Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Ss. CORPO E SANGUE DI CRISTO

Domenica 23 giugno 2019

Prima lettura: Gen 14, 18-20     Salmo: Sal 109          Seconda lettura: 1 Cor 11, 23-26     Vangelo: Lc 9, 11-17

 

 

Il vangelo di oggi racconta la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Per capirlo noi dobbiamo tenere presente alcune cose altrimenti crediamo che Gesù sia arrivato, abbia fatto una magia e tutti hanno mangiato.

  1. Eliseo (2 Re 4,42-44) aveva già fatto una cosa simile, con 20 pani d’orzo per 100 persone. Ma Gesù con 5 pani lo fa per 5.000 persone. Gesù è il più grande profeta.
  2. Gesù aveva fatto tantissimi banchetti: e alcuni… memorabili sia in quantità che nel tipo di persone.
  3. Gesù aveva lasciato il ricordo di sé proprio in una cena, l’Ultima Cena.
  4. L’espressione: “Prese i pani, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede” sono ancora le parole dell’eucarestia. E’ chiaro che chi scrive vuole fare un aggancio, un ponte con ciò.

Storicamente cosa dev’essere allora successo? All’origine vi dev’essere un fatto storico (tutti i vangeli… Mc e Mt 2 volte), memorabile per il numero di presenti e per ciò che è successo. Gesù e i discepoli hanno spartito quello che avevano, così han fatto tutti, soprattutto i ricchi, e tutti mangiarono e anche ne avanzarono.

Avete presente quando ci si trova insieme e si dice: “Ciascuno porta qualcosa!”. Ciascuno porta un po’ e si mangia sempre in abbondanza e se ne avanza sempre. Una cosa del genere! Tutto questo poi è stato riletto dopo la morte di Gesù e un pasto (e una festa) memorabile è diventato un miracolo eucaristico memorabile. Di più non possiamo dire.

 

Dove siamo nel vangelo di Lc? Gesù con i suoi discepoli si è ritirato a Betsaida, fuori dal territorio Giudeo. Ma le folle lo vengono a sapere e lo seguono. Le folle si sentono attratte da Gesù perché sentono nel suo messaggio la risposta di Dio al bisogno di pienezza che ogni persona si porta dentro. Il messaggio di Gesù ti fa vivere: come puoi non seguirlo?

 

9,11EGLI LE ACCOLSE E PRESE A PARLARE LORO DEL REGNO DI DIO E A GUARIRE QUANTI AVEVANO BISOGNO DI CURE.

E PRESE A PARLARE LORO DEL REGNO DI DIO…=Gesù non parla loro del regno di Israele ma del regno di Dio. Gesù non parla di quanto potente diverrà il Regno di Israele, così da soggiogare i nemici, ma di quanto potente è il Regno di Dio. Di fronte, cioè, al male della gente, al bisogno di cure, di fronte alle malattie, Gesù non ha parole di consolazione, ma azioni che curano, che eliminano questo male. Questo è un effetto del regno di Dio: nel regno di Dio il bene e il benessere dell’uomo sono al primo posto.

 

Il regno di Israele (e tutti i regni) hanno come verbi: 1) avere/possedere; 2) salire (più degli altri); 3) comandare (potere). Il regno di Dio, invece, ha tre altri verbi: 1) essere; 2) scendere (andare incontro/verso); 3) servire/condividere. Perché siamo ammalati, nel corpo e nello spirito? Perché viviamo e seguiamo i primi tre verbi!

 

  1. ESSERE vuol dire che il centro della vita non è quello che gli altri ti hanno fatto o non ti hanno fatto o che dovrebbero fare, quello che si possiede o quello che manca ma ciò che si e’.

Quando guardi agli altri, a ciò che ti  manca, a ciò che non hai, o temi per ciò che hai, ti inizi ad ammalare nel corpo e nello spirito.

 

  1. SCENDERE vuol dire andare incontro, accogliere, perdonare: il contrario è rimanere nella rabbia, nellodio, nella vendetta, nel non-perdono, nel sentirsi vittima o sfortunati, nel rimanere nelle proprie posizioni.

Se fai così ti ammali nel corpo, nello spirito, nella mente e nellanima.

