… e vissero veramente!

III domenica del tempo ordinario

Domenica 26 gennaio 2020

 

  • Prima lettura: Is 8, 23-9,3
  • Salmo: Sal 26
  • Seconda lettura: 1 Cor 1, 1, 10-13.17
  • Vangelo: Mt 4, 12-23

 

Nel vangelo di oggi Mt ci presenta l’inizio dell’attività pubblica di Gesù.

12 QUANDO GESÙ SEPPE CHE GIOVANNI ERA STATO ARRESTATO, SI RITIRÒ NELLA GALILEA,

  • QUANDO GESÙ SEPPE CHE GIOVANNI ERA STATO ARRESTATO, SI RITIRÒ NELLA GALILEA=Gesù era stato nel deserto della Giudea (Tentazioni; cfr. Mt 4,1-11). Adesso sente che il Battista è stato imprigionato, l’aria si fa pesante, pericolosa, così fugge e si ritira in Galilea.

La Galilea è lontana da Gerusalemme e lì può iniziare la sua predicazione senza problemi.

Nei vangeli troviamo varie volte che Gesù “scappa”. Questo vuol dire che Gesù non cercava affatto la morte e i problemi ma, con tanto buon senso, cercava di proteggersi e di stare il più possibile lontano dalle “rogne”. E’ che verrà un tempo in cui “stare lontano dai casini” vorrà dire essere infedele al proprio progetto: e qui Gesù dovrà scegliere. E sceglierà la fedeltà!

Sbalorditivo non è che Gesù sia stato ammazzato, sbalorditivo è come sia riuscito con le sue idee, con il suo messaggio, a vivere così tanto.

13 LASCIÒ NÀZARET E ANDÒ AD ABITARE A CAFÀRNAO, SULLA RIVA DEL MARE, NEL TERRITORIO DI ZÀBULON E DI NÈFTALI,

  • LASCIÒ NÀZARET… CAFARNAO=è interessante che sia Nazaret che Cafarnao non vengano mai nominate nell’A.T. Cafarnao era una città importante, di frontiera.
  • SULLA RIVA DEL MARE=in realtà però non è il mare ma il lago di Genesaret. Ma cos’era successo nel “mare”? Nel Mar Rosso gli ebrei avevano lasciato la schiavitù per inoltrarsi con Mosè verso la libertà. Quindi dire “mare”, per gli ebrei, vuol dire, dire “libertà, liberazione”. Quindi per Mt Gesù è il nuovo Mosè che viene ora liberare il suo popolo.

14 PERCHÉ SI COMPISSE CIÒ CHE ERA STATO DETTO PER MEZZO DEL PROFETA ISAIA: 15 TERRA DI ZÀBULON E TERRA DI NÈFTALI, SULLA VIA DEL MARE, OLTRE IL GIORDANO, GALILEA DELLE GENTI! 16 IL POPOLO CHE ABITAVA NELLE TENEBRE VIDE UNA GRANDE LUCE, PER QUELLI CHE ABITAVANO IN REGIONE E OMBRA DI MORTE UNA LUCE È SORTA.

  • PERCHÉ SI COMPISSE CIÒ CHE ERA STATO DETTO=cos’è questa cosa? Questo è un augurio, una profezia, che Is 8,21-9,6 scrive. Cosa stava accadendo? Accadeva che il territorio di Israele era circondato dagli Assiri e il profeta spera e annuncia la speranza: “Una grande luce rifulse su coloro che abitavano in terra tenebrosa… un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio… ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della Pace; sarà grande il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre”.

Ebbene, come secoli prima in quella regione di tenebre era sorta una luce, così Gesù è la nuova luce che illuminerà altre persone (“Voi siete la luce del mondo” Mt 5,14).

Proprio in quel testo si parlava delle terre di Zabulon e di Neftali che sono al di là del Giordano, mentre la Galilea è al di qua, ma Mt le mette tutte insieme parlando di “Galilea delle genti”. Così facendo Mt (sempre molto attento a collegare Gesù con i profeti antichi) fa risalire già prima di Gesù ciò che Gesù sta facendo ora: “Ciò che Gesù fa non è una novità, non scandalizzatevi; già Isaia lo aveva predetto parlando della Grande Luce che sarebbe sorta in terra pagana”.

  • GALILEA=distretto, in ebraico, è Ghelil da cui ecco Galilea. Mentre la Giudea deve il suo nome a Giuda, uno dei patriarchi più importanti, questa regione al nord era talmente disprezzata (d’altronde era una regione abitata da poveri, da bifolchi, da gente violenta e i Giudei erano disgustati di questa gente) che lo stesso Isaia non sa come definire questa regione ed usa un termine dispregiativo. La chiama, infatti, “la provincia o il distretto dei non ebrei”.

