L’ospedale per tutti i feriti

Ss. Corpo e Sangue di Cristo

Domenica 3 giugno 2018

Prima lettura: Es 24, 3-8      Salmo: 115     Seconda lettura: Eb 9, 11-15            Vangelo: Mc 14, 12-16. 22-26

 

 

 

Oggi la chiesa celebra la festa del Corpo e Sangue di Cristo. E cos’è il Corpo e Sangue di Cristo? Per noi tutti oggi è l’eucarestia e infatti il vangelo di oggi ci racconta l’istituzione dell’eucarestia secondo Mc.

La festa nasce dal miracolo di Bolsena a cui dobbiamo il duomo di Orvieto. Un sacerdote dubita della presenza reale di Cristo nel pane e nel vino. Durante una messa, quando spezza il pane, un po’ di sangue scorre dalla piccola ostia. Dal 1264 questa festa viene estesa a tutta la chiesa. Ma nel primo millennio il Corpo del Signore non era l’eucarestia ma l’assemblea, gli uomini e le donne. Il ricordo di questo c’è rimasto quando noi nelle grandi feste incensiamo l’assemblea. Si incensa Dio presente nel vangelo, nel pane consacrato e nell’ assemblea, nelle persone.

L’assemblea, le persone, era il “verum corpus” di Cristo mentre l’eucarestia era il “corpus mysticum”. Poi, avvenne lo scambio.

Per capire il vangelo dobbiamo capire cosa accade. Gesù celebra una cena pasquale con i suoi amici: ma una di queste è l’ultima perché Gesù poi verrà ucciso. Allora quell’ultima cena pasquale non è più solo una fra le tante, ma l’ultima Cena.

Ha un significato forte, è simbolo di unione: quell’ultima cena è il segno per far rivivere Gesù, la sua vita e il suo messaggio. Infatti nel I secolo, appena cioè dopo la morte di Gesù, l’eucarestia non era come avviene oggi. Era una condivisione di cibo reale e non di un prete presso un altare con pane e vino. Era un agape, un pasto comune, dove ciascuno portava qualcosa (chi più aveva più portava) e dove stando e mangiando insieme si ricordava la cena del Signore. Solamente con il passare degli anni il pasto comune si ritualizzò fino a diventare l’eucarestia di oggi.

Mc struttura la Cena del Signore su quanto si legge sul libro dell’Esodo al termine dell’alleanza. Al cap. 24 si legge che Mosè lesse il libro dell’alleanza, poi prese il sangue e asperse il popolo: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte le parole” (Es 24,8). L’eucarestia è la nuova alleanza.

14,12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

IL PRIMO GIORNO DEGLI AZZIMI=cosa sono gli Azzimi? Sono i pani non fermentati.

Azzimi=Pasqua: infatti per una settimana, quella che portava alla Pasqua, nella quale si mangiava l’agnello, non si mangiavano i pani fermentati. E perché i pani non erano fermentati? Perché il lievito, il fermento, che si mette nella farina, sono sostanze putride, morte, cioè vecchie.

Pasqua è un rito di rinnovamento: per questo non si metteva la roba vecchia (il lievito) sul nuovo pane. Non si può iniziare qualcosa di nuovo se ci si tira dietro il vecchio. Non si può iniziare un nuovo rapporto se non si ha chiuso quello precedente. Non si può costruire una nuova, propria, famiglia, se si è ancora emotivamente legati a quella d’origine. Non si può vivere una vita nuova se si usano i vecchi schemi del passato.

Ancor oggi gli ebrei per Pasqua fanno le “pulizie di Pasqua”, cioè cercano ogni briciola vecchia. Ed è proprio per questo: tutto ciò che è vecchio (briciole) dev’essere eliminato. E poiché la cosa è un lavoraccio, che fanno alcune famiglie? Alcune vendono la casa ad un pagano solo per il periodo di Pasqua (c’è proprio un documento apposito per ciò!), così se rimangono delle briciole, poiché la casa non era mia, non è colpa mia! Altre, invece, hanno le posate solo per Pasqua e si usano una volta all’anno, così si è sicuri che non hanno briciole vecchie e che non sono impure.

