Dio dona la Vita in vita e in morte

XXXII domenica del tempo ordinario

Domenica 10 novembre 2019

Prima lettura: 2 Mac 7, 1-2. 9-14         Salmo: Sal 16         Seconda lettura: 2 Ts 2,16-3,5        Vangelo: Lc 20, 27-38

 

 

Il vangelo di oggi si trova nel capitolo 20 di Lc, un capitolo di scontro tra Gesù e i suoi avversari. Cosa succede in questo capitolo? Ci sono vari episodi.

 

  1. Nel primo (20,1-7) gli scribi, i sommi sacerdoti e gli anziani, quindi il potere del tempo, vanno da Gesù e gli chiedono: “Senti un po’: tu che parli in nome di Dio (19,47-48), tu che ti permetti di scacciare i venditori dal tempio (19,45-46), con quale autorità fai queste cose?”.

Cioè: tu non sei maestro, non hai studiato, non sei un teologo riconosciuto: come ti permetti di dire/fare queste cose? Per parlare al tempio, infatti, bisognava essere dottore o discepolo di qualche maestro riconosciuto e da lui accreditato: ma Gesù non lo è! I suoi accusatori sono lì non per dialogare, non per sapere, ma solo per criticarlo e trovare dei motivi per metterlo a tacere.

Allora che fa Gesù? La risposta sarebbe stata: “Da dove viene la mia autorità? Da Dio”, ma non l’avrebbero capita perché erano menti e cuori ottusi e chiusi. Così Gesù non risponde ma rimane nel loro piano, nel loro livello: “Non vi interessa sapere la verità; beh non ve la dirò. Se non vi lasciate coinvolgere, non mi farò coinvolgere”.

Così Gesù alla loro domanda risponde: “Vi faccio anch’io una domanda: il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?”. E loro si trovano incastrati: “Se diciamo dal cielo, ci dirà: “E allora perché non gli avete creduto?”; se diciamo dagli uomini il popolo ci lapiderà perché lo ritiene un profeta”. E gli dicono: “Non lo sappiamo!”. E Gesù: “Non mi avete risposto? Neanch’io vi rispondo!”.

Cosa vuol dire? E’ inutile tentare di insegnare a cantare ad un maiale perché tu perdi tempo e lui s’incazza. Con chi non vuol capire, con chi ha già deciso le cose, è inutile stare lì a parlare. Non serve. Con chi non è disponibile a lasciarsi coinvolgere, a scoprirsi, ad ammettere i propri sbagli, a guardarsi dentro, meglio lasciar stare.

C’è un uomo che entra in un bar, si siede ad un tavolo e prende un caffè. Il suo vicino, che prende anche lui un caffè, ha una banana nell’orecchio. L’uomo pensa: “Ma forse dovrei dirglielo. Anzi no, non sono affari miei”. Ma il pensiero lo tormenta e dopo un po’ dice: “Scusi… ehm… ha una banana nell’orecchio”. Il vicino. “Come?”. L’uomo: “Ha una banana sull’orecchio”. “Come ha detto, scusi?”. “Ha una banana sull’orecchio!”. “Parli più forte, perché ho una banana sull’orecchio”.

Alcune persone non vogliono sapere, non vogliono capire, non vogliono mettersi in gioco: anche Gesù lasciava stare e andava altrove perché lì si sarebbe perso tempo.

 

  1. Poi Gesù racconta una parabola (20,9-19) di un uomo che ha una vigna e che parte per molto tempo. Lascia la vigna ai vignaioli ma quando un servo va a vedere come vanno le cose, lo pestano. E così un secondo e un terzo; ad un certo punto manda suo figlio e quei coltivatori, vedendo il figlio, lo uccidono. Infatti, stupidamente, pensavano: “Costui è l’erede, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Che farà quel padrone al suo ritorno? Stritolerà quei coltivatori!

E’ chiaro: Gesù parla di loro, loro sono quei coltivatori. Così i sacerdoti, gli anziani e gli scribi, cercano in tutti i modi di farlo fuori, ma hanno paura della reazione della gente, che invece lo ama.

E’ una parabola forte per tutti noi: quanti messaggi ci manda la vita (i servi) che ci dicono: “Cambia strada… così non va!… attento che stai esagerando… attento che stai tirando troppo!… attento che sei al limite… attento perché se continui così… accadrà che…”.

