Vi do un comandamento nuovo

V Domenica di Pasqua

Domenica 19 maggio 2019

Prima lettura: At 14, 21-27        Salmo: Sal 144          Seconda lettura: Ap 21, 1-5        Vangelo: Gv 13, 31-35

 

 

Nel vangelo di oggi ci troviamo durante l’Ultima Cena. Gesù ha già lavato i piedi agli apostoli e ad un certo punto, brusca e inaspettata, arriva la frase: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà” (Gv 13,21). La cosa sembra impossibile: “Ma come? Uno di noi? Impossibile! Ma se ti abbiamo sempre seguito?”. Serpeggia lo sgomento, il dramma, la costernazione. Nessuno, tra l’altro, ha la benché minima idea.

Ricordo molti anni fa che una donna di 33 anni mai vista prima, venne a confessarsi e mi disse: “Padre è quasi 20 anni che non mi confesso; l’ultima volta è stata per la Cresima. Mi confessa?”. “Sì, certo”, dico io e poi chiedo: “Cosa l’ha spinta ad essere qui oggi” (e pensavo chissà cosa). E lei: “Ho un tumore, mi hanno dato un mese di vita”: silenzio e gelo. Non sapevo più che dire. E dopo un mese, infatti morì.

Infatti gli chiedono: “Signore, chi è?” (Gv 13,25). Gesù allora risponde: “E’ colui per il quale inzupperò il boccone e glielo darò” (Gv 13,26). Noi abbiamo spesso interpretato queste parole come un gesto d’accusa, ma in realtà sono l’estremo tentativo dell’amore che le prova tutte.

Per capire dobbiamo collocare il gesto in quel tempo: nei pranzi importanti il padrone di casa iniziava intingendo un pezzo di pane (il pane serviva come posata) nella salsa o nel cibo e lo offriva. A chi? All’ospite più importante. Per Gesù, allora, Giuda è l’ospite più importante perché è l’unico in pericolo di perdersi definitivamente. Il porgere il boccone, allora, è il gesto d’amore, estremo, di Gesù: “Ci tengo a te; so le tue intenzioni, conosco la tua avidità, conosco i tuoi doppi fini, la tua ambiguità. Ma io non guardo a ciò che tu fai per me: io ti amo lo stesso. Ti va di lasciarti amare? Io dimentico tutto questo. Io non lo tengo in considerazione. Ti va di lasciarti amare da me?”.

E noi lo sappiamo: Giuda rifiuterà.

 

Questo fatto ci aiuta a capire due cose.

 

  1. Più ti chiudi e più muori.

Giuda sa cosa fa. E siccome la sua coscienza lo rimprovera, tant’è vero che in Mt 27,5 si impicca, per zittirla deve “fare il pelo”, diventare insensibile, smettere di percepire il suo cuore. Giuda non può provare né commozione né pianto perché questo lo fermerebbe. Deve “non sentire” tutto questo, deve eliminarli, deve reprimerli. Per questo chi è insensibile, chi non sa provare nulla, è pericoloso.

Eichmann, il coordinatore e il responsabile delle deportazioni degli ebrei verso Auschwitz, quando fu interrogato e gli fu chiesto dall’accusa: “Ma lei si rende conto che sono stati uccisi sei milioni di ebrei?”, lui senza nessuna emozione disse: “Dovrebbe provocarmi qualcosa questo?”.

Hannah Arendt lo descrisse, con una frase poi passata alla storia: “L’incarnazione dell’assoluta banalità del male”. Se distruggi il tuo cuore puoi tutto.

 

  1. L’amore è impotente.

Nonostante tutto, Gesù non riesce a far breccia nel cuore di Giuda. E Giuda andrà fino in fondo. Solo l’amore può cambiare certe vite: ma non accade nulla senza la partecipazione dell’altro.