17 DA ALLORA GESÙ COMINCIÒ A PREDICARE E A DIRE: «CONVERTITEVI, PERCHÉ IL REGNO DEI CIELI È VICINO».

  • DA ALLORA=l’espressione “apo tote erxato” la si ritrova uguale in Mt 16,21 e indica un chiaro intento di Gesù di svelarsi. Quindi, qui, come in Mt 16, c’è la scelta di Gesù che capisce che “adesso” è il tempo di fare ciò che deve fare. Quando è il momento… quando lo senti forte dentro… quando il treno arriva… bisogna andare!
  • PREDICARE=kerisso=gridare (quale araldo), rendere noto pubblicamente, predicare, e viene dalla radice ebraica ker=cuore. Quindi è una predicazione che nasce dal cuore, che “tocca”, che fa vibrare; è quando hai dentro qualcosa di bello e non puoi tenertelo per te.

Quando sei innamorato devi dirlo a tutti; quando ti nasce un figlio è una gioia troppo grande: non puoi tenertela per te; quando hai raggiunto un traguardo importante, è troppo bello, lo devi dire.

Ecco la predicazione: avere dentro una gioia, una scoperta, un annuncio, così bello, che lo devi dire a tutti, lo devi condividere, che ti esce da tutte le parti.

  • CONVERTITEVI=metanoia. Il verbo convertirsi nei vangeli, in greco, si trova in due maniere.
  1. Epi-strepho indica il ritorno religioso a Dio. Prima non pregavi, non credevi, non andavi al tempio e poi è successo qualcosa e ritorni a Dio attraverso il culto, la legge e i sacrifici. Gv non lo usa mai; Mt e Mc 1 volta; Lc poche volte. Noi abbiamo tradotto il verbo di questo vangelo “convertirsi” così, come fosse scritto epistrefo: “Se non vi convertite, cioè, se non fate penitenza, se non pregate di più, se vi mortificate…”. Solo che qui c’è un altro verbo!
  2. Meta-noeo (cambiamento di pensiero-noeo; era la sede non solo dei pensieri ma anche dell’azione), invece, indica un cambio di mentalità che incide, cambia il comportamento.

Qual è, allora, il primo cambio di pensieri?

  1. Il primo cambio di pensieri è che non c’è più da tornare da Dio (epistrefo) attraverso il culto, i sacrifici, l’ubbidienza, la conversione (più preghiere; essere più buono; ecc) perché adesso Dio è da accogliere.
  2. Il secondo cambio di pensieri è “cambiare i propri pensieri”, tenendo presente che per gli antichi il pensiero è la sede della volontà, dell’agire, quindi del comportamento. 1. Mi accorgo che c’è un comportamento, un’idea, che non va. 2. Accolgo la forza di Dio che 3. mi permette di cambiarlo. Quindi conversione non è più tornare a Dio (epistrefo) ma orientare diversamente la propria esistenza.

Conversione, metanoeo, mi invita a fermarmi sulle mie “conversioni” e sulle mie “conversazioni interiori”: quello che mi dico, i miei pensieri, determinano le mie emozioni.

Sto insegnando a scuola e c’è un allievo a cui cade la testa dal sonno (evento). Penso: “Lo sto annoiando” (pensiero). Il pensiero mi fa triste (emozione): “Con tutto il tempo che ci ho dedicato ieri…” e fisiologicamente sento un po’ di ansia (reazione fisiologica): “Cosa devo fare adesso per renderlo attento?”. Dov’è il problema? Il problema è quello che penso: “E’ colpa mia se ha sonno!”. Se avessi pensato (com’era!): “Forse ha fatto tardi ieri sera… forse ha dormito poco…”, mi sarei evitato quella tristezza.

Un ragazzo doveva fare l’esame della patente. Quando lo vedo gli dico: “E allora?”. E lui: “Sono un fallimento totale… sono davvero un fallito”. Ci stava malissimo. Capisco, non è bello essere bocciati, ma un esame non è la vita (poi è passato!!!). Perché stare così male? Perché non pensare: “Ce la farò la prossima volta! Studierò di più! Non è la fine del mondo!”.

Outlaw invece dice: “Occhio ai tuoi pensieri, perché si trasformano in parole!… Occhio alle tue parole, perché si trasformano in azioni!… Occhio alle tue azioni, perché si trasformano in atteggiamenti!… Occhio ai tuoi atteggiamenti perché si trasformano in carattere!… Occhio al tuo carattere perché si trasforma in destino”.

Allora convertirmi (metanoeo) è innanzitutto per me: “Prima li individuo e poi cambio i miei pensieri che mi fanno soffrire”.

