XV Domenica del Tempo Ordinario

XV domenica del tempo ordinario

Domenica 14 luglio 2019

Prima lettura: Dt 30, 10-14           Salmo: Sal 18           Seconda lettura: col 1, 15-20           Vangelo: Lc 10, 25-37

 

 

10,25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

ED ECCO=interruzione. Chi sono i nemici della gioia? I religiosi, un dottore della legge.

I DOTTORI DELLA LEGGE erano gli esperti della legge, per investitura divina erano equivalenti agli scribi, erano gli unici chiamati a interpretare la legge divina.

 

I dottori della legge (=scriba; solo Lc utilizza quest’espressione) erano laici, che dedicavano tutta la loro esistenza allo studio della sacra scrittura. A 40 anni, un’età veneranda per quel tempo, ricevevano attraverso l’imposizione delle mani, la trasmissione dello Spirito di Mosè e da quel momento godevano dell’autorità divina di insegnare e spiegare la legge di Dio.

E il Talmud dice che quando c’è una contraddizione tra la parola del dottore della legge e la Parola di Dio, tu dai retta al dottore della legge perché è lui che te ne da l’esatta interpretazione. La parola degli scribi aveva lo stesso valore della Parola di Dio. Quindi erano personaggi importanti.

Per Gesù non solo sono refrattari alla volontà di Dio ma persuadono il popolo al loro falso Dio (cfr Lc 11,46-48.52: “Guai a voi che caricate pesi insopportabili… tolto la chiave della scienza…”).

1 Tim 1,7: “Pretendono di essere dottori della Legge mentre non capiscono né quello che dicono né ciò di cui sono tanto sicuri”.

 

PEIRAZO=TENTARE nel vangelo di Lc c’è soltanto 2 volte: 1) per l’azione del diavolo in 4,2 e 2) per l’azione del dottore. Qui, quello che sembra un esperto di Dio (religioso) è invece un diavolo! Allora: i rappresentanti del magistero religioso, coloro che dovevano proporre al popolo la volontà di Dio, per Luca, in realtà sono gli strumenti del diavolo.

MAESTRO=sentite la falsità, l’adulazione: “Maestro…”. Sembra una persona pia, religiosa, rispettosa. E, invece, lo sta tentando, è un falso. Attenti a quelli troppi pii!

CLERONOMENOS=ereditare, lett. “avere in sorte secondo la legge; ciò che è giusto che mi tocchi”. Gesù però non ha mai parlato della vita eterna. Allora perché gli chiede questo?

PER METTERLO ALLA PROVA: per vedere se è ortodosso.

Gesù’ non parla mia di vita eterna: la vita eterna, per Gesù, è qui già adesso, una qualità di vita che vince ogni tipo di morte.

Ciò che è interessante che alla vita eterna sono interessati i ricchi (Lc 18,18-23: “Che cosa devo fare per ereditare la vita eterna”; notabile in Mt/giovane ricco) e i religiosi (qui). Perché entrambi hanno molto da perdere: i ricchi perdono tutte le loro ricchezze, i religiosi i loro meriti acquisiti per il Paradiso.

E’ la domanda del bambino: cosa devo fare perché la mamma mi ami? Così lui farà il bravo o cercherà di fare quello che farà piacere alla mamma per essere “bravo per lei”. Il bambino dice: “La mamma vuole questo (regola) e io farò questo… (così mi amerà)”.

 

La gente era terrorizzata dalla paura di sbagliare, di non essere in regola, di far peccato, di essere esclusa, di non essere ammessa in paradiso, insomma di essere sbagliata. Per cui lo scopo primo della vita non era vivere, non era amare, non era entrare nella vita e nelle relazioni con tutta la forza del sentimento, con tutta l’intensità possibile, con tutta la vibrazione. No, lo scopo della vita era essere in regola. Per questo nessuno cercava veramente Dio, nessuno cercava se stesso, nessuno cercava di vivere. Ciò che contava era “essere in regola; bravi” e la regola la stabilivano i funzionari.

