Trasfigurazione

II domenica del tempo di Quaresima

Domenica 17 marzo 2019

Prima lettura: Gen 15, 5-18 Salmo: Sal 26 Seconda lettura: Fil 3, 17-4, 1         Vangelo: Lc 9, 28-36

 

 

Gesù predica e guarisce. Gesù ha chiamato alcuni discepoli a seguirlo e questi lo hanno fatto. Ma chi lo segue non ha capito chi è veramente Gesù.

Prima di questo episodio Gesù moltiplica (in realtà condivide!) i pani (Lc 9,10-17): tutti pensano che sia il Messia, quello tanto atteso e desiderato, se succedono queste cose.

Così un giorno Gesù stesso chiede a loro: “Ma voi chi dite che io sia?” (Lc 9,20). La risposta (di Pietro) è scoraggiante: “Il Cristo (in ebraico è “il Messia”) di Dio” (Lc 9,20). Non hanno capito niente! Per questo intima loro di stare zitti: “Per carità non dite queste fesserie in giro!” (Lc 9,21).

Gesù stesso dirà loro chi è: “Io non sono il Messia forte come Mosè o violento come Elia. Io sarò perseguitato e forse morirò. Non io ucciderò qualcuno ma qualcun altro ucciderà me” (Lc 9,22). Ma gli apostoli non capiscono.

Per questo li deve prendere e portare sul monte della Trasfigurazione. La trasfigurazione è in funzione degli apostoli. E’ per “questi” (Lc 9,35) che Gesù si mostra per quello che è, perché loro lo continuano a vedere con i vecchi occhi. Vedranno? No!

 

28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.

OTTO GIORNI DOPO=Mt 17,1 e Mc 9,2 hanno sei giorni. Hanno una prospettiva diversa. Al sesto giorno a Mosè si manifestò la Gloria di Dio. Se prima la felicità era la Legge, adesso la felicità è fare l’esperienza, “vedere”, il Signore.

Lc, invece, ha otto giorni. Perché? 6 è quello che ti manca: hai tanto (6) ma ti manca qualcosa (7). 8, invece, è la felicità piena, divina, è l’ottavo giorno, il giorno di Dio e degli dei, il giorno senza fine. Quindi qui si vuol dire: “Vuoi avere una felicità divina, piena, enorme, infinita?”. E chi non la vuole!!! Ma c’è qualcosa da fare! Non accade come la pioggia dal cielo: tu devi fare qualcosa.

QUESTI DISCORSI=che discorsi Gesù ha appena fatto?

Gesù ha appena detto che “dovrà morire” (Lc 9,22) e che chiunque lo vuole seguire deve morire al proprio io, rinnegare se stesso (Lc 9,23-25): “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso”.

Gesù ha appena affermato che per vivere bisogna saper morire: non uccidersi, ma saper far morire le nostre inclinazioni al male, distruttive, che ci impediscono di essere noi stessi, di amare, di vivere come possiamo vivere. Dirsi di “no” in certi momenti della vita o dire certi “sì”, ha un grande costo: ma se non c’è questa capacità, se non c’è questa decisione, se non c’è lo spazio di porre dei paletti chiari e definitivi per il nostro bene (no o sì che siano) allora l’Uomo non si può costruire.

Gli apostoli non sanno morire alle loro idee (=Gesù sarà il nuovo Mosè) e per questo rischiano di perdere la propria vita (=vitalità; regno di Dio; felicità vera).

Affermando che la Trasfigurazione avviene otto giorni dopo questi discorsi, Gesù mette in correlazione che la felicità divina, “piena”, non si può raggiungere senza saper scegliere, senza saper dire dei no e dei sì, forti, coraggiosi, definitivi e importanti.

PIETRO=c’è Pietro e sappiamo già che sarà in opposizione a Gesù (Simone=in accordo; Simon Pietro=in dubbio; Pietro=in opposizione). D’altronde Pietro vuol dire “testardo, testa dura, “de coccio””.

GIACOMO E GIOVANNI=come sono chiamati Giacomo e Giovanni? I “figli del tuono”: cioè sono quelli violenti, irosi, iracondi, quelli che si “scaldano con un niente”.

Sono quelli che in questo stesso capitolo (Lc 9,51-56), quando Gesù viene rifiutato da una villaggio della Samaria, dicono a Gesù: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi? (Elia aveva fatto proprio così nell’A.T.!)”; “Vuoi che li distruggiamo, che li bruciamo tutti? Come si sono permessi di farti questo: di rifiutarti?”. Sono personaggi attaccabrighe.

 

Perché Gesù allora chiama questi tre? Questi sono gli unici tre apostoli che hanno il soprannome. Perché sono i più resistenti, i più duri, i più difficili. D’altra parte sono anche i più influenti nel gruppo e sa che se li avrà con sé, tutti gli altri lo seguiranno.