Le persone dicono: “Non provo più niente… tutto mi è indifferente… non ho più voglia di vivere… è tutto così difficile… sono insoddisfatto…”.

La vita ci dà un sacco di segnali e quando non li ascoltiamo ce li da un po’ di più forti perché possiamo sentirli e cambiare strada e tiro. Una carezza della vita per svegliarci non è un problema; uno sberletto neanche; uno schiaffo fa male, ma non è un problema. Ma se non capiamo, lei alza il tiro: e se è un pugno o qualcosa di più, allora è un problema davvero.

 

  1. Poiché non riescono a condannare Gesù che fanno? “Mandano degli informatori, che si fingessero delle persone oneste, per coglierlo in fallo e consegnarlo all’autorità del governatore” (20,20-26).

Ce la mettono tutta per screditarlo, per denigrarlo, per metterlo in cattiva luce, per trovare un pretesto. Così gli tendono un tranello perfetto: “E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. Se avesse risposto “sì”, si sarebbe inimicato il popolo; se avesse risposto “no”, sarebbe stato denunciato presso Cesare. E Gesù non risponde né A né B: risponde con C. Gesù non dice né sì né no ma: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

Ci capiterà molte volte nella vita di vedere due possibilità (A e B) ma che la vera soluzione è invece un’altra, è che non la vediamo, è che non è evidente, è che bisogna cercarla. In ogni caso neanche questa volta riescono a “mettere all’angolo” Gesù.

 

  1. Così arriviamo al brano di oggi (20,27-38). Qui non sono più gli scribi o gli anziani o i farisei a cercare motivi per condannare Gesù, ma sono gli sadducei.

 

20,27GLI SI AVVICINARONO ALCUNI SADDUCEI – I QUALI DICONO CHE NON C’È RISURREZIONE – E GLI POSERO QUESTA DOMANDA:

  • GLI SI AVVICINARONO=i sadducei hanno congegnato bene la trappola in cui far cadere Gesù. Non osano affrontarlo sul piano dottrinale e politico perché sanno che potrebbero avere la peggio. Gesù infatti ha già zittito con le sue risposte i sommi sacerdoti, gli scribi, gli anziani, ed è riuscito a lasciare senza parole anche i pur agguerriti farisei (Lc 20,26: “Tacquero”).

Lo eliminerebbero molto volentieri ma non possono: Gesù, infatti, ha un gran seguito tra la gente che così ne farebbe un martire.

I Sadducei sono una classe colta e raffinata, la loro tattica è sottile: poiché con Gesù “non se ne viene fuori” sul piano dottrinale (ne hanno già fatto le spese i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani), cercano di metterlo in ridicolo.

  • SADDUCEI=i sadducei erano una casta aristocratica sacerdotale. Erano una corrente politica molto forte, allineata con Roma e di fede tradizionalistica, avversa dei farisei. Diciamo che dire sadducei e farisei era come dire fascisti e comunisti: due opposti. Ma si sa: il nemico del mio nemico è mio amico.

Il nome sadduceo deriva da Sadoc, il sacerdote che consacrò Salomone re a Gerusalemme (1 Re 1,38), il figlio dell’amante di Davide e Betsabea, al posto del legittimo re Adonia e che fu ricompensato da questi con la carica di sommo sacerdote e i suoi discendenti divennero addetti al servizio del Tempio (Ez 40,46).

Questa casta sacerdotale dei sadducei deteneva non soltanto il potere politico ma anche il potere economico: erano, infatti, molto ricchi.

Dell’A.T. loro accettavano soltanto i primi cinque libri della Bibbia (la Torah) e rifiutavano i libri dei profeti. Perché? Perché nei profeti è costante la denuncia di Dio contro l’ingiustizia che crea grandi ricchezze e anche tanta povertà. Loro erano ricchi e quindi rifiutavano i Profeti perché volevano mantenere lo status quo. Come tutti i ricchi erano conservatori: “Manteniamo le cose così come stanno, che a noi stanno benissimo!”.

  • E GLI POSERO QUESTA DOMANDA=la situazione che gli sottopongono è buffa, artificiosa, comica, grottesca.