Molti pensieri sono dei veri e propri virus per la nostra vita, che creano epidemie di dolore, paura, colpa e angoscia: “Piacerò? — Bisogna assolutamente! — Non si deve mai… — E se non gli andrò bene? — Devo proprio… — E se poi succede questo…? — E se sbaglio? — E se deludo? — Nessuno mi vuole! — Non piaccio a nessuno! — Sono un disastro! — Non ho futuro! — Non sono capace! — Ormai è troppo tardi! — Non c’è più niente da fare! — Tu sei tutto! — Sarò sempre triste! — E’ un dolore troppo grande! — Non riuscirò mai più a riprendermi! — Senza di lui la vita non ha senso! — Se ne è andato per colpa mia! — Cosa faccio di male? — Ho un brutto carattere! — Non cambierò mai! — La mia vita è inutile! — E’ troppo tardi! — Sono così e rimarrò sempre così! — Nessuno mi ama! — Non merito di essere felice con tutta questa gente che soffre! — E se un giorno mi ammalo? — E se mi succede che…? — E se poi…? — Non finirà mai! Ecc”.

Ma come sarà la tua vita con questi pensieri, con questi virus che hai dentro? Ma è la vita difficile e dolorosa o sono i tuoi pensieri che la rendono così? Perché se sono i tuoi pensieri, qualunque posto e qualunque situazione sarà così.

Un uomo esce dalla sua stanza e inizia ad urlare: “Non ci vedo più… non ci vedo più… portatemi subito in chirurgia per operarmi subito”. Arriva lo psichiatra e gli toglie gli occhiali neri che ha addosso: “Adesso ci vedi?”. “Sì”. “Operazione fatta!”.

La prima conversione allora è quella che io devo operare sui miei pensieri. Io penso e non sono pensato dai miei pensieri. Io sono il capitano dei miei pensieri e non i miei pensieri di me.

  • PERCHÉ IL REGNO DEI CIELI È VICINO=ma perché convertirsi? Chi me lo fa fare? Ecco il motivo: “Il regno dei cieli è vicino”. Cioè questo modo meraviglioso di vivere è alla tua portata, ti è vicino, se ti converti.

Ma cosa si intende con il “regno dei cieli” (Mt 4,17)? E’ solo di Mt. Gesù non parla di un regno “nei” cieli, cioè nell’aldilà. Anche noi diciamo grazie al cielo! Mica ringraziamo l’atmosfera: è una maniera per dire grazie a Dio.

Mt scrive per una comunità di ebrei ed evita di utilizzare il termine “Dio” tutte le volte che gli è possibile per non offendere la sensibilità dei suoi lettori e quando gli è possibile usa dei sostituti. Uno di questi è proprio “regno dei cieli”. Quindi, “regno dei cieli” = “regno di Dio”. Cioè: Dio che diventa re del popolo, della tua vita. Regno dei cieli è un’espressione che troviamo soltanto in Mt e indica semplicemente il regno di Dio.

Ma perché regno? Mentre i regni della terra sono fatti per dominare, per sottomettere, per conquistare, il regno di Gesù (e lo si vedrà in ogni pagina del vangelo) è un regno dove lui, il re, si prende cura dei più poveri, degli afflitti, dei miserevoli, di coloro che sono bisognosi.

Non è più un regno dove il re chiede, domanda, pretende, obbliga, impone leggi, sanzioni e tasse ma un regno dove il re si offre, si dona, si prende cura. Il discepolo di Gesù non si chiede: “Ma cosa fanno gli altri?… Ma perché solo io?… Ma gli altri… Perché la gente non fa”. Il discepolo di Gesù sa che lui è qui per offrirsi, per portare un messaggio di gioia, di vita e di speranza. Se lo accolgono bene; se no peccato per loro: un’occasione persa! “Io faccio la mia parte e sono felice; per quanto riguarda quello che tocca a voi ve la vedrete con il vostro cuore”.

Gesù ha vissuto essenzialmente 4 parole, che sempre diceva:

  1. Metanoia=convertirsi. E’ il cambio radicale di modo di vedere, di sentire, di percepire. La metanoia è la partenza, è la base di tutto. Se non c’è questa conversione, ci possono essere molte parole religiose ma non si accede al progetto e al cuore di Gesù.
  2. Basileia=regno. Il vivere secondo questa visione nuova ti porta ad essere nel regno dei cieli (o regno di Dio). E’ un modo di vivere dove, aldilà di ciò che accade, di ciò che fai e di ciò che ti capita, ti senti sostenuto, voluto, amato. Questa fiducia incondizionata ti porta all’agape.
  3. Agape=amore. L’agape è l’amore che si vive nel regno (un amore: percepito, gratuito, tutto per noi, “sperimentabile”, incondizionato, che toglie ogni paura) che viene trasmesso anche agli altri. Allora l’unico obiettivo della vita è essere Amore e portare un po’ di questo Amore lì dove non ce n’è o lì dove ce n’è poco o manca. Tutto il resto non conta più.
  4. Therapeia=guarigione. La therapeia, cioè la guarigione, è ciò che di conseguenza accade quando si vive la conversione, il regno e l’agape. La guarigione è innanzitutto interna: si guarisce dall’odio e dalla rabbia perché nell’amore tutto questo decade; si guarisce dalla paura e dal malessere di vita perché il regno è presenza e felicità. La guarigione è sociale: si intessono relazioni sane, vitali, vive, vibranti e si lasciano perdere quelle inutili e de-energizzanti. A volte è anche una guarigione esterna: il benessere interno produce, a volte, anche una guarigione fisica, visto che il corpo è schermo dell’anima.