Cos’hanno combinato per cui Gesù li deve portare sul Monte? Quando Gesù ha chiesto a loro: “Chi sono io per voi?” (Lc 9,20), loro hanno risposto: “Il Cristo di Dio” (Lc 9,20), ma in ebraico è: “Il Messia di Dio!”. Infatti Messiah, in ebraico, viene tradotto con Christos, in greco.

Cos’hanno capito? Niente! Non hanno ancora “visto” chi è Gesù, il Figlio di Dio, l’incarnazione dell’amore. Loro continuano a “vedere” in Gesù qualcosa che Gesù non è. Per questo Gesù deve mostrare loro chi Lui è veramente.

 

Questo è meraviglioso: Dio ti cambia il carattere.

Sappiamo dagli Atti che Pietro cambiò radicalmente il suo modo di pensare e Gv divenne il “discepolo amato, quello che posava il capo sul petto di Gesù” (per dire l’amore, la dolcezza, la tenerezza): cambi radicali, totali, definitivi, permanenti, rivoluzioni.

La conversione è questo: tu non sei più tu. Cioè: tu sei sempre te stesso, ma non senti, non pensi, non vivi e quindi non agisci più come prima perché hai fatto un’esperienza che ti ha cambiato tutto.

Gli orientali la chiamano “illuminazione”: prima ero cieco e adesso ci vedo. I cristiani “conversione”: vivere con Lui. Mentre il “peccato” è vivere lontani da Lui.

 

SUL MONTE=c’è l’articolo, quindi non è un monte ma “il” monte. Prima il monte era il Sinai, dov’era stata data l’antica Legge, ma adesso il monte della gloria, della manifestazione di Dio, è il Tabor.

Il monte nell’antichità era il luogo dove Dio si manifestava, dove Dio si faceva vedere.

 

29 Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.

MENTRE PREGAVA=Lc presenta Gesù sempre in preghiera nei momenti importanti della sua vita.

 

Quando prende coscienza di chi è e della sua missione, al Battesimo, Gesù è in preghiera (Lc 3,21-22).

Quando deve scegliere i suoi collaboratori, gli apostoli, Gesù prega tutta la notte (Lc 6,12).

Quando deve capire se i suoi collaboratori, gli apostoli, veramente hanno capito chi è Lui (e quindi a cosa loro sono inviati), Gesù prega (Lc 9,18) e poi chiede loro: “Chi dite che io sia?”.

Quando viene trasfigurato Gesù è in preghiera (Lc 9,28).

Quando Gesù dona la sua preghiera, il Padre Nostro, prima ha pregato (Lc 11,1).

Quando si trova nei pressi della prova e della morte, nel Getsemani, Gesù prega (Lc 22,39-46).

Quando muore, le sue ultime parole sono una preghiera: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 24,46).

Gesù, allora, nei momenti importanti della sua vita è sempre connesso col Padre.

La preghiera è il mezzo per essere in comunione, in connessione, in contatto col Padre. E’ il cellulare per Dio!

La preghiera a Gesù, quindi, serve per:

radicarsi: avere la forza di fare ciò che deve fare e affrontare;

chiarirsi: prendere la distanza dagli eventi e dalle emozioni per capire cosa fare, cosa scegliere, chi scegliere, dove andare, cosa rischiare, quanto osare, chi è;

sentirsi amato: per sentire che il Padre è con Lui (connessione, comunione col Padre), anche nei momenti più bui e difficili.

 

IL SUO VOLTO CAMBIO’ D’ASPETTO=lett. “divenne altro (eteron in greco; alter in latino)”.

Gli altri vangeli usano la parola metamorfosi.

Cosa vuol dire Luca, allora? Vuol dire: per quanto tu faccia non puoi raggiungere lo splendore di questa condizione. Questo splendore lo può raggiungere solo chi si lascia invadere da Dio, solo chi lascia che Dio lo trasformi.

Vi ricordate Madre Teresa? Il suo viso era pieno di rughe e scavato, ma aveva un volto splendido. Perché? Perché in lei Dio si faceva visibile, splendente; in lei Dio traspariva. Quando la guardavi vedevi qualcosa di oltre, di più in là del suo volto: in lei risplendeva Lui.

La parola splendore viene dal greco spledòs, che vuol dire cenere. Lo splendore ha sempre a che fare con una trasformazione, con un bruciare il vecchio per essere qualcosa di nuovo, con un morire perché qualcosa di nuovo possa rinascere.

 

L’altro volto

 

Allora tu vedi il volto di Gesù: è un volto come tanti altri. Ma se vuoi vedere il Figlio di Dio, devi vedere “un altro” volto, quello che è oltre la pelle, la carne e il volto che si vede.

Tu vedi il volto di tua moglie: è un volto magari carino e familiare, ma come tanti altri. Se vuoi vedere il suo amore, tu devi vedere “un altro” volto, il suo volto dell’amore.

Tu ascolti un predicatore profeta che parla di Dio: il suo volto è come quello di tutti e di tanti altri. Ma, in realtà, tu “vedi” e “senti” un altro volto e altre parole. Non è più il suo volto che vedi ma “un altro” volto.

