAVOLO=diavolo in greco e satana in ebraico, significa, semplicemente, “avversario”. Satana, termine ebraico, fu tradotto in greco con “diavolo”. Quindi satana e diavolo, sono la stessa cosa e significano “avversario”.

Nei vangeli è netta la distinzione. Il diavolo o il satana è l’avversario, che non indica una realtà extra terrena, una realtà spirituale, ma chiunque si oppone a questo piano di amore portato da Gesù (ad esempio Pietro).

E i demoni, cosa sono? Quando fu scritta la bibbia, naturalmente in epoche remote, si credeva a tutto quel mondo che noi abbiamo conosciuto attraverso la mitologia classica: l’esistenza dei centauri, dei fauni, delle sirene. Quando la Bibbia dall’ebraico è stata tradotta in greco, e quindi la società era già più evoluta e non si credeva più all’esistenza di questi esseri, ogni qualvolta che il traduttore ha incontrato uno di questi personaggi mitologici, lo ha tradotto sistematicamente con il termine demone, demonio.

Allora, il demonio appartiene, nel linguaggio simbolico della Bibbia, a tutta una realtà che impedisce all’uomo di accogliere il messaggio di Dio.

 

La Quaresima: il tempo precedente al passaggio

 

La quaresima è il tempo che ci porta alla Pasqua: fra quaranta giorni celebreremo la domenica delle Palme e l’inizio della Settimana Santa.

Quando sentiamo la parola “quaresima” (che vuol dire appunto quaranta giorni) pensiamo ai quaranta giorni prima della Pasqua. Ma la quaresima, più che un tempo fissato, è una dimensione della vita.

Per gli antichi un uomo era veramente morto 40 giorni dopo il decesso. Per la Bibbia, 40 indica un tempo di passaggio. Saul, Davide (2 Sam 5,4) e Salomone (1 Re 42) regnarono 40 anni. Il diluvio durò 40 giorni; Giona predica un tempo di 40 giorni prima della distruzione di Ninive. Mosè è chiamato a 40 anni (pure Buddha e Maometto) e sta 40 giorni nel Sinai. Gesù predica 40 mesi, appare ai suoi discepoli nei 40 giorni che precedono l’ascensione. È tentato per 40 giorni, rimane 40 ore nella morte. Gli ebrei stettero 40 anni nel deserto.

40 è il tempo necessario perché avvenga una trasformazione, un passaggio, perché si compia qualcosa. La quaresima non sono tanto i 40 giorni prima della Pasqua, ma quaresima è ogni tempo dove tu cammini, cresci, fatichi, lavori, piangi, sudi, t’arrabbi, imprechi, fino ad arrivare alla nuova meta.

Se tu compi la tua quaresima, il tuo passaggio, arriva la Pasqua. Ogni Pasqua, ogni conquista, traguardo, ogni realtà bella, felice, armoniosa, è preceduta da una quaresima.

La Quaresima è un tempo della vita.

La gente dice: “Speriamo che i problemi non arrivino”. Sì, giusto, non cerchiamoceli e non ci facciamo “pare” dove proprio non è il caso. Ma verrà, ed è bene che venga, il tempo della difficoltà, della prova, della quaresima. Non devo rifiutarlo solo perché è faticoso; lo accolgo come tempo propizio per maturare, per passare.

Pasqua, in ebraico, non vuol dire altro che questo: “passaggio”. Quando il passaggio è avvenuto, allora è Pasqua. Il tempo precedente si chiama Quaresima, il tempo necessario perché avvenga tale passaggio. La nascita è la pasqua, la gravidanza e il travaglio e il parto sono la quaresima.

 

TENTATO=quando noi pensiamo alla tentazione pensiamo sia fare delle “cose brutte”. Ma qui non c’è nessuna cosa brutta; qui non si fa del male a nessuno.

Più che tentazioni queste sono seduzioni con le quali il diavolo tenta di neutralizzare l’attività del Messia. Il diavolo non si presenta come un nemico ma come un amico, un valido collaboratore: “Ti dico io come fare per essere ancor di più di ciò che sei”.

Nei vangeli la parola peirasmos=tentatore, è sempre attribuito a delle persone: farisei, sadducei, dottori della legge e a Pietro.

Il diavolo non è uno spiritello che cade dal cielo ma si trova in chi è vicino a te. A volte, dentro di te!

