Lui non c’è più: ma ci siamo noi!

Ascensione del Signore

29 maggio 2022

 

  • Prima lettura: At 15, 1-2. 22-29
  • Salmo: Sal 66
  • Seconda lettura: Ap 21, 10-14. 22-23
  • Vangelo: Gv 14, 23-29

 

Oggi la chiesa celebra la festa dell’Ascensione.

Noi abbiamo tre feste: Pasqua, 40 giorni dopo l’ascensione, 50 giorni dopo la Pentecoste (domenica prossima). Ma fino al V secolo vi era un’unica festa. In realtà sono tre momenti di un’unica realtà e di un unico evento. Rispondono a tre domande diverse: 1) Gesù è morto? Sì, ma è anche risorto (Pasqua). Gesù non è rimasto nella morte. 2) E dov’è Gesù adesso? Gesù è in cielo, è salito al cielo (ascensione). 3) Ma noi siamo senza Gesù? No, Lui c’è, solo che è presente in un altro modo: lo Spirito Santo (Pentecoste).

Per comprendere la festa liturgica dell’Ascensione bisogna rifarsi alla cultura dell’epoca, alla cosmologia, e capire com’era concepito il rapporto tra il cielo e la terra. Lc tenta di dire qualcosa che non si può dire. Tenta di esprimere con un racconto e con delle immagini la verità di fede che Cristo si trova in Dio. Cristo salì al cielo, è nella gloria.

Dio era lontano dagli uomini e stava in cielo, e gli uomini naturalmente erano sulla terra. Pertanto tutto ciò che proveniva da Dio scendeva dall’alto, scendeva dal cielo, mentre tutto quel che andava verso Dio saliva verso il cielo.

L’Ascensione non vuole dirci: “Gesù non c’è più”, cioè non vuole indicarci una separazione ma anzi un’unione ancor più profonda e intensa: “Gesù non c’è mai stato così tanto!”. Gesù, con la sua morte, non si allontana dal mondo, ma anzi si avvicina; la sua non è un’assenza, ma una presenza ancora più intensa.

L’Ascensione è un evento storico?

Nel N.t. solo Mc e Lc raccontano l’Ascensione. Sappiamo però che Mc (16,9-20) dipende da Lc. Lc la racconta invece 2 volte: sia nel Vangelo (24) sia negli Atti (At 1). Interessante perché Lc che ha scritto Vangelo e Atti, descrive l’ascensione in due modi molto diversi. E’ strano, non vi pare, che la stessa persona descriva la stessa cosa in due modi così diversi! Per gli altri la resurrezione è anche un’ascensione al cielo (Mt; Gv; Rom; 1 Pt). Cioè: l’ascensione non è un avvenimento visibile ma invisibile.

Storicamente e teologicamente l’ascensione è nient’altro che dire: “Gesù è risorto e si trova in cielo (è salito al cielo)”. Quando si parla di “cielo” non si intende l’aria o in alto. Cielo=un’altra dimensione (quella celeste), rispetto a quella terrena. Nessuno ha mai visto né la resurrezione né l’ascensione: sono verità di fede, che vanno cioè aldilà della storia.

Ma perché Lc allora racconta l’ascensione al cielo del Risorto?

Il genere Ascensione: un genere letterario del tempo per dire: Gesù vive!. Era un genere letterario comune, tipico, in cielo per descrivere la fine dei grandi uomini del tempo. Tito Livio, ad esempio, racconta che Romolo, dopo aver organizzato un’assemblea popolare, scoppiata una forte tempesta, fu avvolto da una nube e che quando la nube sparì Romolo non c’era più perché fu assunto in cielo. Da quel giorno Romolo fu venerato come un nuovo Dio e come padre della città di Roma.

Ma i testi antichi raccontano anche altre ascensioni di altri grandi personaggi: Eracle, Empedocle, Alessandro Magno, Apollonio di Tiana. Lo stesso A.t. fa riferimento al rapimento di Elia (2 Re 2,1-18) e all’ascensione di Enoch (Gen 5,24).

Cosa si voleva dire con il genere letterario “ascensione”, “rapimento al cielo”: questo uomo è stato così grande che ciò che ha detto/ha fatto non passerà mai e lui sarà sempre ricordato. Come a dire: non morirà mai (salire al cielo è un modo per dire che uno non è morto), non perché non sia anche lui effettivamente morto, ma perché la sua fama è stata così grande che sarà sempre ricordata.