Tu ti guardi allo specchio nei giorni dell’amore: sì, il tuo volto è sempre quello, ma in realtà tu vedi “un altro” volto riflesso nello specchio.

Tu vedi il volto di una donna che vede suo figlio appena nato: è “un altro volto”, dove le fatiche, le grida, il dolore, sono incredibilmente spariti e lasciano spazio ad un “altro volto”, pieno di luce e di gioia.

Tu vedi il volto di Madre Teresa: è un volto rugoso, vecchio, per niente bello. Ma se tu guardi bene puoi vedere “un altro volto”, pieno di luce, di amore, di magnificenza e di Dio.

Tutte le cose hanno un “altro volto”: la spiritualità è vedere quell’”altro volto”.

 

LA SUA VESTE DIVENNE CANDIDA E SFOLGORANTE=si credeva che i giusti splendessero come il sole nel regno di Dio.

Gli altri evangelisti hanno l’aggiunta: “Nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche” (Mc 9,3). A Lc non serve dire questo perché ha già detto: “Otto giorni dopo…” (8=numero divino).

Cosa ci vogliono dire queste immagini?

 

“Coloro che segnati con il sigillo (144.000) sono avvolti da candide vesti” (Ap 7,9).

“Coloro che furono immolati a causa della parola di Dio hanno una veste bianca” (Ap 6,11).

“I vegliardi della porta del cielo sono avvolti in vesti candide” (Ap 4,4).

“Coloro che hanno accolto la parola… lo scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti: non cancellerò il suo nome dal libro della vita ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti agli angeli” (Ap 3,4-5).

Il libro dei Numeri poi dice (Nm 6,25): “Il Signore faccia brillare il suo volto su di te”.

E Isaia 60,1: “La gloria del Signore brilla sopra di te (a Gerusalemme)”.

Allora: chi sono questi vestiti con candide vesti e rivestiti, brillanti di luce? Sono i risorti.

 

Quindi questo splendore, questa luce, questa condizione, non si può ottenere con nessuna cosa della terra. E’ qualcosa che viene dal cielo.

Quindi questo sta dicendo Gesù: “Il morire (=dire no alle nostre paure e ai nostri comportamenti distruttivi; dirsi di no; fare scelte coraggiose: dirsi di sì; dire no all’approvazione/aspettative degli altri; seguire la propria missione; osare di vivere, ecc.) ti fa vivere, ti dà una luce che nient’altro ti può dare”. Più accogli Gesù e più diventi luminoso.

C’è anche nel nostro modo di dire: “E’ una persona splendida!”, per dire una persona piena di luce!

 

Bisogna “vedere” Dio

 

Gli apostoli non vedono Gesù ma il loro Gesù, che per loro si chiama Mosè ed Elia. Allora Gesù deve correggere la loro visione perché “vedono” in Gesù cose che Lui non è.

Pietro, Giacomo e Giovanni, quindi, si aspettavano un Messia trionfante, armato e potente. Ma Gesù non è così. E nonostante tutto quello che Gesù fa e dice, loro continuano a vederlo così.

Per sapere chi è Dio abbiamo bisogno di vedere Dio, di avere una “visione”, un’esperienza; allora si sa chi è. Si conosce Dio solo se lo si è “toccato di persona”: allora si sa chi è.

Giobbe: “Io ti conoscevo per sentito dire ma ora i miei occhi ti vedono”.

In una notte nera alcuni uomini si imbatterono in qualcosa. Non si vedeva proprio nulla. Quando non c’è la luna nella savana, non c’è nessuna luce, è buio pesto. Il primo disse: “E’ grande e stabile, qui siamo al sicuro, è certamente una roccia. Il secondo disse: “Qui c’è un ramo lungo, è certamente un albero, mi metterò a dormire qui. Il terzo disse: “Qui c’è qualcosa di morbido, è certamente un po’ di terra umida, io mi sdraierò qui. Tutti avevano conosciuto qualcosa, una parte, ma si erano fermati lì. Non avevano capito che quello era un grande elefante, che stanco della loro presenza, mentre loro dormivano, si alzò e li schiacciò.

 

30 Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia,

ED ECCO=kai idou=”ed ecco”: indica una sorpresa. Che Gesù si manifestasse nella sua gloria poteva andare bene, ci stava. Ma che Mosè ed Elia conversino con Gesù, questo proprio no!

CONVERSAVANO CON GESU’=prima, nell’A.T., Mosè ed Elia parlavano direttamente con Dio, adesso invece parlano, non più con Dio, ma con Gesù. E’ chiaro cosa si vuol dire: Gesù è Dio!

Mosè ed Elia rappresentano l’A.T.: Mosè colui che ha dato la Legge ed Elia è il profeta che con zelo, anche violento, impose l’osservanza di questa legge. Ma chi sono questi due? Sono due violenti!

MOSÈ=dopo i 40 giorni sul Sinai scende dal monte e trova il suo popolo che fa festa. Si arrabbia talmente tanto che in un giorno ammazza 3.000 persone! Naturalmente non è un episodio storico, ma il senso è che bisogna osservare la legge altrimenti ti capita il peggio (terrorismo religioso).