 

  1. SERVIRE, CONDIVIDERE vuol dire non tenere per sé ciò che si ha e soprattutto ciò che si é; vuol dire donare e donarsi perché quando si è pieni, anche se si dona, non ci si svuota mai.

Il contrario è la paura, è il vivere nel timore che gli altri ti rubino, si approprino delle cose tue o nel timore di perderle. Il fare così ti fa rendere laltro un nemico, di cui diffidare e da tenere lontano.

Se fai così ti ammali nel corpo, nello spirito, nella mente e nellanima.

 

12IL GIORNO COMINCIAVA A DECLINARE E I DODICI GLI SI AVVICINARONO DICENDO: «CONGEDA LA FOLLA PERCHÉ VADA NEI VILLAGGI E NELLE CAMPAGNE DEI DINTORNI, PER ALLOGGIARE E TROVARE CIBO: QUI SIAMO IN UNA ZONA DESERTA».

IL GIORNO COMINCIAVA A DECLINARE=anche se il giorno sta per finire, per alcuni (la gente) non c’è nessuna stanchezza, mentre per altri (i Dodici) c’è una terribile impazienza. Quelli che si sono stancati non sono le persone ma gli apostoli, sono quelli che guardano l’orologio: “Basta!, dai!, sei troppo lungo!”. Ma è troppo lungo per chi non ha cuore; perché chi ha cuore non vorrebbe che finisse mai!

I DODICI GLI SI AVVICINARONO=se i Dodici si avvicinano vuol dire che sono lontani: le folle lo seguono mentre i Dodici (che Gesù aveva invitato a seguirlo) si tengono quasi una distanza di sicurezza.

CONGEDA=lett. “mandali via”. E’ chiaro che il motivo è una scusa: lo vedono anche loro dove sono: sono nel deserto!, vuoi che Gesù non sappia questo? Vuoi che Gesù sia così sprovveduto? Il vero motivo non é che la gente si è stancata di ascoltare Gesù (anzi!) ma che loro pensano a se stessi: loro sono lontani da Gesù, sono stanchi di ascoltarlo, sono stanchi perché hanno fame, sono stanchi di tutta questa gente.

PER ALLOGGIARE E TROVARE CIBO=questa è la logica del comprare: chi può mangia e chi non può no! Ma per Gesù tutti devono mangiare!

QUI SIAMO IN UNA ZONA DESERTA=è proprio vero che è deserto? Sì geograficamente, ma decisamente no dal punto di vista del cuore. Se hai cuore non è mai deserto.

 

13GESÙ DISSE LORO: «VOI STESSI DATE LORO DA MANGIARE». MA ESSI RISPOSERO: «NON ABBIAMO CHE CINQUE PANI E DUE PESCI, A MENO CHE NON ANDIAMO NOI A COMPRARE VIVERI PER TUTTA QUESTA GENTE».

VOI STESSI DATE LORO DA MANGIARE=lett. “Date voi stessi da mangiare”. Il significato è duplice.

  1. Da una parte, ovviamente significa: “Procurate voi stessi da mangiare”, cioè “datevi da fare per dare da mangiare a tutta questa gente”. Quindi dategli pane! Anche se è vero che la gente non ha detto che aveva fame: sono i discepoli che hanno fame, perché la gente è già nutrita dalla Parola di Gesù, cosa che non accade per i Dodici perché sono lontani.
  2. Dall’altra parte il significato è più profondo e sarà quello dell’eucarestia: “Date di voi da mangiare”, cioè date come cibo non il pane ma voi stessi. Cioè: siate voi stessi pane per le persone.

Cosa vuol dire essere pane per gli altri? Vuol dire essere qualcosa da poter donare poi gratuitamente agli altri in termine di impegno, gioia, amore, compassione, aiuto, sostegno. Altrimenti noi diamo “cose” alle persone ma non noi stessi

Questo sarà esattamente quello che Gesù farà nell’eucarestia! Lc anticipa quello che sarà il significato dell’eucaristia, dove Gesù, il figlio di Dio, si fa pane, alimento di vita, perché quanti lo accolgono, lo mangiano e lo assimilano e siano poi capaci a loro volta di farsi pane, alimento di vita per gli altri.

