Il costo di un sì

IV DOMENICA DEL TEMPO DI AVVENTO

Domenica  24 dICEMBRE 2017

Prima lettura: 2 Sam 7, 1-16 Salmo: 88 Seconda lettura: 1Rm 16, 25-27 Vangelo: Lc 1, 26-38

 

 

26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret,

AL SESTO MESE=i numeri per la Bibbia hanno sempre un valore figurato. Un po’ come quando noi diciamo: “C’erano quattro gatti”: ma i gatti ascoltano? “S’è rotto in mille pezzi”: ma li hai contati tutti? “Te l’ho detto mille volte”: te le sei scritte tutte? Sono modi di dire.

A Cana di Galilea c’erano sei giare ma il vino vero, quello “divino” non era lì. Nella trasfigurazione (Mt 17,1) si dice “sei giorni dopo”: ci sono i sei giorni umani ma è solo nel settimo giorno che c’è la visione del divino, di qualcosa che è su di un altro livello.

Dove appare il sei nella Bibbia? Nella Genesi: per sei giorni Dio crea poi Dio smette (il settimo giorno). Sono i sei giorni umani e poi c’è il giorno di Dio, che è un altro giorno (un altro livello).

Allora: quando Lc dice “nel sesto mese” tu già sai che arriverà qualcosa di divino. Il numero dopo il sei, il sette, infatti, riguarda Dio… e così accade!

Se siamo nel sesto mese allora ciò che accade adesso, il settimo, sarà ciò che completa definitivamente la creazione e l’umanità. Con Gesù si completa la creazione.

GABRIELE=Gabriele significa “Forza di Dio”.

L’angelo Gabriele aveva una missione ben precisa: doveva andare nella terra santa, la Giudea, nella città santa, Gerusalemme, nel luogo più santo della città, il Tempio, nel luogo più santo del Tempio, il Santo dei Santi, e doveva annunciare ad un sacerdote, sposato con Elisabetta, discendente di Aronne (quindi dell’élite spirituale) qualcosa che nella storia di Israele era già avvenuto, che cioè una donna anziana e/o sterile partorisse un figlio. La cosa accadde. Ma quale fu il risultato? Un fiasco completo! Il sacerdote non credette a tutto questo (Lc 1,5-22).

IN UNA CITTA’ DELLA GALILEA=adesso Gabriele, invece, ha una missione impossibile perché viene mandato nella Galilea, una regione disprezzata, talmente disprezzata che Isaia 8,23 la chiama “il distretto dei gentili”, cioè “i pagani”.

La Galilea era una regione di braccianti sfruttati dai grandi latifondisti e per questo spesso si ribellavano. Tant’è vero che dire “Galileo” ad uno o che era come un Galileo, era sinonimo di bellicoso, litigioso, ribelle.

In Gv 1,46 Natanaele: “Cosa può venire mai di buono da Nazaret?”. Erano considerati dei trogloditi, abitavano in case per la maggior parte ricavate in caverne, nelle grotte, gente bellicosa fin da piccola.

In Gv 7,52 i farisei dicono a Nicodemo: “Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea!”: ecco il disprezzo e com’era considerata la Galilea. E, invece, sorgerà proprio da lì!

“Distretto” in ebraico è ghelil da cui il nome Galilea. Mentre la Giudea ha come nome il capostipite delle Dodici tribù, Giuda appunto, questa regione, invece, è così inquinata di pagani che significa “distretto”.

Dopo il primo tentativo fallito (Zaccaria), l’angelo Gabriele (1,19.26) ci riprova. Ma questa volta l’angelo fa tutto diversamente da prima.

Prima nella Giudea, la terra santa e fedele a Dio, protagonista della storia della salvezza; adesso in Galilea che è la regione del nord dove la popolazione si è mescolata con i pagani e deve il suo nome al disprezzo con il quale la tratta il profeta Isaia: “La terra pagana”. Prima nel centro della fede: Gerusalemme; adesso a Nazaret, un borgo selvaggio della Galilea, che godeva di cattiva fama. Prima nel tempio, adesso in una casa. Prima le pietre splendide del tempio, adesso in una misera casa fatta metà di muratura e metà di roccia. Prima da un uomo e adesso – cosa riprovevole, bestemmia ed eresia – da una donna.

