Lui è la Vita

II Domenica di Natale

Domenica 5 gennaio 2020

 

  • Prima lettura: Sir 24, 1-4.12-16
  • Salmo: Sal 147
  • Seconda lettura: Ef 1, 3-6. 15-18
  • Vangelo: Gv 1, 1-5.9-14

 

Il vangelo che la Chiesa ci propone per il giorno di Natale è il più ricco, profondo e difficile brano di tutti i vangeli. Alcuni studiosi hanno passato la vita solo a studiare questo vangelo. S. Giovanni Crisostomo o Sant’Agostino hanno detto che è un vangelo che va al di là delle capacità umane.

1,1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio

La Bibbia inizia con la stessa parola (in ebraico berescit; in greco en arché). Cosa diceva l’A.T.? All’inizio fu creato il cielo e la terra (Gen 1,1). Ma Gv dice: “Eh no, amici. In principio c’era il Verbo!”.

Il Verbo è il Logos: ma cosa capisce una persona con quest’espressione “Verbo”? Una volta un anziano mi ha chiesto, a riguardo di questo vangelo: “Ma quale verbo? (e lui pensava ai verbi: avere, essere, dire, ecc.)”.

Logos vuol dire due cose: 1. progetto e 2. parola. Allora noi potremo dire: “All’inizio c’è un progetto”.

Questo è meraviglioso: prima di creare ogni cosa Dio aveva un’idea, un progetto. Allora: “Tu non sei qui per caso. Tu sei qui perché Dio ha un progetto su di te. Se non avesse un progetto su di te, tu neppure ci saresti. Ma ci sei e sei qui per qualche motivo… e visto che Dio ti ha creato, il motivo è davvero importante”. Dio ha un progetto su di te. Dio ha bisogno di te. Vuoi dargli una mano?

Con la traduzione di Verbo in “Logos”, Gv si scontra con la teologia del tempo. L’A.T. diceva: la Parola di Dio sono i Dieci Comandamenti (Decalogo) che Dio ha dato a Mosè (Es 31,18). Ma Gesù dice: “No, c’è la Parola prima di tutte le parole”. E “tac!”, in un attimo i dieci comandamenti vengono ridimensionati.

E infatti in Gv 13,34 Gesù dirà: “Vi do un comandamento nuovo (=kainos): che vi amiate gli uni gli altri”.

Neos, in greco, vuol dire nuovo nel senso di un altro. Ho un abito e uno neos è un altro. Ma kainos è nuovo nel senso che annulla tutto il resto: Gesù quindi non dà un altro comandamento, ma uno che cancella tutti quelli precedenti.

Vi ricordate i Dieci Comandamenti (Es 20,1-21): “1. Io sono il Signore tuo Dio… non avrai altri dei all’infuori di me… 2. Non pronuncerai il nome di Dio invano… 3. Ricordati di santificare le feste… cioè i giorni del Signore…”. Ma Gesù non dice niente di tutto questo. Dice: “Se ami Dio, non si vede da cosa fai per Dio ma da cosa fai per l’uomo”. Dio neppure viene nominato da Gesù.

Una suora ha detto: “Dio lo amo tantissimo: sono le mie consorelle che odio”.

Sugli elmetti dei nazisti c’era scritto: “Dio è con noi”.

Voi capite perché Gesù è stato ucciso: perché in un attimo ha annullato la tradizione di millenni. Come potevano prendere questa cosa, ad esempio, coloro che avevano dedicato tutta la loro vita per questo? In un attimo la loro vita era fallita: potevano accettare questo?

1,2 Egli era in principio presso Dio

Questo, Gv ce l’ha già detto: perché lo deve ridire? Aveva un po’ bevuto quel giorno? La lingua ebraica scrive una lettera attaccata all’altra e non aveva, come noi abbiamo oggi, il grassetto, il maiuscoletto (scrivevano tutto in maiuscolo e basta!), la sottolineatura. E come facevano per sottolineare un concetto? Semplice, lo ripetevano. Allora questo ripetizione sottolinea l’importanza: “Dio aveva un progetto all’inizio!”.

1,3 Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste

Anche qui la seconda parte è una ripetizione della prima.

Cosa vuol dire qui Gv? Che tutto è stato fatto per volontà divina. “Tu ci sei per volontà di Dio. Magari i tuoi genitori non ti hanno voluto… magari la gente ti rifiuta e ti respinge… magari tu stesso non ti vuoi e ti fai schifo… ma Dio ti vuole e ha un progetto ben preciso su di te”.