ELIA=è il profeta fanatico, violento, e tutti i fanatici religiosi in nome di Dio “uccidono, giudicano e distruggono” l’uomo. Per questo Gesù ha detto: “Ama l’uomo… e da questo si vede se ami Dio”.

Elia un giorno ha sfidato i sacerdoti di un’altra civiltà e ha vinto. Gli poteva bastare la soddisfazione morale: invece no, ne ha sgozzati 450!

Il Dio di Gesù non ha niente a che fare con questo Dio. Mosè ed Elia sono quindi: 1. i più grandi personaggi di Israele; 2. quelli che non erano, secondo la tradizione, neppure morti, ma erano stati rapiti in cielo; 3. entrambi avevano incontrato Dio (nel roveto o nel vento); 4. entrambi avevano parlato con Dio al Sinai.

Cosa succede qui? Il fatto che Mosè ed Elia conversino con Gesù (non fra loro 3!) indica che Legge e Profeti (cioè l’A.T.) non hanno più niente da dire ai discepoli. Sono il passato.

 

31 apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

APPARSI NELLA GLORIA=cioè nella condizione divina.

Di Elia la tradizione diceva che era stato rapito in cielo (2 Re 2,11). Di Mosè, però, non si diceva ciò (forse c’era una tradizione al tempo di Gesù).

Il fatto, comunque, che siano apparsi gloriosi, indica che rimangono due figure importanti, gloriose, della storia di Israele. Ma adesso sono due figure superate.

E PARLAVANO DEL SUO ESODO=la parola esodo vuol dire sia morte (Sap 3,2; 7,6; 2 Pt 1,15) sia, chiaramente, l’antico esodo dall’Egitto. Ma da cosa dovrà liberare adesso Gesù? E verso dove porterà il nuovo popolo di Israele (apostoli e tutti i suoi discepoli)?

CHE STAVA PER COMPIERSI A GERUSALEMME=qualche versetto più avanti Lc dirà: “Mentre stavano compiendosi (sin-pleroo come qui che c’è pleroo) i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente (lett. “indurì il volto”) verso Gerusalemme” (Lc 9,51).

Gesù deve andare a Gerusalemme (tutta la seconda parte di Lc è un lungo viaggio verso Gerusalemme) perché Gerusalemme dev’essere liberata dalla schiavitù. L’antica schiavitù si chiamava Egitto e il suo oppressore era il Faraone: Mosè liberò da questa, che era una schiavitù esterna. La meta era la Terra Promessa.

Ma adesso la nuova schiavitù si chiama Gerusalemme e il suo oppressore è l’autorità religiosa. E questa è una schiavitù interna e spirituale. La meta è una vita divina, che inizia su questa terra.

 

32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

PIETRO E I SUOI COMPAGNI ERANO OPPRESSI DAL SONNO=Ma come?

Gesù si è trasfigurato, ci sono Mosè ed Elia, e questi dormono? Ma è possibile che di fronte alla gloria, ai personaggi che tutti avrebbero voluto conoscere, loro dormono?

Lc non vuole dirci che erano stanchi per la salita e per questo avevano sonno. Il sonno è un non voler vedere, un non voler accettare quello che hanno davanti. Indica la loro resistenza, la loro stoltezza, la loro scarsa intelligenza, un po’ come i discepoli di Emmaus che “non vedono” (Lc 24,25).

QUANDO SI SVEGLIARONO VIDERO LA SUA GLORIA=se si svegliano (dia-gregoreo=svegliarsi) qui vuol dire che prima hanno dormito e non hanno sentito cosa si sono detti Gesù, Elia e Mosè. I discepoli non hanno capito e non accettano che Gesù vada a Gerusalemme e che debba morire.

 

33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.

MENTRE QUESTI SI SEPARAVANO DA LUI=diachorizo=separarsi, dividersi, disgiungersi.

Questi se ne stanno per andare e lui vuole fare tre capanne, una per Gesù, una per Elia e una per Mosè”? E’ chiaro: Pietro parla per evitare, ritardare la separazione; non può accettare che Mosè ed Elia passino; non può accettare che ciò in cui ha sempre creduto sia chiuso da Gesù.

IL PIETRO= “o Petros”; Lc ci mette addirittura l’articolo: “Il Pietro” (Pietro=testardo, duro). L’articolo mostra la totale contrapposizione e il totale rifiuto di Pietro.

MAESTRO È BELLO PER NOI STARE QUI. FACCIAMO TRE CAPANNE=capanne (e non tende), in greco skenas; in latino tabernacula.

La tradizione ebraica diceva così: “Il messia verrà improvvisamente nel pinnacolo del Tempio, il giorno della festa delle capanne”.