A causa di ciò si sono formate schiere di obbedienti, ma non delle personalità autonome. Erano esistenze eteronome, guidate da altri. E il modello era l’ubbidiente, il servizievole, il generoso, il disponibile e non l’autonomo, il ricercatore, l’amante della verità e della vita.

Così la gente si sentiva in colpa per tutto e temeva di osare in ogni cosa, perché la domanda di fondo era: “E se è sbagliato? E se Dio non vuole? E se pecco? E che tipo di peccato è: veniale o mortale?”.

Mia nonna diceva: “E se prima di morire faccio un peccato, proprio il minuto prima? Cosa succede?”. Per questo bisognava confessarsi sempre, almeno una volta la settimana.

Mio nonno invece diceva sempre: “Io in chiesa non ci vado perché lì non si può fare niente!”. E quando la gente gli diceva: “Ma cosa dirà il parroco?”. Lui rispondeva:         “Dirà che sono un cattivo cristiano, ma intanto io vivo felice, vado a ballare e mi diverto”.

“Che cosa devo fare?”. Il dottore si aspettava delle regole, delle cose pratiche. Ma Gesù dirà: “Se hai un cuore vivo sai bene cosa devi fare. Ma se non hai cuore, allora sei come quel levita o quel sacerdote: sei morto”.

 

26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».

  1. Questo è un dottore della legge e Gesù chiede: “Hai letto mai la legge?”. “Beh, sei un dottore, lo sai che cosa c’è scritto! Perché me lo chiedi?”. Gesù, cioè, capisce subito che gli sta tendendo un tranello.
  2. Gesù poi lo tratta da ignorante: “Come leggi? Che capisci?”. Perché non basta leggere la legge, bisogna capirla. Questo dottore è abituato a dominare e non capisce. Questa è un’indicazione molto importante: la conoscenza, se non c’è l’amore è nulla. Quindi, per comprendere la Parola di Dio ci vuole un atteggiamento di benevolenza, un atteggiamento di grande amore nei confronti dell’uomo.

 

27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza (Dt) e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso (Lv)».

Il dottore risponde unendo due brani: Dt 6,5 e Lv 19,18.  Quello che dice è un riassunto della loro dottrina. Quindi secondo questo dottore della legge per ottenere la vita eterna c’è un amore a Dio che è totale e un amore al prossimo che è condizionato, limitato. Infatti, Dio lo si ama con tutto il cuore, l’anima, la forza, la mente, mentre il prossimo solo come se stessi.

Quindi, ovviamente, per il dottore, l’amore a Dio è molto più importante dell’amore al prossimo. Questo è il massimo, il culmine, della spiritualità ebraica: un amore a Dio totale, un amore al prossimo limitato.

Il prossimo lo amo come amo me e siccome io sono limitato, il mio amore sarà limitato.

 

“Prossimo” non ha il significato che poi assumerà alla fine di questa parabola. Il prossimo nel mondo ebraico si intende l’appartenente al clan familiare, l’appartenente alla tribù o al popolo di Israele, non di più.

Gesù NON ci ha detto di amare “il prossimo tuo come te stesso”. Quando Gesù parlerà dell’amore nella sua comunità non si rifarà a questo, ma dirà: “Vi lascio un comandamento nuovo (kainos)”, nuovo per la qualità, che sostituisce tutti gli altri: “Amatevi tra di voi come io vi amo”.

Il modello di questo amore non è più l’individuo “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma amalo come io amo te, in maniera illimitata, totale (cioè come nella lavanda dei piedi).

Ama il prossimo tuo come te stesso non è ciò che Gesù ci ha detto. Questo è il massimo della spiritualità ebraica. Ma Gesù prende le distanze, perché se io amo il prossimo come amo me, significa che io sono il parametro di questo amore, che questo amore è limitato, è un amore relativo.

 

28Gli disse: «Hai risposto bene (ORTHOS=ortodossa); fa’ questo e vivrai».

Gesù comunque accetta la risposta e gli risponde: “La risposta è ortodossa. Fai questo e vivrai”. E, attenzione: gli dice che “vivrà” e non: “avrai la vita eterna”. Due volte (qui e Mt 18,18-23) gli viene chiesto della vita eterna e due volte Gesù ometterà eterna. A Gesù non interessa la vita dell’aldilà, gli interessa l’al di qua. Gesù parla della vita.

