Epifania del Signore

Epifania del Signore

Domenica 6 gennaio 2019

Prima lettura: Is 60, 1-6             Salmo: Sal 71            Seconda lettura: Ef 3, 2-6             Vangelo: Mt 2, 1-12

 

 

Nella festa dell’Epifania la chiesa ci presenta il testo di Matteo dove si proclama l’amore universale di Dio per tutta l’umanità. Quest’amore universale non intende soltanto l’estensione: “Ovunque”, ma anche la qualità del suo amore: “Per tutti”.

Lc per dire questa verità teologica cita il racconto dei pastori; Mt il racconto dei Magi. Lc ha per protagonisti gli esclusi all’interno di Israele, i pastori; Mt quelli al di fuori di Israele, i Magi.

Sono due racconti diversi (Lc non ha i Magi e Mt non ha i pastori) che dicono però la medesima verità. Quindi, noi non dobbiamo trovare tanto una verità storica ma una verità teologica.

 

2,1 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme.

Nato Gesu’ a Betlemme di Giudea=Betlemme è a pochi chilometri da Gerusalemme.

Ecco=idù=questo avverbio indica la sorpresa di quello che sta per dire. È qualcosa d’inaspettato, d’imprevisto, di fuori dagli schemi: “Non pensavo! Non avrei mai creduto!”.

ALCUNI MAGHI=magoi=maghi. Quest’episodio nei secoli è stato svuotato dal suo contenuto esplosivo perché è stato talmente sconcertante e imbarazzante per la Chiesa primitiva che si è provveduto nel tempo a trasformarlo quasi in una fiaba (cfr. la festa della Befana; le storie sui Re Magi, il Quarto Re Magio, ecc.) anziché coglierne la profondità teologica. Infatti il significato del brano è: “Non c’è nessuna persona al mondo, qualunque sia la sua condotta (e qui vengono citati i peggiori: i Maghi!) e il suo comportamento, che si possa sentire esclusa dall’amore di Dio”.

Era scandaloso per la Chiesa primitiva che i primi ad interessarsi di Gesù fossero stati i maghi. Per questo si annacquò l’episodio e si trasformò perfino il nome in Magi (bel nome ma il vangelo non dice così!).

 

Chi erano i maghi in quel tempo?

 

Con il temine Maghi (gr. magoi) a quel tempo si indicavano gli ingannatori, i corruttori. I maghi erano pagani e fra i pagani loro erano i più pagani.

La magia era un’attività condannata dalla Bibbia e vista con severità dalla prima comunità cristiana. Tanto è vero che nella Didaché, uno degli scritti più importanti dei primi secoli, l’attività dei maghi era collocata insieme al divieto di rubare e di abortire. Lc sa tutto questo e per questo mette la sorpresa: “Ecco alcuni maghi”.

L’A.T. non aveva dubbi in proposito: Es 22,17: “Non lascerai vivere colei che pratica la magia”. I rabbini dicevano: “Chi impara qualcosa da un mago merita le morte”. Lv 19,26: “Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia”. Dt 18,9-14: “Non si trovi in mezzo a te né chi esercita la divinazione o il sortilegio o il presagio o la magia, né chi faccia incantesimi, né chi consulti i negromanti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore”.

Negli Atti degli Apostoli (At 13,4-12) c’è un certo Elimas, un mago e falso profeta, chiamato anche Bar-Jesus, che era al seguito del proconsole Sergio Paolo, persona desiderosa di ascoltare la parola di Dio. Ebbene, questo Elimas cercava di impedirglielo. “Allora S. Paolo, fissando lo sguardo su di lui gli disse: “O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore? Ecco la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole”. Di colpo piombò su di lui oscurità e tenebra, e brancolando cercava chi lo guidasse per mano”.

Quindi a quel tempo dire maghi era dire “il diavolo, il male” in persona.

 

Ebbene, chi sono i nostri Re? Sono dei magi? Sono proprio dei maghi e per di più anche pagani. Quindi sono le persone più lontane da Dio. Pensate che i pagani non solo erano esclusi dalla salvezza, ma neppure venivano resuscitati. Allora noi capiamo perché questo episodio, questo fatto, era così imbarazzante per la prima Chiesa.

Così imbarazzante che poi nella tradizione i Maghi sono diventati i Magi (e non si capisce il perché visto che c’è scritto proprio maghi!). Siccome il termine “maghi” ha chiaramente una valenza negativa, per dargli un po’ di dignità si è tradotto il termine greco “maghi” con Magi.

Visto che portarono tre doni gli si diede tre nomi e li si fece anche re: Gaspare, Melchiorre e Baldassare. Uno poi doveva essere bianco, uno nero, l’altro bianco-nero, cioè meticcio. Ma non sappiamo in realtà quanti fossero. Si dice solo: maghi!