Il vangelo di oggi ci porta le prime due parole chiavi della vita di Gesù: convertirsi e regno (metanoia e basileia).

Analizzando più in profondità la parola meta-noia possiamo rilevare che è composta di meta=dopo, al di là, cambiamento, e noia che vuol dire mente, pensieri, ed è legata alla Nous, cioè all’ordine dell’universo, alla sua logica, al suo significato. Per gli antichi, ad esempio Anassagora, la Nous è la divina ragione ordinatrice del mondo.

Si tratta, quindi, di cambiare radicalmente visione delle cose e del mondo. La conversione è il cambiamento di visione, la scoperta di un nuovo mondo di significato. Quindi la metanoia non ha nulla a che vedere con il pentimento religioso e moralistico con cui a volte c’è stata trasmessa: “Ti senti cattivo, hai sbagliato e ti penti”. La metanoia non è pentimento ma cambiamento!

Per molti di noi convertirsi vuol dire: “Diventare più buoni… sorridere di più… essere più generosi… andare più in chiesa… aiutare più gli altri… ecc.”: tutte cose molto buone ma non sono la metanoia. La metanoia è quando tu “senti, vivi, percepisci, tocchi” cos’è il regno (questa modalità divina di vivere nella terra) e non vuoi e non puoi più vivere che così. La metanoia è come l’innamoramento: non puoi più vivere senza di lui! Perché ciò che vivere così ti dà, è incomparabile, “è troppo”, è “tanta roba”, è incredibile.

Quindi metanoia indica sì un cambiamento dei pensieri che uno ha dentro la testa ma questo dovuto ad un cambiamento radicale di vita: è l’ordine dei valori personali che viene totalmente ribaltato, cambiato, stravolto. E’ la meta-morfosi del bruco che diventa farfalla: è una trasformazione così radicale che tutto ciò che eri prima è così diverso, trasformato, differente, che tu non sei più tu. La metanoia è il processo attraverso il quale tu entri nel regno e richiede un cambiamento radicale e totale. Radicale=non sei più quello di prima. Totale=su tutti gli aspetti della tua personalità.

Thomas Moore racconta di quando si convertì (quand’ero piccolo pensavo che convertirsi volesse dire “diventare cristiano”: prima uno era ateo e poi diventa cristiano!), di quando visse la sua metanoia e lasciò il convento e il monastero, dopo 13-14 anni. Dice: “Scelsi di uscire e il processo fu la metanoia. Credo che se fossi rimasto sulla via del sacerdozio non sarei entrato nel regno. Avrei scelto la via auto-protettiva invece della via della compassione”. Per molti di noi metanoia sarebbe il contrario: andare in convento.

Invece, metanoia è “aver scoperto la Vita” e operare tutto ciò che serve per non perderla mai più.

La parola meta-noia significa anche “nato di nuovo”, “nato al di sopra”: si tratta, infatti, di cambiare modo di vivere. Non si tratta tanto di fare cose nuove ma di farlo con una qualità diversa, con un’intensità mai provata prima, in un nuovo livello di esistenza.

Il regno è questo: è quando un giorno uno si risveglia e si accorge che tutto è diverso da quello che pensava, che quello che prima definiva importante adesso non lo è più così tanto e che sono importanti ben altre cose.

Nel “regno” di Gesù tutti i grandi mistici di tutte le religioni si ritrovano e parlano di qualcosa di simile. Buddha, Siddharta, Krishnamurti, Suzuki, Gurdjieff, Osho, ecc. dicono tutti la stessa cosa: ad un certo momento della vita “videro” e definirono “cecità” la vita precedente; ad un certo punto della loro vita “vissero” e definirono “morte” la vita precedente; ad un certo punto della vita “tutto fu chiaro e semplice” mentre prima tutto era complesso e difficile.

Quali sono i segni del risveglio (metanoia-basileia) di una persona?