NON ABBIAMO CHE CINQUE PANI E DUE PESCI …=il tono della risposta è un po’ risentito: “Ma dai Gesù, ma che scemenze dici! Ci sono solo 5 pani e 2 pesci! Vuoi che diamo noi da mangiare a tutti!?”. Quella che sembra un’ovvietà per loro, è una terribile incomprensione per Gesù!

L’obiezione dei Dodici è che mentre Gesù parla di dare, condividere, gli apostoli parlano di comprare.

I Dodici non hanno nessuna intenzione di darsi alla folla, né di servire o condividere.

Non hanno ancora compreso il messaggio di Gesù della condivisione.

A MENO CHE NON ANDIAMO NOI A COMPRARE VIVERI PER TUTTA QUESTA GENTE =gente è laos che indica il popolo di Israele.

Loro pensano ad Israele, ai nostri, ma Gesù aprirà il cibo a tutti.

TUTTA QUESTA GENTE=ha un che di dispregiativo: sono un impiccio, sono una spesa, sono un problema e non capiscono che quella gente è una risorsa ed è il luogo del dono di Dio.

 

14C’ERANO INFATTI CIRCA CINQUEMILA UOMINI. EGLI DISSE AI SUOI DISCEPOLI: «FATELI SEDERE A GRUPPI DI CINQUANTA CIRCA».

C’ERANO INFATTI CIRCA CINQUEMILA UOMINI =perché questo numero? Perché la primitiva comunità cristiana, secondo gli Atti degli Apostoli, era composta da circa cinquemila persone.

Allora cos’è che costituisce, fonda, costruisce una comunità? Questo: l’eucarestia!

I multipli di 50 (500, 5000) nella Bibbia indicano l’azione dello Spirito: ecco cosa può fare lo Spirito, ecco come arriva lo Spirito: condividendo!

FATELI SEDERE=mentre gli apostoli hanno usato l’imperativo: “Mandali via, congedali; sono una seccatura!”, Gesù risponde con l’imperativo contrario: “Fateli sedere”, letteralmente sdraiare.

Perché devono sedersi? E se uno voleva mangiare in piedi, non poteva? E se uno voleva mangiare sopra un sasso, non poteva? Uno mangerà dove gli pare, no! Nei pranzi festivi e nei pranzi solenni, si mangiava sdraiati su dei lettucci.

Ma chi è che sedeva? I signori, perché avevano dei servi che li servivano. Chi saranno adesso i servi? Gli apostoli! Ma chi poteva mangiare così? Solo i signori, cioè quelli che avevano dei servi che provvedevano a loro. Allora sedendosi cosa vuol dire Gesù: “Voi tutti siete e sentitevi dei signori!”.

E chi è che li serve? Il Signore e gli Apostoli.

Allora: l’eucarestia è il servizio di Dio per la gente, per l’umanità, per gli uomini. E’ ciò che lui fa/dà per noi.

I signori erano gli uomini liberi (mentre i servi e gli schiavi no!): Gesù vuole che tutti siano signori, cioè uomini liberi, ma deve comandare questa cosa (di essere seduti=signori). Perché? Perché trova resistenza. Essere liberi è meraviglioso ma implica alcune cose:

  1. Non dai più la colpa né la responsabilità della tua vita ad altri o all’esterno. Tu sei il capitano della tua nave.
  2. Non hai più sicurezze: la religione, le regole, ti danno sicurezze, certezze, perché basta che tu ubbidisci, ma ti tolgono la libertà.
  3. Avrai conflitti, contrasti e opposizioni.

A GRUPPI DI CINQUANTA CIRCA=perché questo numero? In questo brano del vangelo ci sono molti numeri. I numeri nella Bibbia hanno sempre un significato figurato, simbolico, mai matematico o aritmetico. Cinquanta è l’azione dello Spirito. Pentecoste è il cinquantesimo giorno, quindi cinquanta e i suoi multipli indicano l’azione dello Spirito. Quindi, attraverso l’eucarestia passa lo Spirito di Dio.

 

15FECERO COSÌ E LI FECERO SEDERE TUTTI QUANTI.

FECERO COSÌ E LI FECERO SEDERE TUTTI QUANTI=tutti i partecipanti a questa azione, indistintamente vengono trattati come dei signori. L’eucarestia è per tutti. Non c’è nessuna selezione, nessun criterio per accedere all’eucarestia: tutti si siedono, tutti sono signori!