Nel corso dei secoli è nato perfino il Quarto Re Magio, quello che non è arrivato.

 

Ma cosa significa che i primi (e unici!) ad omaggiare Gesù saranno i Maghi? I Maghi erano pagani: ebbene, a far visita al figlio di Dio non ci sono i sacerdoti, i farisei, gli scribi, gli ebrei, ma dei maghi!

Sono diventati parte fondamentale del presepio ma purtroppo si è persa la ricchezza teologica, il senso profondo e sconvolgente di questo brano.

 

Da quanto cerchi, capirai quanto puoi trovare

 

I Magi partono da lontano. E non a caso partono dall’Oriente: perché dall’Oriente sorge il sole.

I Magi erano astrologi ed erano certamente ricchi: ma chi glielo fa fare di lasciare tutto, di seguire una stella, di mettersi in viaggio verso l’ignoto e il misterioso?

Chi me lo fa fare?”, chiedono spesso le persone. “Nessuno!”. È un’esigenza del cuore; è il desiderio dell’anima che ti spinge verso Dio. Il viaggio, la ricerca, lo scoprire, è il respiro del cuore: nessuno è costretto anche se è ciò che dà vita all’anima. 

Noi sotto sotto abbiamo l’illusione che trovare Dio, la felicità, che compiere il nostro destino, possa avvenire tranquillamente. Seduti in casa, davanti alla tv, con un po’ di coca-cola e dei popcorn, un giorno ci arriva l’illuminazione, ci cade dall’alto e così capiamo cosa fare. Ma non è così.

Vuoi trovare Dio, il tuo Bambino Divino? Cerca! E cerca con tutte le tue forze e con tutto te stesso.

Il discepolo chiese al maestro: “Chi è Dio?”. Il maestro gli disse: “Vieni oggi pomeriggio al fiume”. Il discepolo arrivò e si sedette. All’improvviso il maestro, di scatto, gli prese la testa e gliela mise sott’acqua. Il discepolo cercava, dimenandosi, di liberarsi, ma il maestro continuava a tenerlo con la testa sott’acqua. Ad un certo punto, quando ormai non respirava più, lo tirò fuori: “Che cosa cercavi quand’eri sott’acqua?”. “Che cosa cercavo? L’aria, ovvio!”. “E… quanto cercavi l’aria?”. “Tantissimo: vivere o morire”. “Bene quando cercherai Dio così, allora lo troverai”.

La vera domanda non è: “Vuoi trovare Dio?”, ma: “Quanto lo vuoi trovare?”.

Guardate Erode: lui non si mette in ricerca, lui rimane a Gerusalemme (2,1.8). Lui non fa nessuna fatica; lui non si muove, lui non è disposto a compiere nessun viaggio e per questo non troverà proprio niente. Perché chi non viaggia non trova niente.

 

Se vuoi trovare Dio compi il tuo viaggio

 

Ma cosa vuol dire fare un viaggio?

 

  1. Guardarsi dentro

I maghi consultavano le stelle, erano astrologi. Era la psicologia del tempo. Guardo le stelle fuori per guardarmi dentro.

Per arrivare al Bambino bisogna guardarsi dentro e scrutare i propri cieli e le proprie stelle. Non c’è altra possibilità!

Ma cosa succede quando un uomo fa questo? Cosa succede quando si inizia la ricerca dentro di sé? Molte persone farebbero di tutto pur di non guardarsi dentro perché quando ti guardi dentro emergono verità nascoste: non sei come pensavi di essere; ciò che chiamavi amore non è affatto amore, anzi; c’è tanto dolore nascosto e rabbia repressa; c’è che tu dentro sei diverso da come ti vedi fuori o da come gli altri ti vedono fuori.

La verità nascosta è che: “Io amo” è invece: “Tu sei mia (io ti possiedo)”; che: “Io non faccio niente di male”, è invece, “Io non voglio guardarmi dentro”; che: “Io voglio bene alle persone”, è invece, “Io ho paura di rimanere da solo”; che: “Io mi conosco”, è invece: “Io dico di conoscermi perché non mi conosco, ma dicendolo, mi illudo di conoscermi”. Infatti uno mi potrebbe dire: “Ah sì, e mi spieghi, visto che tu ti conosci così bene, come mai allora sei così nervoso? Aggressivo? Insoddisfatto? Perché non sai fare silenzio?”.

E che si fa? È più facile dire parole religiose, preghiere, rosari, fare pellegrinaggi, che mettersi a nudo e guardarsi per ciò che si è. Ma non si può fare il viaggio verso Dio se non si fa il viaggio verso di sé.