 

28«MAESTRO, MOSÈ CI HA PRESCRITTO: SE MUORE IL FRATELLO DI QUALCUNO CHE HA MOGLIE, MA È SENZA FIGLI, SUO FRATELLO PRENDA LA MOGLIE E DIA UNA DISCENDENZA AL PROPRIO FRATELLO.

  • MAESTRO=guardate la falsità! Si rivolgono a Gesù con un titolo ossequioso: “Maestro!”, ma in realtà non vanno da lui come si va da un maestro, vogliono soltanto screditarlo.
  • MOSE’ CI HA PRESCRITTO=i sadducei si avvicinano a Gesù per interrogarlo su di una cosa che loro non credono e che per loro è un’eresia: l’idea di resurrezione. Infatti essi rifiutano la resurrezione perché non è contenuta nei libri di Mosè.

Dobbiamo ricordare che per la maggior parte degli autori dell’A.T. la morte era la fine di tutto. Non esiste un aldilà: tutti, buoni e cattivi, dopo morti scendono nello Sheol, l’enorme caverna sotterranea dove, ridotti a larve, ad ombre, si nutrono di polvere: “I morti non vivranno più, le ombre non risorgeranno” (Is 26,14).

Fu un anonimo del II secolo a.C., per dare coraggio ai martiri della persecuzione religiosa di Antioco Epifane, a introdurre un nuovo elemento, quello di un ritorno alla vita dei morti per il giudizio finale limitato al popolo giudaico: “Molti di quanti dormono nella polvere si desteranno: gli uni alla vita eterna, gli altri all’ignominia perpetua”.

Quindi, anche al tempo di Gesù, ben pochi credevano ad una vita dopo la vita o ad una resurrezione. Questo ci fa capire che la resurrezione fu qualcosa che non aveva precedenti, per questo imprevedibile e così difficile da cogliere per gli apostoli.

  • SE MUORE UN FRATELLO…=qui si rifanno alla Legge del Levirato (Dt 25,5-10; levir in latino vuol dire cognato). La legge del levirato (Dt 25,5-10) prevedeva che il cognato di una donna rimasta vedova e senza figli avesse l’obbligo di metterla incinta, perché era importante che il nome del marito continuasse a vivere. Era una maniera per diventare eterni, per perpetuare il proprio nome; ogni figlio portava il nome del padre. Quindi quando una donna rimaneva vedova e senza aver avuto un figlio maschio, il cognato aveva l’obbligo di metterla incinta; il bambino nato avrebbe portato il nome del defunto (“perché il nome del fratello morto non si estingua” DT 25,6). In questo modo si assicurava la perpetuità del nome e anche la permanenza del patrimonio all’interno del clan familiare (Gen 38; Rt 4).

Ma se il fratello non voleva, allora “sua cognata si avvicinerà in presenza degli anziani, gli toglierà il sandalo dal piede, gli sputerà in faccia e prendendo la parola dirà: “Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la famiglia del fratello. La famiglia di lui sarà chiamata in Israele famiglia dello scalzato” (Dt 25,9-10). Quindi non era una possibilità, ma un obbligo per non essere disonorati. Quindi ciò che vi è sotto non è uno scrupolo sull’amore ma una rivalità fra fratelli maschi.

 

29C’ERANO DUNQUE SETTE FRATELLI: IL PRIMO, DOPO AVER PRESO MOGLIE, MORÌ SENZA FIGLI. 30ALLORA LA PRESE IL SECONDO 31E POI IL TERZO E COSÌ TUTTI E SETTE MORIRONO SENZA LASCIARE FIGLI. 32DA ULTIMO MORÌ ANCHE LA DONNA. 33LA DONNA DUNQUE, ALLA RISURREZIONE, DI CHI SARÀ MOGLIE? POICHÉ TUTTI E SETTE L’HANNO AVUTA IN MOGLIE».

  • C’ERANO DUNQUE SETTE FRATELLI…=il quesito dei sadducei, spacciato per vero, è una storiella macabra che ricorda la vicenda di Sara, figlia di Raguele, alla quale morirono sette mariti proprio la sera delle nozze (Tb 3,8; 6,14), perché Asmodeo, un cattivo demonio li aveva uccisi prima che si unissero con lei. Fu liberata dall’arcangelo Raffaele che stava accompagnando il figlio di Tobi, il giovane Tobia, e fu sposata da quest’ultimo.

