XIII Domenica del Tempo Ordinario

XIII domenica del tempo ordinario

Domenica 30 giugno 2019

Prima lettura: 1 Re 19, 16.19-21       Salmo: Sal 15      Seconda lettura: gal 5, 1. 13-18       Vangelo: Lc 9, 51-62

 

 

Nell’A.T., satana è un buon diavolo, un funzionario onesto di Dio, con un compito ben preciso. Infatti “il satana” si occupa degli interessi di Dio, è un suo collaboratore e Dio lo tratta con affabilità (Gb 1,7). La sua residenza è il cielo e fa la spola verso la terra per spiare il comportamento degli uomini e poterli accusare di fronte a Dio.

Da tener presente che nell’A.T. (eccetto una volta in 1 Cr 21,1) mai satana è un nome proprio, ma appare sempre “il satana”, cioè l’accusatore. Indica, quindi, una funzione: era il pubblico ministero che denunciava le colpe dell’imputato (Zc 3,1). Quindi satana è un solerte ministro di Dio. Satana, quindi, era “l’occhio del re”, l’ispettore che doveva sorvegliare in tutto il regno per poi riferire al suo sovrano, Dio, e così premiare o castigare gli uomini.

Il Dio dell’A.T., che non è il Dio di Gesù, tant’è vero che Gesù chiamerà il “suo” Dio, Padre e mai Iahwè, è un Dio così: un padrone che ti premia se fai il bravo e ti punisce se sgarri. Dio, insomma, è un Grande Spione, è il Grande Fratello, è l’Occhio che ti vede sempre! Il Dio dell’A.T. è così: “Ti ho beccato, caro!; Pensavi di farmela!; A me nulla sfugge”.

D’altronde mia nonna mi diceva sempre: “Dio ti vede sempre e dappertutto”, ed era indice che se facevi qualcosa che a lui non piaceva, c’era sempre la telecamera pronta a videoregistrarti. Il Grande Fratello ha copiato dal Dio dell’A.T.! Gli apostoli vedono Dio così: “Se non fai come vuole lui, lui manda il suo angelo dal cielo e ti brucia, ti distrugge, ti consuma”. E, infatti…

Quindi, il satana dell’A.T. è il Signor Gossip di oggi, è lo Spione, la Spia, il Grande Fratello, il Signor Pettegolezzo, che va a dire a tutti (lì era a Dio) cosa uno fa.

 

9,51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme 52e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.

Ci troviamo nel capitolo 9 di Lc: è un capitolo di svolta per il vangelo di Lc. Gesù dalla Galilea sta andando a Gerusalemme per la Pasqua. Per arrivarci deve passare per la Samaria. Con Gesù ci sono anche i discepoli. Sono un gruppo di persone e si sa che quando si è in gruppo si ha bisogno di un minimo di organizzazione. Così Gesù invia alcuni discepoli per organizzare il pernottamento e le cibarie.

Tra samaritani e galilei i rapporti non erano idilliaci (sappiamo di alcuni scontri), ma neppure di aperta ostilità, come era invece con i giudei. Gesù quindi non si aspetta questa reazione e questo rifiuto. E’ quella sorpresa che non ti aspetti: “Non me l’aspettavo proprio”; è un colpo basso.

Perché non lo accolgono? Storicamente non sappiamo il perché. In Mt Gesù dice: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei samaritani” Mt 10,5). Forse era gente prevenuta, che aveva dei pregiudizi su Gesù e che lo rifiutavano a priori. Era gente a cui certe “cose” spirituali non interessavano; di certi discorsi non volevano sentirne; di cambiare, di guardarsi dentro non volevano proprio saperne. Tanto valeva non andarci.

E’ inutile insegnare a cantare ad un maiale – dice un proverbio – tu perdi tempo e lui si irrita. Con chi è prevenuto è meglio lasciare perdere. Storicamente non volevano proprio averne a che fare con Gesù: non volevano casini, problemi, difficoltà, “rotture”.

Lc rilegge il rifiuto teologicamente: Gesù viene rifiutato perché va a Gerusalemme. Rifiutare il suo viaggio a Gerusalemme (il vangelo di Lc è costruito come un viaggio di Gesù verso Gerusalemme) è rifiutarlo nella sua essenza, nel suo volto, nella sua unicità e particolarità. E’ rifiutare lo stesso Gesù.