CHIAMATA NAZARET=e dove deve andare adesso Gabriele? Non nella santa Gerusalemme, ma a Nazaret, un borgo mai citato nell’A.T., e non da un sacerdote, da un uomo, ma da una vergine: da una donna!

FU MANDATO DA DIO=è Dio stesso che chiede che sia fatto così. Dio ha preferenze? No, è che quando Dio ha mandato l’angelo nella Gerusalemme, dai sacerdoti, al Tempio, l’hanno rifiutato.

 

27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

A UNA VERGINE=parthenos “vergine” è una parola greca che traduce 3 vocaboli ebraici:

  • almah (vergine: qualunque età ma non ha avuto rapporti);
  • betullah (donna che non ha ancora conosciuto uomo: ragazza da sposare e che quindi non ha avuto rapporti);
  • narah (persona non sposata).

Allora: parthenos indica anche una vergine ma l’accento non cade su questo ma su “ragazza, giovane donna”. Parthenos indica una donna fino al momento in cui partorisce il suo primo figlio. Quindi non tanto una donna che non ha/vuole rapporti sessuali (e questo è importante perché Maria è sembrata quasi una figura nemica della sessualità) ma una donna che non ha avuto figli. Tant’è vero che il vangelo ci informa pure che Gesù aveva dei fratelli, ed è un dato incontrovertibile. Di questi fratelli ne sappiamo anche i nomi (Mc 6, 3-4; Mt 13,55-56): Giacomo, Simone, Ioses e Giuda.

 

Per capire cosa si intende qui per “vergine” dobbiamo capire come avveniva il matrimonio in Israele. In italiano non abbiamo una parola per indicare questo momento del matrimonio ebraico. Infatti per noi il matrimonio è unico ma per gli ebrei avviene, invece, in due tappe.

Prima c’è lo sposalizio (herusin) la ragazza ha 12 anni e il ragazzo 18. Il ragazzo accompagnato dai genitori va in casa della ragazza e lì per la prima volta la vede e la incontra e viene stabilita la dote (la ragazza veniva valutata sulla capacità di fare figli). Il maschio mette il velo alla donna e le dice: “Tu sei mia moglie” e la ragazza: “Tu sei mio marito”. Da quel momento sono marito e moglie ma ognuno torna a casa sua.

Poi ci sono le nozze (qiddushin): un anno dopo la ragazza accompagnata dalle amiche e dalla famiglia entra nella casa dello sposo e lì vive.

Il termine parthenos indica questo secondo momento: quindi Maria è già sposata con Giuseppe ma non convive ancora con lui.

In questo anno (già sposati ma non conviventi) non erano ammessi rapporti sessuali.

 

In passato si parlava del voto di verginità di Maria, cosa impossibile per una donna ebrea (segno di benedizione di Dio è l’aver figli e segno di maledizione è il non averne).

Maria non era vergine per voto di verginità, era vergine semplicemente perché si trovava tra la prima fase del matrimonio e la seconda. Prima vi erano gli accordi matrimoniali (fidanzamento) dove ognuno rimaneva a casa sua, quindi per forza Maria era vergine, e poi la sposa veniva condotta in casa dello sposo dove il matrimonio veniva consumato.

 

Dio non guarda ciò che guarda l’uomo

 

Ma come gli è venuto in mente di rivolgersi ad una donna? Perché in quel tempo, questo era pura fantasia, follia, era una cosa da schizzati pensare ciò. Eppure!

Mai Dio si rivolge alle donne…: sorpresa!

Per comprendere la portata di questo episodio bisogna avere presente come a quel tempo erano concepite le relazioni di Dio con gli uomini.

Dio vive circondato nel suo cielo ed è circondato dai sei angeli del servizio divino. Quindi Dio sta in questa sfera inaccessibile, circondato da questi sei angeli. Poi, più ci si allontana da Lui e più ci si avvicina agli uomini e minore è la santità. Vicino a lui c’è il sommo sacerdote e giù giù fino all’ultimo posto: chi c’è all’ultimo posto? La donna!

 

La nascita di una donna era considerata una disgrazia, una punizione lanciata da Dio contro determinati peccati. La nascita di una bambina veniva vista così come un fastidio che si poteva eliminare, addirittura sopprimerla senza tanti problemi.

Le donne non avevano nessun diritto e per giustificare questo si chiamava in causa la Bibbia.