 

La parola tentazione (peirasmos) vuol dire “mettere alla prova, verificare, fare un test”.

La tentazione fa verità su chi sei tu e cos’hai veramente dentro; ti dice, insomma, chi sei per davvero.

In Dt 8,2 Dio dice a Mosè: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto… per metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi”.

Avete presente a scuola? Che ne so, biologia o chimica o fisica: si studia e poi si fa una verifica per vedere se si è acquisito, se si sa, se si è appreso ciò che si è studiato. È la stessa cosa.

La tentazione non è Dio che vuol “farti sbagliare”. No, ti mostra ciò che tu hai nel cuore. Tutti i grandi profeti e i grandi personaggi sono stati tentati: non è un’istigazione a fare del male, ma una luce sulla propria identità e su quanto profonde sono le tue radici.

In passato si diceva: “Bisogna evitare le tentazioni”. E così la gente si sentiva in colpa se pensava ad un’altra donna, se faceva qualche pensiero perverso o di odio o di rabbia. “Non si devono fare”, si diceva, “e guai a chi li fa!”.

Ma in realtà la tentazione non si può evitare. La tentazione dice: “Guarda quanto sono profonde le tue radici. Guarda su cosa puoi contare. Guarda bene e osserva se quello che credi di te è vero”.

 

NON MANGIÒ NULLA IN QUEI GIORNI, MA QUANDO FURONO TERMINATI, EBBE FAME=perché Gesù non mangia per quaranta giorni? Può un uomo stare senza mangiare quaranta giorni?

Chi fu che digiunò quaranta giorni e quaranta notti (Es 34,38)? Mosè! Questo non è allora un digiuno religioso, ma qui si vuole mostrare che Gesù è come Mosè. Come Mosè con il digiuno fu pronto a recepire la Legge, così anche Gesù, con il suo digiuno, si preparò a contrastare la potenza del diavolo.

 

3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».

Le tentazioni non sono qualcosa di chiaramente negativo: una cosa negativa, la vedi e la eviti. Sono qualcosa sulla soglia, sono la tentazione subdola, fine, nascosta. Vediamo!

 

SE TU SEI FIGLIO DI DIO=più che “se” qui è “giacché”. “Giacché (visto che) sei figlio di Dio – cosa che non è messa in discussione dal diavolo – dì a questa pietre che diventi pane”.

Infatti che Gesù sia Figlio di Dio noi lo sappiamo già dal Battesimo (Lc 3,21-22): quindi non è in dubbio questa cosa.

Nei vangeli, con “figlio di Dio” non s’intende una partecipazione di Gesù alla condizione divina. Nella loro mentalità “Figlio di Dio” significa uno che è protetto da Dio. Nella Bibbia “Figlio di Dio” è il popolo di Israele, è il re, è la persona giusta; figlio di Dio perché Dio lo protegge.

Qui, il diavolo, non mette in dubbio la condizione divina di Gesù, ma gli dice di usare i vantaggi che possono derivare da questa condizione. D’altronde lo diceva anche la Bibbia: “Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà” Sap 2,18.

Quindi: “Hai fame, sei Figlio di Dio, utilizza per te le tue capacità, questo vantaggio, e (visto che come Figlio di Dio lo puoi) trasforma questi sassi in pane”. Cioè, “utilizza per te, a tuo favore questa tua posizione, condizione. Hai delle virtù, hai delle capacità normali o straordinarie, usale a tuo vantaggio. Usa le tue capacità per il tuo prestigio: non è mica male; non fai mica male a nessuno”.

Mosè, che era un servo di Dio, aveva fatto piovere dal cielo la manna. Se Gesù è Figlio di Dio (e lo è, e satana lo sa!), lo può fare! Gesù davvero può trasformare i sassi in pane. Ma non lo fa, anche se lo può.

Un uomo da tanti anni è sindaco del suo paese: conosce tutte le persone del luogo. Non ha bisogno di fare la fila dal dottore… è il dottore che va a casa da lui. Se ha bisogno di andare in banca basta una chiamata… e il direttore della banca subito lo richiama. I negozianti lo riempiono di regali, doni, offerte… D’altronde se si può…!

Un uomo ha le conoscenze giuste per cui ogni volta che viene pignorata o svenduta una casa, lui lo sa. Le acquista e le rivende guadagnando fortune: “Ma io non faccio niente di male!”.