  1. Smette di preoccuparsi del tutto, perché smette di aver paura del domani, degli altri, del giudizio degli altri, di quello che potrebbero dire o di quello che potrebbe accadere. Vive nel presente: “Guardate gli uccelli del cielo… i gigli del campo…”.
  2. Tutto cambia, poiché vede tutto diversamente. Gli amici, gli interessi, gli incontri, il modo di divertirsi, il vestire, le priorità, il lavoro, tutto viene visto in un’ottica diversa. Forse i vicini lo crederanno pazzo e in effetti un “risvegliato” è un pazzo per chi dorme.
  3. Tutto gli parla: poiché inizia a “vedere” i segni di Dio nella sua vita; il Suo passaggio, una frase, un evento, una parola, non sono più solamente una frase, una parola, un evento, ma sono “segni, messaggi” che la Vita gli manda. Per questo si sente unito a tutti e a tutto, per questo si sente sempre in cammino e in evoluzione.
  4. L’armonia e l’amore: poiché ha scoperto che l’Amore è il vero motore del mondo, tutto ciò che non è amore non gli interessa. Lui vive per questo e lo dona perché ce l’ha dentro.

Solo che il risveglio è doloroso: cadono tutte le illusioni, cadono tutte le certezze, cade tutto ciò che prima dava sicurezza. Per questo la maggior parte non vuole risvegliarsi: perché non è pronta a perdere tutto quello che aveva per avere il Tutto.

C’è un uomo che entra in un bar, si siede ad un tavolo e prende un caffè. Il suo vicino, che prende anche lui un caffè, ha una banana nell’orecchio. L’uomo pensa: “Ma forse dovrei dirglielo. Anzi no, non sono affari miei”. Ma il pensiero lo tormenta e dopo un po’ dice: “Scusi… ehm… ha una banana nell’orecchio”. Il vicino. “Come?”. L’uomo: “Ha una banana sull’orecchio”. “Come ha detto, scusi?”. “Ha una banana sull’orecchio!”. “Parli più forte, perché ho una banana sull’orecchio”.

Socrate diceva: “Una vita inconsapevole non è degna di essere vissuta”.

18 MENTRE CAMMINAVA LUNGO IL MARE DI GALILEA, VIDE DUE FRATELLI, SIMONE, CHIAMATO PIETRO, E ANDREA SUO FRATELLO, CHE GETTAVANO LE RETI IN MARE; ERANO INFATTI PESCATORI.

  • MENTRE CAMMINAVA LUNGO IL MARE=perché Gesù cammina lungo il mare? L’abbiamo già visto: non è il mare ma il lago di Genesaret e si rifà al cammino di liberazione degli ebrei col passaggio del Mar Rosso (ecco perché lo chiama mare). Quindi la proposta che Gesù farà è una proposta di guarigione perché gli apostoli sono in schiavitù, in prigione, vivono una vita aliena.
  • SIMONE, CHIAMATO PIETRO, E ANDREA SUO FRATELLO=Simone e Andrea hanno nomi Greci quindi significa che provengono da una famiglia abbastanza aperta. Una famiglia ortodossa ebrea mai avrebbe messo nomi non ebrei ai suoi figli.

Simone, in particolare, è conosciuto, per la sua testardaggine. Infatti il suo soprannome, “Pietra” (Cefa) indica un tratto del suo carattere, la sua caparbietà, che verrà scoperta più avanti lungo tutto il vangelo.

  • GETTAVANO LE RETI IN MARE=Pietro/Simone e Andrea stanno lavorando (pescatori). Ma cos’è il lavoro?

Il lavoro è la loro sicurezza: senza il lavoro non si mangia. Quindi cos’è che lasciano Pietro e Andrea? La loro sicurezza! La sicurezza è quella cosa su cui basi la tua vita e che senza quella credi di non poter vivere.

E’ il lavoro: sei impiegato in banca e senti che questo lavoro ti uccide l’anima? Che si fa? E’ l’approvazione: sei “il cocco” del capo… solo che tu non sei d’accordo con la sua politica disumana aziendale. Che si fa? E’ la mentalità comune: hai una famiglia, dei figli come tutti, lavori, sei una famiglia stimata solo che senti il desiderio di frequentare un gruppo carismatico di preghiera. Solo che i tuoi genitori ti darebbero per pazzo! Questa gente che balla, alza le mani e fa tiri “da matti”… Che si fa? E’ la tradizione: hai sempre fatto così, sei sempre andato in chiesa al tuo paese, e adesso senti che la cosa è arida e vorresti andare lì vicino dove hai trovato “tanta vita”. Che si fa?

Quando le persone preferiscono la sicurezza alla vita sono destinate a morire nell’anima. Quel mare dove “pescano” è l’Egitto, la prigionia: non può dare vita. Hanno costruito la loro vita su delle basi insicure, non solide: il risultato è ovvio.

19 E DISSE LORO: «VENITE DIETRO A ME, VI FARÒ PESCATORI DI UOMINI».

  • VENITE DIETRO A ME= Lui è il riferimento, Lui è davanti e noi dietro. Cos’è che metti davanti nella tua vita? Tutti abbiamo un Dio, tutti abbiamo qualcosa che per noi è l’assoluto, tutti ci mettiamo qualcosa davanti: per alcuni è il lavoro, per altri l’essere considerati, l’essere qualcuno, per altri la paura, ecc. Cosa stai seguendo nella tua vita? Dimmi chi segui e ti dirò chi sei!