 

54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Si voltò e li rimproverò. 56E si misero in cammino verso un altro villaggio.

I suoi discepoli reagiscono come tutti noi: “Che Dio ti fulmini! Che Dio te brusa! Mori!”.

In effetti c’erano anche dei precedenti: Elia aveva invocato dal cielo un fuoco e per ben due volte il fuoco dal cielo aveva incenerito cinquanta uomini (2 Re 1,1-18).

Cos’era successo? Acazia, re di Israele, cade da una finestra e rimane ferito, ma cade (1 Re 22) perché ha peccato. E’ ferito e manda dei messaggeri da Baal-Zebul, un dio straniero. Allora Elia, il profeta di Dio, si arrabbia e gli dice: “Dal letto in cui sei salito non scenderai, ma di certo morirai” (2 Re 1,4). I messaggeri riferiscono questo e Acazia s’arrabbia. Allora il re manda cinquanta uomini a prelevare Elia sopra un monte. Il capo con i cinquanta soldati arrivano e gli dicono: “Il re ti ordina di andare da lui!”. “Ah sì!? Il re vuole comandare a me?”. E allora Elia dice: “Se sono un uomo di Dio scenda un fuoco dal cielo e divori te e i tuoi cinquanta”. E il fuoco scende e incenerisce tutti.

Allora il re gli manda un altro capo e altri cinquanta: “Il re ti ordina di andare da lui!”. “Ah sì!? Il re vuole comandare a me?”. E allora Elia dice: “Se sono un uomo di Dio scenda un fuoco dal cielo…”. E di nuovo tutti inceneriti.

Il re ne manda altri cinquanta, ma il capo ha capito la lezione, si inginocchia e lo prega di scendere. Elia scende dal re Acazia e gli dice: “Hai peccato: da questo letto non scenderai!”. E infatti vi morì! (2 Re 1,17).

Nell’A.T. Elia dimostra la potenza di Dio. Ma Gesù non è potente nella forza. Gesù dice: “Ci hanno rifiutato. Cosa vuol dire amarli? Vuol dire accettare che non ci vogliono”. Gesù è potente nell’amore. La forza dell’amore è che non ha forza. Il potere dell’amore è che è senza potere.

 

Non ti vogliono? Lascia stare. Vai altrove.

E’ giusto che qualcuno ci rifiuti: perché dovremo andare bene a tutti? Quando qualcuno ti rifiuta, sappi che è semplicemente normale. Vai altrove!

“Ma perché non mi vuole… ma cosa gli ho fatto?… Con tutto quello che io ho fatto per lui?… Sorride a tutti e a me no… Parla con tutti e a me mi evita… Gli altri li invita e me no”. E allora?

Magari ci sono mille persone che ci vogliono ma noi, invece, vogliamo che ci voglia proprio quella che ci rifiuta. E soffriamo… soffriamo… soffriamo… piangiamo… e ci sentiamo vittime… Non abbiamo il diritto di essere accettati da tutti. E’ stupido soffrire perché qualcuno non ci vuole. C’è chi dice “Sì” e chi ci dice “No”. Semplicemente normale.

 

57Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

Poi il vangelo riporta 3 condizioni per seguire Gesù.

 

La prima: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo” Lc 9,56).

Perché Gesù cita le volpi e gli uccelli? Nella cultura ebraica la volpe è considerata l’animale più insignificante. Erode, un “animale”, viene definito come “volpe” (Lc 13,32): furbo e insignificante.

Gli uccelli sono i più inutili (Mt 6,26): “Guardate gli uccelli del cielo…”.

Gesù allora toglie l’illusione dell’ambizione: seguire Gesù non conduce ad onori ma al disprezzo da parte della società. La sequela di Gesù comporta essere considerati esseri inutili e insignificanti.

Allora la prima condizione è: “Non aspettarti nulla: nessun onore, nessun merito, nessuna “sedia”.”.

