Apparizione sul lago

III Domenica di Pasqua

Domenica 5 maggio 2019

Prima lettura: At 5, 27-41          Salmo: Sal 29          Seconda lettura: Ap 5, 11-14        Vangelo: Gv 21, 1-19

 

 

In questo vangelo Gv spiega cos’è l’eucarestia. Gesù si fa pane perché lo accolgano, lo mangino e diventino pane come lui. L’eucarestia non è un servizio degli uomini al Signore (ciò che l’uomo fa per Dio), come negli antichi culti liturgici, ma il servizio di Dio per gli uomini (ciò che Dio da per l’uomo). E poi l’uomo, pieno, sazio, di questo cibo, diventa capace di fare altrettanto con gli altri.

 

20,1Dopo questo (la resurrezione) Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così.

DOPO QUESTI FATTI=quali fatti? Dopo cioè che Gesù si è manifestato due volte ai discepoli, una volta c’era Tommaso e una no.

DI NUOVO AI DISCEPOLI SUL MARE DI TIBERIADE=è la terza volta (tre=completezza) che Gesù si manifesta ai discepoli sul lago di Tiberiade (Gv 6,1.23).

  1. Se Gv cita il lago di Tiberiade è perché, secondo la tecnica del tempo, rimanda a cosa è successo nelle altre due. In entrambi quei due episodi Gesù “rende grazie” (eucaristeo, da questo verbo eucarestia) e quindi si parla di eucarestia. Quindi, qui, Gv mettendo quel riferimento dice: “Attento che qui si parla dell’eucarestia!”.
  2. Ma il Tiberiade dove si trova? In Galilea! E cos’era successo in Galilea? Era successo che i primi discepoli erano stati chiamati (Me 1,16-20: “Passando lungo il mare della Galilea…”). La Galilea è dove i discepoli avevano vissuti prima di seguire Gesù.

E poi? Era successo che morto Gesù, anche se lui li aveva mandati a fare come aveva fatto lui (Gv 20,21: “Come il Padre ha mandato me così io mando voi”), loro presi dalle loro paure e dal terrore di fare la stessa fine, se ne erano tornati a casa, in Galilea appunto. Per questo Gv deve aggiungere questa manifestazione: all’inizio gli apostoli non vollero saperne di seguire Gesù. Fu molto difficile anche per loro!

SI MANIFESTO’ COSI’=questa sottolineatura dice che è un episodio particolare.

 

2Erano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, quelli di Zebedeo e altri due discepoli.

SI TROVAVANO INSIEME SIMON PIETRO=Gv presenta non 12, ma 7 discepoli che indica una totalità, una completezza. Quindi più che queste persone Gv, rappresentando una totalità, raffigura l’intera comunità cristiana.

Se 12 rappresenta la nuova comunità dell’alleanza (non più le 12 tribù ma i Dodici), 7 rappresenta la totalità dei popoli (i 70 popoli del mondo antico). L’eucarestia, allora, è il cibo di tutte le comunità del mondo.

SIMON PIETRO=prima c’è Pietro che sarà il futuro Papa; poi c’è Tommaso detto Didimo=gemello perché lui (e solo lui nei vangeli) è in grado di dar la vita per Gesù; poi c’è Natanaele che è di Cana di Galilea, dove Gesù chiuse la vecchia e istituì la nuova alleanza; poi i Figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, che non vengono mai nominati in Gv e che se sono “figli di Zebedeo” vuol dire che non hanno ancora lasciato il Padre; e altri due discepoli anonimi: sono i primi discepoli che seguivano Gesù.

L’evangelista ha interesse a presentare la cifra 7 che indica la totalità. Quindi non è che necessariamente erano presenti questi discepoli, cioè che erano in 7 ma che tutta la comunità, la totalità dei discepoli, è presente in questo momento.

 

3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». gli dissero: “Veniamo anche noi con te”.

DISSE LORO SIMON PIETRO: “IO VADO A PESCARE”=Gesù aveva dato agli apostoli il comando di andare e di fare come Lui: “Come il Padre ha mandato me così anch’io mando voi” (Gv 20,21).

Ma “voi” è un plurale: qui, invece, c’è solamente un uomo, Pietro, che dice: “Io vado a pescare”.

Caratteristica di Pietro è di essere il leader degli apostoli, colui che prende l’iniziativa. Ma Pietro non ha ancora capito. Pietro è caparbio, testardo.

Non ha ancora capito che non può far da solo, che non può decidere lui per tutti. Pietro prende, lavora e fa da solo. Ancora una volta questo discepolo prende un’iniziativa da solo. E quando uno fa da solo il risultato è sempre fallimentare, come il vangelo dimostra.

PESCA=è l’attività degli apostoli: pescare gli uomini.

Se tu tiri fuori un pesce dal mare lo uccidi. Ma la pesca degli uomini è, invece, dare loro la vita. II mare era a quel tempo il simbolo del caos, del pericolo, della morte (gli ebrei non erano un popolo di marinari!). Solo Dio sa vincere, camminare sul mare o sul dorso del Leviatan (mostro marino). Quindi tirare fuori dal mare, pescare, era tirare fuori da una situazione di morte: era dare la vita.

 

E’ interessante notare che nei vangeli i discepoli non riescono mai a prendere un pesce senza l’intervento o l’aiuto di Gesù (Le 5,1-11). Erano pescatori e sapevano pescare! II discorso è molto più profondo, su di un altro piano: se non c’è Lui non si può pescare mai!