Della donna ai sadducei non interessa nulla, non desiderano conoscere la sorte della donna, desiderano solo sapere a quale dei defunti, una volta risuscitati, spetterà poi averla per immortalare con un figlio maschio il proprio nome. Quindi non si tratta di un problema affettivo (di chi sarà la moglie?), ma chi da questa donna riuscirà ad avere un figlio maschio.

Quindi i sadducei cercano di ridicolizzare Gesù e di burlarsi di lui. Non vogliono, infatti, un insegnamento da Gesù, ma solamente contrapporre quanto andrà a dire con quanto detto da Mosè nel Deuteronomio.

 

34GESÙ RISPOSE LORO: «I FIGLI DI QUESTO MONDO PRENDONO MOGLIE E PRENDONO MARITO; 35MA QUELLI CHE SONO GIUDICATI DEGNI DELLA VITA FUTURA E DELLA RISURREZIONE DAI MORTI, NON PRENDONO NÉ MOGLIE NÉ MARITO: 36INFATTI NON POSSONO PIÙ MORIRE, PERCHÉ SONO UGUALI AGLI ANGELI E, POICHÉ SONO FIGLI DELLA RISURREZIONE, SONO FIGLI DI DIO.

  • I FIGLI DI QUESTO MONDO=nella sua risposta Gesù si distanzia dall’interpretazione popolare della risurrezione, intesa come un ritorno alla vita fisica dei morti, e risponde che la vita dei risorti non dipende dalla procreazione, dal rapporto tra marito e moglie, ma proviene direttamente dalla potenza di Dio, esattamente come quella degli angeli. Gesù cita gli angeli? Perché? I sadducei non credevano all’esistenza degli angeli (At 23,8: “I sadducei infatti affermano che non c’è resurrezione né angeli, né spiriti). Come gli angeli ricevono la vita non certo dal padre e dalla madre, ma direttamente da Dio, così con la risurrezione la vita rimane eterna perché proviene da Dio.

 

37CHE POI I MORTI RISORGANO, LO HA INDICATO ANCHE MOSÈ A PROPOSITO DEL ROVETO, QUANDO DICE: IL SIGNORE È IL DIO DI ABRAMO, DIO DI ISACCO E DIO DI GIACOBBE.

  • CHE POI I MORTI RISORGANO=ai sadducei, che si sono fatti forza dell’autorità di Mosè per opporsi a Gesù, Gesù ribatte a sua volta, riconducendosi proprio a Mosè, a quello che ha scritto, mostrando quanto sia miope e limitata la loro lettura della scrittura e si rifà alla risposta che Dio diede a Mosè nel famoso episodio del roveto ardente (Es 3,1-6).

Quando si dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” non si intende tanto il Dio creduto da Abramo, Isacco o Giacobbe, ma il Dio che protegge Abramo, Isacco e Giacobbe.

E come li protegge? Li protegge con la sua vita, tenendoli lontani dalla morte. Quindi essere sotto la protezione di Dio significa avere la sua stessa vita e il Dio fedele non permette che muoiano quelli che lui ha amato.

 

38DIO NON È DEI MORTI, MA DEI VIVENTI; PERCHÉ TUTTI VIVONO PER LUI».

  • DIO NON È DEI MORTI, MA DEI VIVENTI=e poi c’è questa frase così importante che getta una nuova luce sulla resurrezione. Anche noi a volte siamo troppo preoccupati a chiederci: “Ci sarà la resurrezione? C’è la vita dopo la morte? Rivedremo chi abbiamo amato?” e perdiamo di vista il fatto che la vita e la resurrezione sono già adesso.

Dio non solo resuscita i morti (Dio dei morti) ma comunica la sua stessa vita ai vivi (Dio dei viventi). Cioè: Dio è Vita e la comunica in vita e in morte. Per questo nel N.T. si parla della resurrezione dei vivi, cioè di chi è in vita.

Fedele alle promesse fatte ai Padri (Abramo, Isacco e Giacobbe) Dio promette non solo la vita ai morti, ma la vita anche ai vivi, cioè permette a tutti di vivere. Dio è Vita e dona la vita ai morti del fisico e ai morti dell’anima.

Nel versetto successivo si dice: “Dissero alcuni scribi: “Maestro, hai parlato bene”. E non osavano più fargli alcuna domanda” (Lc 20,39-40). I sadducei rimangono spiazzati dalla risposta di Gesù.