 

29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».

La concezione di prossimo era dibattuta: fino a dove si estendeva il concetto di prossimo? Prossimo=clan familiare? Tribù? Popolo di Israele? All’epoca di Gesù c’erano due scuole teologiche in contrapposizione tra di loro: una rigorista, che faceva capo al Rabbi Shammai (=solo la famiglia), e una di manica larga che faceva capo al Rabbi Hillel (=un altro ebreo).

Il dottore gli dice: “Tu dimmi chi è il mio prossimo (cioè fino a dove c’è il confine da amare: oltre quello ovviamente no) e io lo amerò così da avere la vita eterna”. Capite la concezione che c’è dietro: non amo per amore ma amo perché tu me lo dici. “Lo faccio per carità cristiana perché Dio lo vuole”: ma che amore è? Capite: gli altri non li si ama, ma poiché Dio ci dice di amarli, noi lo facciamo.

 

30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei banditi, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto

SCENDEVA DA GERUSALEMME A GERICO=Gesù, probabilmente rifacendosi ad un possibile fatto di cronaca, dice che un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gerico. Gerusalemme era a più di 818 metri di altezza e Gerico, che è a 30 km, più di 258 metri sotto il livello del mare, quindi in pochi chilometri ci sono 1000 metri di dislivello. Ancor oggi si può percorrere. Era una strada oltre che faticosissima (sia per il dislivello sia per la mancanza l’aria) anche pericolosissima (era funestata da briganti e predoni). Era conosciuta proprio per la sua pericolosità: per questo si viaggiava in carovana.

BANDITI=era il luogo classico per agguati e imboscate.

MEZZO MORTO=e mezzo vivo: la sua sorte dipende da te. In quel contesto l’uomo è spacciato, a meno che non sia così fortunato da essere soccorso da qualcuno (ma poche persone passano!).

 

31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.

PER CASO: “Che Provvidenza! Per fortuna! Che fortuna! Che provvidenza – dicono gli ascoltatori – come è stato fortunato: è la salvezza, lo ha visto qualcuno”.

SCENDEVA=Gerico era una città sacerdotale, i sacerdoti andavano a Gerusalemme per effettuare il servizio al tempio. Per fare questo si sottoponevano a complicati rituali e abluzioni di purificazione che li rendevano puri, cioè adatti a offrire i sacrifici al Tempio (Lv 22,1-9).

Si era sacerdoti per generazione di padre in figlio. Sacerdote si dice Kohen: quelli che si chiamano così sono i discendenti di questa stirpe sacerdotale.

Il Levitico prescriveva che un sacerdote “non dovrà rendersi immondo per il contatto con un morto” (Lv 21,1), “neppure per suo padre e per sua madre” (Lv 21,11, e chiunque tocca “un uomo ucciso di spada o morto di morte naturale sarà immondo per sette giorni” (Nm 19,16). Allora questo è un sacerdote che per una settimana ha servito al tempio, è in stato di purità legale. Lui non ha dubbi sul da farsi: non lo toccherà!

MA, “PASSÒ DALL’ALTRA PARTE (anti-par-elthen)”. La sorpresa è agghiacciante! Questa è la pietra tombale della religione: quando Dio è più delle persone, allora Dio è morto. La religione, l’osservanza delle Legge, atrofizza il cuore e l’amore dell’uomo: il sacerdote crede di fare il bene ma ha ucciso il suo cuore che gli chiede di fermarsi. 1 Gv 4,8: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”:

 

Perché il sacerdote è passato dall’altra parte? Perché la legge di Dio “amerai Dio con tutta la tua anima e con tutte le tue forze”, è più importante dell’amore dell’altro. E’ più importante il bene di Dio o dell’uomo? Chiaro, il bene di Dio (per il sacerdote)!