All’inizio era una festa agricola, fine vendemmia, in seguito fu trasformata in festa religiosa. Si svolgeva quindi tra settembre e ottobre e per una settimana, alla fine della vendemmia, si viveva sotto le capanne e naturalmente si beveva e si faceva festa. Ma cosa ricordavano le capanne, le tende? Ricordavano i 40 anni di deserto e tenda dopo la liberazione, grazie a Mosè, dagli Egiziani e dalla schiavitù. La festa delle capanne era una festa in ricordo della liberazione dall’Egitto, quando per 40 anni il popolo visse in capanne (ecco la parola strana: capanne!?). Adesso, non più per 40 anni ma per una settimana, si viveva in capanne ricordando quanto successo.

Il nuovo liberatore, quindi apparirà nel ricordo della vecchia liberazione. Per Pietro Gesù non può che essere il Messia, atteso dalla tradizione, che si manifesta nella festa delle capanne.

UNA PER TE, UNA PER MOSE’, UNA PER ELIA=nella Bibbia il personaggio più importante, quando ce ne sono 3, sta al centro. Ma al centro, per Pietro, non c’è Gesù, c’è Mosè, il grande legislatore.

Ecco la tentazione di Pietro, il satana: “Tu Gesù devi essere come Mosè, come Elia, come la tradizione dice”. Ma Gesù non ucciderà, anzi Lui darà la vita. Quindi Gesù è incompatibile con la legge di Mosè e con lo zelo profetico di Elia.

Pietro gli dice: “Eh no! Tu non puoi essere così… Tu devi essere diverso… tu devi attenerti a quello che è la regola… la tradizione… a quello che i nostri padri ci hanno insegnato”.

Dicendogli così Pietro rifiuta Gesù e gli dice: “Noi così non ti vogliamo”. Pietro ha in mente la sua idea.

Pietro dice a Gesù: “Caro Gesù, il Messia che io voglio è questo: 1. Un rabbino dell’A.T., cioè attieniti alla tradizione; 2. Un Messia che si manifesta durante la festa delle Capanne (come la tradizione vuole); 3. Un Messia Legislatore come Mosè. Infatti poiché la legge era diventata un guazzabuglio e nessuno ci capiva più niente si diceva: “Quando verrà il Messia, lui ce la spiegherà”.

Pietro rifiuta totalmente Gesù: lui non lo vuole per quello che è.

 

Ci sono due modi di rapportarsi alle cose, alle persone e agli eventi.

Il primo dice: “Questo non è come quello che io so (ho in testa, credo): quindi non vale”. E così si riduce tutta la realtà al proprio cervello. Se una cosa non è come quella che uno sa, allora viene eliminata, scartata.

Il secondo dice: “Questo non è come quello che io so, ma può essere. Verificherò, cercherò, studierò e se sarà vero, lo accetterò anche se non è come ciò che io credo”. La mente qui si adatta alla realtà.

Nel primo si identifica tutto a sé: tutto è come me, come penso io. Nel secondo ci si apre alla realtà: la realtà è più grande di me. Vivere, imparare, vuol dire aprire la propria mente alla realtà e non ridurre la realtà alla nostra mente.

 

  1. Non ridurre l’universo alla tua mente

Nasruddin (simbolo in Oriente del saggio stolto) divenne primo ministro del re. Una volta, mentre gironzolava per il palazzo, vide, per la prima volta in vita sua, un falcone reale. Nasruddin non aveva mai visto questo tipo di piccione. Così tirò fuori un paio di forbici e spuntò gli artigli, le ali e il becco del falcone. “Adesso sì che sei un uccello decente – disse – il tuo padrone ti aveva trascurato”.

 

  1. Anche se ti sembra impossibile non è detto che lo sia

In India vive un santone Prahald Jani, chiamato Mataji, che dal 1940, così sostiene lui, non mangia e non beve (e non mangiando e non bevendo anche non evacua). Ora, questa sembra una leggenda metropolitana o una storiellina per bambini. Fatto sta che questo uomo è monitorato, 24 ore al giorno dall’esercito indiano ed è stato tenuto in osservazione da telecamere per diverso tempo 24 ore al giorno: ed è così come dice. Nessuno sa come questa cosa sia possibile, ma lo è.

Sembrerebbe trattarsi di un’antica tecnica yoga che si rifà al respiro dove a livello biologico l’urina non verrebbe espulsa ma rimandata in circolo (i valori di questo uomo sono quelli di un venticinquenne!). Forse lo è o forse no, ma finché non sappiamo, semplicemente diremo: “Non sappiamo!”.

 

  1. Una cosa evidente non è detta che sia vera.

Un uomo salì sull’autobus e si sedette accanto ad un giovane che aveva tutta l’aria di essere un hippy. Il giovane aveva una scarpa sola. Allora l’uomo, in atteggiamento giudicante gli dice: “Evidentemente hai perso una scarpa, ragazzo!”. “Nossignore”, fu la risposta, “ne ho trovata una”.

 

NON SAPEVA QUELLO CHE DICEVA=eidos, oida, è il sapere consapevole, di chi sa cosa dice. Ed è vero! Quello che dice non ha senso. E’ stupido ciò che dice! Infatti questi se ne stanno “per andare” e lui vuole trattenerli. Ma non può! Mosè ed Elia sono passati.