 

VENIAMO ANCHE NOI CON TE=è il dramma di quelle persone che non scelgono ma che si lasciano trasportare da quello che uno fa, che passivamente accettano le cose senza pensiero, senza vera adesione personale. Invece di seguire Gesù, seguono Pietro. Quando si segue qualcuno che non sia il Signore non si ha nessun risultato.

QUELLA NOTTE=la notte non indica tanto un tempo fisico (il tempo tra la sera e l’alba) ma un tempo interiore: è il tempo di vita dove non c’è la Luce che è il Signore.

Se non c’è questa luce non è possibile pescare niente. I discepoli vanno a lavorare di notte e, dovrebbero saperlo, che se lavorano senza il Signore non è possibile che niente di buono accada. Se i discepoli seguono Pietro non pescano nulla; se seguono il Signore la pesca è abbondante.

IN QUELLA NOTTE NON PRESERO NULLA=ecco il vuoto, il nulla, l’assurdo di quelle vite.

Sei in vita… lavoro… casa… lavoro… amici la sera… figli: ma ti senti vuoto dentro.

Sei sposato da qualche anno: ma manca qualcosa. Lo cerchi fuori, ma lo sai anche tu che non è questo.

Vai in chiesa, preghi, ma ti senti spento dentro, sono le “solite cose”.

La gente non crede alla felicità. Crede che “bisogna tirare avanti, accontentarsi”, che “bisogna farsela andare bene”, che “bisogna prendere quello che viene”. Fatti questa domanda: “Ma tu, perché vivi? Qual è il senso, il motivo, della tua vita?”.

Alcuni diranno: “Per i figli!”. E quando i figli sono cresciuti? Altri non sapranno cosa rispondervi. Altri neppure mai si sono posti questa domanda. Qualcuno vi dirà: “Lo sto cercando…”, che è già qualcosa!

 

Ho incontrato delle persone che mi hanno detto: “Io ho queste doti: pazienza e musica. Vivo per svilupparle e per donarle (maestra di musica)”. “II mio obiettivo è di diventare un custode della vita dell’anima (un prete della diocesi)”. “Vivo perché le persone possano scoprire la parte migliore di sé (uno psicologo)”. “Vivo perché il fuoco dell’amore mi brucia dentro e io devo riscaldare il mondo! (una donna)”. Tutte queste persone sono completamente diverse l’una dall’altra ma hanno una cosa in comune: sono felici. Gli occhi sorridono, non hanno rabbia in sé e sono vivi, con un’energia dentro. Non giudicano, valorizzano il positivo e ti fanno sentire accolto e amato quando stai con loro.

 

Etty Hillesum: “Sono un balsamo per molti cuori sofferenti”.

Madre Teresa di Calcutta: “Sono una matita nelle mani di Dio”.

Teresa di Lisieux: “Voglio essere per gli uomini l’amore”.

La vita è vuota perché abbiamo la vita ma non sappiamo che farcene. La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo preoccupati a fare altri progetti.

 

4Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.

QUANDO GIA’ ERA L’ALBA=l’alba non è tanto l’inizio del giorno ma l’arrivo della luce. Se è alba vuol dire che Lui c’è (luce=presenza; notte=assenza) anche se i discepoli fanno fatica a percepire la sua presenza e a riconoscerlo Risorto.

E, infatti, a riva c’è Gesù! Quando c’è Lui tutto cambia. Gesù stesso si è definito così: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Quindi quando c’è Lui c’è sempre la Luce e quando Lui non c’è la Luce non c’è mai!

GESU’ STETTE=ma che forma verbale strana! “Stette?”. Ci sarà scritto: “Stava!, no stette”. No, invece, c’è proprio scritto “stette”.

“Stette” vuoi dire che ci sta ora, ma che c’era anche prima e che si sarà probabilmente anche dopo. Perché? Perché i discepoli fanno fatica e hanno difficoltà ad avvertire Gesù presente nella loro esistenza. Infatti, il suo messaggio non l’hanno ancora assimilato.

Ci vorrà del tempo prima che il vangelo si incarni e si trasformi in energia nella loro vita. Per questo Gesù deve “continuare a stare” (stette).

Qui Gesù c’è già, non arriva: cosa vuoi dire? Vuoi dire che Lui c’è già anche se tu non lo vedi!

SULLA RIVA=Gesù non viene a pescare: la pesca è compito dei discepoli; la pesca è un compito nostro. Lui però è presente con la Sua Forza (il pane). Gesù c’è sempre nelle nostre pesche ma non è più Lui oggi a pescare.

MA I DISCEPOLI NON SI ERANO ACCORTI CHE ERA GESU’=e com’è possibile?

Com’è possibile che non lo vedano? Erano stati tre anni con lui e non lo riconoscono? Gv sottolinea la difficoltà dei discepoli di riconoscere Gesù. E’ una comunità che si è chiusa in sé. Anche se loro sono lontani da Lui, Lui è vicino a loro. Lui ti viene incontro, anche se tu non lo sai. Loro non sanno che Gesù c’è. E anche se sembra che Lui non ci sia, Lui c’è.

 

5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».

FIGLIOLI=paidia=figlioli, ragazzini; è un’espressione carica di tenerezza.

NON AVETE NULLA DA MANGIARE?=lett. “non avete del companatico=prosphagion”.

Cos’è il companatico? Quello che si aggiunge al pane per dargli sapore.

 

Nella cultura dell’epoca, il companatico era del pesce arrosto o secco da mettere sul pane.