 

16EGLI PRESE I CINQUE PANI E I DUE PESCI, ALZÒ GLI OCCHI AL CIELO, RECITÒ SU DI ESSI LA BENEDIZIONE, LI SPEZZÒ E LI DAVA AI DISCEPOLI PERCHÉ LI DISTRIBUISSERO ALLA FOLLA.

Lc anticipa quelli che saranno i gesti di Gesù nell’ultima cena.

PRESE I CINQUE PANI E I DUE PESCI=questo vangelo si gioca tutto sui numeri. Che importanza ha per noi sapere che erano 5 pani e 2 pesci? Nessuno! Anche perché portarsi dietro il pane è semplice, ma portarsi dietro il pesce è più complesso: davvero qualcuno aveva dei pesci dietro?

In ogni caso 5+2=7. 7 è il numero di un compimento (i 7 giorni della Genesi; i 7 sacramenti): in teoria, quindi, c’è tutto (5+2=7) ma quando tu dividi le cose (5-2), quando tu inizi a dire: “Noi e loro… io e tu… chi mangia e chi no…” allora ce n’è solo per alcuni.

Cosa vuol dire Lc? Se tu pensi solo a te, allora non c’è nutrimento per tutti. Ma se tu pensi a tutti, se condividi, allora ce n’è per tutti!

ALZÒ GLI OCCHI AL CIELO=il gesto fa capire che Gesù è in comunione con Dio. Così, questo, vuole Dio!

RECITÒ SU DI ESSI LA BENEDIZIONE=eulogheo=rendere grazie. Usa questo verbo perché Lc parla principalmente agli ebrei.

Questo gesto fa comprendere che non si possiede più questo pane e questi pesci ma che sono un dono di Dio e i doni di Dio vanno condivisi per moltiplicare gli effetti della sua azione creatrice e sanante. Mentre gli apostoli parlano di comprare (mio/tuo) questo pane è di Dio: cioè è di nessuno perché è di tutti.

 

Lc ha utilizzato “benedire”, conosciuto nel mondo ebraico, mentre in altri vangeli si utilizza eucharisteo=ringraziare, da cui eucarestia.

Questa cosa la capiamo studiando lo stesso brano di Mc dove utilizza per il pane eulogheo=benedire e per il calice eucharisteo=ringraziare.

Ma perché Mc non ha utilizzato due verbi uguali, ad esempio benedire? 

Nel vangelo di Mc ci sono due moltiplicazioni dei pani. Al che uno potrebbe dire: Mc si è sbagliato, si è dimenticato che l’aveva già scritta e l’ha riscritta. Infatti, cosa serve scrivere lo stesso episodio due volte?

Ma non è lo stesso! Infatti la 1° moltiplicazione è in terra ebraica e la 2° in terra pagana. Gesù, quindi, nell’eucarestia, si dà agli ebrei e ai pagani, cioè a tutti!

Nella 1° in terra ebraica Gesù benedice il pane (Mc 6,41=eulogheo). Mc usa eulogheo perché il verbo richiama le benedizioni pasquali che gli ebrei conoscevano molto bene.

Nella 2° in terra pagana Gesù rende grazie (Mc 8,6=eucharisteo).

Allora: nell’eucarestia, dice Mc, Gesù accoglie tutti, sia il popolo d’Israele che tutta l’umanità.

 

LI SPEZZÒ=perché devono essere spezzati? Perché è importante questo particolare? In genere, ad esempio – sappiamo dai costumi del tempo – si mangiava un pane intero per pranzo. Perché spezzarlo? Perché dev’essere condiviso: niente è mio, ma tutto è di tutti!

E LI DAVA AI DISCEPOLI…=i discepoli non sono i padroni, i proprietari di questo pane, ma sono servi, amministratori, il cui compito è distribuire questo pane alla folla. Il loro scopo è far sentire che tutti si sentano signori.

Non sta a loro decidere chi è degno e chi no di prendere questo pane: “Ti sei lavato le mani? Sei puro? Sei in grazia?”, di partecipare o no a questa mensa: il loro compito è soltanto quello di distribuire. Questo pone delle domande profonde sul nostro modo di dare l’eucarestia: forse, non è il volere di Dio, né di Gesù!