E la cosa diventa problematica perché alcuni di loro iniziano ad essere affascinati da lui: bisogna intervenire al più presto per evitare che Gesù conquisti anche i capi del popolo. Scribi e farisei si organizzeranno e riusciranno a farlo arrestare (Lc 22-23).

 

Cosa ci vuol dire questo vangelo? Gesù risponde dicendo tre cose: 1. vi sbagliate; 2. studiate la bibbia; 3. Dio è Vita.

 

  1. Vi sbagliate. “Voi – dice Gesù – mettete come presupposto che di là valgano i criteri del di qua.

Non sappiamo come sarà di là, ma sappiamo che non sarà per niente come di qua. Non sposarsi, essere come angeli, sono esempi che Gesù fa solo per dire che l’aldilà è un’altra dimensione e che non si può confrontare con l’al di qua. Gesù dice: “I criteri di questo mondo non possono dire nulla dei criteri dell’altro mondo”. Quindi dire qualcosa di quella donna e su chi sarà sposa è altamente stupido.

Immaginate: siete dentro al grembo di vostra madre. Siete al nono mese e arrivano le prime contrazioni: state per uscire fuori. Voi dite: “Ma è terribile quello che sta succedendo” ma gli altri fuori dicono: “E’ meraviglioso”. Voi dite: “Perché questa Madre mi butta fuori e mi fa morire?”, che poi cosa vuol dire Madre, visto che ci sono dentro e che non l’ho neppure mai vista? E poi iniziate a chiedervi: “Ma si muore? Ma cosa ci sarà là fuori? E chi ci sarà là fuori? E questo grembo che mi contiene, chi è? Cos’è? E’ la fine? Che ne sarà di me? Cosa c’è di là?”.

Può un bambino dal grembo materno sapere, descrivere, dire, cosa c’è là fuori? No, è chiaro. Cos’è l’unica cosa che può fare? Fidarsi: “Senti, questa Madre mi ha sempre protetto, amato, custodito, difeso, si è presa cura di me: tutto questo è vero. Adesso è vero anche che io non so cosa stia accadendo, e non capisco. Ma se si è sempre presa cura di me, vuoi che adesso mi abbandoni? Vuoi che adesso mi lasci? E’ realisticamente possibile?”. “No!”. “Per cui mi fido e anche se non capisco, so che andrà bene”.

Oppure: un seme è l’albero? Sì… no…

No, perché un seme e un albero sono totalmente diversi.

Sì, perché quell’albero è nient’altro che quel seme pienamente sviluppato.

La resurrezione sta alla vita come l’albero sta al seme o come un bambino sta al feto: la stessa cosa; tutta un’altra cosa!

Allora attenzione perché in realtà non possiamo dire niente né descriverlo l’aldilà: il tunnel… il fuoco dell’inferno… gli angeli con le ali… Adamo, Eva, l’Eden e il giardino… i tormenti… i tre luoghi paradiso-purgatorio-inferno… il diavolo con le corna e quant’altro è tutto frutto del nostro tentativo di dire qualcosa che non si può dire.

Tutte queste immagini dicono delle emozioni, delle condizioni, ma non dicono come sarà. Come sarà l’aldilà? Sarà una sorpresa!

Sappiamo che sarà fioritura. Guardo la natura: tutto sta morendo adesso ma so che in primavera tutto rinascerà. Di là sarà che tutto ciò che è morto sarà vivo. Che se sono un albero sterile, rinsecchito o magari che neppure si è mai sviluppato, di là sarò sempre e del tutto fiorito e pieno di frutti. Tutto ciò che di qua non è nato, di là lo sarà. Tu sarai vita piena. Ma cosa vuol dire non lo sappiamo.

Sappiamo che sarà trasformazione, pienezza. Guardi le persone e a volte vedi la brutta copia o la fotocopia di una creatura. Di là ciascuno sarà ciò che è alla massima potenza. Tu sarai proprio tu. Sappiamo che sarà così, ma cosa vuol dire non lo sappiamo.