Gesù, quindi, si presenta come colui che offre del pane ma chiede a noi se abbiamo qualcosa da metterci sopra.

Gesù è il pane (lui stesso dice di sé: “Io sono il pane della vita” (Gv 6,48); “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6,51)”).

II pane (=Gesù) è un regalo; il pane è l’amore incondizionato di Dio. II pane, quindi, c’è e c’è sempre. Ma tu hai qualcosa da metterci sopra per dargli sapore?

 

Avete presente il nostro panino? La stessa cosa! Un pezzo di pane è buono, ma vuoi mettere un pezzo di pane col salame? Vuoi mettere pane e nutella! Vuoi mettere pane e mortadella! Un’altra cosa!

II suo perdono per te c’è: ma se anche tu hai perdonato allora questo perdono prende davvero sapore.

II suo ascolto c’è: ma se anche tu hai ascoltato chi ne aveva bisogno allora il suo ascolto prende gusto.

La sua accettazione c’è: ma se anche tu accetti chi è diverso da te allora tutto prende gusto.

 

Nella nostra mentalità noi diremo: “Tu non hai perdonato tuo fratello e quindi neanche Dio ti perdona; tu non ami tua moglie, tuo figlio e quindi non ricevi l’eucarestia; tu continui a vivere nel rancore, sei lontano da Dio, quindi non meriti il suo amore”.

Ma Dio non è così: “No – dice Lui – il mio amore ce l’hai sempre. II mio amore non dipende da quello che tu fai perché non si merita. Infatti è gratuito!

Ma se tu hai perdonato qualcuno, quindi conosci la fatica di fare ciò, di girare pagina, di lasciar andare, di non tenerti dentro il rancore e la rabbia, quando ricevi il perdono di Dio (e tu sai quindi cosa vuoi dire perdonare) ha molto più gusto!

Se tu conosci cosa vuoi dire ascoltare qualcuno, magari quando non ne hai voglia, magari qualcuno che “se la racconta” o qualcuno che viene quando tu avevi altre cose da fare e ti “rompe i piani”, allora quando vai a pregare Dio e a raccontargli le tue pene – e Lui ti ascolta – allora tu senti quanto sia bello essere ascoltati.

Se tu conosci, sai, hai sperimentato, cos’è l’accettazione di sé (cioè ti accetti con i tuoi limiti, con i tuoi lati d’ombra, con le tue fragilità, con le tue imperfezioni che a volte sono grandi; oppure accetti che il tuo corpo, il tuo viso che magari detesti) e quindi sai quant’è difficile, allora quando ricevi la sua accettazione la gusti, la assapori per davvero, allora sì che ne senti il gusto e il piacere.

 

Quando facciamo del bene agli altri non solo facciamo del bene agli altri ma anche a noi! Infatti quando nella nostra volta riceviamo il bene — poiché sappiamo cosa vuoi dire far del bene – lo sappiamo anche valorizzare, sappiamo anche rendercene conto, sappiamo ringraziare e benedire.

E’ per questo che le persone più piene di gratitudine sono quelle più generose e dal cuore grande: perché sanno la fatica a volte del dare e sanno ringraziare, quindi, quando ricevono. Quelli ingrati sono quelli che non ti danno niente e per questo non sanno assaporare niente.

 

GLI RISPOSERO: “NO”=la risposta è secca: non c’è energia, non c’è vita, non c’è un’anima in questi uomini. Sono senza niente dentro.

E Gesù non glielo dà. Cioè: non è che Gesù non glielo dà perché “è cattivo” o non voglia, ma perché non hanno portato nulla (non hanno perdonato nessuno; non hanno un gesto di generosità da portare, ecc.) e quindi non possono assaporarlo.

 

6Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.

GETTATE LA RETE DALLA PARTE DESTRA DELLA BARCA E TROVERETE=come?

Gli apostoli sono pescatori e sanno benissimo che di mattina non si pesca perché non si prende. Non ha senso quello che Gesù chiede di fare!

Gesù li manda di nuovo a pescare. Ma dov’è la differenza rispetto a prima? Chi avevano seguito prima? Pietro! E adesso? Adesso seguono Gesù! Se segui i giudizi e le aspettative degli uomini non prendi nulla! Ma se segui la Sua voce la rete sarà piena!

 

Cosa vuol dire gettare la le rete dalla parte destra? Gesù li manda nel mare: c’erano già stati lì. Solo che adesso li manda con un comando ben preciso: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”.

 

Gesù ti ri-manda nella tua vita e non ti dice di cambiare lavoro, vita, di andare in Africa o chissà dove. Non è la vita che deve cambiare ma il modo di vedere la vita. Dio ci cambia la vita ma non come pensiamo noi. Noi pensiamo così: che una mattina succede un miracolo, o una vincita al Superenalotto, o una frase magica o piove dal cielo una soluzione e tutti i nostri problemi spariranno. Noi pensiamo che la nostra vita debba essere stravolta… “che dovremo cambiare totalmente vita… che dovremo fare chissà cosa…”, ma Gesù invece li rimanda alla pesca ordinaria (=vita di tutti i giorni).

 

E perché non a sinistra, invece? La destra, per gli antichi, era la parte consapevole, mentre la sinistra quella inconsapevole (tutto ciò che era sinistro una volta lo si equiparava al male o come pericoloso). Allora l’invito vuol dire: “Fai le stesse cose di prima ma adesso in maniera consapevole”.