Guardate Erode: lui non si guarda dentro. Lui chiede agli altri, ai Magi (2,7), ai sommi sacerdoti e agli scribi (2,4). Lui non ha il coraggio di guardarsi dentro, lui ha paura di ciò che vedrà.

 

  1. È un viaggio personale

Nessuno cioè può farlo per te. O tu o nessun altro per te.

Puoi leggere libri e sapere un sacco di cose sul mondo. Tutto questo ti aiuta ma non è decisivo. La cosa decisiva è: prendere ed uscire. Questo devi farlo tu.

Gli altri ti possono incoraggiare: “Ma guarda che ne vale la pena!; si soffre un po’, ma poi si sta benissimo; dai provaci!; dai, che ce la fai!; osa!; hai un sacco di doni dentro di te: tirali fuori, ecc.”. Ma alla fin fine sta a te decidere se partire o se rimanere. Solo a te.

I Magi sono partiti da lontano, sono montati sui loro cammelli e hanno intrapreso il loro viaggio.

Erode? Erode non è uscito da Gerusalemme. Troppa paura!

 

  1. Bisogna mettersi in gioco

Sarà un viaggio liscio? Sarà semplice? Sarà come ce lo siamo programmati? Neanche per sogno!

I Magi non sapevano cosa sarebbe successo, dove sarebbero andati, cosa avrebbero trovato. Si sono fidati della loro stella. Hai un’intuizione? C’è qualcosa che ti “prende”, che ti appassiona? Seguila!

Maria ha seguito un’illuminazione (Sogno? Visione interiore?): l’annuncio dell’angelo (Lc 1,26-38). Giuseppe ha seguito un sogno (1,20-25). I Magi hanno seguito una stella (e di certo non era fuori, astronomica; Mt 2,1-12).

Dai fiducia a ciò che senti dentro; fidati dei tuoi sogni interiori e dai spazio ai tuoi sogni. Hanno fatto ciò che hanno fatto perché hanno avuto il coraggio di seguire l’impulso interiore. In te c’è tutta la saggezza che ti basta e che ti serve: credi a ciò che c’è dentro di te!

 

  1. Bisogna lasciare le proprie certezze

I Magi erano gli esperti, gli scienziati, gli studiosi del tempo. Ma hanno dovuto perdere le loro certezze per seguire l’ignoto.

Se vuoi trovare “Dio”, quante idee dovrai cambiare; quante cose che prima dicevi “verità” scoprirai che sono “illusione, falsità”; su quante cose che dicevi “sono io”, scoprirai invece: “Non ero io; era solo una maschera di me, una ripetizione!”. Perché è un viaggio che vuole trasformarti, farti diventare figlio di Dio, farti diventare ciò che puoi essere.

 

  1. È un viaggio dove ci si può perdere

Anche per i magi è stato così: hanno perso la loro stella (2,9) e non sapevano più dove andare. In certi giorni ti verrà da dire: “E adesso? Ma chi me lo ha fatto fare?; basta, è tutto un bluff!”.

Bisogna perdere per trovare: bisogna lasciare le proprie idee di partenza per trovarne di più profonde. Bisogna perdere le proprie credenze per trovare la verità. Bisogna perdere gli amici di un tempo per trovare gli amici del cuore. Bisogna perdere la propria immagine di sé per trovare il proprio vero Sé. Bisogna perdere il controllo sulla propria vita per sperimentare che solo Lui è il Maestro.

Chi non si perde non si può trovare. Prima di ritrovarsi bisogna perdersi.

 

Vuoi ancora fare il viaggio?

Non intraprendere questo viaggio se non conosci il suo rischio!

 

2,2 E dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”

ABBIAMO VISTO SPUNTARE LA SUA STELLA=cos’è questo fatto della stella?

C’era la credenza comune a quel tempo che alla nascita di una persona nascesse anche la sua stella e che poi scomparisse con la sua morte. Anche noi usiamo l’espressione popolare: “Nato sotto una buona stella”.

Ma qui l’evangelista si riferisce soprattutto alla profezia di Balaam (Nm 24) dove si legge: “Un astro, una stella spunta da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17). Era la profezia con la quale si indicava prima il re Davide e poi il Messia.

Allora Mt vuol dire che questa stella indica il segno divino della nascita del Messia. Ebbene il segno della nascita di Dio, coloro che si accorgono della nascita di Dio, viene proprio dai più lontani e dai pagani. Quelli, invece, che sono immersi nel sacro non se ne accorgono.