Il primo giorno degli Azzimi è quindi il giorno della novità per eccellenza. Ecco, ci dice Mc, qui sta accadendo una novità incredibile, preparati!

DOVE VUOI CHE ANDIAMO A PREPARARE=osservate cosa dice il vangelo. Infatti non è Gesù che parla ma sono i discepoli che vogliono preparare per la Pasqua.

Dire Pasqua=mangiare l’agnello sacrificale. Gesù acconsente e approfitta dell’occasione: “Va bene, vi farò capire io cos’è veramente la Pasqua che dobbiamo celebrare!”. E, infatti, non c’è nessun riferimento all’agnello pasquale e alla cena pasquale (il seder=il rituale pasquale). Gesù, infatti, non celebra la Pasqua ma la sostituisce. La nuova Pasqua non è il passaggio dalla schiavitù dell’Egitto; la nuova e definitiva liberazione è che questo Dio non è più da servire ma che Lui si fa servo tuo!

13Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo.

ANDATE IN CITTA’=è ovvio che sono a Gerusalemme, lo sappiamo. Ma Gesù non la nomina, perché a Gerusalemme questo uomo qui mai lo si avrebbe potuto trovare!

VI VERRA’ INCONTRO UN UOMO=se non sappiamo gli usi ebraici noi leggiamo e ci vediamo “l’uomo che va incontro ai due discepoli”. Ma a quel tempo nessun uomo portava le brocche d’acqua: era impossibile! Chi le portava? Le donne e solo le donne, perché era un compito rigorosamente femminile.

Allora chi è quest’uomo? Non è un’indicazione storica ma teologica. Chi è che nei vangeli ha avuto a che fare con l’acqua? Giovanni Battista!

SEGUITELO!=perché bisogna seguire allora Giovanni Battista? Che cosa diceva il Battista? “Convertitevi (metanoeo), cambiate atteggiamento (Mt 3,2)”. Ecco cosa devono fare i discepoli, come diceva il Battista: cambiare atteggiamento, altrimenti non possono celebrare la Pasqua. Finché loro pensano di fare il rito dell’Antica Alleanza non hanno capito niente di Gesù. Devono cambiare tutto: la Pasqua di Gesù non è il sacrificio che l’uomo deve fare a Dio (per tenerselo buono) ma il sacrificio, il dono che Dio fa di sé, donandoci gratuitamente il suo amore.

In Mc 1,2-3, cioè all’inizio del vangelo, si dice del Battista: “Ecco il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Allora il Battista prepara la strada come? Con la conversione. Il Battista ti dice: “Devi eliminare le tue vecchie idee su Dio e sulla religione altrimenti non puoi capire la novità di Gesù. Devi cambiare modo di pensare, di vedere e di sentire”.

14Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

LA MIA STANZA=lett. è il mio alloggio. Ecco il punto di arrivo, ma di cosa? In Mc 8,21, poi, si dice che Gesù parte con i suoi discepoli per un viaggio. E dove termina questo viaggio? Qui! Qui si fermano perché questa è la “sua” stanza, la sua nuova abitazione perché è la nuova Pasqua.

15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». 16I discepoli andarono ed, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Questo è il Cenacolo (a Gerusalemme c’è il Cenacolo – opera dei Crociati – ma in realtà non sappiamo dove sia stata questa stanza!). Ma che ci interessa sapere che questa sala è al piano superiore o inferiore, che sia arredata o no, che sia grande o piccola? Basta che ci stiano tutti!

AL PIANO SUPERIORE=Mosè era salito in alto, sul Sinai, per ricevere l’antica alleanza. E chi starà ancora in alto? Gesù in croce! Mc allora dice: la Nuova Alleanza sostituirà la vecchia e antica.

STANZA GRANDE=perché dev’essere grande? Perché c’è posto per tutti! Nell’A.T. l’alleanza era solo fra Mosè e il suo popolo, e basta! Adesso l’alleanza è per e con tutti.

(ARREDATA) E GIA’ PRONTA=stronnimi=stendere=che cosa? I tappeti, i divani. La sala, cioè, è già pronta. E cosa vuol dire questo? Vuol dire che Lui viene ma che tu devi fare la tua parte (la sala è già pronta: pronta per accoglierlo). Perché se tu non fai niente non succede niente!

14,22E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».