Il comportamento del sacerdote non è dovuto a crudeltà o insensibilità ma alla zelante ubbidienza della Legge. La legge, infatti, prescrive che un sacerdote che è in condizioni di purità non può avvicinarsi né ai cadaveri né alle persone ferite perché contrae l’impurità. È una settimana che questo poveretto ha fatto riti penitenziali, di purificazione; è tutto puro, guarda cosa trova per strada!

Allora il dilemma che si propone Gesù è questo: tra l’osservanza della legge di Dio e il bene dell’uomo cos’è più importante? Il dottore della legge non ha dubbi. L’ha detto: l’amore a Dio è totale, quello al prossimo è relativo. Quindi, questo sacerdote che passa dall’altra parte non è una persona crudele, non è una persona insensibile; è una persona religiosa.

Le persone religiose sono pericolose da incontrare quando si è nelle situazioni di difficoltà.

Vi è mai capitato di stare in una situazione di difficoltà e avere bisogno di aiuto, e di trovare queste persone pie? “Dirò un’Ave Maria per te”; e tu ti ritrovi nella merda come prima… “Ti ricorderò nelle preghiere”… “Grazie, grazie, questo sapevo farlo pure io!”.

Quindi questa persona religiosa rappresenta l’osservante della legge. La legge crea delle persone incapaci d’amare, talmente assorbite dall’impegno con Dio, che sono incapaci poi di voler bene agli altri.

 

32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.

I LEVITI (NM 1,50; EZ 44,11), della tribù di Levi, in maniera riduttiva erano i sagrestani del tempio; non erano sacerdoti, ma si occupavano di tutte le azioni liturgiche e anche loro dovevano trovarsi in condizioni di purezza. Erano gli addetti al culto. Il lettore dice: “Va beh, il sacerdote… ma il levita non ha tutte le prescrizioni del sacerdote, per fortuna”, il che era vero, ma anche lui ne aveva!

GIUNTO IN QUEL LUOGO: “Beh, uno succede… ma due, no! E, invece!”. La denuncia che fa l’evangelista è tremenda: i briganti hanno ferito il malcapitato, le persone religiose lo uccidono.

Quando al bene dell’uomo viene preferito il bene della legge – fosse anche una legge divina – questa diventa inutile e nociva. Ecco il dilemma di Gesù per i dottori: “Cos’è più importante, la legge di Dio o il bene dell’uomo?”. Certamente il dottore della legge è d’accordo su quanto fatto dal sacerdote e dal levita!

 

33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.

UN SAMARITANO. Chi erano questi Samaritani? Tra samaritani e giudei c’era un odio mortale, un’inimicizia: quando potevano si scannavano allegramente sempre in nome di Dio (mai ci si scanna con tanto gusto come quando ci si scanna in nome di Dio!). Ogni occasione era buona; per cui se un samaritano trovava un giudeo mezzo morto, gli dava la botta finale: era la fine per questo povero malcapitato. Un samaritano passa: lo ammazza, lo accoppa.

I samaritani erano considerati eretici, impuri. Per questo non potevano andare al tempio. Ed è interessante perché gli altri due sono uomini del tempio! Nella Bibbia neppure si dice Samaritano ma “quel popolo stupido che abita in Sichem”. Pensate che, se un giudeo insultava un’altra persona dandogli del samaritano, questo era considerato un reato talmente grave da essere punito con 39 frustate.

Quindi, il samaritano è una persona che fa inorridire gli ascoltatori. Nella realtà se un Samaritano incontrava un ebreo moribondo veramente gli dava il colpo di grazia.

ERA IN VIAGGIO: degli altri non si dice che erano in viaggio. Il samaritano era in viaggio fuori ma soprattutto dentro. E qual’era il viaggio che aveva compiuto? Gli altri si erano fermati alle regole: “La nostra legge dice così… e noi eseguiamo”. Anche lui aveva una Legge (quella Samaritana) ma aveva camminato, ci aveva riflettuto, si era evoluto, non era un semplice esecutore, ubbidiente.