 

2,3 All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme

ALL’UDIRE QUESTO IL RE ERODE=Erode era un re illegittimo, perché lui era Idumeo e non poteva quindi essere re della Palestina. Proprio per questo era sospettoso di tutti coloro che avrebbero potuto togliergli il regno (così sospettoso da far uccidere le sue mogli, i suoi fratelli e perfino i suoi figli!): quindi è chiaro che la stella (che indicava la venuta di un re) lo turba profondamente. Teme di essere spodestato.

 

Erode: il terrore incarnato

 

Non era giudeo e per questo si era fatto costruire un falso albero genealogico. Il Sinedrio però sapeva della sua origine non giudaica: così 45 dei 71 membri dovettero “spontaneamente” togliersi la vita. Agli altri furono confiscati tutti i beni.

Lo stesso Augusto diceva di lui: “Meglio essere un porco che figlio di Erode”.

Uccise Aristobulo, sommo sacerdote, fratello di sua moglie; il cognato Giuseppe (marito di sua sorella Salome); Arcano nonno di sua moglie; poi la propria moglie Mariamme accusata senza fondamento di adulterio.

Per consolarsi aveva comunque 9 mogli e 10 concubine. Eliminata la moglie eliminò anche la suocera. Poi eliminò il nuovo marito della sorella Salome, Costobar. Nel 7 a.C. toccò anche ai suoi figli Alessandro e Aristobulo, fatti strangolare dal fratello Ferora, poi avvelenato per sicurezza. Cinque giorni prima di morire fece uccidere anche l’altro figlio Antipatro.

Quando sentì la morte vicina fece rinchiudere nell’ippodromo di Gerico i personaggi più in vista di ogni città e diede ordine alla sorella Salome, una volta morto, di ucciderli tutti. Può bastare?

Erode uccideva ogni possibile avversario reale o immaginario che fosse, non importava molto.

Sentita la voce della nascita del Messia, la strage degli innocenti, per un uomo così, fu ovvia.

 

E CON LUI TUTTA GERUSALEMME=ma ciò che è strano è che si turba tutta Gerusalemme.

Gerusalemme sin dall’inizio del vangelo di Mt appare in una luce sinistra. La stella mai apparirà a Gerusalemme e Gesù resuscitato mai si farà vedere a Gerusalemme. Gerusalemme, sede dell’istituzione, è la città che, invece di accogliere i profeti, li condanna a morte. Per questo mai Gerusalemme potrà vedere la luce di Dio, anticipata nella stella.

A quel tempo si sapeva che la venuta del Messia avrebbe spazzato via tutta la corruzione politica e religiosa, per questo ne hanno paura e terrore. Sia Erode che Gerusalemme hanno paura di quello che hanno: Erode il trono, Gerusalemme il tempio, cioè l’esclusività sulla figura di Dio. Trono e tempio sono, infatti, all’insegna del potere.

E che farà Gesù? Scaccerà (cioè eliminerà) tutti fuori dal tempio (Mt 21,12-17)!

 

Cosa non fa la paura!

 

Cosa non fa la paura! La paura diventa diffidenza, manipolazione, giudizio: “Chiamati segretamente… andate e informatevi accuratamente…” (Mt 2,7-8). Sentite la manipolazione, la perfidia, la falsità: lui però non fa un passo per cercare.

Cosa non fa la paura! Erode uccide (Mt 2,16-18): è la strage degli innocenti, di chi non centra niente ma che paga la tua paura e il tuo non voler camminare verso la luce e la consapevolezza.

Erode non ha costruito nulla dentro di sé per questo deve distruggere gli altri, perché li teme.

Per chi non costruisce dentro, per chi non viaggia, l’altro sarà sempre un pericolo.

 

Lavoro: arriva uno più bravo di noi e ci sottrae la scena, il primo posto: “Non è più fatto bene; una volta si faceva meglio; io non sono d’accordo; se si fa così io mi tiro in disparte”. La paura genera l’invidia. 

La paura trasforma l’altro in un nemico e fa di chi ami un tuo bersaglio. Se non vedi la paura che c’è in te, se non accetti di curare il tuo male, farai come Erode: “ucciderai”.

Il padre che teme il figlio, perché lui non crede nel proprio valore, anche se non vuole lo disprezzerà: “Non sei capace; sei il solito stupido; non vali niente; sei sempre il solito”.

La madre che ha paura di rimanere da sola, perché come donna non si regge sulle sue gambe, chiederà a qualche figlio di stare con lei: “Non mi abbandonare; guarda come soffro”.

L’uomo che ha paura di guardare alla rabbia che ha dentro diventerà violento o impositivo: “Qui si fa come dico io; finché sei a casa, tu fai come ti dico io; io so!”.