Una madre ha detto, riferendosi al figlio tossicodipendente morto per overdose: “Nonostante tutto il mio amore non sono riuscita a salvarlo… E sa perché non ci sono riuscita?”. “No, perché?”. “Perché lui non voleva”. L’amore è necessario… ma non basta.

Io ti posso amare; io posso desiderare, io posso augurartelo, io posso aiutarti a trovare i mezzi e gli strumenti perché tu possa cambiare, superare la tua difficoltà, metterti in gioco; io posso pregare per te e Dio può esserti vicino, ma se tu non vuoi, nessuno può fare per te ciò che tu devi fare.

Un omone va da un grande saggio per metterlo in difficoltà, con un uccellino tra le sue grandi e possenti mani. E dice al saggio: “E’ vivo o è morto?”. Il saggio pensa tra sé: “Se dico che è vivo, lui con le grandi mani che ha, con un movimento impercettibile me lo uccide”. “Ma se dico che è morto, lui apre la mano e l’uccellino vola via”. “Allora saggio, è vivo o è morto?”. E il saggio: “Come vuoi tu!”.

 

31 Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui.

QUANDO FU USCITO=chi è che esce? Giuda! Giuda prende il boccone (Gv 13,30) anche se non lo mangia. E Gv commenta: “Era notte” (Gv 13,30). “Era notte” non è un’indicazione cronologica ma un’indicazione teologica: era notte nel suo animo.

E’ Giuda che esce: Dio non manda via nessuno!

Neppure Gesù che è Dio riesce a far breccia nel cuore di Giuda. Gesù, con Giuda, ha fallito. E’ un fallimento totale: Gesù che è Dio non è riuscito a conquistare questo discepolo.

 

32 Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

SE DIO È STATO GLORIFICATO IN LUI=ma se Gesù ha fallito con Giuda, dov’è la sua gloria? Gesù ha appena fatto un ultimo tentativo con Giuda: fallito. Cos’è allora questa gloria? Perché visto ciò che è successo non sembra esserci tanta gloria, dato che non c’è riuscito!

La gloria è che Gesù a tutti, anche a Giuda che lo tradisce, fino all’ultimo ama e cerca di far breccia nel cuore. L’amore incondizionato di Dio si offre a tutti e sempre, anche a chi lo rifiuta, anche a chi lo mette in croce, anche chi lo combatte, anche a chi non sa che farsene.

E’ vero: Gesù ha fallito con Giuda. Ma proprio in questo fallimento ha manifestato chi è Lui e chi è Dio (questa è la sua gloria): Dio è Amore incondizionato concesso a tutti. Anche a chi non lo vuole. Anche a chi non se lo merita. Anche a chi tradisce. Anche a chi lo rifiuta.

Dovunque allora c’è espressione di amore disinteressato lì c’è Dio. Questa è la Gloria: amare gratuitamente, senza chiedere, senza aver pretese, ma per la sovrabbondanza del proprio cuore.

Un uomo arrabbiato col mondo, considerato da tutti intrattabile, bestemmiatore e iroso per ogni cosa, un giorno andò da Madre Teresa. La maledì e la ricoprì di improperi, di bestemmie e di insulti. Le persone lì presenti volevano allontanarlo ma la Madre fece segno di no. Dopo un bel po’ di tempo, vedendo un ragazzino che era lì ammalato, l’uomo gli sorrise e lo aiutò a tirarsi su dal letto e Madre Teresa gli disse: “Qui c’è Dio”. Quelle parole gli entrarono dentro, forse per la prima volta nella sua vita si sentì “buono” e da quel giorno cambiò radicalmente vita.

E sempre Madre Teresa: “Mi è difficile credere che tu possa amare l’eucarestia e non amare le persone. Sarà più facile amare un corpo che un pezzo di pane!”.

Dio non si vede; ma se ami gli uomini che si vedono, allora sappiamo che ami anche il Dio che non si vede.