Gesù non va in cerca di monaci (esseni), di persone pie come i farisei o degli appartenenti al clero come i sacerdoti o i teologi, gli scribi, ma chiama gente normale. Gesù cerca persone dal cuore grande perché solo chi ha un cuore grande può essere “pescatore di uomini”.

  • VI FARÒ PESCATORI DI UOMINI=è interessante che questo titolo “pescatori di uomini” verrà poi abbandonato dalla chiesa. Preferiranno farsi chiamare “pastori”, titolo che Gesù non aveva dato a nessuna persone (solo Lui si è definito così: “Io sono il Buon Pastore” Gv 10,11) piuttosto che “pescatori di uomini”.

Ma cosa significa quest’espressione? Se io pesco un pesce, lo tiro fuori dal suo habitat naturale di vita e portandolo a terra gli do la morte. Ma pescare un uomo, invece, significa tirarlo fuori da quello che gli può dare la morte. Infatti un uomo che sta in mezzo all’acqua sta per affogare e pescarlo significa tirarlo fuori e dargli la vita. Quindi gli apostoli sono chiamati ad andare dietro Gesù per comunicare vita a tutta l’umanità. E’ interessante che Gesù non dica: “Venite dietro di me e vi farò maestri di spiritualità, vi farò diventare santi, vi farò diventare asceti”. Ma dice: “Venite dietro a me e vi farò capaci di togliere le persone dalla morte per ridare a loro la vita”.

Da pesci a uomini: una vita più profonda! E’ chiaro che c’è un riferimento ad una profondità mai vista. Questi quattro sono pescatori di pesci: è la loro vita. Vivono per questo, questo dà loro da mangiare.

Cambiando l’oggetto della pesca da pesci a uomini, Gesù cambia l’oggetto e il motivo del loro esserci: non si tratta più di pescare pesci, di vivere in superficie, ma si tratta di vivere adesso ad una profondità inaudita, tanto da pescare uomini. Perché quando sentono la possibilità di essere “pescatori di uomini”, cioè di vivere in una maniera totalmente diversa, lasciano tutto e lo seguono. E’ quando capiscono che possono vivere così che lo seguono.

Ma cosa vedono? Vedono la tenerezza di Gesù che accoglie i piccoli, i derelitti e tutti i peccatori; vedono la libertà di Gesù che va oltre tutti i pregiudizi e tocca i lebbrosi, le donne, le prostitute; vedono l’amore di Gesù per cui ogni uomo, anche il più pezzente ha il suo valore insostituibile e unico; vedono la passione di Gesù che lotta per l’umano e per tutto ciò che vive; vedono la commozione di Gesù che piange e si commuove per la Vita e per le cose belle; vedono la passione per la verità di Gesù che non si ferma in superficie nelle questioni ma ci entra dentro; vedono la fiducia di Gesù che non ha paura di nulla e che si affida al Padre e alla Vita; vedono i miracoli che accadono a chi incontra Gesù; vedono un uomo vivo e si sentono loro stessi vivi come non mai.

E quando Gesù chiede loro: “Volete anche voi vivere così (=pescare la Vita, l’umanità, le persone, gli uomini)? Volete vivere a questo livello?”, loro non possono che rispondere: “Certo!”; “Sì”. “Volete vivere così, come vivo io?”. E la risposta certa, immediata, senza dubbi: “Sì!… Certo!… Anca massa!… Sì, subito!”. Sarà difficile, sarà faticoso, tante volte vorranno tornare indietro e tante volte deluderanno Gesù, ma “toccarono” un modo di vivere per cui valeva la pena lasciare tutto. E lasciarono tutto il resto, e vissero davvero! E ne valeva veramente la pena!

Ecco il: “Seguitemi!”. Cos’è che seguono? Il suo modo di vivere!

La domanda quindi è rivolta a tutti noi: “Vuoi vivere davvero? Vuoi sentire la vita? Vuoi sentire la vibrazione della vita? Vuoi sentirti pieno e vivo come non mai?”. Non è un obbligo (tanto Dio ti ama lo stesso), è una possibilità. Se vuoi questo e se sei disposto ad accettarne anche le conseguenze (le cose da lasciare) allora sarà automatico seguire Gesù.

  1. Dio ha stima di te. Dio ha più fiducia di noi perché ci conosce meglio di noi. Noi abbiamo paura ma lui, invece, ha fiducia, stima di noi. Sa cosa possiamo fare. Conosce la nostra grandezza. Per questo Dio ci chiama, e chiama proprio me. Non gli altri… io!