La donna che ha paura di guardare al dolore che ha dentro diventerà manipolativa con la maschera della vittima: “Siccome ho paura di non essere amata, userò il dolore per costringervi ad amarmi”.

 

Dov’è la differenza tra Erode e i Magi?

 

In Erode vince la paura, nei Magi la forza del mettersi in gioco, in ricerca, di viaggiare.

All’inizio erano vicini: Dio (il Bambino) nasce in Erode e nei Magi. Ma alla fine faranno strade completamente diverse: Erode cercherà di uccidere quel Bambino, che nient’altro è che la sua parte divina; i Magi, invece, troveranno il Bambino e lo adoreranno.

E dov’è la differenza? Erode ha paura e si lascia vincere. La paura lo paralizza e non si muove. Anche i Magi ce l’hanno ma questo non ha impedito loro di partire verso l’ignoto, di cercare, di viaggiare.

Psicologicamente, spiritualmente, Erode “non ha fatto nessun viaggio” verso di sé, non si è sviluppato. Erode è l’uomo che non si prende cura del proprio animo, che vive distaccato da sé, che non si guarda dentro, l’uomo primitivo in balia delle proprie forze istintuali e quello che fa è solo la conseguenza di questo.

Più vivi distaccato da te e più sarai così. E uomini primitivi dal punto di vista dell’anima sono capaci di tutto.

I Magi invece sono in viaggio, in cammino verso di sé e verso la Vita.

 

2,4-6 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”

RIUNITI I SOMMI SACERDOTI E GLI SCRIBI=l’altra volta che si riuniranno sarà per ucciderlo (Mt 27,1). Sanno che Gesù, che il Messia, deve nascere lì, ma non fanno un passo.

Che cosa si vuol dire allora? Non è un messaggio storico ma teologico: la conoscenza della Bibbia, la conoscenza dei sommi sacerdoti e degli scribi, la conoscenza senza cammino interiore, senza strada, senza coinvolgimento, senza cuore, senza gioia, senza stupore, senza rischi, non serve a niente. Sapevano tutto ma non conoscevano niente! Si può stare tutto il giorno sulla Bibbia… e non capirci niente!

Per conoscere Gesù non è sufficiente studiare, sapere: bisogna lasciarsi coinvolgere, bisogna uscire dalle proprie postazioni (idee, credenze, comportamenti) e mettersi umilmente in viaggio.

Non per niente Gesù diceva a tutti: “Vieni e seguimi” e non: “Studia la Bibbia!”.

A BETLEMME DI GIUDEA, PERCHÉ COSÌ È SCRITTO PER MEZZO DEL PROFETA=qui Lc fa un collage tra un testo di Michea, dove c’era l’annuncio della nascita del Messia, e un brano del secondo libro di Samuele.

Nella profezia di Michea (Mi 5,1) si diceva che il Messia sarà il capo, il dominatore. E infatti, è questo che dicono i sommi sacerdoti. Il Messia sarà potente e forte. Allora che cosa fa Mt? Fa capire che Gesù sarà sì capo, ma non come si aspetta quella gente. Per questo cita 2 Sam 5,2: “Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele”. I potenti si aspettano il Potente; ma Gesù sarà un pastore a servizio e non che si fa servire. Gesù non sarà un dominatore ma un pastore, il vero pastore del suo popolo.

 

2,7-8 Allora Erode, chiamati segretamente i Maghi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo

ALLORA ERODE, CHIAMATI SEGRETAMENTE I MAGHI=qui Lc si rifà alla tradizione ebraica dove furono i maghi che annunciarono la nascita di Mosè, futuro liberatore del popolo. E proprio per questo il Faraone ordinò la strage dei bambini ebrei.

 

Il vangelo scrive che Erode “chiamò segretamente i Magi perché una volta trovato il Bambino andassero a dirglielo”: tutto questo è assurdo, storicamente parlando. Perché?

  1. Erode era astutissimo (per niente era chiamato “volpe” e ha governato 50 anni!): se avesse saputo che Gesù era a Betlemme, cioè a 8 km da Gerusalemme, ci sarebbe andato immediatamente.
  2. Il regno di Erode era pieno si spie che sapevano molto meglio di questi stranieri tutto ciò che accadeva nel suo regno. Erode non aveva bisogni dei Maghi.

 

Ma cosa si vuol dire allora qui? Che il potere, che chi è preso dai suoi interessi, qualunque cosa essi siano, non può vedere Dio che viene. Chi è preso dalle ricchezze vede solo ricchezze; chi è preso dalla paura vede solo paura; chi è preso dal male, vede male dappertutto; chi è preso da Dio lo vede dovunque.