Infatti si diceva: “Dio non ha mai rivolto la parola ad una donna”. E l’unica volta che s’era rivolto ad una donna era stato con Sara, la moglie di Abramo. Dio le aveva annunziato che sarebbe diventata madre: a Sara scappa da ridere (perché sia lei che il marito erano vecchi) e Dio, che era permaloso le dice: “Che hai fatto? Hai riso?”. E lei poverina: “No, no, non ho riso!”. “Eh sì, ti ho visto!”. E così si diceva: “Per quella bugia Dio non ha più rivolto la parola ad una donna”, e così era.

Dio se l’era legata ad un dito – è un dito divino ma sempre un dito! -. Per questo motivo le donne erano ritenute bugiarde: per natura, per essenza, per costituzione. E non rideteci tanto su questa cosa perché era una cosa così seria e radicata che in tribunale o ad un processo, proprio perché erano bugiarde, non avevano neppure il diritto di testimoniare.

Alla donna veniva proibito, in quanto impura, di toccare il rotolo della legge. I rabbini arrivavano a dire che era meglio che tutti i rotoli della Bibbia fossero bruciati in un rogo piuttosto che uno solo di essi fosse salvato dalle mani di una donna. Perché questo? Perché la donna è impura e anche se salva l’ultimo rotolo, nessuno allora lo può più toccare.

E’ importante per noi sapere tutto questo, non per curiosità storica, ma perché quella che a quel tempo neppure veniva ritenuta una creatura umana, bugiarda e impura per definizione, totalmente inferiore e al di sotto dell’uomo, beh, nei vangeli, invece, è superiore.

 

Che Dio si potesse rivolgere ad una donna era totalmente impensabile, fuori da ogni ragionamento.

Ma nei vangeli le donne non sono equiparate agli uomini, sono ad un livello superiore. Loro saranno le messaggere della resurrezione (ruolo destinato agli angeli)! Maria è la prima credente; Maria Maddalena la più vicina a Gesù; le donne sono le prime testimoni della resurrezione; le donne sono le uniche che rimangono con Gesù durante la passione.

Gli incontri più spettacolari, incredibili, dove più “si sente”, si vive, si percepisce l’amore, Gesù li fa con le donne (la peccatrice Lc 7,36-50; l’unzione di Betania Mc 14,3-9; l’adultera Gv 8,1-11, ecc.).

Tutto questo è importante da dire, perché ancor oggi la donna è subalterna all’uomo nella Chiesa. Anche a quel tempo era così; ma non per Gesù.

 

Ma ciò che è assurdo per gli uomini non è affatto per Dio! Dio non guarda ciò che guarda l’uomo.

Nessuno, quindi, dica più: “Chi, io?”. Il mandato, il profeta di Dio, può essere chiunque. Nessuno dica più: “Quello lì?”. Anche di Maria dissero così!

 

La verginità di Maria

 

Il seme di Gesù viene da Dio e non da Giuseppe.

La domanda che molti di noi si fanno è: ma Maria era vergine? Cosa vuol dire questo? Come può essere rimasta incinta senza aver avuto rapporti sessuali con Giuseppe? Se noi non capiamo la mentalità del tempo sulla verginità non ne veniamo fuori.

Cosa si sapeva a quel tempo? A quel tempo si sapeva che i bambini erano il risultato dell’atto con cui un uomo introduceva un liquido nell’utero della donna. Ma diversamente dalla nostra concezione odierna, si credeva che fosse solo il padre a trasmettere il patrimonio genetico. Se un bambino assomigliava alla madre, si credeva, questo era dovuto a influenze ambientali.

Un bambino era generato dall’uomo e solo partorito dalla madre. La donna forniva solo l’ambiente ma l’elemento vitale era fornito dall’uomo.

Si faceva l’esempio del seme: la donna è la terra (madre) che accoglie e custodisce il seme (dell’uomo), ma è quest’ultimo il principio vitale; è quest’ultimo che trasmette le caratteristiche del seme (se si semina fagioli nascono fagioli, se si semina mais nasce mais).

La verginità delle donne prima del matrimonio era così importante nel mondo antico (imprescindibile) proprio perché l’immagine del seme era accettata in maniera letterale.