Mandela: “Un vincitore è solo un sognatore che non si è arreso… La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati, la nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura. È la nostra luce, non il nostro buio che ci fa paura. Noi ci chiediamo: “Chi sono io per essere così brillante, così grandioso? Così pieno di talenti, favoloso?”. In realtà chi sei tu per non esserlo? Tu sei un figlio di Dio. Se tu voli basso, non puoi servire bene il mondo. Non si illumina nulla in questo mondo se tu ti ritiri, appassisci. Gli altri intorno a te non si sentiranno sicuri. Noi siamo nati per testimoniare la gloria di Dio dentro di noi”.

  1. Dio ha bisogno di te. Dio chiama te, non gli altri, perché ha bisogno proprio di te…

La mistica Etty Hillesum nel suo meraviglioso Diario dice: “Non saremo noi, o Signore, un giorno a chiamarti in causa e a dirti: “Dov’eri Tu?”, ma sarai Tu un giorno a chiamarci in causa e a dirci: “Dov’eri tu o uomo?””.

Durante la guerra il Duomo di Colonia viene bombardato e il Cristo cade e si rompono le mani e i piedi. Allora viene raccolto dalle macerie e il parroco ci mette un cartello: “Dio non ha mani se non che le nostre mani (per fare, costruire, realizzare, cambiare), Dio non ha piedi se non che i nostri piedi (per andare, incontrare), Dio non ha cuore se non che il nostro cuore (per amare questi uomini e questo mondo)”.

20 ED ESSI SUBITO LASCIARONO LE RETI E LO SEGUIRONO.

  • SUBITO=quando hanno capito come potevano vivere, non potevano che dire immediatamente “Sì”.

1943: siamo in piena guerra e l’agnostico e indifferente Lorenzo Milani (fu battezzato solo per timore delle leggi razziali e i suoi genitori sposati solo civilmente si sposarono religiosamente per lo stesso motivo), di famiglia bene e agiata, assiste alla morte di un giovane sacerdote e, interpellato nel suo profondo, dice: “Io prenderò il suo posto”. Così fece e così fu.

La fede non è una produzione di preghiere, di salmi, di concetti religiosi. La fede è andare. Dio mi chiama (chiamata) e io sono chiamato a rispondere (respondeo: la responsabilità!). C’è una chiamata (vocatus, vocazione), qualcosa che mi tocca, che mi interpella, che dice al mio cuore: “Tu!” e c’è una risposta (responsabilità) che è sempre una pazzia a pensarci bene.

La fede è andare: c’è qualcosa che mi “tocca”, che mi sollecita: fede è coinvolgersi, mettersi in gioco, scendere: “Ci sono io! Io vado! Eccomi! Non posso far finta di niente! Non posso tirarmi indietro! Non posso vivere e sottrarmi alle mie responsabilità! Devo andare!”. Dire di ”no”, è già una risposta, tanto quanto dire di “sì”.

Le persone a volte dicono: “Ma qual è la mia chiamata? Ma cosa devo fare io nella vita?”. E’ una domanda da porsi certo, ma a volte è un modo per sfuggire dal coinvolgersi. Si aspetta la grande chiamata e si fugge dalle piccole chiamate di ogni giorno. Coinvolgiti nella scuola, nel lavoro, nell’ingiustizia, nel territorio: “Puoi stare zitto? Puoi tirarti indietro? Puoi far finta di non sapere, di non aver visto?”.

  1. Buber: “Si diceva che alle porte di una città c’era un mendicante che sapeva chi era il Messia. Così un rabbino, appena sentita la notizia, si mise subito in viaggio, desideroso di sapere chi fosse. Quando arrivò alla città, effettivamente trovò alle porte della città un uomo che mendicava. “Mi hanno detto che tu sai chi è il Messia? E’ vero?”. “Sì, è vero?”. “Ti prego, allora, dimmelo. Chi è il Messia?”. “Tu!”.

21 ANDANDO OLTRE, VIDE ALTRI DUE FRATELLI, GIACOMO, FIGLIO DI ZEBEDEO, E GIOVANNI SUO FRATELLO, CHE NELLA BARCA, INSIEME A ZEBEDEO LORO PADRE, RIPARAVANO LE LORO RETI, E LI CHIAMÒ. 22 ED ESSI SUBITO LASCIARONO LA BARCA E IL LORO PADRE E LO SEGUIRONO.

Perché Mt non ha scritto (che faceva prima!!!): “Gesù chiamò quattro persone, due coppie di fratelli, ed essi lasciato tutto lo seguirono”? Perché le due chiamate sembrano uguali ma non lo sono.

  • ALTRI DUE FRATELLI, GIACOMO, FIGLIO DI ZEBEDEO, E GIOVANNI SUO FRATELLO=sono tipici nomi giudaici, ebrei.