 

Il Signor Monroe diceva sempre alla gente che incontrava: “La gente dev’essere tutta bevuta! Non capisco come sia possibile che vengono persone da tutto il mondo per vedere il vecchio decrepito, tra l’altro ladro conclamato visto che è stato in prigione 37 anni, che ha preso casa nella mia via”.

Il vecchio, per nota di cronaca, si chiamava Nelson Mandela!

 

ANDATE E INFORMATEVI ACCURATAMENTE DEL BAMBINO=il potere è sempre menzognero e assassino. Si impadronisce del potere con la menzogna e lo difende con la violenza.

QUANDO L’AVRETE TROVATO, FATEMELO SAPERE, PERCHÉ ANCH’IO VENGA AD ADORARLO=e sappiamo quale sarà l’adorazione di Erode: la strage dei bambini di Betlemme (Mt 2,13-18).

 

2,9 Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino

UDITO IL RE, ESSI PARTIRONO. ED ECCO, LA STELLA=ecco=di nuovo la sorpresa!

LI PRECEDEVA=come il Signore precedeva nell’Esodo il popolo in cammino con una colonna di fuoco così la stella precede i Maghi.

La stella, che è il segno divino, non brilla su Gerusalemme, che fino dall’inizio di questo vangelo viene posta e collocata in una luce negativa, tetra (è la città che uccide invece che accogliere i profeti), ma fuori di Gerusalemme. Infatti, la stella è presente finché arrivano a Gerusalemme ma poi sparisce quando i Maghi sono lì e ricompare esattamente quando essi ripartono da Gerusalemme. Brilla dovunque nella loro strada ma non finché sono a Gerusalemme.

Dobbiamo ricordare che nell’Esodo dall’Egitto il Signore precedeva il popolo nel suo cammino con una colonna di fumo di giorno e di fuoco di notte (Es 13,21: “Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per far loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte. Di giorno la colonna di nube non si ritirava mai dalla vista del popolo, né la colonna di fuoco durante la notte”).

Allora: come la colonna guidava gli ebrei verso la Terra Promessa la nuova colonna di fumo/fuoco, la Stella, guida i Maghi alla nuova Terra Promessa, che non è più un luogo ma una persona.

Solo così si capisce il fermarsi della stella: non è chiaramente possibile che una stella si fermi su di un luogo. Ma non è questa un’indicazione storica ma un’indicazione teologica. La stella si ferma lì perché lì c’è la Nuova Terra Promessa.

E SI FERMO’ SOPRA IL LUOGO DOV’ERA IL BAMBINO=lett.: “e si fermò sopra dov’era il bambino”.

Una stella evidentemente non si può fermare sopra un luogo. Mt non è un ingenuo: non sta dando indicazioni storiche ma teologiche. E’ un segno: i più lontani, i Maghi, hanno saputo recepire la venuta di Dio; i più vicini, i sommi sacerdoti, pur sapendo queste cose dalla Bibbia, no. Anzi, essi hanno il terrore di ciò, perché se nasce questo Messia-pastore per loro non c’è più posto.

 

2,10 Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima

AL VEDERE LA STELLA, PROVARONO UNA GIOIA GRANDISSIMA=mentre Erode e Gerusalemme si spaventano alla nascita di Gesù, i Maghi provano una grandissima gioia.

Dove ritroveremo questa “gioia grande”? In Mt 28,8 quando le donne, capito che Gesù è Risorto, sperimenteranno questa gioia grande. E anche le donne erano ritenute lontane e ultime!

Mentre Gerusalemme ed Erode hanno paura per ciò che stanno per perdere, i pagani e per di più maghi (dediti cioè ad una attività condannata dalla Bibbia) provano una gioia grandissima perché sanno cosa stanno per trovare.

 

2,11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra

ENTRATI NELLA CASA: Mt scrive proprio così. Non scrive in una stalla con l’asino e il bue, cosa che è molto romantica, ma non evangelica.

Mt scrive: “nella casa”. Certo la casa palestinese era una grotta su cui venivano costruiti dei muri di mattone. Ed è ovvio che sia una casa: mica poteva una donna incinta mettersi in viaggio senza avere un punto di appoggio, di riferimento, o senza avere una casa!

Giuseppe non c’è. Sappiamo dal brano successivo che però c’è. Perché Mt non ce lo mette? Perché nella tradizione biblica il re veniva sempre presentato con la regina madre. Ecco il nuovo re, Gesù, con la regina-madre Maria e il suo nuovo tempio: una casa!

SI PROSTRARONO E LO ADORARONO= Il fatto che entrino e che si prostrino indica che Gesù è il re; l’adorazione invece indica che Gesù non è solamente un re ma anche il Figlio di Dio.