Sappiamo che sarà amore, unità, comunicazione, di tutte le cose. La fisica quantistica parla di entaglement (non-località): cioè quando due particelle entrano in relazione, sono in relazione per sempre. Non è meraviglioso? Quando ci si incontra, quell’incontro rimarrà per sempre. Vuol dire che tutto è unito, che tutto riverbera e vibra su tutto. Non sappiamo cosa vuol dire, ma sappiamo che di là sarà unità e tutti insieme saremo Uno (Gv 17,11).

Di più di questo non possiamo dire.

C’è una storia… Era sempre stato un benpensante, esponente della maggioranza silenziosa, duro con moglie e figli, membro di una lega razzista perché è meglio che “i negri stiano a casa loro”. Ma, come succede a tutti, morì. Arrivò baldanzoso alla porta del Paradiso e bussò. Un angelo lo accolse cortesemente e lo fece entrare in sala d’aspetto. Batté sulla tastiera del computer il nome del nuovo arrivato, lesse sullo schermo il risultato e disse: “Mi dispiace, ma lei deve farsi un bel po’ di purgatorio!”. “Non è possibile, sono sempre stato esemplare” disse l’uomo. “Non posso farci niente!”, ribatté l’angelo. “Voglio parlare direttamente con Lui” esclamò rivolgendosi verso la porta che stava alle spalle dell’angelo. “Lo può anche fare” disse l’angelo, “sarà una bella sorpresa”. “Perché?”, chiese l’uomo. “Perché Lei è negra”, sorrise l’angelo.

Di là sarà una grande, grande, grande sorpresa… ma sarà molto bella. Bruno Ferrero dice: “Di là, avremo tre grandi sorprese: 1. Dove sono tutti quelli seri e super-religiosi? 2. Che ci fa tutta questa gente di qua? 3. Ci sono anch’io”.

 

  1. Studiate la Bibbia perché siete anche ignoranti.

Gesù risponde dicendo: “Guardate che non è che lo dica io, ma basta leggere la Bibbia (la Torà)”. Nel libro dell’Esodo (Es 3,6) Mosè stesso chiama il Signore: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (in Esodo 3,6, in realtà è Dio che si rivela e non Mosè). Cioè: basta leggere bene e si vede che la resurrezione è una cosa certa!

Cosa vuol dire Gesù? Se Abramo, Isacco, Giacobbe (i grandi patriarchi, i riferimenti per un ebreo), hanno lottato e vissuto per Dio in questa vita, Dio che è loro amico, non li abbandonerà neppure nell’altra.

Lc, cioè, fonda la resurrezione sul legame che si instaura tra Dio e l’uomo. Dice: “Quando tu ami una persona, la vuoi per sempre”. Dio ha amato queste creature perché lo hanno servito, come può non volerle con sé per sempre?

Quando ami una persona vuoi stare con lei per sempre! Dio che ama i suoi figli, vuole stare con loro per sempre. La resurrezione non è fondata sul domandarsi se c’è o se non c’è, ma sul legame che si instaura tra te e Dio.

Un mistico islamico, Al-Ghazzali, (i musulmani hanno come padre della fede Abramo) dice: “Abramo, quando l’angelo della morte venne per impadronirsi del suo spirito, disse: «Hai mai visto un amico desiderare la morte di un amico?». (Ora Dio amico di Abramo può desiderare la morte di Abramo?). E il Signore gli rispose: «Hai mai visto l’amante rifiutare l’incontro con l’amato?»”.

Se Dio in questa vita l’hai conosciuto, l’hai incontrato, l’hai fatto diventare il centro della tua vita, se è diventato il tuo amore, la tua aria, il sangue che scorre nelle tue vene, non c’è alcun motivo di temere perché l’incontro tra me e Lui è l’incontro tra l’amato e l’amante.

Se Dio lo hai incontrato, è ovvio che non hai paura perché sai chi è, lo hai sperimentato, vissuto e soprattutto hai conosciuto il suo amore, la sua potenza e chi è. Per questo non dubiti, perché sai chi è. Ma se Dio ti è rimasto estraneo, sconosciuto, alieno dalla tua vita, allora sì che avrai tanta, ma tanta paura: “Una paura da morire!”, perché, per te, è come un terno al lotto.

 

  1. Dio è Vita. Dio non da la vita solo ai morti ma anche ai vivi. Dio è il Dio della vita.

“Chi è Dio per te? E’ il Dio della vita o il Dio della morte?”. Non conosci Dio se aspetti solo la Vita Eterna dopo questa vita. Perché la Vita Eterna (=la Vita Vera) Dio te la dà già adesso.