 

Consapevolezza vuol dire=“Mi fermo… mi ascolto… ascolto tutto… guardo a ciò che sono… do voce a tutte le voci… vedo i miei schemi ripetitivi… faccio uscire… smetto di dare colpa altri…”.

C’è un pesce nell’oceano Pacifico che chiede ad un altro pesce: “Tu che sai un sacco di cose, dimmi un po’. Mi hanno parlato della meraviglia dell’oceano… dov’è?”. E l’altro: “Ma è questo, non vedi? Ci sei già immerso!”. “Ma questa è solo acqua!”.

 

Gv vuol dire proprio questo: Dio è qui, tutti i giorni nella tua vita, se lo vuoi vedere. La consapevolezza sono gli occhi della fede, è il poterlo vedere nella quotidianità. Ma se non c’è questo sguardo del cuore (consapevolezza), non lo vedrai in nessun giorno.

 

Un giorno la andò a trovare un giornalista americano che la osservava spaurito curare una piaga necrotica e puzzolente e che rabbrividendo confessava: “Non lo farei neanche per un milione di dollari!”. E lei, sorridendo: “Neanch’io!”. Lei vedeva Dio in quella persona e lo faceva per amore. Neppure lei lo avrebbe fatto per interesse.

Madre Teresa: “Io so che Dio esiste perché lo vedo ogni giorno”. E ironicamente diceva: “Ma come si fa a credere… a vedere Dio in un pezzo di pane e non vederlo in un uomo? Sarà più facile vederlo in un uomo che non in un pezzo di pane”.

 

UNA GRANDE QUANTITÀ’ DI PESCI=lett. “una moltitudine (plethous) di pesci (opsarium)”.

Pesci=opsarium è il pesce arrostito: ma come può essere arrostito se l’hanno appena pescato in mare? Allora qui si vuoi dire qualcos’altro.

 

Pesce in greco si dice in due modi: opsarium=pesce arrostito e ichtis=pesce.

Ora, visto che l’hanno appena pescato di certo non può essere arrostito! Gv poteva semplicemente dire “pesce” (ichtis), ma volutamente non lo fa per mostrare che questo pesce è sì il lavoro dei discepoli, ma arricchito e potenziato dall’amore di Gesù.

 

In questo vangelo c’è un gioco tra pesci (ichtis) e pesce (opsarium).

I pesci (Gv 21,6.8.11) rappresentano la missione dei discepoli: sono chiamati a portare vita là dove c’è morte, disperazione, esclusione, rifiuto, rabbia.

II pesce (Gv 21,9.10.13) invece è il dono di Gesù, il suo alimento, ciò che Lui ti da perché tu abbia la forza di pescare.

Allora questi due sono i poli di ogni comunità cristiana: da una parte la comunità cristiana è chiamata a portare vita; se non c’è la missione, allora il vangelo è nullo, è vano, è egocentrato perché il vangelo è portare vita là dove essa non c’è; dall’altra parte, però, non si può far nulla se non si è a nostra volta nutriti, alimentati da Gesù (pesce). Senza la sua forza e il suo alimento (eucarestia) non si può davvero andare avanti (non presero nulla).

QUANTITA’=plethos, moltitudine, è una parola che si adopera solamente per le persone.

E’ chiaro cosa dice Gv: questi non sono pesci; questi pesci “pescati” sono uomini.

 

Una delle tecniche degli evangelisti per collegare due episodi è quella di utilizzare delle parole sono in quei episodi lì. Allora, questo termine, plethos, lo troviamo qui e solamente dove altro?

Lo ritroviamo in Gv 5,3 dove si parla di una moltitudine (plethos) di “infermi, ciechi, zoppi, paralitici” (Gv 5,3) che erano presso la piscina di Betzaetà. In quel vangelo tutti questi “infermi” rappresentavano il popolo di Israele che era carente di vita. Erano ciechi perché la religione aveva tolto loro la vista e impediva loro di scorgere il volto di Dio che è amore. Erano zoppi, perché la religione aveva impedito loro la libertà e la capacità di movimento. Erano paralitici (Gv usa “inariditi”, come la visione delle ossa inaridite del libro di Ezechiele) perché l’istituzione religiosa aveva succhiato loro la vita.

Ma chi sono i ciechi, gli zoppi e i paralitici? Sono quelli esclusi dal tempio! Allora ciò che dice qui Gv è molto importante e forte: sta dicendo delle cose sconvolgenti.

Chi sono quelli da pescare? Pescate quelli “fuori dal tempio”, quelli esclusi dalla religione (come lo erano i ciechi, i zoppi e i paralitici), cioè quelli che la vogliono per davvero la libertà, l’autonomia, la vita.

Perché se andate a pescare quelli che non vogliono la libertà, l’autonomia e la vita, fallirete sempre. E chi sono questi? Sono quelli “dentro al tempio”, perché se avessero la libertà non potrebbero più essere dipendenti dal regime per averne i benefici; se avessero l’autonomia non potrebbero più essere ossequiosi, compiacenti per avere posti di potere; se avessero la vita non potrebbero più reprimersi per non deludere chi detiene il potere.

 

I ciechi, gli zoppi e i paralitici, erano gli invisibili del tempo. Erano quelli guardati con disprezzo, quella gente che ti ripugna, che ti fa schifo vedere e che neppure vedi. Sono questi che hanno più bisogno di dignità, perché credono di non averla e di vita perché credono di non esserne degni.