Cosa diceva la Bibbia? “Dio, nel settimo giorno, portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gen 2,2). Era ovvio, pacifico, che Dio avesse già creato tutto e non c’era altro da fare che osservare i suoi comandamenti. Ma cosa dice qui Dio? No, la creazione non è finita affatto. La creazione sta divenendo ancor oggi (ogni universo è in espansione!) e Dio ha bisogno di te: per questo ti ha creato.

1,4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini

Vita (zoè) appare ben 37 volte in Gv. Qual è questo progetto? Il progetto è Vita e la vita è la caratteristica prima degli uomini.

Prima di Gesù gli “uomini di Dio” erano gli uomini di preghiera, quelli che si mortificavano, quelli che rinunciavano, quelli che l’affettività la reprimevano perché crea problemi o è pericolosa, quelli che digiunano e hanno un’ascetica ferrea. Ma Gesù dirà di questa gente: “Sepolcri imbiancati: essi all’esterno sono belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume” (Mt 23,27).

Ma da Gesù, gli “uomini di Dio” sono quelli vivi, che hanno la vita, che sanno piangere, indignarsi, commuoversi, emozionarsi, che provano amore, misericordia, che si innamorano, che hanno slanci, che sanno stupirsi: e più un uomo è vivo e più è pieno di Dio.

E la Vita è la Luce degli uomini. Cosa diceva l’A.T.? Che la luce degli uomini era la legge (“Lampada per i miei passi è la tua parola=Legge….” (Sal 119,105)). Macché la Legge! La vita è la luce.

Dio ti ha fatto un dono: la vita. Il dono che tu fai a Dio è di vivere. Lui vuole solo questo. “Sei vivo?”. “Sei veramente vivo?”.

Gv 14,6: “Io sono (la via, la verità e) la vita”. Gv 10,10: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Ma qual è l’essenza, il centro del Natale? Un bambino che nasce, cioè la vita.

Nel libro “Vivere, amare, capirsi”, Leo Buscaglia scriveva: “A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi; a piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali; a stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere; a mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io; a esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui; ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti; a vivere c’è il rischio di morire; a sperare c’è il rischio della disperazione e a tentare c’è il rischio del fallimento. Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla. La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava. Ha rinunciato alla libertà”. Solo la persona che rischia è veramente libera. La vita è il dono che Dio ci fa: una vita vissuta è il mio dono a Lui. E una vita sprecata è il peccato.

Ma cosa aspetti a vivere? Non dare anni alla vita ma dai vita agli anni.

Cinque uomini in un locale videro una donna bellissima che mangiava da sola. A tutti batteva il cuore.

Il primo: “Cosa non farei per averla, per conoscerla. Ma se mi faccio avanti, chissà cosa potrebbe pensare! Manco la conosco. Penserà che sono un poco di buono e che ci provo con tutte”. E lasciò stare anche se gli rimase sempre il rammarico di cosa sarebbe potuto succedere.

Il secondo: “Se solo fossi bello! Se avessi qualche carta da giocarmi! Se vado lì cosa le dico? E se magari ha già un altro? E poi, io posso ambire ad una donna così? E se poi mi dice di no?”. Così per non rischiare se “la mise via” perché, si giustificò, “non erano donne per lui quelle”.

Il terzo non vide l’ora di tornare a casa. Prese la sua chitarra e compose canzoni stupende piene di emozione, di amore e di desiderio che lei però non sentì mai.

Il quarto andò a casa, telefonò agli amici e raccontò a tutti di aver visto la donna più bella del mondo e che nessuno di loro mai avrebbe potuto capire quanto bella fosse.

E il quinto? Il quinto si alzò dal tavolo, le si avvicinò e chiese di sedersi vicino. La donna gli disse di sì e quella sera rimasero insieme, ma anche quella successiva e anche quella successiva ancora e per tutte le sere della vita.

Riassumiamo allora: Dio ha un progetto, che cioè la vita sia il motore degli uomini.

1,5 La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta

L’uomo che vive (=la luce), cioè chi ha accolto il messaggio di Dio (=la vita), splende. Qui non si dice che lotta. A quel tempo e anche oggi ci sono molti fanatici che vogliono imporre le proprie regole e leggi ad altri. Qui la luce, invece, splende, brilla: non costringe nessuno.