 

Un bambino voleva conoscere Dio. Sapeva che era un lungo viaggio arrivare dove abitava lui, ed è per questo che un giorno mise dentro al suo cestino dei dolci, marmellate e bibite e cominciò la sua ricerca. Dopo aver camminato per 300 metri circa, vide una donna anziana seduta su una panchina del parco. Era sola e stava osservando alcune colombe.

Il bambino gli si sedette vicino ed aprì il suo cestino. Stava per bere la sua bibita quando gli sembrò che la vecchietta avesse fame, ed allora le offrì uno dei suoi dolci. La vecchietta riconoscente accettò e sorrise al bambino. Il suo sorriso era molto bello, tanto bello che il bambino gli offrì un altro dolce per vedere di nuovo il suo sorriso. Il bambino era incantato! Si fermò molto tempo mangiando e sorridendo. Al tramonto il bambino, stanco, si alzò per andarsene, però prima si volse indietro, corse verso la vecchietta e la abbracciò. Ella, dopo averlo abbracciato, gli dette il più bel sorriso della sua vita.

Quando il bambino arrivò a casa sua ed aprì la porta, la mamma fu sorpresa nel vedere la faccia piena di felicità, e gli chiese: “Figlio, cosa hai fatto che sei così tanto felice?”. Il bambino rispose: “Oggi ho fatto merenda con Dio”. E prima che la mamma gli dicesse qualcosa aggiunse: “E sai? Ha il sorriso più bello che ho mai visto!”.

Anche la vecchietta arrivò a casa raggiante per la felicità. Suo figlio restò sorpreso per l’espressione di pace stampata sul suo volto e le domandò: “Mamma, cosa hai fatto oggi che ti ha reso così tanto felice?”. La vecchietta rispose: “Oggi ho fatto merenda con Dio nel parco!”. E prima che il figlio rispondesse, aggiunse: “E sai? È più giovane di quel che pensavo!”.

 

ANCHE DIO LO GLORIFICHERÀ DA PARTE SUA E LO GLORIFICHERÀ SUBITO=in che senso Dio lo glorificherà? Lo glorificherà nella Croce: ma come può essere gloria la Croce? Se tu guardi da un certo punto di vista, la crocifissione di Gesù è un fallimento. E lo è. Ma proprio in quel fallimento si manifesta l’Amore di Dio (Gloria): la Croce sembra la manifestazione dell’odio più grande possibile del mondo (è anche lo è). Ma è anche la manifestazione dell’amore più grande (l’amore di Dio).

Nonostante tutto questo, l’Amore di Dio non è mai messo in discussione verso di noi. Anche se noi abbiamo trattato così suo Figlio, anche se lo abbiamo ucciso, anche se gli abbiamo fatto fare quella fine lì, Dio (noi no, perché noi ci vendicheremmo!) continua ad amarci senza limiti e senza condizioni. “Confessati o no… in grazia o in peccato… vicini o lontani al suo cuore… fedeli o infedeli alla chiesa… Dio vi ama lo stesso: non dovete meritarvelo perché è già vostro, dovete solo accoglierlo”. E’ difficile per noi accettare che esista un amore così: ma per fortuna c’è.

 

33 Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire.

FIGLIOLI=Gesù si rivolge ai discepoli e li chiama: “Figlioli”, lett. “figliolini” (Gv 13,33). E’ un’espressione di grande amore e tenerezza ma anche una constatazione: “Siete ancora piccolini. Un giorno sì… ma non adesso. Dovete ancora crescere!”.

Non si può mangiare un bue in un colpo solo ma un po’ alla volta sì. Tutto ciò che è grande un giorno fu piccolo.

 

ANCORA PER POCO SONO CON VOI… DOVE VADO IO, VOI NON POTETE VENIRE=non si tratta solamente di una situazione storico-geografica: Gesù muore, va in cielo, nella Gloria del Padre, e gli apostoli, invece, continuano a vivere.

Quel “dove vado io, voi non potete venire” è perché Gesù vive in una dimensione d’amore che gli apostoli non hanno ancora raggiunto. E, infatti, uno lo tradirà, un altro lo rinnegherà più volte e tutti scapperanno. Non sono pronti ora.

