Io e solo Io sono la Porta

IV domenica di Pasqua

3 maggio 2020

 

  • Prima lettura: At 2, 14. 36-41
  • Salmo: Sal 22
  • Seconda lettura: 1 Pt 2, 20-25
  • Vangelo: Gv 10, 1-10

 

Siamo nel capitolo 10 di Gv. Prima di questo vangelo c’è il vangelo del cieco nato (Gv 9). Per aver aperto gli occhi al cieco nato Gesù viene considerato un nemico di Dio, cioè un peccatore. E sono proprio i presunti “pastori” (briganti e ladri per Gesù) a dichiararlo un peccatore da eliminare. Questo brano, proprio in risposta a ciò che succede prima, dice: “State attenti perché quelli che chiamate “pastori” sono ladri e briganti”.

10,1-2In verità, in verità vi dico, chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta è il pastore delle pecore

Gesù adesso, proprio in reazione a quest’accusa che gli fanno, descrive i pastori di Israele con le stesse caratteristiche dei lupi: sono dei briganti e dei ladri. Ladri perché si sono impossessati di ciò che non è loro (Dio) e briganti perché usano la violenza per sottomettere il popolo.

Gesù, invece, si descrive come il legittimo pastore perché entra per la porta. Entrare per la porta vuol dire che il suo messaggio è un messaggio di libertà. Infatti si può entrare per la porta solo se è aperta; se, invece, chi è dentro la tiene chiusa, tu non vi puoi entrare.

Gesù entra per la porta solo se tu gliela apri. Altrimenti lui sta alla porta e bussa (Ap 3,20: “Io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me”.

3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori

Le pecore sono chiaramente un’immagine del popolo, un popolo, come le pecore, indifeso.

Ma perché la gente ascolta le sue parole? Perché  riconosce nelle parole di Gesù la risposta di Dio al desiderio di pienezza di vita che ogni uomo si porta dentro. Cioè, quando sentono le parole di Gesù, le persone dicono: “Questo cerchiamo! Qui si che c’è Dio! Questo è Dio, non quello che da sempre ci hanno detto i farisei e i gli scribi”.

Quando si ascolta questa voce, la voce di Gesù, si viene “condotti” fuori. Ma fuori da cosa?

Il termine “condurre” è lo stesso adoperato nell’A.T. per l’Esodo: si viene cioè condotti fuori dal recinto della schiavitù (Egitto), dalla gabbia dell’oppressione religiosa con tutte le sue regole.

Quella di Gesù è una liberazione: toglie le persone dall’istituzione e dalla religione ebraica ma non per rinchiuderle in un altro recinto (da una religione ad un’altra) ma per dare loro la piena libertà.

4E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore (Gesù, Egli) cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce

Gesù non rinchiude le pecore in un altro recinto: “Non credere in quello, credi in quello che io ti dico”.

Gesù le lascia fuori dal recinto, cioè dona loro la libertà.

Mt 23,15 dice: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra (=cioè fate di tutto) per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi”. Cioè: lo togliete da una istituzione (recinto) per metterlo in una di peggiore (la vostra).

Sono come quei gruppi che sono fieri di aver convertito qualcuno o di avere molte persone nei loro gruppi: ma li avete portati in un altro recinto o li avete resi liberi? Molti gruppi religiosi non amano le persone (se ti amo ti rendo libero) ma se stesse, il proprio gruppo: “Vieni da noi; non puoi lasciarci; tu devi fare così; queste sono le regole, ecc”. Da una schiavitù ad un’altra!

Gesù mai dirà o imporrà a qualcuno di credere in Lui (“Se uno vuol venire dietro a me…”: la sua è solo una proposta). “Se mi vuoi seguire”: non è perché ti costringo, non è perché se no io sono abile a farti venire i sensi di colpa (“non sei un buon cristiano; vai all’inferno; non puoi fare la comunione; bisogna santificare la domenica, ecc”), ma perché tu ne senti la bontà, il bisogno, la pienezza che questo messaggio ti dà.