Giacomo e Giovanni, sono in una condizione diversa da Pietro e Andrea. Infatti Mt fa di tutto per far capire che loro hanno un attaccamento tremendo al padre. Infatti dice:

  1. “Giacomo di Zebedeo” (Zebedeo è il padre). Cioè, Giacomo appartiene a suo padre. Giovanni, invece, no o comunque meno di Giacomo, che sembrerebbe completamente avvolto nella ragnatela paterna. Avrebbe potuto dire: “Giacomo e Giovanni di Zebedeo” ma qui Mt volutamente scrive così, per far apparire la diversità che c’è fra i due fratelli.
  2. “Giacomo e Giovanni che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre”: la barca, che è la loro sicurezza e la loro vita, è condivisa o forse meglio influenzata o ancor più, diretta dal padre. Non ci sono solo loro: nella loro vita è il padre che li dirige e che comanda.
  3. “Lasciata la barca e il padre”. E’ proprio questo il loro problema: devono lasciare giù il padre.

Il padre, a quel tempo, è sia la tradizione (erano i padri a trasmettere la tradizione e la religione) che la famiglia (era il padre il responsabile e il capo della famiglia). Il legame paterno diceva: “Se tu porti avanti il nostro onore… se tu porti avanti il lavoro della tua famiglia… se tu non ci deludi… se tu ti comporti bene… se tu fai contenti i tuoi genitori… se tu ti fai una famiglia come noi… se tu non fai cose che ci fanno soffrire… se tu non fai cose tanto diverse da noi, allora noi ti accettiamo; allora qui sai che puoi sempre tornare; allora sei dei nostri; allora l’amore è garantito”.

Il legame paterno è l’ambizione, è trovare un bel posto, è portare in alto il cognome, dar lustro alla famiglia.

E, infatti, un giorno, Giacomo e Giovanni andranno con la madre, assetata di potere anche lei, a chiedere a Gesù di essere alla sinistra e alla destra nel suo regno (Mt 20,20-23). Un’altra volta chiesero di utilizzare la violenza (come tutti gli assetati di potere): “Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li distrugga” (Lc 9,54). E un’altra volta ancora siccome c’era uno che riusciva a fare le guarigioni che loro non riuscivano a fare, dicono a Gesù: “Abbiamo visto un tale che scacciava demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi” (Lc 9,49).

Il legame paterno diceva: “Prima di tutto, ricordati sempre, viene la tua famiglia”. E non importava che poi dentro la famiglia vi fosse insoddisfazione, manipolazione, soprusi! Solo che Gesù dirà: “Mi dispiace, non è così. Prima della famiglia viene il regno di Dio”.

Quindi Giacomo e Giovanni, abbandonando il padre, fanno qualcosa che nessuno avrebbe mai fatto a quel tempo: disubbidire all’autorità paterna (segno di ingratitudine e oltraggio pubblico scandaloso).

E’ più importante la mia nuova compagna o mia madre? E’ più importante la Vita (=il regno). E’ più importante l’onore della gente o la libertà interiore? E’ più importante che tu sia vivo (=il regno). E’ più importante che i tuoi genitori siano contenti di te o che tu sia contento di te? E’ più importante che tu sia vivo (=il regno). Per questo un giorno Gesù dirà: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio” (Lc 2,49) e non tanto delle cose di mio padre Giuseppe e di mia madre Maria?

23 GESÙ PERCORREVA TUTTA LA GALILEA, INSEGNANDO NELLE LORO SINAGOGHE, ANNUNCIANDO IL VANGELO DEL REGNO E GUARENDO OGNI SORTA DI MALATTIE E DI INFERMITÀ NEL POPOLO.

  • INSEGNANDO NELLE LORO SINAGOGHE, ANNUNCIANDO IL VANGELO DEL REGNO=Mt adopera due verbi differenti per l’azione di Gesù. Nelle sinagoghe Gesù insegna: cioè prende dal patrimonio dell’A.T. e lo ripropone. Ma per annunciare la buona notizia del regno, Gesù non insegna ma annuncia, cioè, annuncia il nuovo senza il bisogno di andare a ripescare nell’antico.

Qui per la prima volta appare “vangelo” (euanghelion=buona notizia). E qual è la buona notizia? La buona notizia è il regno: un annuncio che non è solo parola ma azione guaritrice e di vita. L’annuncio del Vangelo, essere pescatori di uomini, è nient’altro che aiutare le persone a vivere in un modo che fa vivere, che fa guarire, che rende liberi e che libera. Il Vangelo è Vita, guarigione, altrimenti è solamente un bel libro!

 

Pensiero della Settimana

Gesù: “Io ti farò vivere. Vuoi vivere così?

Mi vuoi seguire…?” (metti il tuo nome al posto dei 3 puntini).

“Sì”.

Non c’è altro da dire…

Lasciare tutto il resto… e andare… dovunque Lui ci porterà.

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