 

34 Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura.

MENTRE PARLAVA COSI’=la nube, segno della presenza di Dio, arriva quando Pietro dice queste stupidaggini a coprire le sue parole farneticanti.

UNA NUBE= è un’espressione biblica che rappresenta, indica, l’intervento di Dio. Nell’A.T. l’ombra è il segno della presenza di Dio (Es 24,15-18; 40,34).

LI COPRI’=episkiazo=coprire con l’ombra.

Dove abbiamo ritrovato questo verbo? In Lc 1,35: “Lo Spirito Santo scenderà su di te (Maria), su di te stenderà la sua ombra (episkiazo) la potenza dell’Altissimo”.

Lì l’ombra che scende su Maria permette il concepimento divino, l’inizio della vita di Gesù.

E qui? Cosa nasce qui? Cosa viene fecondato? Lì Maria concepisce Gesù, qui Gesù concepisce la sua chiamata. Qui in Gesù si forma la sua chiamata: andare a Gerusalemme, che voleva dire abbattere il Dio dell’A.T., il Dio violento, che premia e punisce e far risplendere il Dio-Abba che è esclusivamente nuovo.

ALL’ENTRARE IN QUELLA NUBE EBBERO PAURA=i discepoli sono ancora condizionati dall’idea della religione che diceva che non si può avere un’esperienza di Dio e rimanere in vita.

L’A.T. diceva che Dio punisce e castiga i traditori e i disobbedienti. Quindi cosa pensano: “Adesso che Gesù ha manifestato la sua divinità, ci tocca il castigo”; per questo sono terrorizzati dall’entrare nella nube. Pensano che entrare in quella nube voglia dire morire.

Lo sappiamo tutti: cambiare certe idee, certe convinzioni, che da sempre abbiamo avuto, ci sembra un po’ come morire, come venir meno. Perché è entrare in un mondo nuovo, ma sconosciuto, buio; lasciare la luce e dover entrare in qualcosa da scoprire.

 

35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

E DALLA NUBE USCI’ UNA VOCE=la voce è la voce di Dio stesso. Quella nube, quindi, È Dio.

QUESTI=è Gesù. Ma a chi lo dice? E’ evidente: a Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù sa chi è. Gesù lo sa già dal battesimo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto” (Lc 3,22). E, infatti, Gesù agirà subito dopo di conseguenza (Lc 4).

Sono gli altri che non lo sanno. Sono gli altri che non credono a questo. Sono gli altri che un attimo prima gli hanno detto: “Tu sei il Messia (in greco Christos)” (Lc 9,20). La voce è per loro, per “questi”. La Trasfigurazione non è per Gesù, che ha già chiara la coscienza di chi egli sia e di quale sia la sua missione. La Trasfigurazione è per gli apostoli, soprattutto questi tre, che non ne volevano sapere che Gesù fosse così e si distaccasse dalla tradizione. E’ per questo che li deve portare fino quassù!

FIGLIO=nel mondo ebraico significa colui che assomiglia al padre. Quindi “figlio di Dio” significa colui in cui Dio si manifesta, si mostra. In Gesù si mostra Dio. Allora: Gesù non è “figlio”, non assomiglia (non è come) a Mosè o ad Elia. Gesù è come Dio.

Vuoi conoscere chi è Dio? Dio è come Gesù.

L’ELETTO=è il nome caratteristico del servo di Jahwè (Is 42,1). Gesù è proprio l’eletto, il vero Liberatore, il nuovo Mosè, che non sarà violento come Mosè e che non avrà l’ardore di Elia.

Se Gesù allora è il prediletto vuol dire che è colui che eredita tutto quello che Dio ha. In Gesù, quindi, c’è tutta la conoscenza, la verità, la presenza di Dio. Non si può dividere Dio da Gesù.

LUI ASCOLTATE=autou akouete=Lui ascoltate. Il soggetto all’inizio rafforza ancor di più ciò che si dice: “Gesù – e non altri – proprio Gesù dovete ascoltare”. Perché cos’era successo? Cos’avevano fatto un attimo prima? Finché Mosè ed Elia parlavano con Gesù, questi tre (Pietro, Giacomo e Giovanni) li avevano ascoltati? No, avevano dormito, cioè si era rifiutati di ascoltarli (=di accoglierli).

Avevano visto ma non sentito (perché non avevano voluto!). Ecco la voce che adesso interviene: “E allora? Lo volete ascoltare, sì o no Gesù? Non volete sentire che anche Mosè ed Elia dicono che è Lui, l’eletto? Vogliamo accettarla questa cosa o no’”.

Ecco il cambio che Dio stesso attesta: “Non ascoltate più né Mosè né Elia, ma soltanto Gesù. E’ solo Lui che dovete ascoltare. Smettetela di rifarvi all’A.T., alla legge e ai profeti. E’ Gesù, e solo Lui, che mi rivela e che mi mostra”, dice Dio.