E, MENTRE MANGIAVANO =sono le stesse parole del versetto 17 dove anche lì si mangiava (versetto 17: auton kai esthionton; versetto 22: kai esthionton auton). E’ l’altra possibilità.

Quindi qui Mc mostra un altro modo di vivere l’intimità: donarsi. Mc ci mostra qui il modello del Figlio dell’Uomo, l’unico vero modo di essere umani: donarsi, essere a servizio degli altri (non servi degli altri!) perché la persona, il mondo, sia il meglio di sé.

Tu puoi tradire l’intimità (Giuda), la vita, l’amore. Ma tu puoi anche essere fedele all’intimità, alla vita, all’amore.

Essere fedeli vuol dire “essere pane e vino”, cioè qualcosa che fa crescere l’altro.

La fedeltà nell’amore vuole lo sviluppo, la crescita, il nutrimento dell’altro.

La fedeltà non è: “Stai qui con me sempre; sto con te sempre” perché spesso questa è la fedeltà alla paura.

La fedeltà è: “Cresci, diventa il meglio di te e io sarò per te come un pane che tu puoi mangiare per essere il meglio di te”. La fedeltà è all’altro, non a sé e non ad un regola.

 

Guarda a te, invece di guardare sempre agli altri.

Sei fedele a te stesso? Sei fedele ai sogni che hai dentro? Sei fedele ai doni che la Vita ti ha dato? Sei fedele a quello che senti? Hai il coraggio di manifestarti per quello che sei? Hai la forza per dire quello che pensi e scegliere ciò che è importante per te?

Sei fedele alla vita? Esprimi la vita che c’è in te al massimo, al 100%? Sprigioni tutta la vitalità che ti abita? Hai il coraggio di diventare, sviluppandoti, ciò che sei? Sei pienamente vivo?

Sei fedele all’amore? Ti ami? Ami il tuo corpo, la tua storia? La accetti? Accetti quello che sei e quello che non puoi essere? Accetti che tu sei così e non sei diverso da te? Sei fedele all’amore che c’è in te? Hai paura di amare? Hai paura di amarti? Ti è più facile accusare gli altri dell’amore che ti manca?

PRESE IL PANE=traduzione errata: non è “il pane” ma “un pane”. Perché è così importante essere così meticolosi? “Il pane” avrebbe indicato il pane azzimo che si mangiava durante la cena pasquale.

Ma Mc evita accuratamente di nominare il pane azzimo pasquale: Gesù non ripete infatti un rito antico, ma uno completamente nuovo. Quindi Mc evita qualunque somiglianza con la cena pasquale.  Perché? Mosè=antica alleanza, obbedire, Legge… ciò che l’uomo fa per Dio, l’esterno. Gesù=nuova allenza, libertà, vangelo, ciò che Dio fa per l’uomo, l’interno.

E RECITÒ LA BENEDIZIONE, LO SPEZZÒ E LO DIEDE LORO, DICENDO=Gesù, con queste parole, usando le stesse parole dell’antica alleanza, sancisce la nuova alleanza.

Questa è un’alleanza che non si fa più con il sangue di un animale, con la legge, dicendo: “Tu mi devi ubbidire; se non fai così, caro, io ti…; se mi tradisci, io ti punisco”, ma un’alleanza nuova: “Se vuoi…; io ci sarò in ogni caso; io sono qui solo per te; io sono qui per donarmi a te…”.

Es 24,1-11: Prima Alleanza Mc 14,17-25 Nuova Alleanza
Es 24: Mosè stipula l’alleanza Mc 24 Istituzione dell’eucarestia
Mosé prese il sangue Gesù prese il pane
Ne asperse il popolo Pronunziata la benedizione, lo spezzò, lo diede loro
Dicendo: “Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole” Dicendo: “Prendete questo è il mio corpo… questo è

il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti”

PRENDETE, QUESTO È IL MIO CORPO=soma=corpo=in aramaico gufa=corpo, stesso, io.

Cos’è il corpo nella cultura e nella mentalità ebraica? Il corpo non è la carne, la ciccia, gli organi, le vene, il sangue, cioè non è tanto la parte materiale; il corpo è ciò che mi rende riconoscibile davanti agli altri. Il mio corpo (le azioni, i comportamenti, la voce, ecc, del mio corpo) fa sì che io sia io e non sia un altro, cioè: “Io non posso essere confuso con nessuno perché ho questo corpo”. Il corpo è ciò che mi distingue dalle altre persone.