 

Risalta l’omissione di un rito molto importante nel pasto giudaico: la purificazione. Perché Gesù non chiede alla folla di purificarsi per essere degna di mangiare questo pranzo?

Lc anticipa quella che è la grande novità di Gesù: mentre la religione insegna che l’uomo deve purificarsi per essere degno di accogliere il Signore, con Gesù è accogliere il Signore quello che lo purifica e lo rende degno di lui.

 

17TUTTI MANGIARONO A SAZIETÀ E FURONO PORTATI VIA I PEZZI LORO AVANZATI: DODICI CESTE.

TUTTI MANGIARONO A SAZIETÀ=il vero chortazo indica il mangiare fino a scoppiare: quindi ne mangiano non solo per sfamarsi, ma all’inverosimile. E’ un termine che non veniva usato per le persone ma per gli animali.

Quando si condivide c’è l’abbondanza per tutti. Perché? Perché nessuno ritiene di essere il proprietario di qualcosa: allora tutto è di tutti.

E FURONO PORTATI VIA I PEZZI LORO AVANZATI: DODICI CESTE=perché dodici? Dodici è il numero delle tribù che compongono Israele. L’evangelista vuole dire che attraverso la condivisione dei pani si risolve il problema della fame.

Fintanto che le persone accaparrano per sé, trattengono per sé, c’è l’ingiustizia e c’è la fame; quando, invece, quello che si ha non si considera come esclusivamente proprio ma lo si condivide per moltiplicare l’azione creatrice del Padre, si crea sazietà e abbondanza.

 

C’è una bellissima storia: sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un’isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c’era altra legna, il piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile e il freddo si faceva sempre più insopportabile.

  1. Una donna, e la fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La donna lo vide perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro?
  2. L’uomo che stava al suo fianco vide uno che non era del proprio partito: mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel grosso pezzo di legno per un avversario politico.
  3. La 3° persona era povera, vestita malamente, e vide il suo vicino che era certamente ricco: perché dover usare il suo ramo per un ozioso riccone?
  4. Il ricco sedeva pensando ai suoi beni… ville… 4 automobili e al conto in banca: doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti.
  5. Il volto scuro dell’immigrato era una smorfia di vendetta. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo disprezzavano. La sua vendetta era arrivata: non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nel fuoco.
  6. L’ultimo membro del gruppo era un tipo gretto e diffidente, non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi ti ridà. Me lo devono pagare caro questo pezzo di legna, pensava.

Il fuoco si spense. La mattina li trovarono, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte per assideramento. Non erano morti per il freddo di fuori, erano morti per il freddo di dentro.

 

L’eucarestia allora è l’amore di Dio che va e arriva a tutti e di cui tutti hanno bisogno.

 

In vita Gesù accoglieva tutti alla sua tavola. L’eucarestia è Gesù: tutti hanno accesso alla sua tavola. Tutti mangiano con Lui e di Lui, non perché ne abbiano i meriti (chi di noi ne ha?) ma perché l’amore di Dio vuole scendere su ogni cuore e su ogni anima.

Quando andavamo a scuola se raggiungevamo il 6 venivamo promossi; ma Dio non si merita. L’amore di Dio è gratuito, è per tutti coloro che ne hanno bisogno.

Sei un lebbroso? Nessuno ti vuole per il tuo caratteraccio? Tutti ti escludono perché sei “pesante”, soffocante, perché è difficile stare con te, perché brontoli sempre o sei un’anima in pena? Vieni qui, mangiamo insieme, sapessi quanto ti amo io…

Sei un pubblicano? Non sei in regola con le legge religiosa? La legge del tuo cuore? Dovresti cambiare e hai paura? Dovresti cambiare ma non sei disposto ad accettarne le conseguenze? Sei lontano da Me? Vieni solo quando ne hai bisogno? Non importa, adesso vieni qui, pranziamo insieme, rilassati e sappi che il mio amore è gratuito.