 

Cosa può voler dire questo detto sulla sequela ad una coppia di sposi? Attenti alle illusioni… alle false aspettative…

Illusione è che ci amiamo e che questo basterà. Illusione è che basti la nostra volontà e supereremo tutti i venti contrari, che saremo più forti di tutto. Illusione è che tutte le cose che accadono in giro, accadono agli altri e non a noi. Illusione è che da sposati saremo diversi… che lui cambierà… Illusione è che così va bene e che non c’è da cambiare… che ci conosciamo… Illusione è che questo mondo “faccia schifo”… e che se tutti facessero come noi sarebbe diverso… Illusione è che basta “trovare l’uomo giusto” e che si sarà felici…

Vi racconterò una storia sulle illusioni. Un uomo fece affliggere su un terreno accanto alla sua casa il seguente cartello: “Questa terra sarà regalata a chiunque dimostri di esser veramente soddisfatto”. Un ricco agricoltore che passava, lesse la scritta e disse fra sé e sé: “Se questo uomo ha tanta voglia di dare via questo pezzo di terra, tanto vale che lo prenda io prima che ci pensi qualcun altro. Io sono ricco e non mi manca nulla, quindi sono la persona giusta”. Così suonò alla porta e spiegò il motivo per cui era lì. “Sei soddisfatto per davvero?”, domandò l’uomo. “Certo che lo sono. Sono ricco… ho tutto… non mi manca niente”, rispose il ricco agricoltore… “E se sei soddisfatto per davvero, a che ti serve il terreno?”.

 

59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». 60Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Il secondo detto dice: Gesù ad un altro uomo disse: “seguimi!”. E costui gli disse: “Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre”. Gesù: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annuncia il regno di Dio” (Lc 9,59-60). Questa risposta era veramente scandalosa.

Seppellire il padre era l’obbligo più importante e più sacro di un figlio: gli onori funebri, presieduti dal figlio, costituivano il momento più solenne in cui l’autorità del padre (e anche il patrimonio, l’eredità) e il controllo sulla famiglia passavano all’erede.

Probabilmente qui, forse, non si tratta di seppellire il padre, cosa che richiede soltanto qualche giorno, ma di accudirlo fino agli ultimi giorni. In ogni caso, la cosa è la stessa.

Ma cos’è il padre nella cultura ebraica? Il padre rappresenta colui che trasmette la tradizione, i valori etici e religiosi del passato, il modello di comportamento. Onorare il padre (il famoso IV comandamento) voleva dire: “Fare come lui”, portare avanti il suo patrimonio, le sue credenze, la sua tradizione. Così il padre vive nel figlio.

Ma cosa chiederà Gesù ai suoi discepoli? “Ed essi, lasciata la barca e il padre, lo seguirono” Mt 4,22). Gesù chiede di lasciare il padre… la tradizione… ciò che si è sempre fatto…

Ogni sera, quando il guru si sedeva per adorare, il gatto dell’ashram si cacciava fra i piedi degli oranti e li distraeva. Perciò egli ordinò che il gatto fosse legato durante l’adorazione serale. Dopo la morte del guru, il gatto continuò ad essere legato durante l’adorazione della sera. E quando il gatto morì, un altro gatto fu portato nell’ashram per essere debitamente legato durante l’adorazione serale. Qualche secolo dopo i discepoli eruditi del guru scrissero dei dotti trattati sul significato liturgico dell’usanza di legare un gatto durante l’adorazione.

Ciò che è stato fatto riguarda ieri. Tu sei oggi: oggi è nuovo. “Vino nuovo in otri nuovi” (Mc 2,21.22).

 

Il detto vuol dire: “Il passato è passato, è morto; non fare come ieri o come gli altri. Fa Come Tu Vuoi”.

“Ma noi abbiamo sempre fatto così… fa come noi… sei diverso da tutti… nessuno ha mai fatto così… sei il disonore della famiglia se fai così… da che mondo è mondo s’è sempre fatto così… ma chi ti credi di essere!…”.

Pensate a tutte quelle frasi che ci sono state passate: “Sii perfetto… non sbagliare… sii forte… non mostrare ciò che hai dentro… sforzati… impegnati… sbrigati… impegnati di più… cerca di piacere… non vedi che mi fai soffrire… non pensi a tua madre/padre… sei uguale a tuo padre… assomigli a tuo zio… sei come quello/quell’altro… cosa si dirà in giro… e la gente cosa dice?”. Frasi che ci costringono ad essere non noi stessi, ma qualcosa che altri vogliono per noi.