Dire il corpo=persona. Gesù: “Questo sono io. Prendete la mia vita, cioè il mio modo di vivere, di sentire e di amare”.

Quando il sacerdote ci dice: “Corpo di Cristo” ci dice: “Vuoi vivere così, come Lui?”. E noi quando rispondiamo “amen” non diciamo nient’altro che “”.

Allora quando Gesù dice: “Questo è il mio corpo” sta dicendo: “Questo è il mio modo di vivere, di amare, di essere al mondo; questo modo vi distingue dagli altri modi di vivere”. E quando dice: “Prendete”, vuol dire: “Assumete, diventate così come ho vissuto io” e vivrete come me, nell’Amore, nel dono, nella Vita.

Allora l’eucarestia non è né il sacrificio di Cristo, né un gesto pio, ma il nostro dire: “Voglio essere come te. Per questo mi nutro di te, perché voglio vivere come te. Assimilo tutto di te perché il tuo stile, la tua vita viva in me. Mi riempio di te, della tua Vita e del tuo Amore per poter essere anch’io un distributore, poi, di Vita e di Amore”.

Mangiare il pane vuol dire: “Voglio diventare come te! Voglio essere vivo come te! Voglio vibrare come te!”.

23Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

POI PRESE UN CALICE CALICE=perché non bastava solo “mangiare il pane”? Perché bere il calice aggiunge qualcosa di essenziale al “mangiare il pane/corpo/essere come Lui”.

Poterion=il calice ha più significati collegati l’uno con l’altro.

  1. Il vino è amore, è l’amore della sposa e dello sposo. Nella tradizione ebraica gli sposi bevono lo stesso vino dalla stessa coppa intrecciandosi le braccia e poi buttano via il calice (che quindi si rompe). E’ un gesto di fedeltà: questa unione non si romperà mai. Bere al calice, allora, ha il segno della fedeltà: “Per sempre!”; “Sì, io voglio vivere come te Gesù, per sempre, perché questo vivere è il sapore della vita”.
  2. Ma il calice indica anche la sofferenza, cioè il prezzo della fedeltà. Pochi versetti dopo, Mc 13,36, Gesù dice: “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice (poterion)”. Essere fedeli, in certi giorni, si trasforma da vino in sangue, da amore in dolore, in lotta.

Se mangiare il corpo è dire: “Voglio essere come te”, bere il calice è dire: “E per questo sono disposto a tutto”. Bere il vino vuol dire: “Sono disposto ad affrontare ciò che tu hai affrontato, ad accettare il calice amaro che tu hai bevuto (critiche, odio, chiacchiericcio, accuse, minacce, falsità, persecuzione, ecc).

La completezza dell’eucarestia, allora, è come Gesù, donarsi fino in fondo, cioè bere al suo calice, vivere la sua stessa sorte e missione di donazione totale al mondo.

RESE GRAZIE=per il pane Mc ha utilizzato “benedire”, conosciuto nel mondo ebraico, mentre per il calice Gesù utilizza eucharisteo=ringraziare, da cui eucarestia. Ma perché Mc non ha utilizzato 2 verbi uguali, ad esempio benedire?

Nel vangelo di Mc ci sono 2 moltiplicazioni dei pani. Al che uno potrebbe dire: Mc si è sbagliato, si è dimenticato che l’aveva già scritta e l’ha riscritta. Infatti, cosa serve scrivere lo stesso episodio 2 volte? Ma non è lo stesso! Infatti la prima moltiplicazione è in terra ebraica e la seconda in terra pagana. Gesù, quindi, nell’eucarestia, si dà agli ebrei e ai pagani, cioè a tutti!

Nella prima, in terra ebraica, Gesù benedice il pane (Mc 6,41=eulogheo). Mc usa eulogheo perché il verbo richiama le benedizioni pasquali che gli ebrei conoscevano molto bene.

Nella seconda, in terra pagana, Gesù rende grazie (Mc 8,6=eucharisteo). Allora: nell’eucarestia, dice Mc, Gesù accoglie tutti, sia il popolo d’Israele che tutta l’umanità.