Naturalmente le tenebre odiano la luce, non la vogliono: in Gv saranno le autorità religiose. Infatti “sono dei morti” che vivono, inflessibili, freddi, autoritari, senza cuore caldo. Avrebbero dovuto portare la luce e invece…

1,9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo

La luce vera, Gesù, il verbo incarnato, è venuto nel mondo. Gv 8,12: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita”.

Gesù-la Vita è la vera luce che illumina ogni uomo: attento a non prendere abbagli!

“Qual è la cosa più importante della vita?”. Il tuo partner… tuo figlio… i soldi… il lavoro… il successo… la gloria… essere famosi… cos’è la cosa più importante? La vita!

Non la salute (tanti anni) ma la vita (giorni di vitalità). Chi è vivo, non muore mai.

1,10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe

Mondo è kosmos: in Gv non si intende il creato, il cosmo, ma ha un senso negativo. E’ il sistema politico, religioso, civile, sul quale si fonda la società.

Il potere (orgoglio, superiorità, mancanza d’amore, rigidità, ecc.) non può conoscere Dio.

Anche queste persone sono “divine”, sono fatte, impregnate di Dio, ma si sono, come dire, dimenticate chi sono, chi sono veramente, si sono dimenticate che hanno l’impronta di Dio e vivono non riconoscendolo e non riconoscendosi più. Che triste! Essere re e vivere come gli schiavi!

Un uovo d’aquila finì in un pollaio. Imparò gli atteggiamenti di tutte le galline: starnazzare, becchettare, covare, ecc. Un giorno guardò in alto nel cielo e vide un meraviglioso uccello che volava nel cielo infinito. “Oh, disse, che meraviglia”. Si era dimenticato chi era; si era dimenticato di avere le ali.

1,11 Venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto

In Gv, questo verbo “accogliere” (paralambano) è qui e dopo la condanna a morte, dove si dice: “Essi allora presero (paralambano) Gesù” (Gv 19,17).

E’ una denuncia tremenda. Quelli che non l’hanno accolto come Vita saranno proprio quelli che gliela toglieranno. E chi ucciderà Gesù, il figlio di Dio? Proprio il popolo eletto di Dio!

Chi non accoglie la vita e non la fa vivere, uccide Dio, che è Vita.

L’esame di coscienza di Gesù non è più sui comandamenti, ma sulla vita: “Sei vivo? Ti lasci vincere dalla paura? Sei bloccato dal timore del giudizio? Come mai la tua vitalità è frenata? Cos’è che blocca la tua creatività e la tua fantasia? Ti commuovi? Sai gioire delle gioie degli altri? Sai entusiasmarti, appassionarti?”.

“Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” (Ap 3,15-16).

1,12 A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio

Chi è che lo ha accolto? Ciò che è incredibile nei vangeli è che più uno era lontano da Dio e più ha accolto Gesù; e più uno era vicino alla religione e più, nei vangeli, gli era difficile accogliere Gesù.

Chi è che riconobbe Gesù come figlio di Dio? Un pagano che più pagano non si può: il centurione (Mc 15,39: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!”).

E Gesù stesso dirà: “Le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio” (Mt 21,31).

Ma ecco il progetto di Dio per ognuno: “Diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Cos’abbiamo imparato tutti noi? Che l’uomo è fatto per servire Dio! Dio è sopra e l’uomo è sotto, il suo servitore: è meglio che gli ubbidisca perché Dio è potente (e se non stai attento ti punisce con l’inferno o con la sua scontentezza o con qualche castigo).

Ma noi non siamo i servi di Dio ma i serviti da Dio. Vi ricordate la lavanda dei piedi (Gv 13,1-20)?

E’ Dio che serve l’uomo e non più l’uomo che serve Dio. Dio non ci chiede preghiere, servizi, fioretti per lui: è Lui che è venuto a portare il suo servizio e l’amore a noi. La fede non è più quello che noi facciamo per Lui ma quello che Lui fa per noi.

Mt 20,28: “Non sono venuto per essere servito ma per servire”.

E Gv dice che “si diventa” (gignomai) (Gv 1,12). Non si è figli di Dio per nascita ma lo si diventa. In Gv, infatti, si può anche essere figli del diavolo. E come si diventa figli di Dio? Amando gli altri. Non con preghiere, digiuni o sacrifici, ma con l’amore. I figli del diavolo, invece, pensano solamente a se stessi.

In Gv siamo figli di Dio quando tu: 1. sai amare anche chi non ti ama; 2. quando ami senza aspettative; 3. quando perdoni sempre e tutti.