 

Cosa può voler dire questo detto ad una coppia di sposi?

La tradizione, il passato, ciò che “noi abbiamo fatto”, è un vissuto di altri: oggi è morto. La vostra famiglia è unica; il vostro modo di amare è solamente vostro; il vostro modo di educare i figli è solo vostro. Non copiate quello di altri… non rifatevi a nessuno. Create voi il vostro modo di amarvi… di ridere… di divertirvi… di essere felici…

Alla morte di un rabbino il figlio ne prese l’incarico. Dopo un po’ gli anziani della sinagoga gli dissero con tono sarcastico e disprezzante: “Tu non assomigli proprio a tuo padre!”. E lui: “E, invece sì. Lui non copiava nessuno e io neppure”.

Nella via dove abitavo a Padova c’era una coppia che mangiava sempre alle 10-11 di sera. Inoltre parlavano sempre a voce alta; a volte marito e moglie si baciavano in giardino, senza problemi. C’era una confusione in casa da paura; tutti li consideravano dei matti. Era una coppia davvero diversa da tutte ma lì c’era l’amore: e noi bambini non vedevamo l’ora di andare lì.

 

61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Poi c’è il terzo detto di Gesù. Un uomo dice a Gesù: “Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Gesù: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,61-62).

Possiamo leggere in un primo modo la risposta a Gesù: “Aspetta un attimo”.

L’uomo vuole davvero seguirlo solo che chiede “un po’ di tempo”, rimanda un po’, posticipa: “Guarda Gesù, certo che vengo, ma prima devo sistemare alcune cosucce… prima devo laurearmi, devo sposarmi, devo sistemarmi e poi verrò”.

“Quando sarò diverso, quando avrò più possibilità, più tempo… quando saranno cambiate un po’ le cose… quando avrò risolto i miei problemi e superate le mie paure, allora ti seguirò”.

Avete presente come fanno i bambini? La mamma chiede: “Mi vai a prendere l’acqua? Mi porti giù il bidone dell’immondizie?”. “Sì, mamma, un attimo… dopo”. Che vuol dire: “No!”.

 

L’aratura in Palestina è un lavoro duro e anche un po’ pericoloso. Se tu guardi a destra o a sinistra o peggio ancora ti guardi indietro, rischi non solo di non andare dritto ma di farti male. Quindi bisogna guardare avanti e non guardare mai indietro.

Un giorno vado in casa di una donna sui sessant’anni. I suoi figli mi dicono che è depressa da tanto tempo. Entro e la vedo piangere. Allora le chiedo: “Cosa c’è signora?”. “Sto piangendo per la morte di mia madre”. “Oh, mi scusi signora, non avevo saputo niente”. “Sa, è morta quando io avevo 10 anni”. In 50 anni non era ancora riuscita a staccarsi. Non aveva “una madre”, ma la madre aveva lei.

Questo noi ce l’abbiamo scritto nel nostro corpo: i nostri occhi sono rivolti per guardare sempre avanti, mai girarsi indietro. Il passato blocca.

Le persone dicono: “Ma forse… se avessi fatto… se non fosse successo… e se facessi diversamente… e se poi… che sia quella giusta?… E se poi sbaglio?… e che sia meglio l’altra?”. Ad un certo momento bisogna prendere una strada, fare una scelta, e smetterla di guardarsi indietro, ai se e ai ma. Perché altrimenti non si va da nessuna parte.

Nella Bibbia c’è un bellissimo episodio Gen 19,1-29). Due angeli arrivano a Sodoma. Lot li ospita nella sua casa, ma gli abitanti vecchi e giovani vogliono i 2 nuovi arrivati per abusarne (siamo a Sodoma, capite cosa vogliono fare!). Lot offre le sue figlie piuttosto che i due ospiti. Ma loro vogliono proprio i due “nuovi”, vergini. Lot si rifiuta. Allora i due angeli decidono di distruggere Sodoma con fuoco e zolfo dal cielo e dicono a Lot e alla sua famiglia: “Scappate e non voltatevi indietro a guardare”. Ma la moglie di Lot lo fa… e viene trasformata in una statua di sale.