Un ragazzo voleva il BMW del padre. Il papà gli ha detto: “No, non sei pronto per guidarla”. “Ma ho la patente da tre anni… dai papà…”. “No, non sei pronto e non te la darò”.

C’è la mamma che sta facendo la pastasciutta. Suo figlio di nove anni ha fame: “Ma quando è pronta? Ma io ho fame! Ma io la voglio subito…”. La mamma si sposta su di altra stanza e il figlio scola la pasta: ma la pasta è dura e immangiabile… Bisogna rimettere su l’acqua!

Non si può avere una cosa se non si è pronti. E non la si deve dare se l’altro non è pronto. Gli orientali: “Quando il discepolo è pronto il maestro arriva”. Prima no.

Mt 7,6: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci”. La sessualità, l’amore, la verità, la libertà, non si danno se uno non è pronto, perché la calpesterebbe, la rovinerebbe, la sprecherebbe.

 

34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

VI DO UN COMANDAMENTO NUOVO=nuovo in che senso?

Nuovo in greco si può dire neos che significa un altro “aggiunto nel tempo” (ho una bicicletta e me ne regala una di nuova, cioè un’altra). Oppure si può dire con kainos che vuol dire nuovo nel senso di qualità: “E’ un’altra cosa!” (prima avevo una bicicletta e adesso ho una moto nuova: è su di un altro livello, di un’altra qualità).

Allora: gli ebrei avevano già i 10 Comandamenti e Gesù non ne dà un undicesimo. Avevano già 613 regole da seguire, bastavano quelle: erano più che sufficienti! Gesù non aggiunge, ma toglie.

Gesù dà un comandamento unico, totalmente nuovo, su di un altro piano, un’altra cosa: soppianta tutto ciò che c’è prima. Avete presente il mare di Sottomarina: carino! Ma volete mettere quello della Sardegna, delle Isole Tremiti, ecc. Sempre mare, ma tutta un’altra cosa. Lo stesso mare… due mari diversi.

 

L’amore non si può comandare

 

Qui si parla di comandamento: ma si può comandare l’amore? No!

Nel film “Spartaco” si vede il console Crasso che presa la moglie del defunto Spartaco, la implora di amarlo: “Amami! Amami! Per favore amami! (ed era la sua schiava)”. Poteva comandarla, ucciderla ma il cuore di Varinia (la moglie di Spartaco) non era per lui. 

 

Ma perché allora Gv lo chiama comandamento visto che non si può comandare? Gli ebrei conoscevano molto bene i 10 Comandamenti e tutti i comandamenti della Legge. La Legge (i comandamenti) dovevano essere obbediti. “Vuoi che Dio ti ami? Vuoi essere in regola? Devi seguire e rispettare i comandamenti”. Era un dovere.

E il signor Mosè fece lapidare un uomo che raccoglieva legna in giorno di sabato (Nm 15,32-36). Non è che la rubasse, la raccoglieva. Solo che era di sabato! E di sabato non si poteva. Vedete cosa può fare l’ideologia religiosa? E chi crede di agire per conto di Dio si sentirà in dovere di farlo, in dovere di “uccidere”, di correggere, di condannare e di giudicare.

Perché Gesù lo chiama comandamento? L’amore non si può comandare! A me uno potrà comandarmi di servirlo, di obbedirgli, di fare questo o di fare quello, e io lo faccio, ma magari nel mio intimo lo disprezzo.

Gesù parla di “comandamento” (e capite che lo fa di proposito) proprio per contrapporlo ai 10 Comandamenti e a tutti gli infiniti comandamenti e regole dell’A.T.: “Basta! L’amore non si guadagna: l’amore è offerto”.

Quindi: con Mosè si aveva un rapporto basato sull’obbedienza ad una Legge: “Vuoi essere accolto da Dio? Devi rispettare queste leggi!”. “E se a me queste leggi non vanno bene?”. “Allora Dio non ti vuole!”. La parola chiave è ubbidienza, osservanza, rispetto delle regole.