Le pecore seguono la voce di Gesù perché sentono che quella parola è “buona”, fa bene all’anima, nutre il cuore, fa vivere, aiuta ad essere migliori, ad amare e perdonare di più.

E questo ci aiuta a capire perché Gesù non poteva che morire: liberando le persone, mostrando a loro la verità, le persone lasciavano l’istituzione religiosa che perdeva così il suo potere. Era troppo pericoloso. Per questo ogni uomo che porta la libertà non potrà che essere perseguitato.

Qui c’è una regola fondamentale per la vita: “Non fare di nessun idolo il tuo Dio (=Non avrai altro Dio all’infuori di me”, Es 20,3)”. In Gv 5,1-18 il paralitico della piscina di Betzaetà viene guarito dalla sua paralisi, che è l’aspettarsi sempre dagli altri l’aiuto, le pretese (infatti si lamenta dicendo: “Io non ho nessuno che mi immerga nella piscina…”; Gv 5,7). Gesù lo libera da questa “malattia” (=la mia vita è in mano agli altri) dicendogli: “Senti un po’, smettila di piangerti addosso, di dar la colpa della tua vita e della tua condizione agli altri; adesso prendi il tuo lettuccio e cammini con le tue gambe” (Gv 5,8). E quando l’uomo si attiva e si mette in movimento, invece di piangersi sempre addosso come sempre faceva, guarisce e torna a camminare.

Ma poi Gesù, un attimo dopo lo incontra nel tempio e gli dice: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio” (Gv 5,14). Ma cos’è questo peggio che gli può succedere?

L’uomo è guarito ma adesso è nel tempio: ecco il rischio “peggiore” passare da una schiavitù ad un’altra, da un padrone ad un altro, da un “Dio” ad un Altro. Prima assolutizzava, metteva al primo posto, le pretese su gli altri (“Tu mi devi fare… tu mi devi aiutare… è tuo dovere visto che io sono così”), adesso rischia di mettere al primo posto la religione del tempio e di vendere la propria anima e la propria coscienza ad un’altra istituzione.

Sono un po’ come quelle persone che cambiano vita ma passano da un “padrone” ad un altro.

C’è un uomo che prima bestemmiava e imprecava. Poi è andato dalla Madonna e ha cambiato vita (il che è molto buono). Adesso tutto quello che la Madonna dice, lui lo fa. Bene, ma, forse, è passato da un “Dio” ad un altro.

C’è un indiano che vive qui in Italia che era un seguace di Sai Baba: tutto quello che diceva era “verità” assoluta. Tutto quello che veniva da lì era “divino”. Adesso, invece, lo denigra e lo attacca, perché la verità l’ha trovata in Amma, la guru dell’abbraccio. Ma, in realtà, è passato da un padrone all’altro; solo che lui è rimasto sempre schiavo.

Cioè: non vendere la tua anima a nessuno. Non fare di nessuno “Dio” il tuo padrone: sei libero, rimani libero e fai solo di Dio il tuo Dio. Alle persone piace essere schiavi, servi di qualcuno: difficile trovare persone libere.

5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei

Il consiglio di Gesù è di fuggire dagli estranei, cioè da quelli che sembrano pastori e, invece, sono lupi e portano soltanto la distruzione.

E fuggono perché non conoscono la sua voce: il popolo conosce, cioè, la voce di chi li ama e non di chi li vuole sfruttare.

Sono estranei, infatti, perché non sono vicino alla gente e per questo il popolo non li ascolta perché non hanno nulla da dire loro.

E questo ci dovrebbe far riflettere: se le nostre chiese sono semivuote, invece di dire: “La società di oggi; il consumismo; il materialismo; i soldi; l’egoismo, ecc” dovremmo, noi preti, chiederci: “Ma abbiamo qualcosa da dire alla gente? Perché la gente ci dovrebbe seguire? Trova in noi qualcosa che è utile? Riconoscono nella nostra voce la Voce di Dio?”.

6Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono cosa significava ciò che diceva

La similitudine è molto chiara ma essi non la capiscono. E perché le autorità non la capiscono? Perché non sono le sue pecore e non hanno desiderio di pienezza di vita. Chiaramente le autorità religiose non sono sorde, hanno le orecchie e sentono le sue parole ma sono ostinate. Se ascoltano le parole di Gesù perdono la loro funzione di dominio, ed esse non vogliono servire ma gestire, dominare e avere potere.

7-8Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati

Proprio perché non capiscono, in maniera ancora più chiara, Gesù usa un’altra similitudine e rivendica di essere la porta delle pecore.

Il popolo può essere sottomesso per paura ma non per scelta. Il popolo può essere dominato ma quando ascolta il messaggio di libertà e d’amore, il popolo rinasce perché il popolo sa dov’è la verità. Il popolo li ha seguiti perché hanno imposto il loro messaggio, perché li hanno obbligati, ma non perché li hanno convinti.

Gesù, invece, non impone ma propone. Questa è la caratteristica del messaggio di Gesù e di quello che viene da Dio: il messaggio di Dio viene offerto e ha come caratteristica la libertà e l’amore. Il messaggio, invece, delle autorità religiose viene imposto perché non si propone da sé. Se un messaggio è vero la sua verità si mostra e si offre da sé. Ma se non è così dev’essere imposta.

9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà ed uscirà e troverà pascolo

Gesù non rinchiude in un altro recinto: Lui dà la piena libertà. Tu puoi entrare ed uscire, credere o non credere, accettarlo o rifiutarlo, in ogni caso Lui non s’arrabbia, non se la prende e non ti punisce.

Ancora oggi molte persone si sentono in colpa e pensano di aver offeso Dio se non sono andate a messa, se hanno avuto dei dubbi su di Lui, se  a volte non lo sentono vicino. Ma Dio ti lascia libero: Lui è la porta. Lui c’è, Lui rimane, Lui è sempre lì. Ogni volta che vorrai entrare, la sua porta è sempre aperta.

Qui Gv fa un gioco sottile con la parola “pascolo” (“troverà pascolo”). Infatti, in greco, nomè=pascolo è molto simile a nomos=legge. In Gesù, cioè, non si trova delle leggi da osservare, delle regole da eseguire, delle prescrizione o dei riti da fare per essere graditi a Dio. In Gesù (e in Dio) si trova pascolo, cioè un amore, una libertà, una forza che ci nutre e che ci alimenta.

Se la religione è ciò che l’uomo fa per Dio, il vangelo è ciò che Dio fa per l’uomo.

10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza

Quelli che sembrano i pastori (farisei, scribi, sacerdoti) che dovrebbero difendere il gregge dai lupi, invece, sono peggio dei lupi. Perché mentre con il lupo tu sai che devi difenderti, questi, invece, vengono “per il tuo bene”, “in nome di Dio” (per cui tu ti fidi) e invece si comportano poi come i lupi.

Se i capi del popolo hanno sfruttato il popolo per le loro ambizioni, per la loro sete di potere, insensibili alle sofferenze che causano, Gesù, invece, è venuto perché ognuno viva e viva in abbondanza.

E questo diventa un criterio per distinguere il pastore vero da quello falso: “Quello che questo pastore annuncia mi fa vivere di più? Mi fa amare di più? Mi rende più libero? Nutre il mio cuore?”. Se è sì allora è un vero pastore del gregge; se invece è no, allora è un “ladro”.

 Dio ci dona la vita e vuole che la vita viva… esploda… fiorisca in noi. Ma attenzione perché non tutti vogliono questo: ci sono anche i briganti e i ladri.

 E chi è il ladro? Il ladro è colui che invece di aiutarmi a vivere di più, ad esprimermi di più, ad amare di più, a rialzarmi, a perdonarmi, fa il contrario o mi soffoca con regole e pretese.

Chi è oggi il ladro? E’ chiunque ti ruba il pensiero e/o ti educa alla paura. Ladro è chiunque stabilisce cosa tu devi pensare: “Fai così e sarai bravo; fai così perché è bene; fai così perché te l’ho detto io”. Il ladro tende ad omologare il pensiero: tutti devono pensare uguale (cioè come lui). Il ladro ti dice: “Fai come gli altri”. Il maestro: “Creati la tua strada e il tuo modo”. Il ladro si scandalizza di chi vive, pensa, fa diversamente: tutti dovrebbero fare come lui.