1,12-13 A quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati

Credono, pisteuo, è “mantenere l’adesione”: è qualcosa che non si conquista una volta per sempre ma che ogni giorno bisogna rinnovare.

Figli di Dio non lo si è per sangue (letteralmente “sangui” al plurale), né per generazione umana (mio padre è sacerdote e anch’io suo figlio lo sono, come era a quel tempo che lo si era per casta sacerdotale) ma perché da Dio si è stati generati. I figli di Dio sono quelli che vivono (ecco la generazione) nell’amore.

1,14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità

Venne ad abitare in mezzo a noi: letteralmente è si “attendò” (skeneo; skenè è la tenda). Perché questo verbo?

Nell’A.T. durante l’esodo dall’Egitto, si diceva che Dio camminava nel deserto e accompagnava il popolo. Vi era una tenda, dove dentro non c’era niente, che era la presenza e la gloria di Dio (dove Mosè andava a consultare Dio; Es 33,7-11; 40,34-38).

Dio, dice Gv, riprende quel posto lì. Non più nel tempio tra i sacerdoti ma nella tenda in mezzo al popolo.

E’ una teologia “trasgressiva” quella di Gv: Dio non è più nella chiesa, in un posto prestabilito, ma “in mezzo” al popolo. Dio non è più fermo, fisso, ma in cammino, insieme alla gente.

Dio non è più un luogo ma un tempo: nell’esatto momento in cui c’è l’amore, lì c’è Dio. E in 1 Gv 4,7-8 dirà: “L’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore”.

E alla samaritana dirà: “E’ giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4,21-23).

E noi vedemmo la sua gloria” (Gv 1,14).

Ma cosa diceva l’A.T.? Nessun uomo può vedere Dio! Mosè ad un certo punto chiede al Signore: “Mostrami la tua Gloria” e il Signore gli risponde: “Tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Es 33,18-20).

Ma Gesù stesso dirà: “Dio si vede… Chi vede me vede il Padre (Gv 14,9)”. Dio non è lontano; Dio è qui.

In una casa di campiscuola c’era questa scritta: “Non cercare Dio, ci sei immerso”. Lui è qui… guardati attorno! Mt 28,20 dice: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Dio è qui, visibile, vicino, al nostro fianco.

“Come di unigenito dal Padre” (Gv 1,14).

Il figlio unico è l’erede. Altrove si utilizza, con lo stesso significato, il “figlio prediletto”, il “figlio prezioso”.

Unigenito non vuol dire “unico generato” ma il “figlio prediletto, prezioso”. Ad esempio in Gen 22,2 Dio dice ad Abramo: “Prendi il tuo figlio unigenito che ami Isacco…”. Ma Isacco ha anche un fratello, Ismaele.

In Gesù, cioè, c’è tutto quello che si può vedere (gloria=manifestazione, ciò che si rende visibile) di Dio.

Quindi non è che Gesù è come Dio, ma che Dio è come Gesù.

Quando la gente parla di Dio, dice tutto e il contrario di tutto. Il vangelo non solo è chiaro ma c’è il criterio di discernimento: Dio è come Gesù. Se vuoi sapere chi è Dio, guarda, imita, diventa, come Gesù. Tutto ciò che Gesù non è, non viene da Dio.

E tante forme religiose non vengono da Dio perché non ci sono in Gesù.

“Pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14).

E’ una forma che si può tradurre come “pieno di amore e di verità” oppure come “pieno di amore vero”.

E’ la caratteristica di Dio: Dio ama di un amore fedele. Nell’A.T. Dio s’arrabbiava di fronte alle infedeltà del popolo e prometteva vendetta (cosa che poi faceva).

Ma l’amore del Dio di Gesù è un amore fedele, che non tradisce, che non si vendica, che rimane sempre, anche se tu te ne vai o tradisci.

Ancora oggi molte persone temono di aver perso l’amore di Dio, di aver fatto qualcosa di irreparabile per Dio, di essere indegni di Lui…: smettiamola! Lui non è così! Lui rimane, Lui è fedele, sempre!

1 Gv 3,19-20: “Qualunque cosa il nostro cuore (=coscienza) ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore”. L’amore di Dio non tradisce mai di fronte a niente e a nulla.

 

Pensiero della Settimana

 L’amore si ha quando si riconosce l’esistenza dell’altro come diverso da sé,

per il quale non si deve rinunciare alla propria libertà.

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