E NE BEVVERO TUTTI=ekchynnesthai=dall’ebraico shafak=versare vuol dire anche commettere un omicidio quando è associato al sangue e indica nell’A.T. l’uccisione illegittima di una persona. Quindi, è un bere nel senso di accettare anche le estreme conseguenze.

E se uno non ne voleva? E se uno non aveva sete in quel momento? E se a uno non piaceva il vino? Non è importante tanto che tutti ne abbiano bevuto o no, ma che per vivere come Gesù tutti siano disposti a berlo. Essere disposti a tutto, andare fino in fondo, bere il calice è conseguenza, presupposto, necessaria per vivere come Gesù.

24E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti.

QUESTO E’ IL MIO SANGUE DELL’ALLEANZA=lett. “questo è il sangue mio dell’alleanza”. Mentre nell’Esodo vi era spruzzato il sangue dei tori, Gesù, invece, versa il suo sangue.

Tutti gli evangelisti dicono che Gesù battezza in Spirito Santo. Sì, ma dove? Nessuno infatti ce lo dice!

L’alleanza di Mosè, inoltre, era stata un fallimento: chi la rispettava? Nessuno! Teoricamente era stata scritta per aiutare una convivenza più pacifica. Ma in realtà non faceva che creare ulteriore divisione e ingiustizia. Nessuna regola imposta dall’esterno può creare giustizia: solo le regole del cuore creano umanità e vita.

Ecco il momento dove la comunità riceve questa effusione dello Spirito Santo: Gesù ci dona il suo sangue, che non è esterno, ma è la sua stessa vita, il suo vivere, il suo essere perché anche noi possiamo alimentarci di questa vita e donarci a nostra volta.

ALLEANZA=diathekes è proprio l’alleanza (ordinamento, accordo, disposizione).

Quindi Gesù volutamente, espressamente, sancisce nell’eucarestia la nuova alleanza che abolisce quella precedente fondata sul sacrificio e sul sangue. L’eucarestia è la nuova alleanza: un patto d’amore.

VERSATO PER MOLTI=in realtà il sangue è versato per tutti. Perché Mc, allora dice “per molti”? E perché lo dice sul vino e non sul pane (non dice: “Questo è il mio corpo per molti”)?

Mentre il pane era per tutti coloro che volevano vivere come Gesù, il sangue (versato per tutti) sarà per molti perché non tutti accetteranno l’amore di Dio ri-versato su di loro e su ogni uomo. Molti lo rifiuteranno; molti non accetteranno quest’amore.

Nella cena pasquale si leggeva il Sal 79 dove si diceva che l’ira di Dio veniva versata sui pagani. Ma adesso non viene più riversata l’ira di Dio ma il suo sangue. Dio comunica, cioè, all’uomo la sua stessa capacità d’amore.

25In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

NON BERRO’ MAI PIU’ DEL FRUTTO DELLA VITE=Gesù sa che quello, forse, è l’ultimo pasto e che quel vino, quella delizia è l’ultima delizia che beve.

LO BERRO’ NUOVO=nuovo=kainos. Non è neos=nuovo nel senso che Gesù berrà “di nuovo” il vino. Il “vino nuovo” (kainos=di una qualità superiore, nuova) è la delizia di un Dio che dà sapore all’esistenza, a tutti, e che rende la vita di ciascuno dolce, buona, gustosa. Questo è il vino del regno di Dio, di chi vive come Gesù.

26Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.

USCIRONO VERSO IL MONTE DEGLI ULIVI=ma non si poteva uscire la notte di Pasqua finché non arrivava il giorno. Infatti, si stava in casa a celebrare l’uscita di Mosè e del popolo dalla schiavitù dell’Egitto. Gesù e i discepoli, invece, escono perché le antiche regole della pasqua ebraica non valgono più per loro. La loro è una nuova Pasqua.

Cosa dice a me questo vangelo?