In cosa tu hai sperimentato che Lui è Vita? Che voglia di vivere ti ha dato Lui? Perché se tu hai solo idee su di Lui, se non ne hai mai sentito la forza, la potenza, se non hai mai sentito il coraggio che ti dà o la luce che ti apre gli occhi, sono solo idee su di Lui, ma non lo conosci.

Alcune persone sono molto cristiane e molto religiose ma non conoscono ancora Dio. Hanno imparato un sacco di cose su Dio ma non hanno mai aperto la porta del loro cuore.

Un uomo qualche settimana fa mi ha raccontato questa storia. “Un giorno una principessa incontrò un rospo che le disse: “Principessa, sono un principe, ma una strega mi ha fatto un sortilegio. Ma se una donna mi terrà con sé tre giorni e tre notti, il sortilegio finirà”. La principessa lo prese con sé. Tutti la prendevano in giro e ridevano di lei: “Ma sei pazza? Ma sei matta? Ma è un rospo! Come puoi credere che ci sia un principe, lì dietro?”. E lei diceva: “Io lo vedo già, anche se voi non lo vedete”. Tutti la beffeggiavano ma dopo tre giorni il rospo si trasformò effettivamente in principe. Vedi, io ero quel rospo: mi facevo quasi tutti i giorni, ero dipendente da pasticche, da vino, dalla birra. Ero morto dentro. Quando mi guardavo allo specchio mi facevo schifo. Ma Lui ha visto quello che né io né nessun altro ha visto: io so chi è Lui, io l’ho incontrato. Lui è Vita”.

Elias, 37 anni, era un uomo impegnato per la liberazione dei ragazzi dalla prigionia delle favelas. Un giorno gli squadroni della morte andarono a casa sua e lo uccisero. Sua madre quando lo vide sanguinante gli disse: “Te l’avevo detto… perché ti sei impicciato con quella gentaglia?”. “Mamma sono stato al mondo 37 anni e ho vissuto 37 anni. Sono stato felice di ciò che ho fatto. Lasciami andare!”. E così morì.

Sul suo diario scrive: “Quando incontri Dio non puoi più essere lo stesso, non puoi più far finta di non vedere, non puoi più tirarti indietro… Lui ti fa vivere davvero”.

Una donna: “Dio mi ha dato la forza di dirmi la verità: non mi ero sposata per amore ma per paura”.

Un uomo: “Un giorno ho sentito la Sua voce: “Ma dove vai? Perché vivi nascondendoti?”. Quel giorno ha rivoluzionato la mia vita: da allora ho cambiato tutto”.

Francesco d’Assisi dopo aver sentito la voce: “Francesco, ripara la mia casa”, non fu più lo stesso.

Una bambola di sale cercò per tutta la vita il mare. Un giorno vi arrivò: “Chi sei?”, chiese la bambola. “Entra e vedrai”, rispose il mare. Entrò e non fu mai più la stessa perché si sciolse nel mare: adesso sapeva chi era.

L’altezza è quella giusta, sei sul portellone dell’aereo, ti hanno spiegato cosa devi fare in volo e cosa non devi fare, come devi atterrare e che manovre ci sono da fare. Sai tutto ciò che ti serve. E adesso? Adesso o ci si butta o non ci si butta, la differenza è tutta qui.

Dio è Vita: non è discorsi o teologie (quelle te lo spiegano). Dio è coinvolgimento: o ti butti e gli permetti di entrare nella tua vita o non sai nulla di Lui. Tutto qui.

La domanda non è tanto chi è Dio, ma: “Vuoi vivere davvero? Al 100%?”. “Sei disposto a tutto per questo?”. Perché Dio è solo per coraggiosi, per eroi, per uomini che smettono di resistere, di far domande e di voler decidere della propria vita e che si lasciano portare da Lui.

Un cammino tranquillo no di certo, ma entusiasmante sì, di sicuro. E chi l’ha incontrato non ha dubbi sull’aldilà perché sa chi ha incontrato. E sa che la Vita, quand’è vita (come d’altronde l’amore), è per sempre.

 

Pensiero della settimana

 

Quando hai incontrato la Cosa più grande

non puoi più vivere senza quella Cosa!

 

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