Un uomo che lavora in banca, siccome è un’abile comunicatore, riesce a propinare ai suoi clienti ogni tipo di azione, anche quelle spazzatura.

Sei in Comune e sai che un terreno verrà reso fabbricabile: usa per te questa informazione.

 

Qui il diavolo chiede a Gesù una cosa che Gesù davvero farà nella moltiplicazione dei pani. Ma dov’è la differenza? Qui la capacità (dono di “fare pane”) sarebbe utilizzata solo per sé (dimostrati chi sei, il potere che hai), lì invece è utilizzata per il bene di tutti (“tutti mangiarono e furono saziati e furono portati via dodici ceste piene di pezzi avanzati”).

Per il vangelo una capacità utilizzata solo per sé è demoniaca; utilizzata per tutti è un miracolo. Quindi: un bene solo per sé (che esclude gli altri), per il vangelo, è demoniaco.

 

4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».

In sintesi Gesù dice: “Il potere: non ti basta mai!”.

NON DI SOLO PANE=e di cos’altro vive l’uomo? Di amore, di coccole, di sorrisi, di festa, di gioia, di misericordia, di perdono, di armonia, di senso della vita, vive l’uomo. Per quanto ti innalzi, se non hai anche questo, dentro sei morto e non ti basta mai quello che hai. Tutto questo è qualcosa che uno non può produrselo da sé: o si riceve o viene dalla condivisione.

Quindi la prima tentazione è il tentativo dell’uomo di bastare a sé stesso, di essere superiore agli altri, di credere di poter fare a meno degli altri, di non aver bisogno di ricevere e di bastare a sé stesso.

Questa frase viene presa da Dt 8,1-6 dove l’autore scrive che nonostante le prove, nonostante la manna, il popolo non credette. Dio aveva mandato il pane dal cielo (manna) ma il popolo era rimasto deluso e continuava a mormorare.

Anche se l’uomo ha il pane terreno questo non sazia la sua fame, che è una fame di pane del cielo (fede, amore, misericordia, perdono, ecc.).

 

5 Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra

IL DIAVOLO LO CONDUSSE IN ALTO=”in alto” indica la condizione divina (Ez 28,14-16). Il monte è il luogo della residenza degli dei. Tutti i potenti erano considerati “divini”.

TUTTI I REGNI DELLA TERRA=perché il diavolo mostra a Gesù i regni della terra? Perché anche Gesù sarà un re, il re dei Giudei, come dice l’iscrizione di condanna della croce.

 

6 e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio.

Qui non c’è la premessa della prima e terza tentazione/seduzione: “Se sei figlio di Dio… giacché sei figlio di Dio”. Quindi questa tentazione è valida per ogni uomo. È la tentazione centrale.

TI DARO’ TUTTO QUESTO POTERE=qui il vangelo si rifà ad un altro episodio dell’A.T.

In Dt 34,1-4 Mosè, vicino alla terra promessa, dopo 40 anni di peregrinazione, sale sul monte Nebo e vede da lontano la terra promessa. Il Signore però gli dice: “Io la darò alla tua discendenza. Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non la vedrai”.

Ma che Dio crudele: ti fa vedere la torta ma poi non te la fa mangiare. Perché? Perché Mosè aveva usato sempre il potere, il comando e la forza; aveva ucciso e schiacciato i nemici e tutti quelli che erano contrari a lui.

Un uomo così, per quanto profeta fosse, non poteva entrare nella nuova terra promessa. E non vi entrò.

 

Cosa sta facendo il diavolo? Gli dice: “Tu vuoi essere re. Per essere re bisogna essere potenti, cioè ti servono ricchezza, gloria, potere, armi, favori, “amicizie”. Io posso darti tutto questo”.

Cosa gli dice il diavolo? Il Messia è uno violento, uno che usa la forza e il potere, lo dicono anche la Bibbia o Dio stesso. Infatti il Sal 2,8 dice: “Ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai”. Il Messia della tradizione è un Messia violento.

Gesù non sarà mai così! Gesù rifiutando, rifiuterà l’idea religiosa del Messia potente e violento della tradizione.

 

Cosa sta dicendo qui Lc? Il diavolo gli dice: “Ti darò tutto questo potere”. Se il diavolo può dargli tutto questo potere allora vuol dire che il potere viene dal diavolo e lui lo dà a chi vuole. È il diavolo che conferisce il potere e la sua gloria: la ricchezza. Il potere, quindi, viene sempre dal diavolo mai da Dio ed è sempre satanico.