Sei un esattore? Giudichi sempre? Guardi gli altri perché non sai vivere la tua vita? Ce l’hai col mondo che dovrebbe cambiare (così non cambi ciò che puoi tu)? Pretendi, chiedi… gli altri dovrebbero fare un sacco di cose? Non fai niente per gratuità, per dono? Sì, il tuo cuore è corroso dalla rabbia, dall’inferiorità e da chissà cosa, ma adesso vieni e cibati un po’ di cose buone, belle e di amore…

Sei una prostituta? Hai tradito l’amore? Hai tradito la fedeltà? Hai venduto il tuo corpo? La tua anima? La tua mente? Ti sei prostituito a quello che fanno tutti? Ti sei adattato? Hai perso la tua dignità di uomo? Vieni qui, mangiamo insieme, io ti amo… e il mio amore sia la tua forza.

Sei una donna? Sei piena di paura? Paura di vivere, di osare, di cambiare strada, di decidere? Hai il pianto facile? Pianto di dolore, di rabbia, di vergogna? Sei pieno di sentimenti? Hai un uragano dentro? Vieni qui, riposati in me, qui sei a casa tua, rilassati che io ti amo…

L’eucarestia è questo: un banchetto, un pranzo per tutti, aperto a tutti, perché tutti hanno fame di Dio e Dio si vuol dare a tutti, perché tutti sono e saranno sempre figli suoi.

 

Possiamo leggere questo vangelo in molti modi. Io lo sento come un grande invito a credere in me.

Tutto è possibile per chi crede (Mc 9,23), anche l’impossibile (Lc 1,37: “Nulla è impossibile a Dio”).

C’è un sogno. Quanti di noi desiderano qualcosa di diverso per la propria vita. Ma poi…

Vorresti imparare a suonare il pianoforte: “A 50 anni? Ma sei pazzo? Sei troppo vecchio!”. Vorresti cambiare lavoro e farne uno di radicalmente diverso: “Con i tempi che corrono! Non hai mica più vent’anni, eh! Hai una famiglia sulle spalle!”. Vorresti aiutare gli altri: “Ma non hai studiato! Non hai titoli! Dove credi di andare?”. Sei giovane e vorresti diventare un medico di Medici senza frontiere? “Ma è pericoloso! Non seguire sti sogni adolescenziali, sii realista, trovati un lavoro”.

E poi tutte quelle frasi: “Non ho capacità!… Non ho doti particolari!… Sono niente!… Non sono capace di fare niente! Non ho niente di speciale!”, che ci impediscono di credere in me.

E tutte quelle volte che mi dico: “Sarebbe bello se…” e mi scorre davanti ciò che potrei fare, ciò che mi piacerebbe così tanto fare, ciò che mi farebbe felice fare, essere, diventare.

 

5.000 persone, regione deserta, 5 pani e 2 pesci. Ma dove vuoi che andiamo? Impossibile! La situazione sembra senza vie d’uscita, sembra realmente impossibile.

Se ascolti gli apostoli: “Lascia stare! Sì, sarebbe stato bello, ma… Nella prossima vita. Non si può. Non è per te”.

Ma Gesù invece dice: “Dategli voi stessi da mangiare” (9,13). “Ma Gesù, cosa dici? Ma non vedi cos’abbiamo? Non vedi che abbiamo solo 5 pani e 2 pesci? Gesù ma dove vivi?”.

Io non credo in me. Mi guardo e mi dico: “In me non c’è tutta questa energia; in me non ci sono tutte queste capacità; in me non c’è sufficiente forza, decisione, coraggio”. Mi guardo e vedo 5 pani e 2 pesci: niente. Cosa vuoi che possa fare!?!

 

Che fa Gesù? Prende quel che ha e lo benedice e tutti ne mangiano. Gesù non dice: “Ma cosa vuoi che facciamo con 5 pani e 2 pesci?”. Gesù prende ciò che già c’è e lo benedice, cioè, lo accetta, crede che da quel poco può uscire qualcosa di grande. E così è stato e così è per chiunque crede.

Quando guardo alla vita di Gesù rimango stupefatto. Quando diceva ad uno: “Stendi la mano” (Mc 3,1), questo lo faceva e guariva. E quando diceva: “Esci, spirito immondo, da quest’uomo” (Mc 5,8), la cosa accadeva. Se diceva ad una fanciulla morta: “Alzati” (Mc 5,42), quella si alzava. E se diceva al mare in tempesta: “Taci, calmati” (Mc 4,39), questo si calmava.