Ma adesso con Gesù si ha un rapporto d’amore. Gesù non impone ma propone: “Io ti offro un amore così, ti va di riceverlo?”. Quindi la parola chiave è accoglienza.

Va osservata una cosa: paradossalmente, in maniera sconcertante, in questo unico comandamento Dio non viene nominato. Di solito, in tutte le religioni, nel comandamento più importante o nel primo comandamento, viene nominato Dio e vengono elencati gli obblighi nei confronti di Dio,

ma con Gesù cambia completamente la relazione con Dio.

Vi ricordate? Quando si andava a confessarsi lo schema era: l’amore verso Dio, poi verso gli altri, poi verso se stessi. Ma qui si dice una cosa incredibile: se non fosse scritta non potremmo crederla vera. Gesù non ci chiede di amare Dio, ma di amarci gli uni gli altri. Sembra strano ma Gesù non ci chiede di amare Dio ma gli altri.

Non è che ami Dio perché vai in chiesa o perché preghi tanto o perché vai in pellegrinaggio al Santo o a Medjugorie o a Fatima o perché fai meditazione trascendentale. Tutte cose buone: ma si vede se ami Dio se ami e rispetti tua moglie, tuo marito, se ami senza pretese tuo figlio, se ami il tuo vicino e non lo inganni, se ami il tuo collega non umiliandolo, se ami il tuo capo non fregandolo, ecc.

Ricordate la parabola del Buon Samaritano (Lc 10,30-37): il sacerdote e il levita, che erano religiosi, pensavano di essere graditi a Dio, e non si contaminano proprio in nome di Dio, per essere puri e per poter pregare nella purezza. Solo che non sono loro ad amare Dio ma l’eretico e impuro Samaritano. 

 

CHE VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI; COME IO VI HO AMATI COSÌ ANCHE VOI VI AMIATE GLI UNI GLI ALTRI=il criterio di riferimento dell’amore non sono più io, come nell’A.T.: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, ma Gesù: “Amatevi come io vi ho amati!”.

E com’è che Gesù ha amato? Siamo nell’Ultima Cena e Gesù un attimo prima ha fatto il gesto dell’amore. Tant’è vero che Gv dice: “Dopo aver amato i suoi, li amò fino alla fine (=telos: indica il compimento, la completezza, l’amore massimo, completo)”. Gesù li ama lavando loro i piedi. L’amore di Gesù è allora servire. Servire nel senso di far sentire l’altro libero, nella pienezza della dignità e pienamente signore.

Dio non chiede nulla per sé: Dio non ha bisogno di essere amato dagli uomini. Dio non chiede all’uomo di amarlo; Dio non vuole che le nostre energie vadano verso di Lui. Poiché Lui è nell’uomo, basterà (ed è anche l’unico modo) amare l’uomo per amare Dio.

 

Questo è un cambio totale. L’A.T. dice: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. D’accordo: ma se io non mi amo, cosa succede?

Il N.T., invece dice: “Ama il prossimo tuo come Io ho amato te”.

 

Il Dio dell’A.T. ti dice: “Tu devi pregare… devi fare il bravo… devi andare a messa… devi essere in regola… comportati bene… fai questo… fai quello… non fare quello… attento se fai quello… quello non si può…”. E’ un Dio da servire.

Ma il Dio del N.T., di Gesù, è un Dio che ti serve. E’ Lui che serve te e non tu che devi “dare” qualcosa a lui.

L’A.T. (Dt 6,4-6) dice: “Tu amerai (=dovere) il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti (sono dei comandi!) che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore…”. L’A.T. diceva: “Prima viene l’amore per Dio, poi…”. Quest’amore per Dio era fuori discussione. Ed è per questo presunto amore che si son fatte le guerre di religione. Perché, poiché Dio veniva prima delle persone, allora, per difendere Dio si potevano anche uccidere le persone. Ma se Dio è nelle persone, non si possono più fare le guerre di religione.