Quindi Gv invita ad andare verso i lontani, gli allontanati, i dimenticati, gli invisibili perché questi hanno sete e fame di vita, di libertà e d’amore, perché a loro manca tutto questo. Andare dagli esclusi perché questi non si sentano più esclusi. E quando si va da queste persone “la pesca” è più che abbondante!

 

E’ interessante la storia di San Paolo. Dio gli aveva dato l’ordine di predicare ai “gentili”. Chi sono questi gentili? I gentili non sono affatto le persone gentili, ma i pagani. Ma cosa aveva fatto, com’è capibile, Paolo? Prima di andare da loro era andato dagli ebrei. D’altronde è ovvio: prima di portare una cosa agli altri, tu la vuoi portare ai tuoi! Hai la gioia: vuoi contagiare quelli di casa tua prima che andare a portarla gli altri! Hai l’amore: vuoi portarlo a quelli di casa tua prima di andare dagli altri! Hai fatto una scoperta importante: vuoi condividerla con quelli di casa tua prima di andare dai lontani.

Bene! Ma cos’era successo? Era successo che aveva preso un sacco di botte, percosse, era stato arrestato e aveva rischiato di lasciarci la pelle. Allora Paolo brontola: “Dovunque vado mi aspettano solo guai e botte. Ma insomma Signore!”. “E ci credo, te le vai a cercare! Chi ti ha detto di andare a predicare agli ebrei?”. Il Signore a te ha dato il mandato di andare dai pagani, non dagli ebrei.

Dagli ebrei non ci devi andare. E così Paolo fece… e fu una pesca abbondante.

Perché non si può “pescare” chi non vuol essere pescato. Non si può far libero un uomo che ha scelto le sicurezze alla libertà. Non si può far autonomo un uomo che ha scelto la dipendenza (e questo gli permette di criticare giudicare, malignare) all’autonomia. Non si può dar la vita ad un uomo che ha scelto di sopravvivere, di vegetare, perché teme di buttarsi, osare, di rischiare, di lasciarsi andare.

 

Cos’è l’eucarestia? E’ il luogo dove chi si sente menomato può venire a trovare il balsamo. E’ per questo che a chi si sente a posto l’eucarestia non dice niente. Perché, crede lui, non ha bisogno di niente!

 

Se sei cieco l’eucarestia è meravigliosa. Tu non sai se continuare il rapporto con il tuo compagno che si trascina da anni o no? E allora? Che si fa? Allora vieni qui e cerchi luce.

Tu hai un disagio forte dentro. Vorresti guardarlo ma hai paura. Allora vieni qui per trovare la forza di non essere più cieco e di portarci la Luce.

Tu non vedi che con il tuo comportamento ferisci tua moglie e i tuoi figli. Tu ti credi “un bravo uomo” e, invece, sei anaffettivo, cocciuto, permaloso e possessivo. Allora vieni qui e l’eucarestia ti fa vedere che sei così. E qui trovi la forza per vedere ciò che c’è da vedere.

Ma se tu pensi di avere la luce non hai bisogno della luce. Per questo le persone più refrattarie e pericolose sono quelle che non si mettono in gioco perché credono di sapere già tutto.

 

Se tu sei zoppo l’eucarestia è meravigliosa. Tu vorresti fare quella cosa ma hai paura? E allora? Allora vieni qui e prendi la forza per farla.

Tu vorresti iniziare un’esperienza, un corso, una scuola, un incontro, nuovo ma hai paura di non farcela. Sei zoppicante: credi che non ce la farai a farla tutta. E allora? Vieni qui e qui trovi la forza, la medicina, l’energia, il farmaco, che ti permette di farla fino in fondo.

Tu vorresti essere più sicuro di te e invece, dentro, ti ritrovi sempre questa “maledetta” insicurezza. Ti verrebbe da buttarti via, da buttarti giù? Poi vieni qui e qui senti la sua voce: “Anche se sei così… vai bene lo stesso. Io ti amo anche così. Io ti voglio anche così. A me va bene anche così”. E quando senti questa voce torna la pace.

Ma se tu pensi sempre di sapere esattamente cosa fare, se tu non hai bisogno di aiuto, se tu sai già tutto e nessuno ti può dire niente, che te ne fai dell’eucarestia?

 

Se tu sei paralitico l’eucarestia è meravigliosa. Tu ti sei bloccato nel tuo cammino di vita: sei depresso o non hai più voglia di vivere. Pensi e ti sembra di non aver niente per cui vivere, lottare e darsi da fare. Poi vieni qui… e magari una luce si accende e tu riparti.

Tu ti senti incapace di far niente, bloccato dappertutto: “Non valgo niente! Sono uno schifo! Sono un disastro!”. Poi vieni qui e senti che Lui ti ama anche se sei così… e inizi a sentire che forse, forse, anche tu di qualcosa sei capace, e che puoi provarci, e che forse hai anche tu le tue risorse.

Tu ti senti paralizzato dal giudizio degli altri, della società o dei tuoi familiari, e così non fai quello che vorresti fare. Poi vieni qui, senti le parole di Gesù, senti che anche la sua famiglia lo giudicò ma che questo non gli impedì di fare la sua strada… e anche tu, trovi la forza per fare la tua.

Ma se tu non vuoi vedere che sei paralizzato e pensi che il tuo immobilismo sia camminare, solo perché fisicamente stai in piedi e cammini, allora che te ne fai dell’eucarestia?

 

7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.