Gesù: “un grande”, “il più grande”: la sua fama non passa e non passerà mai. Lui sarà vivo per sempre.

24,45ALLORA APRÌ LORO LA MENTE PER COMPRENDERE LE SCRITTURE

  • APRÌ LORO LA MENTE PER COMPRENDERE LE SCRITTURE=per comprendere le scritture non basta leggerle, bisogna che venga aperta la mente, cioè aprirsi verso il nuovo. Chi si rifà a schemi, modelli e formule del passato e non apre la mente per comprendere il nuovo può leggere le scritture, ma non le può comprendere.

Gesù spiega agli apostoli che “bisogna” comprendere le Scritture, il Vangelo, i Profeti e i Salmi.

Noi abbiamo bisogno di capire il vangelo e la Bibbia. C’è molta ignoranza a riguardo.

S. Girolamo diceva: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo” e il cardinale Martini auspicava che il libro del terzo millennio fosse la Bibbia. Fino al concilio non si poteva neppure leggere!

Così oggi c’è ancora chi crede all’esistenza storica di Adamo ed Eva, di Caino e Abele o dei patriarchi così com’è scritto nella Bibbia. Gesù lo si crede nato a Betlemme (invece di Nazareth), il Magnificat è stato cantato da Maria, l’angelo è fisicamente apparso a Maria nell’annunciazione e così gli altri angeli nell’infanzia di Gesù. I miracoli di Gesù sono dovuti al suo potere soprannaturale perché se Lui voleva, guariva chi voleva; le apparizioni sono fisicamente degli incontri con il Signore. Quando si racconta che episodi come la moltiplicazione dei pani è un episodio un po’ “pompato” dai vangeli o che la trasfigurazione è un evento interiore o che le guarigioni più che da Gesù dipendevano dalle persone che cambiavano di fronte a Lui, le persone vanno veramente in difficoltà.

Si crede tutt’ora che il vangelo sia la narrazione filmata di quanto Gesù dicesse o facesse, come se ci fosse un giornalista che ne riportasse pari pari ciò che avveniva. Allora io ho bisogno di comprendere, di capire, di andare in cerca della verità.

Dobbiamo costruire comunità fondate sul vangelo e non sulla creduloneria; dobbiamo costruire comunità dove la gente crede per adesione dell’anima e per ricerca personale; dobbiamo annunciare la storia di Gesù e dire che nei secoli è stata un po’ fraintesa.

Non dobbiamo temere di scandalizzare qualcuno o che qualcuno ci dica: “Ma cosa ci avete insegnato finora?” (il che è anche vero!) perché dove c’è buio, ignoranza, ottusità, lì non si può costruire nulla. La verità vi farà liberi, anche se a volte vi farà male e vi mostrerà un mondo diverso da come lo pensavate. 

Tornare al vangelo e a Gesù è esperienza del Risorto. Perché il Gesù del vangelo ti infiamma l’anima, ti appassiona il profondo e ti riscalda il cuore.

Perché il vangelo non è un libro da leggere ma una persona da incontrare e da far entrare dentro.

46E DISSE LORO: «COSÌ STA SCRITTO: IL CRISTO PATIRÀ E RISORGERÀ DAI MORTI IL TERZO GIORNO,

  • IL CRISTO PATIRA’ E RISORGERA’…=Gesù conferma che il messia, l’inviato da Dio, avrebbe patito e sarebbe risorto per sempre.
  • IL TERZO GIORNO=il numero tre sappiamo che nella cultura ebraica indica quello che è definitivo. Infatti Gesù non ha patito tre giorni (dal giovedì sera muore il venerdì pomeriggio; dal venerdì al sabato notte: sono al massimo due giorni)! Ma devono essere tre, per dire che questo non cambierà mai più: è definitivo!

47E NEL SUO NOME SARANNO PREDICATI A TUTTI I POPOLI LA CONVERSIONE E IL PERDONO DEI PECCATI, COMINCIANDO DA GERUSALEMME.

Questo è il mandato di Gesù, questo è ciò che Gesù farà, ma non più (direttamente) Lui ma noi. Lui non c’è più fisicamente ma continua ad operare attraverso di noi.