Einstein diceva: “Tutti hanno un cervello ma pochi lo usano. Per molti è un optional”. Il pastore ti insegna ad essere autonomo nel tuo modo di pensare; il ladro a fare come tutti.

Un uomo salì sull’autobus e si sedette accanto ad un giovane che aveva tutta l’aria di essere un hippy. Il giovane aveva una scarpa sola. Allora l’uomo, in atteggiamento giudicante gli dice: “Evidentemente hai perso una scarpa, ragazzo?”. “Nossignore”, fu la risposta, “ne ho trovata una”. Il fatto che una cosa sia evidente non significa che sia vera. Il fatto che una cosa la facciano tutti non vuol dire che sia esatta.

E’ decisivo oggi farsi un proprio pensiero, fondato; insomma pensare e non essere pensati.

Milton Wright vescovo della Chiesa dei fratelli Uniti in Cristo, andò una volta in una piccola università. Lì dopo aver tenuto una conferenza ci fu una cena col rettore e i docenti. La discussione durante la cena finì sulla fine del mondo. Il vescovo Milton disse: “Tutto ciò che c’era da scoprire è stato scoperto”. Il rettore disse: “Secondo me, invece, l’umanità è alle soglie di nuove e più brillanti scoperte”. Il vescovo scoppiò in una gran risata: “Sciocchezze, caro mio, – disse Milton Wright – se fosse stato nei piani di Dio che noi volassimo, Egli ci avrebbe fornito di ali. Il volo è riservato agli uccelli e agli angeli”. E tutti concordi lo applaudirono per questa sua arguta affermazione. Il vescovo Milton Wright aveva due figli: Orville e Wilbur, gli inventori del primo aeroplano!

“C’era una madre che non riusciva a convincere il figlio ancora piccolo a tornare a casa prima che facesse notte; così, per spaventarlo, gli disse che subito dopo il tramonto del sole gli spiriti aggredivano i viandanti. Da quel momento, il bambino smise di tornare a casa in ritardo, ma, crescendo, sviluppò una tale paura del buio e degli spiriti che non c’era modo di farlo uscire di notte. Allora la madre gli diede una medaglietta, convincendolo che, se avesse portato con sé quel talismano, gli spiriti non avrebbero osato attaccarlo. Ora il ragazzo non ha più paura di addentrarsi nell’oscurità, perché stringe forte fra le mani la sua medaglietta”.

Insegna la paura e avrai uno schiavo. Insegna ad essere se stessi e avrai un uomo libero.

Ma non solo Gesù è la porta delle pecore. Anch’io posso essere la porta delle mie pecore.

E cosa sono le mie pecore? Le mie pecore sono i segreti mai raccontati, le vergogne nascoste, i miei dolori, le mie sofferenze, le mie capacità inespresse, sepolte, i miei sogni mai ascoltati: bisogna entrare lì.

Ci sono molte persone che hanno sentito parlare di psicologia, di inconscio e si giustificano: “Non ha senso occuparsi di sé, meglio far qualcosa per gli altri”; oppure: “E’ tutta psicologia questo, dov’è la fede qui? Non è meglio dire un rosario o andare a messa?”.

Cos’è che temono? Dobbiamo capirli: hanno un’immagine di sé e se aprissero certe porte cadrebbe l’immagine di sé e vedrebbero una persona che non conoscono.

Temono ciò che c’è dentro: pianto, dolore, paura. Temono di essere travolti dalle emozioni. Temono di non essere capiti. Temono di dire certe cose perché – pensano – metterebbe in cattiva luce la loro famiglia. Temono le conseguenze dei cambiamenti.

Allora questo vangelo è un grande aiuto e invito: “Io sono la porta”. Prenditi cura delle tue pecore, ascoltale, tirale fuori dal recinto, amale, perché sono la cosa più preziosa che hai.

La fede non è evasione dalla nostra vita ma immersione nella nostra vita.