ALLORA=è incredibile (e si capisce chiaramente che non può essere un brano storico): da vicino non vedono che è Gesù (Gv 21,4-5) mentre il discepolo che Gesù amava, invece, lo riconosce da lontano.

IL DISCEPOLO CHE GESU’ AMAVA=in Gv c’è questo personaggio che non ha un nome (Gv 13,2:19,26; 20,2; 21,20). Ora se l’evangelista non gli da un nome vuoi dire che lo fa intenzionalmente. Pietro lo chiama col suo nome, questo no. Perché? Se non gli da un nome vuoi dire che può avere qualunque nome.

 

Gesù ama tutti i discepoli: ama Lazzaro, Marta, Maria, ecc. L’amore è la relazione normale tra Gesù e i suoi discepoli.

Allora con quest’espressione “che Gesù amava” non s’intende che questo è “il cocco” di Gesù, che questo è il prediletto da Gesù, che Gesù ha un occhio di riguardo per lui. Ma che tra Gesù e ogni discepolo ci dev’essere questa relazione d’amore. L’amore per Gesù dovrebbe essere la caratteristica della relazione normale tra l’uomo e Dio. II discepolo che ha esperienza di amore vero è in grado di riconoscere il Signore.

Questo discepolo è intimo di Gesù durante l’ultima Cena; si trova, unico dei discepoli, sotto la croce ma non per consolare il povero maestro in croce, ma perché disposto a seguirlo nella sua stessa strada; è il primo testimone della resurrezione; è il primo tra i discepoli che “vede” il Signore. Perché tutto questo? Non perché è meglio degli altri ma semplicemente perché lui ama davvero il Signore.

 

II discepolo che Gesù ama è sempre in opposizione a Pietro in Gv. In Gv 13,23 è Pietro che gli fa un gesto perché sia lui a chiedere a Gesù chi è colui che lo tradisce. Perché non gliele chiede lui? Perché anche Pietro è lontano, traditore, di Gesù (Gv 13,8). In Gv 18,15 il discepolo entra nel cortile del sommo sacerdote, Pietro no. Ci entra solo perché questo parla alla portinaia di Pietro. Pietro non può entrare (nel mistero della passione) perché sta per rinnegare il Signore. In Gv 20,1-9 il discepolo che Gesù amava vede e crede, mentre Pietro crede solo (anche se arriva per primo).

Pietro in Gv è la ragione, la mente, il controllo, è chi vuole decidere, chi non si fida e non si abbandona al Signore e per questo resiste, pone domande, dubita, è orgoglioso. Il discepolo che Gesù amava è chiunque, invece, che si fida, che si lascia amare dal Signore, che si lascia portare dove il Signore vorrà. E’ la fede, è il cuore.

Questa contrapposizione cosa vuoi dire? Che il cuore, l’amore, arriva (a fare, a conoscere, a scegliere, ad amare, a perdonare) là dove la mente e tutte le buone ragioni umane non arrivano.

 

Cosa vuol dire Gv allora? Che solamente chi conosce l’amore può vedere il Signore, cioè riesce a percepirne la sua presenza.

Chi chiama “amore” l’attaccamento non può vederlo. Cerca santini, liturgie, si attacca a quello che qualcuno gli dice, ma non lo vede perché l’amore è amare senza attaccarsi. Chi chiama “amore” il possesso non può vederlo. Cerca verità che lo rassicurino, cerca una “prova” inattaccabile (visione, apparizione, miracolo), cerca di possedere la certezza ma non lo vede perché nell’amore non si possiede nessuno e non si è posseduti da nessuno. Chi chiama “amore” la pretesa non può vederlo. Perché l’amore non è quello che l’altro deve fare per me ma ciò che io metto in gioco con l’altro perché la nostra relazione viva. L’amore che pretende è dominio, potere, costrizione, manipolazione. Chi chiama “amore” i propri bisogni non può vederlo. Perché se per me l’amore è che tu riempia il mio bisogno di solitudine o che tu riempia il mio buco di affetto o che tu mi dia ciò che altri non mi hanno riconosciuto, allora non ti amo ma ti uso. L’amore non usa l’altro; l’amore si dona all’altro. L’amore è lo spazio tra me e te; non sei tu, non sono io, ma ciò che nasce fra me e te (che fisicamente ad esempio è un figlio).

Chi non “conosce” quest’amore, dice Gv, non può vedere il Signore. Perché? Perché Dio è visibile con gli occhi del cuore, dell’amore appunto; è un’esperienza visibile, chiara, certa, toccabile, ma solo con questi occhi. Sono quegli occhi che ti permettono di vedere il sorriso negli occhi di chi ami o la luce nel volto delle persone che “vivono”. Solo con quegli occhi lì lo vedrai: sono gli occhi dell’amore. Per questo solo chi ama “vede” Dio e chi “vede” Dio sicuramente ama.

 

SIMON PIETRO, APPENA UDÌ CHE ERA IL SIGNORE, SI STRINSE LA VESTE ATTORNO AI FIANCHI, PERCHÉ ERA SVESTITO=ma che senso ha? Uno che si butta in acqua si toglie i vestiti, non se li mette!

Ma abbiamo detto che gli evangelisti non vogliono trasmetterci una cronaca, ma una teologia; non dei fatti, ma delle verità. Quindi l’azione di Pietro può sembrare incongruente da punto di vista logico ma non dal punto di vista teologico.