  • NEL SUO NOME=quale nome? Il nome di Gesù Salvatore: Gesù=Ieshua vuol dire Salvatore. Gesù è venuto “non per condannare” ma per salvare, cioè per dare la vita a tutti. Quindi chi predica Gesù ma non predica la Vita, la Salvezza, l’Abbondanza, non sta predicando nel suo nome. Quindi, quando ascoltate qualcuno parlare di Dio e questo qualcuno non parla del Gesù Salvatore, semplicemente sta parlando di sé, o di altro, ma sicuramente non di Gesù del Vangelo.
  • PREDICATI=kerisso (da cui kerigma), dal greco ker=cuore indica non un annuncio teoretico, un capire con la mente, ma un ESSERE PRESI nel cuore, un essere appassionati, un essere innamorati. Indica, cioè, un coinvolgimento di tutta la persona.
  • A TUTTI I POPOLI=ethnè sono i popoli pagani (laos=popolo ebreo): quindi il messaggio di Gesù non è riservato a un popolo, ma è rivolto a tutta l’umanità perché è la realizzazione del disegno d’amore di Dio per la sua creazione. Popoli indica sia le nazioni o i grandi raggruppamenti (italiani, musulmani, asiatici, tedeschi, ecc.), ma anche le categorie di ogni popolo: battezzati, non battezzati, peccatori, non peccatori, buoni cattivi. Gesù vuole essere la Vita per tutti.
  • LA CONVERSIONE=metanoeo=cioè un cambiamento di mente (metanoeo non è un cambiamento religioso (epistrefo) ma un cambiamento di vita) che comporta un cambio nel comportamento. Se incontri Gesù cambi vita: se non cambi vita, se sei sempre quello di prima, non l’hai incontrato. Il cambiamento di vita diventa un criterio per vedere se hai incontrato Gesù.
  • E IL PERDONO DEI PECCATI=prima il peccato diventava un peso: non si era più degni di essere amati da Dio. Ma con Gesù il perdono è sempre garantito. Nessuno dubiti mai del perdono di Dio.
  • COMINCIANDO DA GERUSALEMME=a Gerusalemme c’era il luogo, per definizione, eletto del perdono: il tempio, la sede dell’istituzione religiosa dove si concedeva il perdono dei peccati in nome di Dio. Solo che quello che si credeva il luogo eletto di Dio e del suo perdono, non lo è. Anzi, proprio lì, bisogna cambiare!

Quello che Gesù sta affermando è clamoroso, perché era a Gerusalemme, nel tempio, attraverso sacrifici, offerte e riti, che si concedeva il perdono dei peccati. Con Gesù il ruolo del tempio è concluso, è finito. Il perdono dei peccati non si ha più in un rito, ma nella vita, non attraverso sacrifici o offerte, ma orientando la propria vita per il bene degli altri. Come il perdono di Dio ci ha salvato, così la missione degli apostoli sarà portare questo perdono che salva dal male, dalla paura, dall’angoscia (“pescatori di uomini”).

48DI QUESTO VOI SIETE TESTIMONI.

  • DI QUESTO VOI SIETE TESTIMONI=martires=testimone. Cosa devono testimoniare gli apostoli? 1. Gesù vive, noi l’abbiamo visto e incontrato; 2. il perdono è garantito a tutti (novità inaudibile); 3. “cambiate modo di vivere”.

49ED ECCO, IO MANDO SU DI VOI COLUI CHE IL PADRE MIO HA PROMESSO; MA VOI RESTATE IN CITTÀ, FINCHÉ NON SIATE RIVESTITI DI POTENZA DALL’ALTO».

  • ED ECCO=kai idou=sorpresa. Non era prevista questa cosa; non era previsto che il piano di Gesù continuasse a vivere, che Lui continuasse ad essere presente in un’altra forma. Non era previsto soprattutto che mandasse loro! Questa sì che è una grossa sorpresa: Dio manda me!
  • IO MANDO SU DI VOI…=chi è? Lo Spirito Santo, cioè la presenza di Gesù in ciascuno di loro. Il verbo apostello=mandare è il verbo degli apostoli: gli apostoli sono quelli mandati da Gesù a continuare a portare il suo messaggio.
  • MA VOI RESTATE IN CITTA’ FINCHE’…=perché non possono andarsene da Gerusalemme? Lo Spirito Santo non scende anche altrove? Certo, solo che Luca fa coincidere la discesa dello Spirito proprio con il giorno in cui la comunità giudaica festeggiava il dono della legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai, nel giorno di Pentecoste. Nel mondo in cui la comunità giudaica celebrava e ringraziava per la legge, sulla comunità scende lo spirito, l’amore di Dio. E’ il nuovo orientamento della comunità, la relazione con Dio ora sarà diversa. Il credente, con Gesù, non sarà più colui che obbedisce a Dio osservando la sua legge, ma colui che assomiglia al Padre praticando un amore simile al suo, quindi non più la legge, ma un rapporto d’amore. Quindi non è più la regola della Legge che guida il credente ma la regola dello Spirito che la sostituisce.
  • DALL’ALTO=chi ci sta in alto? Dio! Quindi, la forza, la potenza, è quella stessa di Dio che arriverà con la Pentecoste.