POI APRIRONO I LORO SCRIGNI E GLI OFFRIRONO IN DONO ORO, INCENSO E MIRRA=i doni sono il culmine dove l’evangelista vuole arrivare. Infatti questi doni indicano che il privilegio esclusivo di Israele, che si riteneva il popolo sacerdotale (=che è in comunione con Dio; il popolo è la sposa e Dio lo sposo) scelto ed eletto da Dio, adesso è patrimonio di tutta l’umanità.

Fin dall’inizio s’avvera ciò che Mt dirà più avanti: “Il regno di Dio sarà rifiutato da Israele e sarà dato ad un popolo che ne produca i frutti” (Mt 21,43). Ed ecco il perché dei loro doni.

ORO=l’oro è l’omaggio per il re. Gesù Cristo è il re di tutti, non solo di Israele. Anche i pagani adesso entreranno a far parte del regno di Dio (regno dell’amore infinito di Dio). Nel regno di Dio non si entra per la razza o per la religione, ma con la conversione: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17).

INCENSO =Israele si vantava di essere un “regno di sacerdoti” (Es 19,6). L’offerta dell’incenso era riservata ai sacerdoti. Anche questo privilegio non è più solo di Israele ma di tutta l’umanità. Adesso il popolo sacerdotale non è più Israele, ma ogni popolo. Ogni popolo è sacro, gradito, amato e caro a Dio. Ladri e sacerdoti, barboni e ricchi, giusti e ingiusti, tutti sono suoi figli!

MIRRA=è il dono che l’amato fa all’amata, lo sposo alla sposa (Pr 7,17; Ct 5,5). Anche il privilegio di essere il popolo sposo di Dio non è più solo di Israele ma di tutta l’umanità. Dio non è più lo sposo solo degli ebrei (popolo eletto!) ma di tutti i popoli (nuova alleanza).

Dio non è di nessuno, di nessuna fazione, di nessuna categoria: nessuno ha l’esclusiva. Nessuno può dire: “Dio è mio… io so… io ho la verità…”. Dio è di tutti e per questo non è di nessuno.

Siamo nella seconda guerra mondiale e una donna dice: “Ti ringrazio Signore che hai esaudito le mie preghiere e hai fatto cadere le bombe dall’altra parte della città”.

Questo, quindi, è il centro della festa di oggi: “Nessuno si senta mai più escluso dall’amore universale di Dio, che è venuto per tutti”.

 

E i miei doni quali sono? Quali sono i doni, le capacità, le risorse, che io ho in dote? Che cosa ho da offrire io al Bambino?

Invece di invidiare gli altri, sviluppa i tuoi doni e offrili alla Vita.

Tutti sono ricchi: tutti abbiamo qualcosa che è solo nostro. Tutti abbiamo dei doni che possiamo far vivere.

Un dono dev’essere donato (se no non si chiamerebbe così!). Un dono donato ci fa sentire utili, importanti, significativi. Un dono in un cassetto, tenuto là, non utilizzato, è sprecato. A che serve?

Il giorno della Cresima mi regalarono un bellissimo orologio: talmente bello che i miei genitori, per non rovinarlo, lo conservarono. Non lo misi mai. Vent’anni dopo, quando, dimenticato, lo ritrovammo, non funzionava più (ed era anche passato di moda). Un dono sprecato!

Saprei nominare 20 miei doni? (La vita è sovrabbondante: se non li trovo è perché non mi conosco molto, non perché non ne abbia!).

 

2,12 Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese

AVVERTITI IN SOGNO DI NON TORNARE DA ERODE PER UN’ALTRA STRADA FECERO RITORNO AL LORO PAESE=perché tornano indietro per un’altra strada? Bastava che tornassero di nascosto! Di per sé neppure è necessario scrivere questo; sarebbe bastato dire: “Non tornando da Erode, tornarono a casa”. Invece, no! Cosa ci sta dicendo Mt, dietro le righe?

Per capire bisogna conoscere l’A.T. Era successo questo: c’era un santuario chiamato bet-el (Bet=casa; El=Dio) ma dentro a questo santuario vi erano state delle idolatrie. Infatti si era istituito il culto dei vitelli (1 Re 12,28-30) e Osea trasformerà il nome di questo santuario da Bet-el a Bet-aven (=ciò che è nocivo) proprio perché si erano prostituiti al vitello d’oro.

I profeti, come ad esempio Osea, parlano di “per un’altra strada”, stessa espressione del nostro vangelo, per dire l’abbandono di Dio (Bet-El) per l’idolatria (Bet-Aven).

Mt quindi sta accusando il tempio e i sacerdoti: “Avete preso un’altra strada, non quella di Dio e vi siete prostituiti al vitello”.