 

7 Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».

SE TI PROSTERAI IN ADORAZIONE DINANZI A ME=Il diavolo è furbo: “Tu vuoi essere re? Io ti faccio diventare re, ma ti chiedo di essere mio schiavo”, e infatti gli chiede di adorarlo prostrandosi.

 

Il potere è sempre satanico per il vangelo, perché da una parte è il dominio di qualcuno su qualcun altro (“Io posso; io ho; io decido e tu obbedisci ed esegui”). Il potere è basato sulla:

  • ricompensa (“Se tu fai come dico io, allora ti garantisco posizione, soldi, ecc.”),
  • persuasione (“Tu fallo perché te lo dico io”),
  • paura (“Se non fai così, non sei più dei nostri”)

Dall’altra parte – tu non te ne accorgi – per detenere il potere devi sottometterti, fare compromessi, sostenere chi non vuoi; non puoi dire la verità e non puoi fare come vuoi.

Il potere ti dà l’illusione del potere ma in realtà sei sottomesso.

Giulio Andreotti un giorno disse: “Quando non avevo nessun potere dicevo quello che volevo; adesso che ho il potere io (a quel tempo era Presidente del Consiglio) non posso più dire quello che voglio!”.

 

L’autorità non è il potere

 

Nei vangeli bisogna distinguere tra autorità e potere.

L’autorità è un servizio basato sulla propria competenza (e questo è evangelico). Chi ha autorità non impone ma propone; non dirige la vita degli altri ma serve; insegna ma mettendo a disposizione il suo sapere e il discepolo poi continua con le sue gambe.

Il potere invece è il dominio sugli uomini ed è basato su alcune caratteristiche.

  1. La paura: dominare una persona con la paura della punizione del castigo. Questo rende l’uomo un vile, un impaurito.
  2. L’ambizione: dare una ricompensa perché l’altro faccia qualcosa che tu vuoi (“Io posso darti questo… se tu…”). Questo rende l’uomo sottomesso.
  3. La credulità: è quando il potere inculca un’ideologia che esalta il potere e presenta l’obbedienza e la sottomissione come un bene, desiderabile, rendendo l’uomo infantile. E quando si è così, ogni proposta di libertà sarà vista come un attentato alla propria sicurezza.

 

8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».

IL SIGNORE DIO TUO ADORERAI: A LUI SOLO RENDERAI CULTO=Gesù cita Dt 6,16: “Non tenterete il Signore vostro Dio”.

Perché dice “a lui solo?”. Gesù ha conosciuto l’unico e vero Dio, che è il Padre (=l’Amore), nel Battesimo: solo Lui è Dio, e solo a Lui si deve rendere culto. Tutte le altre immagini di Dio vengono dagli uomini e non sono Lui.

Quindi questa tentazione dice: “Utilizza la forza e sottomettiti che questa è l’unica strada per fare il bene… per fare qualcosa… per incidere nel mondo”. “In fondo cosa ti costa?”, gli dice il diavolo, “guarda cosa ne avrai”.

 

9 Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui;

SE TU SEI FIGLIO DI DIO=“Giacché sei Figlio di Dio, gettati giù. Siccome Dio ti custodirà, non cadrai a terra e tutti vedranno che tu sei Dio”.

Non gli diranno la stessa cosa in croce: “Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce!” (Mt 27,40)? Ma Gesù non vuole essere adorato (Sei Dio, lo hai dimostrato e m’inchino di fronte alla tua potenza). Dio vuole essere amato (Tu sei il Dio amore, mi lascio amare e ti seguo in libertà).

SUL PUNTO PIU’ ALTO DEL TEMPIO=perché proprio lì? Forse per l’altezza? No.

A quel tempo c’era una grande aspettativa del Messia e la fantasia della gente era che il Messia sarebbe arrivato all’improvviso e sarebbe apparso a Gerusalemme sopra il pinnacolo del tempio (4 Esdra 13,34-37). Questo era quello che la gente si aspettava.

Quindi questa tentazione vuol dire: “Fai quello che la gente si aspetta”. “Tutti si aspettano questo; la tradizione, i religiosi, i capi, la gente, da te vuole questo!”.