50POI LI CONDUSSE FUORI VERSO BETÀNIA E, ALZATE LE MANI, LI BENEDISSE.

Nel vangelo Gesù fa delle cose che prima non aveva mai fatto.

  1. Alza le mani (24,50): le alza verso l’alto per far vedere da dove viene la Forza (dall’alto, da Dio).
  2. Benedice gli apostoli (24,50-51) – e il vangelo lo dice due volte. Benedire è passare, trasmettere un potere.
  3. Gli apostoli lo adorano (24,52): riconoscono che il loro potere viene da Lui.

La forza è in loro ma non viene da loro, non l’hanno creata loro.

In te c’è la vita (e la Forza) ma tu non sei la Vita. Utilizzi la vita, sei nella vita ma non sei la Vita.

Quindi utilizza e ringrazia per ciò che hai ma sii consapevole che non è tuo. 

  1. Gli apostoli poi tornano a Gerusalemme (24,52). Perché a Gerusalemme? Perché lì riceveranno lo Spirito (At 2,1-13). Lì era finita l’avventura di Gesù e da lì ripartirà e continuerà l’avventura dei nuovi Gesù.
  • POI LI CONDUSSE=ex-ago (da cui exosus, l’esodo) è il verbo della liberazione dall’Egitto. Qual è la nuova schiavitù da cui Gesù tira fuori i credenti? Dalla Legge, dall’istituzione.
  • ALZATE LE MANI LI BENEDICEVA=dove ritroviamo questo segno di alzare le mani?  Nel libro dell’Esodo. In una guerra degli Israeliti contro i nemici, quando Mosè alzava le mani, gli Israeliti vincevano, e quando li abbassava perdevano. Quindi questo è un segno di vittoria. Sì, è Gesù che ha vinto… e non l’istituzione religiosa!

D’altra parte benedire è anche un modo per congedarsi dalle persone (Gen 27,4; Tb 10,11).

51MENTRE LI BENEDICEVA, SI STACCÒ DA LORO E VENIVA PORTATO SU, IN CIELO.

  • SI STACCO’ DA LORO E VENIVA PORTATO IN ALTO=Lc adopera il linguaggio culturale della sua epoca, in cui Dio era in alto, per cui tutto ciò che va verso Dio va in alto. L’evangelista vuole dire che in Gesù si manifesta la pienezza della condizione divina.

Quell’uomo che le autorità religiose avevano condannato come bestemmiatore e al quale avevano inflitto la pena riservata ai maledetti da Dio, in realtà era Dio. Chi bestemmiava non era Gesù ma l’istituzione religiosa che, per il proprio interesse, lo ha assassinato.

  • VENIVA PORTATO IN CIELO=anaphero=rapire, salire, tipico termine del genere letterario “rapimento”.

52ED ESSI SI PROSTRARONO DAVANTI A LUI; POI TORNARONO A GERUSALEMME CON GRANDE GIOIA

  • ESSI SI PROSTRARONO=da una parte è il riconoscimento che Gesù è il Signore, che quel Dio che sentono in loro è lo stesso Gesù che hanno visto in vita. Dall’altra, però, è segno di incomprensione: si inchinano di fronte a chi ha potere, credendo ancora che sarà Lui ad operare. Non hanno ancora capito che chi opererà, da oggi, saranno loro. Loro sono i nuovi Gesù.

53E STAVANO SEMPRE NEL TEMPIO LODANDO DIO.

  • STAVANO SEMPRE NEL TEMPIO LODANDO DIO=la conclusione è di una delusione terribile: non hanno capito niente!