 

Tu puoi essere Erode o i Maghi: decidi cosa vuoi essere

 

Erode è l’uomo della paura: lui non esce, lui rimane sempre nelle sue posizioni.

I Maghi, invece no. Sono gli uomini che si fidano, che si lasciano coinvolgere ed escono.  

Dove sta la differenza? Semplicemente in un viaggio. I Maghi sono usciti, hanno rischiato, hanno osato, si sono fidati di una stella (cioè di un’intuizione) ma senza certezze e hanno seguito la loro stella.

Erode? Erode non ha fatto nessun viaggio. E scegliere di non fare nulla è una scelta. Ma cos’hanno vissuto?

Di Erode (e di Gerusalemme) si dice che erano turbati (Mt 2,3). Ma tarasso (=turati) vuol dire “scombussolati”: è quel vivere dove mai si è nella pace, dove si è sempre inquieti, agitati, mai contenti, terribilmente sempre “sulle spine, sempre nervosi”.

Perché Erode è così? Perché ha paura! Ha paura che quel bambino gli possa sottrarre qualcosa; ha paura di perdere qualcosa. Se tu hai paura non puoi uscire, non puoi perdere le tue sicurezze, anche se false, anche se sai che ti stai mentendo. La paura uccide (Erode ucciderà gli innocenti; Erode ha ucciso il proprio cuore). 

 

E dei maghi, cosa si dice? Che provarono “una grandissima gioia (charà)” (Mt 2,10). Ma perché sono felici? La felicità è la conseguenza di un viaggio, di un essersi messi in cammino, di un essersi lasciati coinvolgere, di un andare, di un uscire; del coraggio di non rimanere nelle loro dimore.

Le persone dicono: “Voglio essere felice”. Ma non si può essere felici così perché la felicità non si può raggiungere, è solamente la conseguenza di un modo di vivere.

Se non sei felice e vuoi esserlo, devi cambiare il tuo modo di vivere. La felicità viene da questo “cammino”, dove c’è molto da perdere di ciò che si sa, per trovare quel ”inaspettato e in-credibile” che non si sapeva. “Vuoi essere felice?”. Cammina, esci, coinvolgiti, vivi.

 

Molte persone dicono: “Non voglio più aver paura”. Capisco. Ma la paura è la conseguenza di una serie di comportamenti. Se vuoi non avere più paura, agisci, muoviti, esci, affronta. 

La paura ti dice: “Non uscire, che poi ti perdi”. E così non fai nessun viaggio.

La paura ti dice: “Non lasciarti coinvolgere, che poi soffri”. E così smetti di sentire e di innamorarti.

La paura ti dice: “Non rischiare che magari poi sbagli”. E così non vivi per paura di sbagliare.

La paura ti dice: “Non iniziare qualcosa di nuovo, perché non sai se è vero o buono per te”. Così passa il tempo e invecchia il tuo corpo e anche il tuo cuore.

La paura ti dice: “Non esporti perché rischi di essere preso in giro o deriso”. E così ti controlli sempre.

La paura ti dice: “Non farlo… che disturbi… non sei capace”. E così rinunci a ciò che potresti essere.

La paura ti dice: “Non amare troppo che poi rischi di essere abbandonato e di soffrire”.

La paura ti dice: “Non cambiare perché non sai mai quello che trovi… si sa quello che si lascia ma non quello che si trova!”. E così ti fai andare bene anche ciò che non ti va bene. 

 

È meravigliosa la storia del topo che aveva una paura “fottuta” dei gatti. Allora un mago ebbe compassione di lui e lo trasformò in gatto. Però, quando fu gatto, cominciò ad aver paura dei cani. Il mago, impietositosi per una seconda volta, lo trasformò in cane. Ma, fatto cane, cominciò ad aver paura delle pantere. Quando fu pantera ebbe una terribile paura degli elefanti. E quando fu elefante dei topi. Allora il mago gli disse: “Non c’è niente che io possa fare per aiutarti perché tu continui sempre ad avere il cuore di topo!”.

 

Pensiero della settimana

Non chiedere a Dio la felicità perché non te la può dare.

Lui ti può mostrare la strada per la felicità.

Non chiedere a Dio di darti l’amore perché non te lo può dare.

Lui può mostrarti ciò che tu puoi essere per viverlo.

Non chiedere a Dio l’armonia, la pace dentro di te, la forza, perché Lui non può fare ciò che tocca a te.

Lui può mostrarti come averlo.

Dio non ti dà nulla.

Lui non fa per te ciò che tocca a te.

Lui ti mostra la stella.

Poi tu deciderai se seguirla.

 

 

 

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