VIDE E NE EBBE COMPASSIONE: il verbo splanchnizomai (avere compassioni)=le viscere (splanchnon), l’utero materno. E’ quell’emozione che ti tocca, che ti colpisce, che ti fa male, che ti fa vibrare, che ti scuote. Come poteva tirare dritto? Come poteva far finta di niente? Il sacerdote e il levita sono giustificati dalla regola: la regola lo permette. Sì, ma il tuo cuore?

VEDERE=tutti e tre vedono, ma ciò che trasforma il vedere è la compassione. E’ la compassione che ti fa agire; il solo vedere, sapere, non ti tocca, non ti cambia.

VEDERE E AVER COMPASSIONE: in Lc è presente tre volte. Qui in Lc 10,33; in Lc 7,13: “Vedendola il Signore ebbe compassione”; Lc 15,20: “Era ancora lontano quando il padre lo vide e ne ebbe compassione”.

 

L’aver compassione è un verbo tecnico dell’Antico Testamento riservato esclusivamente a Dio: avere compassione è un’azione divina con la quale Dio comunica vita a chi non ce l’ha. E’ riferito solo a Dio.

Gesù applica ad una persona impura (“Samaritani sono impuri fin dalla nascita”!, dicevano gli ebrei), alla persona più lontana da Dio, il comportamento di Dio! Ebbene guarda cosa succede? Che l’uomo emarginato dalla religione, il samaritano ritenuto impuro, eretico, indemoniato compie la stessa azione di Dio. Non l’ha fatto il sacerdote, neppure il levita, ma l’ha fatto la persona più inimmaginabile.

Allora Gesù sta cambiando il concetto di credente. Credente non è più chi obbedisce a Dio (“Dio dice così…”) ma chi ama (come Gesù, come il Padre). Chi ama, chi mette la sua vita a servizio degli altri compie la stessa azione di Dio; se poi partecipi al culto, al tempio, questo per Gesù è indifferente.

 

La verità è che “non sentivano”. Se tu non senti, tutto è possibile.

Guardi in faccia certe persone e gli dici: “Ma quanta rabbia hai dentro?”. “No, non è mica vero, sono sereno io!”. Sì, sei sereno perché non senti niente.

Oppure ad altri dici: “Ma quanta paura hai!?”. “Io? Io non ho nessuna paura”. “Per forza non la senti!”.

O ancora: “Tu hai una tristezza profonda!”. “Io? Io sono felicissimo”. No, amico, tu credi di esserlo, tu ti convinci. Ma è che non senti niente.

Una madre: “Mia figlia è anoressica!”. Per forza perché non senti quanto la blocchi con le tue paure.

Un uomo: “Mio figlio è stato bocciato a scuola”. Ma non vedi quanto è arrabbiato con te perché tu non sei capace di ascoltarlo?

Una madre: “Mia figlia non mi dice mai niente”. Per forza non vedi quanto la fai soffrire quando prova a parlarti?

Un catechista: “Questi ragazzi sono impossibili!”. Per forza non vedi, non senti che sei una noia infinita? Tutto accade perché tu non senti. Tutto accade perché sei insensibile.

C’è un uomo che umilia e sminuisce sempre sua moglie. Lui ci ride e dice: “Sto solo scherzando!”. Ma non vedi, non senti quanto la ferisci? Lo fai solo perché non senti.

Un uomo picchia regolarmente suo figlio perché “l’educazione bisogna darla quando sono piccoli”. Lo fai perché non senti, perché non vedi il terrore che c’è nei suoi occhi.

Padre e madre si dicono su di tutto, insultandosi senza nessun ritegno. Ma non vedi l’angoscia e il dramma di tuo figlio? Come fai? Lo fai solo perché non senti.

Quando le persone dicono: “Io sono sensibile”, bisogna chiedergli: “A cosa?”. Sentire una cassa di 50 watt di potenza non è essere sensibili, è non essere sordi.

 

Ci sono due tipi di morte: quella del fisico e quella dell’anima. In quella del fisico si muore fuori ma dentro si è vivi. In quella dell’anima si vive fuori ma si è morti dentro. Fate in modo di “sentire” sempre per non essere morti prima che la morte arrivi.