Gesù aveva detto di andare da tutti i popoli ad annunciare la conversione e il perdono dei peccati. E dove vanno loro? Al tempio! Non hanno capito niente! Gesù ha appena detto di non andare al tempio per il perdono dei peccati che non serve più, e dove vanno loro? Al tempio. Non hanno capito niente! Gesù ha appena detto che Lui ha vinto, che il Tempio e l’istituzione ha perso, e loro dove vanno? Nel tempio! Non hanno capito niente! Il tempio, il luogo che per Gesù era di massimo pericolo, il luogo che Gesù aveva detto essere un covo di ladri e che sarebbe stato distrutto, per i discepoli è il luogo di massima sicurezza.

Ci vorrà la discesa dello Spirito Santo, la potenza di Dio, per farli uscire dal tempio e andare verso l’umanità, verso tutti i popoli pagani, come Gesù aveva loro richiesto.

Questo ci ricorda quanto sia difficile cambiare le abitudini! Facciamo spesso quello che abbiamo sempre fatto non perché sia buono ma solamente perché conosciamo solo quello.

 C’è una persona ha lasciato un lavoro manageriale, super retribuito, posto di prestigio, per mettersi a studiare “scienze umane”. Tutti sono stupiti e le dicono: Ma sei matta? E adesso? Alla tua età?. Sono sorpresi: perché? Perché questa scelta “rompe” i loro schemi, le loro abitudini, le loro consuetudini.

John Dryden, poeta, drammaturgo, critico letterario e traduttore inglese dice: “Siamo noi che creiamo le nostre abitudini e poi le nostre abitudini creano noi”.

Per questo ci vuole lo Spirito. Lo Spirito è la forza di Dio che è più forte delle nostre abitudini e dell’attaccamento che abbiamo a ciò che conosciamo.

E’ evidentemente un passaggio di poteri, un’investitura: io non ci sono più, adesso ci siete voi. Avete tutti i poteri e la forza per fare ciò che io ho fatto.

Mc è sublime nel descrivere i poteri degli apostoli:

Parlare lingue nuove. Qual è la lingua che arriva ad ogni persona, ad ogni cuore? L’amore.

Prendere in mano i serpenti. C’è un problema (serpente)? Qualsiasi esso sia tu hai la forza di prenderlo in mano, di affrontarlo, di guardarlo. Non devi più scappare.

Bere il veleno. Ti giudicheranno? Ti faranno del male? Ci sarà da mandare giù delle “bastardate”? Ci saranno delle cattiverie da ingoiare? Nessuna paura, sei in grado di “berle” e di andare avanti lo stesso. Tutto questo non fermerà la tua strada e il tuo cammino.

Imporre la mano ai malati e guarirli. C’è un demonio? Una malattia? Un blocco? Una “cosa dura”? Hai tutta la forza nelle tue mani per guarire… cambiare… trasformarti… essere un uomo felice, sano, vero, forte e trasparente, senza maschere, senza falsità, senza difese.

Tocca a te adesso.

Nella prima lettura un angelo dice agli apostoli: “Perché state a guardare il cielo?” (1,11). “Ma cosa aspetti? La manna dal cielo? Che un miracolo cada dall’alto? Una magia?”. Tocca a te adesso. Lui non c’è più ci sei tu.

C’era un uomo che si lamentava tutte le sere con Dio: “Ma Signore perché non fai niente per i bimbi che muoiono di fame? E per le donne fruttate dai mariti? E per gli animali torturati? E per le guerre? E per l’inquinamento? E per l’ingiustizia?”… così ogni sera.

Una sera il Signore: “Ho deciso di fare qualcosa! Domani sera te lo dirò!”. La sera seguente l’uomo era pieno di emozione e aspettava con pazienza la preghiera serale per sapere la risposta del Signore.

Si mise in preghiera: “Allora Signore, farai qualcosa per tutto questo?”. “Sì”, rispose Iddio. “E cosa hai fatto per tutto questo, Signore?”. “Ho fatto te!”.

E’ famosa la preghiera di quell’anonimo fiammingo del XIV secolo: “Cristo non ha più le mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi. Cristo non ha più piedi, ha soltanto i nostri piedi per guidare gli uomini sui suoi sentieri. Cristo non ha più voce, ha soltanto la nostra voce per raccontare di sé agli uomini di oggi”. Cristo non ha più forze, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a sé. Noi siamo l’unica Bibbia che i popoli leggono ancora; siamo l’unico messaggio di Dio scritto in opere e parole.

Nel Diario 1941-1943 Etty Hillesum: “Verrà un giorno Signore in cui non saremo noi a chiamare in causa te e a dirti. “Dove sei, Dio”, ma sarai tu a chiamare in causa noi e a chiederci: “Tu uomo, dove sei stato?””.