Certo possiamo liquidare la questione dicendo: “Sì grazie, Lui era il Figlio di Dio!”, come a dire: “Lui aveva dei poteri straordinari, eccezionali. Mica gli abbiamo noi”. Ma non è così. La realtà è che Gesù credeva fermamente in sé e nella Forza che aveva dentro di sé.

Il problema è che credere in sé, credere che si è grandi, potenti, forti, spaventa perché ci mostra chiaramente che la vita è nelle nostre mani e nelle nostre scelte, che la plasmiamo noi.

Perché quando prendi coscienza che la vita è nelle tue mani allora non ti puoi più lamentare, non puoi più dirti: “Che sfortunato che sono! Che brutta infanzia! Che sfortuna che ho io”. Se Gesù avesse ascoltato gli apostoli non vi sarebbe stato nessun miracolo dei pani. Ma Gesù ha creduto che la cosa era possibile… e così è stato.

 

Mc 11,24: “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”. Dobbiamo insegnare alle persone a credere in se… al potenziale dentro: inespresso, sepolto o rinchiuso. Perché se si accetta quello che si è, senza giudicarlo (“Tutto qui!”), senza condannarlo (“Faccio schifo!”), senza confrontarlo (“Ho meno degli altri”), possiamo costruire qualcosa di meraviglioso per la nostra vita.

Dobbiamo insegnare alle persone che la loro vita è nelle loro mani, e non nelle mani del caso, della fortuna, del Supernalotto, degli altri, della conoscenze giuste, o di chissà chi. Dobbiamo insegnare ad aver fede, fiducia, che si può costruire ed essere protagonisti della propria vita. Nikos Kazantzakis: “Avete il pennello, avete i colori, dipingete il paradiso e poi entrateci”.

Allora prendi quello che sei e invece di piangerti addosso per ciò che non sei, benedici, ringrazia e accettalo.

E’ il miracolo dei pani: se si accetta il poco che si è, si moltiplicherà in un’abbondanza infinita.

Negli anni ’90 furono costruite 2 auto: Laser della Chrysler-Plymouth e l’Eclipse della Mitsubishi. La Laser aveva 13 vendite per concessionaria; l’Eclipse più di 100. “Che cosa centra, sono 2 auto diverse”, direte voi. E, invece no! Sono la stessa medesima auto (progettate e costruite in società dalle 2 compagnie), con solo nome e azienda diversa. Uno studio: i Giapponesi credevano che il loro prodotto avrebbe avuto successo, gli Americani no.

Ai tempi di Copernico tutti dicevano e nessuno metta in dubbio la cosa: “Vedi? Il sole si è spostato nel cielo. Quindi ovviamente la terra è al centro dell’universo”. Quale coraggio e quanta fiducia in sé ebbe quest’uomo per poter dire: “Guardate che non è come credete voi!”.

 

E chi lo dice che io non possa moltiplicare la mia vita? E perché no?? Ci ho provato? E soprattutto: ci credo io? E se ci credo cosa ho fatto in tal senso?

Cosa potrebbe succedere alla mia vita se iniziassi ad amarla? Come sarebbe la mia vita se pensassi che io ho qualcosa di grande da realizzare e da vivere? Se Gesù ha saputo moltiplicare il pane, perché non dovrebbe essere in grado di moltiplicare la mia vita? Mi chiedo: cosa potrebbe succedere se credessi che io sono quel pane che Dio vuole moltiplicare?

Vi racconterò la storia di Hulda Crooks. Hulda è una signora che a 70 anni, mai fatto niente prima in questo senso, decide di darsi all’alpinismo: “Ma sei matta? Alla tua età? E’ pericoloso!”, le dicono tutti. Ma lei crede in sé e inizia. Ha scalato un sacco di montagne, tra cui anche il monte Fuji.

Roosevelt era emiplegico: all’attacco di Pearl Harbour voleva riattaccare subito. Gli dissero in generali: “Abbiamo perso il 90% della flotta, impossibile!”. Si alza in piedi! (era emiplegico con paralisi motoria di metà corpo): “Non mi dite che è impossibile!”.

Lo dissero anche gli apostoli: “Ma come facciamo Gesù? Ma dove vuoi che andiamo con 5 pani e 2 pesci? Impossibile!”. Ma non era vero… Non era impossibile ma solo mancanza di fede.

Pensiero della settimana

Impossibile!?… solo se lo hai deciso tu!

 

 

 

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