 

Dove ritroviamo questo verbo (diazzonimi=cingersi) in Gv? Lo ritroviamo in Gv 13,4, quando Gesù prima di lavare i piedi, depone le vesti, si prende un asciugatoio e si cinge. Utilizzando lo stesso verbo Gv vuole mettere in relazione i due episodi.

Perché Pietro, allora, è nudo? Perché non ha la veste del discepolo. Qual è la veste del discepolo? II grembiule, la veste del servizio. Pietro, infatti, non aveva accettato quella cosa lì. Quando Gesù volle lavargli i piedi, Pietro si era ribellato: “Non mi laverai mai i piedi” (Gv 13,8). Perché? Non per umiltà ma perché forse era il solo ad aver capito le conseguenze di quel gesto.

Pietro, infatti, aveva capito che quello che faceva Gesù sarebbe stato quello che anche loro avrebbero poi dovuto fare. Se Gesù che è il capo, il maestro, lava i piedi a me (ed è un servizio sgradevole!), vuoi vedere che dopo a me tocca lavare i piedi agli altri! Ma neanche per sogno! Ma per carità! Io non ci penso minimamente!

Per questo Pietro rifiuta e tenta di farne un rito religioso, una purificazione. E Gesù gli risponderà: “Se non ti laverò i piedi, non avrai parte con me” (Gv 13,8). Allora Pietro è nudo perché lui quel “vestito” lì (il servizio) non se l’è ancora messo. Pietro non ha ancora “messo su” il vestito distintivo del credente. Per questo la sua attività è infruttuosa. Ed è qui che Pietro accetta quel “vestito”; è qui che, come Gesù, si veste del servizio.

E SI GETTÒ IN MARE=perché è l’unico a gettarsi in mare? Perché è l’unico che non ha ancora accettato il vestito del discepolo. Il resto del gruppo è già cambiato, lui no.

 

8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

GLI ALTRI DISCEPOLI INVECE=Pietro no, ma gli altri discepoli, invece, hanno già accettato questo servizio per cui non si devono vestire come lui.

CENTINAIO DI METRI=lett. “200 cubiti”. Dov’è che troviamo ancora il numero 200? In Gv 6,7 dove si dice “duecento denari di pane non sono sufficienti perché tutti siano sfamati”. Qui, con il richiamo del numero 200 Gv ricorda di cosa si parla (se non lo si era ancora capito!: dell’eucarestia).

 

9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.

VIDERO UN FUOCO DI BRACE=anthrakia: sono le braci, i carboni del fuoco.

Anche questo fuoco è collegato a Pietro. Pietro al momento dell’arresto di Gesù se ne stava con i servi e le guardie presso una brace (Gv 18,18: anthrakia). Di fronte a quel fuoco per tre volte Pietro rinnegò il Signore; di fronte a questo fuoco per tre volte (Gv 21,15-19) dovrà riconoscerlo.

La prima cosa che vedono non è Gesù ma il fuoco: questo è il fuoco che ti sostiene nella vita di tutti i giorni (Gesù-Eucarestia-Fuoco). E’ l’ardore, la carica, l’energia, la vitalità, che ti brucia dentro. Quando tu senti questo fuoco tu sai che Gesù è in te.

CON DEL PESCE SOPRA E DEL PANE=lett. “con del pesce sopra e un pane”: un solo pane.

Ma chi è l’unico pane? Gesù! Nell’eucarestia non si da del pane ma è Gesù che si da come pane per noi.

 

Inoltre, la cosa è assai illogica. Ma ci prendi in giro? Ci hai fatto pescare… e tu hai già preparato tutto? Gesù aveva detto: “Avete del companatico (=ciò che si mangia col pane, quindi qui il pesce)?”. “No”. Per questo li aveva mandati a pescare. E adesso? Adesso che arrivano col companatico, lui ce l’ha già.

Gesù adesso offre sia il pane che il companatico. Cosa si vuol dire? Gesù dona molto di più di quello che noi possiamo dare. Ma per avere questo “molto di più” cos’hanno dovuto fare prima? Andare a pesca. Cioè: l’eucarestia è quella situazione dove tu che hai amato, che hai servito, che hai fatto del bene agli altri (la pesca) poi ricevi molto di più di quello che hai dato. Per questo non sei mai vuoto! L’eucarestia è un alimento che ristora e sazia sempre perché il darsi di Gesù è sempre maggiore del nostro darci.

PESCE =opsariunr=pesce arrostito.

 

10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.

CENTOCINQUANTATRÉ GROSSI PESCI=ma li hanno contati uno per uno tutti? Ci sono varie spiegazioni di questo numero. Tutte possibili ma nessuna certa. Non sappiamo. Ad esempio una possibile è perché 153 è il triplo di 50=lo Spirito, più 3=numero divino. Come a dire che la pesca abbondante è una pesca che avviene solo nello Spirito di Gesù. E’ un’ipotesi possibile, ma ce ne sono anche altre.

LA RETE NON SI QUARCIO’=la rete è la rappresentazione della Chiesa. Anche se il lavoro è tanto, anche se sembra impossibile, se c’è il Signore, la Chiesa e la comunità tiene e rimane unita, non dividendosi.

 

12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore.

VENITE A MANGIARE=Gesù non si presenta come un padrone (il maestro lo avrebbe potuto pretendere) che dice: “Portatemi da mangiare” ma come amico che dice: “Venite a mangiare”. Gesù non è un padrone da temere; Gesù non è un vigile della nostra condotta; Gesù non è un capo da tenere buono. Gesù è un amico, Gesù è il Dio-Amore che si mette a servizio degli altri.