  1. L’eucarestia è per tutti.

Una delle grandi rivoluzioni di Gesù fu la sua prassi di condividere il cibo e di mangiare con tutti. Gesù mangiava con gli esattori delle tasse, i pubblicani e i peccatori (Mt 9,10-13), ma anche con i farisei e gli uomini di legge (Lc 7,36-50); mangiava con i lebbrosi (Mc 14,3) e accolse durante uno di questi pasti donne di cattiva fama (Lc 7); si invitava dai peccatori (Lc 19,1-10).

Di che cosa è accusato Gesù? Dagli uni e dagli altri di mangiare sempre e di mangiare troppo; di mangiare quando non si doveva mangiare (di sabato, ad esempio) e di non rispettare le regole religiose (di mangiare senza fare prima le abluzioni).

Ma perché tutti lo accusavano? Perché Gesù apriva la mensa a tutti.

Cosa accadeva al tempo di Gesù. I peccatori erano quelli che non potevano seguire le norme religiose e per questo erano esclusi dalla religione e da Dio (così dicevano i giusti). Ma la maggior parte della gente non poteva che essere peccatrice: non riusciva neppure a vivere, come poteva pagare le decime, digiunare, non lavorare il sabato, evitare di fare certi lavori impuri? Come poteva seguire tutte le norme di purificazione, i codici degli obblighi e delle purità? Questi non potevano proprio partecipare alla mensa nel Regno finale.

Ma Gesù sconvolge il sistema perché ai suoi pranzi lui invita e va da tutti. Anzi sembra che più fossero peccatori e più Gesù ne fosse attirato (“Misericordia io voglio e non sacrificio: infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” Mt 9,13). I suoi pranzi non erano per i perfetti, per quelli giusti e santi. No, no, al contrario erano proprio per tutti quelli bisognosi, peccatori, per quelli che tutti rifiutavano e che nessuno amava. La sua missione non era di fondare una élite di salvati e di uomini “in grazia” ma di fondare un ospedale per tutti i feriti del cuore e della vita, per tutti gli esclusi e i reietti.

L’eucarestia non è un club per soci perfetti, puri e in grazia: è (per Gesù) l’assemblea dei non salvati. Come mai il pranzo dei peccatori è potuto diventare il pranzo dei puri?

Per chi è l’eucarestia? Per tutti quelli che si sentono sofferenti, bisognosi e vulnerabili.

Vengo da Gesù non perché sono in regola o puro, ma perché ho bisogno del suo amore.

Gesù mangia con me anche se io sono come Zaccheo. In amore io rubo: chiedo tanto, pretendo dai miei figli obbedienza e rispetto, da mia moglie tenerezza e disponibilità, ma non do niente.

Gesù mangia con me anche se io sono come l’esattore Levi: “Per niente, niente”. Ti do solo se tu mi dai. “Perché stai di più con gli altri che con noi? Perché dovremo farlo noi se gli altri non lo fanno? Io faccio tanto quanto gli altri! E tu cosa ci dai?”.

Gesù mangia con me anche se io sono come “la donna facile”. Faccio finta di niente ma dentro di me so quali vergogne e quali squallidezze ci sono. Anche Lui le conosce ma lui viene lo stesso.

Gesù mangia con me anche se io sono un peccatore per la società: gli altri mi rifiutano (magari giustamente)… mi detestano, gli altri mi odiano, ma Lui non mi rifiuta.

Gesù mangia con me anche se io sono come Giuda e lo tradisco e lo vendo.

  1. Si va all’eucarestia perché se ne ha bisogno. Ogni volta allora che io vado all’eucarestia ci vado con le mie mani sporche e impure.

Lui viene e si posa sulle mie mani e sul mio cuore non perché io lo meriti, ma perché ne ho bisogno.

Se non ci fosse Lui sarei dannato. Allora sento che sono degno ancora di vivere, di ripartire, di girare pagina, sento che il suo amore è più grande del mio errore; sento che ciò che il mondo non può perdonare Lui lo fa. Per questo l’eucarestia è una festa: è la festa non dei giusti ma degli amati!

Ogni volta che vado all’eucarestia stendo le mie mani e Lui, nonostante tutto, viene sulle mie mani: “Guarda che io ti amo lo stesso. Guarda che tu mi sei caro, che tu sei importante per me, che ti accolgo comunque, anche se tu non mi ami, anche se tu mi hai voltato le spalle”.