Cosa vuol dire? Che se tu ti fermi a guardare indietro… se ti lasci prendere dalle paure… se pensi a ciò che potrebbe essere… a ciò che potrebbe capitare… se hai nostalgia di ciò che lasci… è la fine.

 

C’è un Midrash che commenta il passaggio del Mar Rosso degli ebrei. Gli ebrei scappano di notte dall’Egitto ma si trovano di fronte il Mar Rosso (sarà anche rosso ma di certo è un bel mare grande). Non solo: dietro hanno gli egiziani armati fino all’inverosimile. Allora guardano a Mosè, molto arrabbiati, e gli dicono: “E ci hai condotti fino a qui solo per morire? E adesso? Non era meglio morire in Egitto?”. Mosè non sa che rispondere e guarda in su verso Dio. E Dio gli dice: “Mosè, non guardare avanti (il Mar Rosso), non guardare indietro (gli Egiziani), non guardare a destra, non guardare a sinistra (le colonne d’acqua), fa solo il prossimo passo e arriverai all’altra sponda”.

 

Cari sposi quando avrete davanti qualche Mar Rosso, fate allo stesso modo. “Non guardate avanti=futuro: ce la farò?… e poi?… e se non andrà… e riuscirò?… e che accadrà?”. “Non guardate indietro=passato: non ce l’ho mai fatta… le altre volte è andata male…”. “Non guardate a destra=parte consapevole/gli altri: lascia stare… non puntare troppo in alto… ma chi ti credi… ma non si può essere felici… non si può voler tutto… accontentati…”. “Non guardate a sinistra=sentimenti: ho paura… è doloroso… devo cambiare…”.

Abbiate solo fede, fiducia e fate solamente il prossimo passo… e un passo dopo l’altro arriverete dall’altra parte.

 

Ma questo detto vuol dire anche dell’altro: “Siate liberi”.

Le famiglie patriarcali del tempo non si mettevano in discussione. La famiglia era la cosa più importante di tutto, il valore massimo del tempo. Rompere con la famiglia era considerato un’infamia, un peccato enorme, un’onta irreparabile e una vergogna. Essere scacciati o abbandonati dalla propria famiglia era la vergogna più grande.

Ma che farà Gesù? Cosa chiederà Gesù ai suoi discepoli? Chiederà di “lasciare la casa”; dirà che “padre sarà contro figlio e figlia contro madre”; “chi ama la moglie, i figli o il padre o la madre più di lui non può seguirlo”…

Gesù stesso ebbe problemi enormi con la sua famiglia. Un giorno sua madre e i suoi parenti vanno a prenderlo perché lo considerano pazzo (Mc 3,21.31). I suoi fratelli non gli credono (Gv 7,5). I suoi paesani lo rifiutano (Mc 6,1-6).

Gesù ci mette contro la famiglia? No. Anzi! Ma quando la famiglia diventa un legame soffocante, opprimente, mortale, allora Gesù ci invita a lasciarla. La libertà, il “regno di dio”, è più importante della famiglia.

Il filosofo Diogene stava cenando con un piatto di lenticchie. Lo vide il filosofo Aristippo che viveva nell’agiatezza adulando il re. Aristippo gli disse: “Se tu imparassi ad essere ossequioso con il re non dovresti vivere di questa robaccia come le lenticchie”. Gli rispose Diogene: “Se tu avessi imparato a vivere di lenticchie non dovresti adulare il re”.

 

Una commessa vendette un paio di pantaloni dalla tinta vivace ad un giovane che sembrava entusiasta dell’acquisto. Il giorno dopo ritornò dicendo che desiderava restituire i pantaloni. Il motivo era: “Alla mia ragazza non piacciono”.

Una settimana dopo ricomparve tutto sorridente e annunciò di voler comprare di nuovo quei pantaloni. La commessa gli disse: “La tua fidanzata ha cambiato idea?”.

Il giovanotto: “No, ho cambiato ragazza!”.

 

Pensiero della settimana

Se ami la Vita

La Vita ti amerà.

 

 

 

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