 

Questo brano risponde ad un interrogativo drammatico e sconvolgente della comunità cristiana: “Ok, accogliamo il messaggio di Gesù, il vangelo, ma che ce ne facciamo di tutto quello che finora abbiamo imparato? Come la mettiamo con l’A.T.? Ma siamo proprio sicuri che sia così?”.

Nei primi anni della chiesa c’erano posizioni diverse su questa fortissima questione. C’era chi diceva: “Eh no, dobbiamo osservare la legge di Mosè, come i nostri padri ci hanno insegnato!”. Altri, invece, dicevano: “No, Gesù ha abolito e superato la Legge di Mosè”.

La trasfigurazione, con la Voce di Dio, taglia la testa alla questione: “Ascoltate solo Lui”. Poi tutto quello che dell’A.T. si armonizza, che è compatibile, con Gesù, accoglietelo. Il resto va lasciato.

 

36 Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

GESU’ RESTO SOLO=non ci sono più né Elia né Mosè: l’unico riferimento adesso è Gesù.

ESSI TACQUERO E IN QUEI GIORNI NON RIFERIRONO A NESSUNO=perché? Perché non hanno capito niente!: “Ma come? Tu non sei il nuovo Mosè? Tu non sei il nuovo Elia?”.

Ci rimangono male: “Ma come? Noi credevamo in Mosè, in Elia, e invece dobbiamo credere solo in Gesù, eliminando tutto ciò che prima credevamo?”.

Gli apostoli per accettare Gesù hanno dovuto abbandonare, lasciare, rigettare, tutto ciò che prima credevano. Non fu per niente facile… e possiamo ben capirli!

Per questo quando tornano non ci hanno capito niente. Capiranno molto più tardi, dopo la resurrezione.

 

Se lo hai conosciuto allora: “Nessuna paura!”: sai chi è!

 

Cosa dice a me questo vangelo? La morte esiste e un giorno la vivrai.

La morte è angosciante: 1. Nessuno è mai ritornato di qua: “Vuol dire che non c’è niente?”. 2 Ci separa da tutti coloro che amiamo: “Li rivedremo? Lo riabbraccerò? Lo reincontrerò?”. 3. E’ ineluttabile: tu puoi pensarci o no, ma quando è la sua ora, lei arriva inesorabile.

Quando un uomo si rende veramente conto di questa realtà, che cioè si muore, va in angoscia. Jung dice: “Un uomo che non si ponga seriamente il problema della morte, è un uomo ammalato”.

Molte persone fanno finta di niente proprio per questo: per evitare l’angoscia. Ma non funziona! Alcune persone annegano l’angoscia facendo, facendo, facendo: “Finché faccio non ci penso”, …cadono nella depressione: “Se si muore non vale la pena di vivere”, …si attaccano disperatamente a qualcuno (un figlio o il partner): “Mi attacco a te per non andarmene”, …si ingozzano di cibo, beni, soldi: “Visto che perderò tutto, adesso mi riempio a più non posso”, …si arrabbiano e protestano con la Vita, con Dio, con tutti: “Non è giusto! E’ colpa tua!”, …non ci pensano: “Faccio finta di niente; se non ci pensi non c’è”.

La domanda è uguale per tutti: ma su cosa possiamo fidarci? Ci si può fidare? Dipende…

Sei una donna e per strada incontri un uomo sconosciuto che ti dice: “Vieni a prendere un caffè da me?”. E’ chiaro non ci si può fidare: “Chi è costui? Cosa vuole? Ma se manco lo conosco!”. Ma se invece è un tuo vecchio amico, uno che conosci benissimo, allora puoi salire tranquillamente.

Cosa si vuol dire? Il vangelo, Gesù dice: “Stai tranquillo, la morte è solo un passaggio, è solo un transito, è solo un viaggio verso una dimora molto migliore di questa vita. Fidati!”.

Ma è proprio questo il punto: come posso fidarmi di Gesù, se mai l’ho conosciuto prima?

 

Se Dio in questa vita l’hai conosciuto, l’hai incontrato, l’hai fatto diventare il centro della tua vita, se è diventato il tuo amore, la tua aria, il sangue che scorre nelle tue vene, se ti ha cambiato la vita, se Lui ti ha fatto vivere, se ti ha tirato fuori dalle morti interiori, se ti ha ridato felicità, amore, vita, allora tu sai che ti ama, che Lui ti vuole bene, che Lui è con te, che Lui non ti abbandona. Allora sì che puoi osare fidarti: non mi ha abbandonato finora, non lo farà neanche adesso. Se lo hai sperimentato sai chi è e per questo non dubiti: perché tu sai chi è. Allora puoi vivere, osare, rischiare, perché non hai più il terrore della morte.

  1. G. Jung: “E’ vivo solo chi è pronto a morire”.

Elias, 37 anni, era un uomo impegnato per la liberazione dei ragazzi dalla prigionia delle favelas. Un giorno gli squadroni della morte andarono a casa sua e lo uccisero. Sua madre quando lo vide sanguinante gli disse: “Te l’avevo detto, perché ti sei impicciato con quella gentaglia?”. “Mamma sono stato al mondo 37 anni e ho vissuto 37 anni. Sono stato felice di ciò che ho fatto. Lasciami andare!”. E così morì. Sul suo diario aveva scritto: “Quando incontri Dio non puoi più essere lo stesso, non puoi più far finta di non vedere, non puoi più tirarti indietro… Lui ti fa vivere davvero”.