Cosa ci dice questo vangelo?

  1. Lui non c’è più: ci siamo noi. Dio ci ha dato tutti i poteri/forza che ci serve.

Noi preghiamo spesso così: “Signore, dammi questo… dammi quello… fa’ che succeda questo… fa che non accada quella cosa… fa’ che lui diventi così… fa’ che l’altro cambi… fammi passare questo…”. Sembra che la preghiera sia la lista della spesa o la vacca da latte a cui attingere.

Ma quando andremo di là non noi che a Lui: “Beh, dov’eri qui?”, e gli mostreremo i momenti difficili. E saremo arrabbiati perché Lui, che doveva intervenire, non l’ha fatto e ci ha lasciati là soli nel casino... E ci lamenteremo pure con Lui perché altri li ha trattati meglio di noi: a noi ci ha dato tante sfortune mentre altri avevano tutte le fortune del mondo.

Ma sarà Lui che ci dirà: “Ti ho dato la forza… ti ho dato la luce… ti ho dato tutto ciò che ti serviva. Perché hai lasciato morire il tuo matrimonio? Ma cosa pensavi, che dovessi intervenire io? Ti lamentavi sempre che “ne avevi sempre una… sempre ammalato, che tutte accadevano a te”: ma ti avevo dato la luce per vedere i demoni che avevi dentro, perché non l’hai utilizzata?

Perché ti sei sempre lamentato presso di me di essere triste? Non potevi fare qualcosa tu? Perché non hai fatto niente? Perché non hai preso i treni che io ti ho messo accanto e che ti son passati vicino?

Ti lamentavi sempre: “Non Si Può Andare Avanti Così”, che la gente è egoista, che tutti pensano a sé: e tu cos’hai fatto tu? Perché non hai fatto niente? Avevo messo in te la mia forza: perché non ti sei mosso?

Lui non c’è più, ci siamo noi. Se come cristiani preghiamo Dio perché cambi questo mondo allora forse non conosciamo bene Dio.

Preghiamo Dio non perché Lui cambi il mondo, ma perché dia la forza a me di cambiarlo. Perché Lui vive in me: le sue mani sono le mie mani.

Non solo io ho bisogno di Lui ma anche Lui ha bisogno di me.

Io ho bisogno di lui perché Lui mi dia la forza per andare avanti, ma Lui ha bisogno di me perché in questo mondo senza di me Lui non può far nulla.

Io alla domenica vengo in chiesa: lo ascolto, lo canto, lo vivo, lo prendo nelle mie mani e Lui viene nel mio cuore. Lui entra in me e diventa la mia forza per andare avanti.

Una donna, 45 anni, è incinta: dove trova la forza per accettare quel figlio non previsto?

Un uomo deve dire al suo capo che non può più accettare di lavorare 12 ore al giorno. Non c’è più vita… famiglia… nient’altro se non che il lavoro. Solo che ha paura delle conseguenze. Dove trova la forza?

Un ragazzo sta facendo ingegneria ma ha capito di aver sbagliato università: lui vuole fare scienze della comunicazione. Dove trova la forza per dirlo ai suoi?

Una donna, 35 anni, ha un tumore aggressivo al seno: già si vede la morte davanti. Dove trovare la forza per credere di poter guarire? Dove trovare la forza per lottare?

Un uomo è stato lasciato da sua moglie e dai suoi figli. Lui non comunicava e non c’era mai in casa. In effetti adesso si rende conto che hanno ragione e si sente un “verme”. Dove trovare la forza per cambiare vita, per essere diverso, nuovo, un altro?

Un uomo ha un sogno: aprire una gelateria per produrre gelati veramente artigianali, con ingredienti naturali del tutto. Tutti lo scoraggiano: “Non è periodo questo, lascia stare”. Dove trovare la forza per credere e inseguire il suo sogno? Qui.

Madre Teresa stava ore ed ore in adorazione davanti all’eucarestia. E quando le chiedevano: “Ma dove trova la forza, madre, per fare tutto questo?”. Lei rispondeva: “Qui!”.

Finché era in vita, c’era Gesù. Se gli apostoli avevano bisogno di qualcosa, c’era Gesù che faceva tutto.

Adesso Lui non c’è più. Se ho bisogno di qualcosa ci sono io. E Lui? Lui è la mia forza. Io sono l’auto e lui è la benzina. Insieme faremo molta strada. E quando finisce? Si fa il pieno!