L’eucarestia non è un albergo per coloro che se lo possono permettere (che sono in grazia, puri e bravi) ma un’osteria gratis (“Venite a mangiare”) per tutti coloro che hanno fame, perché dall’amico Gesù possano, a loro volta, fare altrettanto.

E NESSUNO DEI DISCEPOLI OSAVA DOMANDARGLI: “CHI SEI?”, PERCHÉ SAPEVANO BENE CHE ERA IL SIGNORE=osare=etolma, lett. “venne in mente”.

Cosa vuoi dire questa frase? Che è un vedere del cuore: anche se non lo vedono, sanno chi è Lui perché lo vedono con gli occhi del cuore. Per questo non devono chiedergli niente: gli occhi del cuore hanno visto ciò che gli occhi fisici non possono vedere.

E da cosa lo riconoscono? Dal suo darsi e dal suo amore che si fa dono (il pane e il pesce). La stessa cosa, con immagini diversi, è raccontata da Lc nell’episodio di Emmaus: anche lì lo riconoscono solamente nel suo darsi (Lc 24,30-31).

CHI SEI?=è la terza volta che c’è questa espressione (Gv 1,19; 8,25). Adesso, finalmente, hanno capito chi Lui è!

 

13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

GESÙ SI AVVICINÒ,=lett. “Gesù giunse” come anche in Gv 20,19.26. Ma non era già là? Qui si vuoi dire: ogni volta che si fa l’eucarestia Gesù “giunge”, si fa presente, viene in mezzo a noi.

PRESE IL PANE E LO DIEDE LORO, E COSÌ PURE IL PESCE=lett. “Gesù prende il pane”: il tempo non è al passato ma al presente. Perché? Perché è ciò che succede ogni domenica nel presente di chi scrive.

Queste sono le parole tipiche in tutti i vangeli dell’eucarestia: prendere, ringraziare, spezzare, dare. Quindi qui si parla dell’eucarestia. L’eucarestia è questo: il dono d’amore di Gesù, cioè Gesù che ci dona il suo amore e che, pieni e saziati di questo, ci permette di essere poi, a nostra volta, un dono d’amore per gli altri.

 

E’ interessante che anche qui, come sempre altrove, Gesù non chieda mai ai discepoli di purificarsi, di lavarsi le mani o di fare qualche altro gesto rituale di purificazione (cosa assolutamente tipica a quel tempo!). Non è vero che bisogna purificarsi per accogliere Gesù ma è l’accoglienza di Gesù che ti purifica!

 

14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

ERA LA TERZA VOLTA CHE GESÙ SI MANIFESTAVA AI DISCEPOLI, DOPO ESSERE RISORTO DAI MORTI=in realtà non è la terza volta che Gesù si è manifestato. Infatti Gesù si è già manifestato a Maria di Magdala, ai discepoli che stavano a porte chiuse, ai discepoli senza e con Tommaso: quindi questa è la quarta. Ma nell’antichità, i numeri non hanno tanto lo scopo di definire una quantità ma un senso.

II fatto che sia la terza volta (3=pienezza, completezza) indica che non ce ne sarà un’altra. Da adesso in poi il Signore lo potrai riconoscere e vedere (con gli occhi del cuore) solamente nell’eucarestia. Da ora in poi Lui si manifesterà sempre così (nell’eucarestia).

 

 

Un bambino voleva conoscere Dio. Sapeva che era un lungo viaggio arrivare dove abita lui, ed è per questo che un giorno mise dentro al suo cestino dei dolci, marmellate e bibite e cominciò la sua ricerca. Dopo aver camminato per 300 metri circa, vide una donna anziana seduta su una panchina del parco. Era sola e stava osservando alcune colombe.

Il bambino gli si sedette vicino ed aprì il suo cestino. Stava per bere la sua bibita quando gli sembrò che la vecchietta avesse fame, ed allora le offrì uno dei suoi dolci. La vecchietta riconoscente accettò e sorrise al bambino. Il suo sorriso era molto bello, tanto bello che il bambino gli offrì un altro dolce per vedere di nuovo il suo sorriso. Il bambino era incantato! SI fermò molto tempo mangiando e sorridendo.

Al tramonto il bambino, stanco, si alzò per andarsene, però prima si volse indietro, corse verso la vecchietta e la abbracciò. Ella, dopo averlo abbracciato, gli dette il più bel sorriso della sua vita.

Quando il bambino arrivò a casa sua ed aprì la porta, la mamma fu sorpresa nel vedere la faccia piena di felicità, e gli chiese: “Figlio, cosa hai fatto che sei così tanto felice?”. Il bambino rispose: “Oggi ho fatto merenda con Dio”. E prima che la mamma gli dicesse qualcosa aggiunse: “E sai? Ha il sorriso più bello che ho mai visto!”.

Anche la vecchietta arrivò a casa raggiante per la felicità. Suo figlio restò sorpreso per l’espressione di pace stampata sul suo volto e le domandò: “Mamma, cosa hai fatto oggi che ti ha reso così tanto felice?”. La vecchietta rispose: “Oggi ho fatto merenda con Dio nel parco!”. E prima che il figlio rispondesse, aggiunse: “E sai? E’ più giovane di quel che pensavo!”.

 

Pensiero della settimana

L’eucarestia, sebbene costituisca la pienezza sacramentale,

non è un premio per i perfetti

ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”.

(Papa Francesco)

 

 

 

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