Quand’ero piccolo e m’arrabbiavo con la mamma e magari le dicevo di tutto, sapevo che lei mi accoglieva lo stesso. Per lei ero sempre il suo tesoro. Per lei ero sempre il suo amore anche se la deludevo. Gesù è così e molto di più.

  1. La vita, l’eucarestia, l’amore è un dono che va ricambiato.

Se non ho voglia di ricambiarlo vuol dire che non ho capito (consapevolezza) del dono ricevuto.

Ogni volta che si celebra l’eucarestia il sacerdote dice: “Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”. So che parla di Gesù: Lui in quel pane viene a noi; quel pane è Lui. Ma sono anche le mie parole che dico agli amici, a coloro che amo, al compagno o al mondo intero: “Questo è il mio corpo e questo è il mio sangue”. E’ il mio donarmi al mondo.

Lo sposo dice alla sposa: “Questo è il corpo che tu ami… il corpo che tu incontri… che ti rassicura… che ti tranquillizza… il corpo che lavora… il corpo che si prenderà cura del giardino… dei tuoi figli e anche di te. Prendilo così com’è, con i suoi limiti… difficoltà, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella sofferenza”.

La sposa allo sposo: “Prendi mio compagno, questo è il mio corpo”. “Questo è il corpo che tu tocchi… che tu baci… è il corpo dell’amore… è il corpo che ha bisogno di te… che ti sta vicino… che a volte s’arrabbia… è il corpo che tu hai scelto… che tu conosci. E’ il corpo che ti darà dei figli… è il corpo, la persona con la quale tu hai scelto di condividere la tua vita e anche ogni giorno, oggi, domani, martedì, mercoledì… è il corpo che stirerà… laverà… che ti preparerà da mangiare… è il corpo di cui dovrai prenderti cura. Prendilo così com’è, compagno mio, con i suoi limiti e le sue difficoltà, con i suoi alti e i suoi bassi”.

Lui dice a lei: “Prendi questo è il mio sangue, la passione, l’ardore, la forza, il coraggio, la stabilità… dolore… sofferenza… pianto… fatica: prendi e bevi anche questa… accoglila, accettala, amala.

E lei dice a lui: “Prendi questo è il mio sangue, il sangue di ogni mese, la mia vita, il sangue di tuo figlio, la gioia di vivere, di conoscere e la tenerezza. Questo è anche il mio dolore… sofferenza… pianto… fatica: prendi e bevi anche questa… accoglila, accettala, amala.

Madre Teresa: “Mi è difficile pensare che tu possa vedere Dio in un pezzo di pane e non nel volto del tuo fratello”. Ma sarà più facile vederlo nel volto di tua moglie, di tuo marito, che in un pezzo di pane.

Allora ogni volta che io sento le parole del vangelo: “Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”, so che non è solo il suo donarsi a me ma anche il mio donarmi alla mia compagna e al mondo intero. Vivere una vita eucaristica non vuol dire andare in chiesa tutti i giorni. Ma vuol dire vivere facendo della propria vita un dono d’amore: mangia, abbeverati, riposati, curati, al mio corpo e alla mia casa.

Perché se non posso dire a nessuno: “Questo è il mio corpo per te”, che vita è? Come si può vivere senza donarsi a qualcosa o a qualcuno? Se non è un dono, la mia vita è un dono inutile.

Perché se non posso dire a nessuno: “Questo è il mio sangue per te”, la mia fatica, la mia lotta, la mia passione, il mio amore, che vita è? Se non posso donare, esprimere, ciò che ho di intimo, mio, a che serve?

Il pane è fatto per essere mangiato. Tenuto in cassetto diventa duro e non serve a nessuno. Il vino è fatto per essere bevuto e assaporato. Tenuto in disparte diventa aceto, vecchio non serve a nessuno. La vita è fatta per essere spesa, donata, altrimenti tenuta per sé è inutile.

La felicità non è donare ma donarsi: mi dono non per avere qualcosa da te… ma liberamente. Allora si ha chiara e certa la sensazione di essere utili e che la propria vita abbia un senso profondo per sé, per il mondo e per l’universo.

La felicità è poter dire: “Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue”: mangiatene e bevetene.

 

Pensiero della settimana

 

Una persona vale non per quello che ha

ma per quello che dà.

 

 

 

 

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