Il grande monaco Lin Chi faceva molti miracoli e aveva un numero enorme di monaci nei suoi conventi. Forse 50 o 100mila. Un giorno gli chiesero: “Quanti monaci hai, Lin Chi?”. Lui si fermò, ci pensò un po’ e poi disse: “4 o 5!”. Tutti erano esterrefatti… Allora gli chiesero: “E gli altri?”. E lui: “Marionette!”. “Non capiamo, maestro”.

“Una marionetta fa, esegue, ma non sa di essere viva, non sa il potere che ha. Forse ne ha paura. Un monaco sa che ha il potere di guarire, di cambiare il mondo e di diventare Buddha… e lo diventa.

Vedete, concluse, essere potenti fa paura perché ti fa responsabile, perché sai che tutto è nelle tue mani e che tu puoi tutto. Meglio essere marionette così si può sempre dire: “Ma io non potevo!”. I miei discepoli vogliono imitare il Buddha, copiarlo, studiarlo… ma essere il Buddha è un’altra cosa!”.

  1. Gesù è presente ancora ma diversamente.

Nella prima lettura di oggi (At 1,1-11) Lc racconta ancora l’ascensione e parla di una nube che lo sottrae agli occhi dei discepoli (At 1,9). La nube nella Bibbia è il segno della presenza misteriosa di Dio. Quando Mosè sale sul monte Sinai la nube lo ricoprì per sei giorni (Es 24,15-16). E lo stesso quando l’arca dell’alleanza fu collocata nel tempio di Salomone (1 Re), la nube riempì il tempio. La nube da una parte rivela (Dio è presente) ma dall’altra nasconde (la nuvola nasconde).

D’ora in poi Dio è presente nel mondo così: c’è ma non si vede; non si vede ma c’è. Finora tutti lo avevano visto in carne ed ossa; adesso continua ad esserci ma in un’altra forma.

Ci avete mai pensato? La parola Ri-velazione cosa vuol dire? Da una parte vuol dire vedere, essere illuminati, capire. Quando uno ti dice: “Ho avuto una rivelazione”, dice che all’improvviso ha visto, capito, qualcosa che prima non vedeva, non capiva. Ma ri-velare vuol dire anche mettere il velo (velare) di nuovo (ri-), cioè nascondere.

Per chi ha occhi Dio è visibile dovunque e in ogni luogo. Per chi non ha occhi Dio è assente dappertutto e in ogni posto.

Due carcerati dalle fessure della loro cella guardano il cielo stellato. Uno impreca perché si trova lì, l’altro ringrazia Dio perché può vedere ciò che vede.

Due uomini vanno in chiesa. Uno è irrequieto… non vede l’ora che il tempo passi… L’altro si sente a casa sua, il suo cuore respira e la sua anima si eleva.

Due uomini fanno un incidente in auto… l’auto è distrutta ma loro sono illesi. Uno piange dalla rabbia per l’auto che ha distrutto, l’altro piange dalla commozione perché non si è fatto niente.

Due uomini sono in fila in banca, davanti di loro c’è un vecchietto. Uno pensa: “Togliti di mezzo, vecchio rimbambito, non vedi che io ho fretta”, l’altro: “Quante ne deve aver viste questo uomo qui!”.

Dio c’è? Dipende da te. Dio c’è? No. Dio c’è? Sì. Entrambe le cose sono vere è che si pongono su livelli diversi.

Un giorno un amico telefonandomi mi dice: “Mi dispiace, ho sentito che tuo padre non c’è più!”. “No, no, - gli ho detto – ti sbagli, c’è ancora è che è solo morto”. Dentro di me c’è, lo sento, vivo e forte, anche se fisicamente so e vedo che non c’è più. Perché le cose non si vedono non vuol dire che non esistono. In questo mondo la presenza di Dio è nell’assenza, è misteriosa, è rivelata, è silenziosa, discreta.

Sapete come si chiude la Bibbia: “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22,20). Dio è presente nel mondo, ma non del tutto, non è ancora del tutto rivelato, manifesto.

Nel Padre Nostro noi diciamo sempre (tra l’altro è la richiesta centrale) “Venga il tuo regno” (Mt 6,10). Cioè: non è ancora tutto manifestato il tuo regno, tu non ti sei ancora rivelato, mostrato del tutto. Dio è misterioso perché, dal nostro punto di vista, è presente ma non lo abbiamo ancora capito del tutto, non lo abbiamo ancora compreso del tutto, non lo abbiamo scoperto del tutto. E dal suo, lui stesso non si è manifestato del tutto.