Tu e solo tu sei responsabile della tua vita. Tu sei il pastore delle tue pecore. Il vangelo dice: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvo” (10,9).

Il vangelo è chiaro: “Se vuoi essere salvo (=vivo, felice, traboccante; “vita in abbondanza” 10,10) sai cosa devi fare e sai cosa non devi fare. Non dare la colpa agli altri”.

Se tu non ti guardi mai dentro, se non ti conosci, se neppure sai le doti o i doni che hai, se non ascolti i tuoi bisogni, le tue chiamate, i tuoi sogni, come pensi di poter vivere “in abbondanza”? Se ti adatti per non essere diverso, se vivi nella superficie perché guardarsi dentro “è difficile”, se non scegli perché temi le conseguenze, se non osi perché temi di sbagliare, se lasci stare perché deluderesti qualcuno, se obbedisci alle pretese degli altri per essere riconosciuto, ecc, cosa pretendi?

Sei responsabile della tua vita. La nostra società, come dice il filosofo francese Bruckner, soffre di infantilismo. La colpa è sempre degli altri. Se io sono infelice, è colpa dei miei genitori, della società, della chiesa, dei politici, dell’azienda, del capo. Così le persone rimangono degli eterni bambini: “Non ci posso far niente…. Se gli altri cambiassero allora sì che sarei felice. Se mia moglie… se mio marito… se mi capisse… se lui fosse diverso”.

Così le persone aspettano (e pretendono) che siano gli altri a cambiare… così loro sì allora sarebbero felici.

Un giorno John F. Kennedy disse ai giovani della sua nazione: “Non chiedetevi che cosa può fare per voi il vostro paese. Domandatevi che cosa voi potete fare per il vostro paese”.

Non chiedete allo stato che vi dia questo o quello. Prendetevi le vostre responsabilità perché voi siete lo stato. Voi siete e fate la chiesa. Voi siete e fate la società.

La gente rimprovera sempre tutti: ma questo impedisce di prendere in mano la loro vita. E’ la tua vita e ne sei responsabile. Se non sei felice, opera dei cambiamenti tu e non fare come i bambini che vogliono che sia gli altri a cambiare. Se qualcosa non va nella tua vita tocca a te lavorarci sopra e non agli altri: gli altri hanno già la loro.

Se vivi fuori di te, lontano dalla tua anima: sai cos’avrai! Ma non ti lamentare poi. Se vivi consapevole, a contatto con te: sai cos’avrai! Scegli: ognuno avrà ciò che vorrà.

Lionel Messi, il più grande giocatore di calcio attuale e forse di sempre. A 12 anni gli viene diagnosticata una deficienza alla somatotropina (ormone della crescita): rimarrà piccolo. Proprio per questo ancor oggi viene chiamato “la pulce” per la piccola statura. Ci si può piangere addosso: “Che sfortuna!”… “Ma proprio a me!”… Ma Lionel non si è arreso, ha preso in mano la sua vita, si è fatto curare e oggi è il più grande giocatore di calcio al mondo.

La pubblicità dell’Adidas, di cui è testimone, diceva: “Impossible is nothing” (niente è impossibile). E’ vero niente è impossibile per chi prende in mano la propria vita, per chi ne è responsabile. E tutto è impossibile per chi vuole dagli altri ciò che lui deve fare.

Hulda Crooks è stata una signora che a 70 anni, mai fatto niente prima in questo senso, decide di darsi all’alpinismo: “Ma sei matta? Alla tua età? E’ pericoloso!”, le dicono tutti. Ma lei crede in sé e. inizia. Ha scalato un sacco di montagne, tra cui anche il monte Fuji.

Roosevelt era emiplegico: all’attacco di Pearl Harbour voleva riattaccare subito. Gli dissero in generali: “Abbiamo perso il 90% della flotta, impossibile!”. Lui si alza in piedi!, (era emiplegico con paralisi motoria di metà corpo): “Non mi dite che è impossibile!”.

Nikos Kazantzakis: “Avete il pennello, avete i colori, dipingete il paradiso e poi entrateci”.

 

Pensiero della settimana

Quando si cambia padrone

si rimane sempre schiavi.

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