Ma se non Lo conosci, come fai a fidarti? Come fai a fidarti di uno sconosciuto: è da pazzi! Se Dio ti è rimasto estraneo, sconosciuto, alieno dalla tua vita, allora sì che avrai tanta paura: “Una paura da morire!”, perché, per te, è come un terno al Lotto.

 

Un mistico islamico, Al-Ghazzali, (i musulmani hanno come padre della fede Abramo) dice: “Abramo, quando l’angelo della morte venne per impadronirsi del suo spirito, disse: “Hai mai visto un amico desiderare la morte di un amico?”. (Ora, Dio, amico di Abramo, può desiderare la morte di Abramo?). E il Signore gli rispose: “Hai mai visto l’amante rifiutare l’incontro con l’amato?”.

Se lui è l’amore… non c’è paura. Nell’amore non c’è paura.

Marcel: “Amare è dire all’altro: tu non morirai”. Perché l’Amore è per sempre. Ma se lui è lo Sconosciuto, il Nulla, allora la morte sarà un salto nel buio… e sarà drammatico.

 

Quand’ero bambino il nonno si calò per pulire un pozzo (non era molto fondo, 4-5 metri, ma ai bambini tutto sembra enorme). Si legò alla vita e lo calarono giù. La mia paura era: “E se la corda si rompe?”. E loro mi tranquillizzavano: “Questa corda non si spezza mai”.

 

Quanta felicità!

 

La trasfigurazione è una visione che Gesù ha di sé: Gesù vede dentro di sé che lui non è né Mosé né Elia, ma che nel suo essere pienamente se stesso egli è il Figlio di Dio.

Ma quanta felicità deve aver avuto per risplendere?

 

La felicità è tutta qui: vedere dentro, vedere la vera faccia delle cose, non tanto la figura esterna (la figurazione, l’immagine) ma quella interna (la tras-figurazione, l’essenza).

Trasfigurazione è quando percepisci al di là dei tuoi limiti e della tua debolezza chi sei tu e cos’è la vita. E’ andare all’essenza, al centro delle cose; è la visione della realtà.

La nube, la quotidianità, la forma, la materia, la nasconde: ma a volte uno sguardo di luce la penetra e tu vedi l’essenza della vita.

 

La vita è lavoro e durezza, ma in certi giorni ti vien da dire: “Potrei anche morire, tanto sono pieno”, allora sappi che questa è trasfigurazione.

Un fiore, un tramonto, il volo degli uccelli non è niente di particolare: ma se tu “guardi”, entri dentro, allora puoi emozionarti per ciò che vedi. Non sei matto, infantile o una femminuccia: è trasfigurazione.

Se ti capita di piangere a dirotto senza parole, perché colmo quando qualcuno ti ha detto: “Ti amo!”, oppure: “Mi sposi”, oppure: “Sono incinta, aspettiamo un figlio”, sappi che questa è trasfigurazione.

Se ti è capitato di prendere in braccio tuo figlio appena nato e di guardarlo e di chiederti: “Ma viene da me? Ma l’ho fatto io?” e di essere incredulo e di non volerti staccare da lui, sappi…

Se ti è capitato di piangere solo perché eri felice e per nessun altro motivo, sappi… perfetta letizia!

Se ti è capitato di innamorarti, di perdere la testa per qualcuno, di provare l’emozione che fa battere il cuore… sappi che questa è trasfigurazione.

Se ti è capitato di appassionarti per la musica, per la poesia, per la verità o per la libertà e di voler vivere solo per lei, il mondo dirà che sei “matto, scemo, fuori di testa”, ma tu conoscerai la felicità.

Se ti è capitato di essere in mezzo al casino totale o di non poter far più nulla per chi di caro sta morendo e di sentire di essere nelle mani di Dio e della Vita, sappi… che questa è la felicità del cuore.

Se ti è capitato un fatto che ti ha cambiato la vita, ti ha salvato, per cui tu non sei più stato e non hai più potuto essere quello di prima perché intimamente toccato, sappi… che questa è trasfigurazione.

Se ti è capitato di essere attaccato e di soffrire per ciò che credi e per le tue idee, ma di non essere sceso a compromessi, di non aver patteggiato, rimanendo autentico, sappi… che questa è trasfigurazione. Allora puoi guardarti allo specchio con la dignità di un uomo e il coraggio di un guerriero.

Se ti è capitato qualche volta di sentirti parte di un’unità più grande dove tutto è unito e collegato, dove nulla è diviso e diverso, fratello e sorella di tutto ciò che vive ed esiste, sappi… che questa è mistica.

 

 

Pensiero della settimana

Il pensare divide,

il sentire unisce.

 

 

 

I commenti sono chiusi .