 

34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

GLI SI FECE VICINO=la sua scelta non è motivata dalla religione ma dal suo amore, dalla sua umanità. Lui non vede un nemico ma un bisognoso. Il Samaritano fa il contrario di quello che avevano fatto i banditi e i sacerdoti: gli si avvicinò. L’amore è avvicinarsi e coinvolgersi. L’amore è prendersi cura.

CARICO’ SULLA CAVALCATURA=il ferito sul cavallo e lui a piedi. Un nemico sconosciuto, lo mette sulla cavalcatura mentre lui preferisce affrontare disagi per evitarli al ferito. Lui a piedi e il ferito sul cavallo: come i servi con il loro padrone! Questa è l’azione di Dio con gli uomini: è il Dio che si fa servo perché quelli che sono considerati servi si ritengano signori.

 

35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.

TIRO’ FUORI 2 DENARI=E paga di suo!: è un amore gratuito, disinteressato. Per due volte il sacerdote e il levita hanno tirato oltre e per due volte il samaritano si prende cura di lui!

ALBERGATORE=pandocheo=tutti accoglie. E’ meraviglioso trovare un posto dove tutti si è accolti (è chiaramente il samaritano, il pandocheo). L’albergatore, invece, non ha la logica del samaritano: lui si fa pagare!

ABBI CURA=il samaritano non è un “mammone”, una mamma-chioccia, uno che crea dipendenze. Fa ciò che deve fare, ama e poi va per la sua strada.

 

36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei banditi?».

CHI DI QUESTI TRE= Dal: “Chi è il mio prossimo” … a: “Chi è stato prossimo”.

Da: colui che dev’essere amato… a: colui che ama come Dio (ricevuto da Dio).

Gesù non dice chi è il tuo prossimo, ma, alla rovescia, chi ti sembra sia stato il prossimo di chi si era imbattuto nei briganti. Il dottore della legge voleva sapere fino a che punto deve arrivare il proprio amore; Gesù gli dice: da che punto deve iniziare?

Per gli ebrei il prossimo era l’altro (poi si discuteva su chi). Ma per Gesù il prossimo è chi ama. Non è l’azione di colui che si rivolge a uno che ha bisogno, ma l’azione che parte da Dio, un amore che parte da Dio verso tutti quanti. Quindi il prossimo non è un oggetto da amare per ottenere poi magari la ricompensa divina, ma colui che ama come Dio stesso.

 

37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

CHI HA AVUTO COMPASSIONE DI LUI=lett. “Quello che ha avuto misericordia di lui”.

1. QUELLO=(sentite il disprezzo!); non dice il samaritano, tanto lo odia. D’altronde ai rabbini veniva inculcato l’odio per i nemici: “Non odio, forse, quelli che ti odiano e non detesto i tuoi nemici? Li detesto con odio implacabile come se fossero i miei nemici” (Sal 139,22). La risposta è così ovvia: il samaritano, ma lui neppure lo nomina, tanto lo odia. Il dottore della legge non può ammettere che un uomo, e per giunta un samaritano, compia la stessa azione di Dio.

2. CHI HA AVUTO MISERICORDIA: cattiva traduzione (poieo eleos=fare misericordia, elemosina) e non avere compassione (splanchnizomai). La pietà (eleos) era l’amore che un uomo aveva per un altro uomo. Il dottore della legge non può accettare che un uomo possa agire come Dio (splanchnizomai). La religione dice: “Dio è lontano”. Gesù dice: “Tu sei volto di Dio. Gli uomini sono capaci di compiere azioni divine. Gli uomini possono amare come Dio ama”. Gv 1,12: “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

VA’ E ANCHE TU FA LO STESSO: Gesù gli dà una possibilità ma i dottori non saranno disposti a perdere il loro potere di prestigio. Gesù lo invita a scendere dal piedistallo del prestigio e dell’onore. Che farà il dottore della legge? Non lo sappiamo!

Sappiamo che Gesù si ritroverà un’altra volta con i dottori della Legge (Lc 14,1-6) e sarà di nuovo conflitto, perché accettare Gesù sgretolerebbe il loro impianto ideologico.

 

Pensiero della settimana

Quando ami tu sei Amore.

 

 

 

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