Il N.T., invece dice (1 Gv 4,19-21): “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello”.

Per l’A.T., Dio è al termine: “Devi diventare santo, puro, immacolato, per avere Dio”.

Ma per il N.T., Dio è all’inizio: “Dio ti ama già. Adesso espandi quest’amore ai tuoi fratelli”.

Ci sono ancor oggi persone che donano la propria vita a Dio: ma Dio non vuole (non ne ha bisogno) la nostra vita. La vita si dona ai fratelli, a questo mondo, ad una causa, non a Dio. Ci sono ancor oggi persone che dicono: “Lo faccio per Dio… lo faccio per carità cristiana…”. Ma non si fa per Dio, lo si fa per il bene delle persone, per aiutarle, perché soffrono. Se no è come dire loro: “Mi fate schifo, ma siccome c’è Dio, vi amo”. E’ come dire: odio Mario ma siccome è sposato con Luisa e Luisa, sua moglie, è mia amica, lo invito a cena da me. Non c’è amore qui.

 

I discepoli di Gesù non si vedono dalla dottrina: “Io credo in questo… io in quello… no, tu sbagli… no… questo è giusto…”. Le dottrine dividono perché devono tener conto della cultura. L’amore, invece, è un linguaggio che tutti capiscono. Un abbraccio, un bacio, una carezza, un gesto di solidarietà, una visita a chi soffre, un aiuto economico a chi ne ha bisogno, beh questo lo comprendono tutti. Da questo si capirà che siamo discepoli di Gesù.

Qui non c’è scritto che è dalle preghiere, dai rosari, dalle messe, dai pellegrinaggi, da quante volte al giorno diciamo “Dio”, o da quanti libri religiosi leggiamo, che si può capire se siamo o no suoi discepoli. Tutti questi sono solamente strumenti perché si sviluppi l’amore. Se sviluppano l’amore per l’uomo, allora sono strumenti molto buoni. Altrimenti no. Ma si capisce se siamo discepoli di Gesù dall’amore.

 

35 Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

DA QUESTO TUTTI SAPRANNO CHE SIETE MIEI DISCEPOLI, SE AVRETE AMORE GLI UNI PER GLI ALTRI=questa è una frase che a noi religiosi non può piacere. Perché Gesù non dice: “Si saprà che siete miei discepoli se dite il breviario… se siete santi… se pregate molto… se portate la talare… se studiate molta teologia… se predicate bene… ecc”.

Gli scribi e i farisei avevano dei vestiti “speciali”: tutti li riconoscevano quando passeggiavano per le strade perché i loro vestiti manifestavano la loro condizione. Ma il vestito che tutti vedono adesso, non è di nessun tessuto: il vestito visibile è l’amore. Tutti gli stemmi, le insegne, gli abiti, le decorazioni, i riti, le preghiere, non dimostrano niente della tua fede. La tua fede si misura solo nell’amore… e nell’amore concreto.

Una carezza, un abbraccio, un bacio, un gesto d’amore, del tempo donato gratuitamente, non ha bisogno di spiegazioni, lo capiscono tutti. Questo è l’amore di Gesù, questo è il vestito del suo discepolo.

 

Un anziano anni fa mi raccontò di come, lui soldato dell’Armir, fu salvato e curato in un’isba da una famiglia russa: “Non so se erano cristiani – mi disse – ma di certo amavano Dio”.

Vicino a casa mia c’era una famiglia “rossa” (comunisti doc: di quelli che la chiesa la vedevano solo passando per la via della chiesa) eppure tutti i ragazzini della mia via, ogni giorno, andavano a casa loro e vi trovavano dolci, sorrisi, abbracci e accoglienza. Sicuramente non andavano in chiesa… ma di certo amavano Dio.

 

Pensiero della settimana

Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani,

perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere. (Dalai Lama)

 

 

 

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