La chiesa conosce la parusia: non è una parolaccia, ma la piena manifestazione del Signore. Verrà un giorno in cui Dio sarà tutto in tutti in maniera evidente, tutto sarà chiaro, splendente, tutto brillerà della sua luce: lo vedremo per quello che egli è. Ma oggi non è così. Siamo nella fase nube. Dio allora c’è oggi ma non è del tutto chiaro, visibile: un giorno lo sarà ma non oggi. Questo vuol dire: Dio va ricercato. Lo trovi e te ne riempi ma è sempre oltre, più grande, più profondo, più in là. Per questo Dio è desiderio, anelito: lo vivi ma anche non lo afferri mai. I sacramenti, le preghiere, i riti, la chiesa stessa, sono i mezzi per arrivare a Lui: di là, non ci sarà più bisogno di tutto questo perché saremo in Lui. C’è bisogno di distinguere i mezzi dal fine: il treno non è la destinazione. E il treno è un buon treno se ti porta là dove devi andare, altrimenti è un treno che non serve.

  1. Non sappiamo tutto di Dio: siamo in cammino. Dio è in evoluzione, non perché Lui lo sia (in Dio non c’è tempo), ma perché la nostra comprensione di Lui è in evoluzione, in cammino.

Allora non assolutizziamo troppo le nostre posizioni: oggi è così ma forse domani si rivelerà diverso o opposto. Non pretendiamo di aver già raggiunto la formulazione perfetta della fede. Siamo in cammino e Lui stesso non si è ancora rivelato del tutto.

Spesso le persone dicono: “Ma cosa ci hanno raccontato allora!”. E’ una frase che rivela l’idea che la verità sia un pacchetto acquisito una volta per tutte, ma non è così. Quello che ho fatto ieri mi ha portato qui oggi, anche se oggi non farei magari quello di ieri. Quindi ringrazio ieri perché mi ha permesso di essere qui oggi: ma oggi comprendo molto di più di ieri.

Siamo nella strada di Dio, non ci siamo arrivati: non dobbiamo aver paura o scandalizzarci, dobbiamo solamente aver coscienza che Dio è come l’oceano, più ti inoltri e più è grande e vasto. Per questo sarà sempre nuovo e diverso da tutti i nostri schemi, teologie, idee. Lui è Più Grande.

  1. La verità non è solo ciò che è ma anche ciò che deve ancora essere.

Molte persone muoiono con un senso di fallimento. C’è chi muore con la coscienza di non aver costruito qualcosa; c’è chi muore consapevole di aver sprecato la propria vita (molti anche se è così, non lo sono!); c’è chi muore con alle spalle fallimenti in amore, personali, con i figli; c’è chi muore nella disperazione; c’è chi muore con il cuore pieno di rabbia, odio, dolore e risentimento.

Sarebbe inoltre troppo ingenuo pensare che con la morte tutti divengano “santi”. Molte persone proprio perché sentono che non hanno compiuto la loro strada, che hanno vissuto lontano dal proprio cuore o fuori di sé se ne vanno con l’amarezza, l’incompiutezza e un senso di fallimento.

E’ tutto qui? No, per fortuna.

Non sappiamo cosa vuol dire ma sappiamo che la morte non è la fine del nostro cammino e della nostra evoluzione. C’è un oltre, c’è un di più, c’è qualcos’altro. Non so cosa ma so che di certo c’e’.

Anni fa sono andato a confessare un uomo a cui rimanevano pochi giorni di vita. Mi ha detto: “Padre, ho fallito tutto nella vita. Ho rovinato la mia vita e quella di molti altri”. Cosa vuoi dirgli ad uno così? Vuoi dirgli che non è vero? Te l’ha detto lui che è così! E lui lo sa meglio di te. Gli ho detto: “E’ vero, è stato così, ma la verità non è solo ciò che è stato ma anche ciò che sarà”. Mi ha guardato e mi ha detto: “Mi sta dicendo che ho un’altra possibilità?”. Gli ho detto. “Sì, certo!”. Mi ha sorriso e se n’è andato con la pace nel cuore.

 

 

Pensiero della settimana

Sei responsabile di quello che fai

e sei responsabile anche di quello che non fai.

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