Gesù non è venuto ad assecondare le aspettative del popolo ma a liberarlo dalle false aspettative. Se diventi quello che gli altri vogliono, perdi te stesso e chi sei tu.

 

10 sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano; 11 e anche: Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».

STA SCRITTO INFATTI=il diavolo qui parla come un dottore della Legge. Infatti gli cita il Sal 91,11-12 e lo invita a sfidare e a tentare il Signore.

 

12 Gesù gli rispose: «È stato detto: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».

NON METTERAI ALLA PROVA IL SIGNORE=citazione del Dt 6,16.

Cos’era successo? Durante l’esodo il popolo ebreo ad un certo punto si era trovato in una località, chiamata Massa, dove non c’era l’acqua.

Allora il popolo si ribellò contro Mosè e contro Dio: “Ma ci hai portati fuori dall’Egitto per morire di sete qui? Era meglio rimanere in Egitto: almeno là mangiavamo e bevevamo”.

Il popolo allora dubitò di Dio: “Ma questo Dio è in mezzo a noi, sì o no?” (Es 17,1-7). Ecco la frase: “Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa” (Dt 6,16). Cioè: non chiedete a Dio segni straordinari per dimostrarvi che Lui c’è.

 

Anche Gesù rifiuta di dare un segno spettacolare. Dio, quindi, non si manifesta mai attraverso segni straordinari, miracoli, prodigi o cose che destano sensazione. Dio non si manifesta in questo potere rumoroso ed evidente; Dio si manifesta nell’amore, che non fa chiasso e non sbraita.

 

Questa tentazione dice: Fai quello che la gente si aspetta da te”. Tutti vogliono vedere il Messia: tu che puoi, fallo e gettati giù dal pinnacolo.

Tutti vedranno chiaramente allora chi sei.

Il diavolo in fondo gli chiede una piccola cosa: avrà tutto se fa quello che lui gli dice. Cosa gli costa?

Tutti fanno così, tutti si comportano così, fallo anche tu, perché vuoi essere diverso?

Tutti proclamano certi valori ma non li vivono, fai anche tu così! “Il mondo va così; non ci si può far niente; è il sistema”: accetta (=sottomettiti) a questo.

Dall’alto ti hanno detto di fare così: tu fallo e non farti domande!

A Norimberga i criminali nazisti dissero: “Perché ci condannate? Noi dobbiamo essere premiati. Siamo ottimi soldati che hanno semplicemente obbedito e fatto il loro dovere”. Ed era vero, che avevano obbedito. “Ma l’obbedienza”, diceva don Lorenzo Milani, “non giustifica più”.

 

Sii come tutti ti vogliono: avrai l’approvazione ma perderai te stesso. Fai le leggi che la gente vuole: otterrai voti e consenso ma zittirai la tua coscienza.

Cerca l’approvazione dei tuoi superiori: non avrai problemi ma avrai perso la tua libertà.

Compiaci i tuoi genitori: ti accetteranno ma tu rimarrai bambino.

Cercare l’approvazione degli altri, per il vangelo, è demoniaco perché si tratta di rinunciare alla propria missione e alla propria strada. Ma se fai quello che gli altri vogliono ti sottometti e non sei più il re della tua vita.

 

13 Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

DOPO AVER ESAURITO OGNI TENTAZIONE=il diavolo se ne va. Ma…

FINO AL MOMENTO FISSATO=e qual è? Ecco di nuovo la tentazione in croce: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso” (Lc 23,37). Cioè: “Usa i tuoi poteri, le tue capacità, a tuo vantaggio”.

 

Quest’ultima annotazione (il tempo fissato, che per Gesù sarà in croce) ci indica che sempre nella vita saremo tentati. La prova c’è e ritornerà più volte. Sarebbe bello dire: “Questa cosa l’ho affrontata, sono a posto”. E, invece, a livelli sempre diversi, saremo sempre messi alla prova. Molte volte dovremo invece affrontare, a livelli diversi, certe questioni. Speravamo che fossero sistemate e, invece, si ripresenteranno in tante forme e su tanti livelli.

Come il vento scuote l’albero, non per farlo cadere ma per radicarlo ancor più nel terreno, così la prova non “ci fa male” per farci soffrire, ma per radicarci ancor di più dentro di noi, nel mistero della vita e di Dio.

 

 

Pensiero della settimana

Non cercare l’amore.

Non si cerca ciò che già si ha.

Basta solamente farlo uscire.

 

 

 

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