Cosa capitava? Se una donna aveva rapporti sessuali con un uomo diverso dal suo futuro marito, l’amante poteva contaminarne l’utero in modo permanente con il proprio seme, un po’ come la semina di un campo può essere contaminata da semi, ad esempio, di erbacce per un tempo molto lungo. La donna doveva essere vergine perché solo così si era sicuri che il seme piantato non veniva alterato o contaminato.

Per questo Maria, per quel tempo, doveva essere vergine. Perché solamente se era vergine saremo stati sicuri (per la mentalità del tempo) che il “seme” era quello di Dio, che Dio stesso, e nessun altro prima, l’aveva fecondata. Se Dio mette il suo seme in Maria, Maria dev’essere vergine. Così siamo sicuri che quel seme viene proprio da Dio, dall’Alto e non da altri. Solo così Gesù è certamente il Figlio di Dio.

 

MARIA= Lc inserisce volutamente il nome: perché?

Per noi è un nome soave “Maria”; ma di certo non lo era a quel tempo. Nella Bibbia c’è una sola Maria: la sorella di Mosè. Questa donna, molto ambiziosa, aveva cercato di fare le scarpe al fratello Mosè. Per questo Dio la maledisse con la lebbra (=la lebbra era la maledizione di Dio). E il Talmud riporta che quando Maria muore e le vogliono fare il funerale, Dio stesso intervenne dicendo: “Perché state a piangere una vecchia?”. E dopo quella Maria nessuno più si chiamerà così fino alla madre di Gesù.

Perché? Perché era un nome maledetto, oggetto di maledizione. E’ per questo che dopo quell’episodio, in tutta la Bibbia, troveremo Rachele, Susanna, Giuditta, tutti i nomi che volete, ma Maria non appare più, perché era un nome che evocava la maledizione di Dio.

D’altra parte nel vangelo troviamo varie donne che si chiamano così: Maria di Magdala, Maria di Betania, ecc. Forse perché in quel tempo era di moda dato che una delle mogli del re Erode il Grande si chiamava Mariamne.

Nessuno di noi mette nome a suo figlio “Giuda” perché questo nome si collega al traditore. Eppure uno dei discepoli fedeli a Gesù si chiama così. Ma a noi evoca dell’altro. Così era per Maria.

E chissà perché le avevano messo questo nome, segno di maledizione?

 

I tre nomi di Maria

 

In questo vangelo ci sono i tre nomi di Maria.

  1. Maria (Lc 1,27). E’ il nome che gli hanno messo i genitori. Il nome che i genitori ci danno trasmette una serie di pretese e di attese inconsce naturali, che hanno su di noi. E’ ciò che ti augurano di essere o di diventare.

Ad un figlio viene dato il nome del fratello morto un anno prima: gli viene chiesto, in qualche modo, di “riempire” quel buco, quel lutto non fatto, quel dolore non espresso. E’ una richiesta inconscia, ma è una richiesta che avrà qualche conseguenza. 

Ad un figlio viene messo il nome di un uomo che la madre avrebbe voluto sposare ma che poi, non seguendo il suo cuore, non ha sposato. E’ un augurio per suo figlio di “seguire il suo cuore” ma nello stesso tempo indica un rapporto “di innamorati” tra la madre e il figlio.

  1. Piena di grazia (Lc 1,28: kecharitomene) è il nome che Dio le dà. Ognuno di noi ha un nome divino: è la tua missione divina, la tua chiamata.

Questo nome lo scopri ascoltandoti e percependo cosa la tua anima desidera. Maria è la piena di grazia, cioè la ricoperta di grazia. Dio le chiede questo: di lasciarsi fare, di accettare che il suo amore (grazia) entri in lei perché solamente così Lui potrà operare in lei (la nascita di Gesù).

  1. Serva del Signore (Lc 1,38): è il nome che Maria si è scelta come risposta alla chiamata di Dio. Maria è colei che dice sì, totalmente disponibile (serva del Signore). Così Madre Teresa si definiva “una matita nelle mani di Dio” o Etty Hillesum “un balsamo per le anime”.

 

AD UN UOMO DELLA CASA DI DAVIDE DI NOME GIUSEPPE=Gesù, tramite Giuseppe, è legalmente erede legittimo di Davide. Si sottolinea (e avverrà più volte) che Gesù è il Messia.

 

28 Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

ENTRANDO DA LEI DISSE RALLEGRATI=è la gioia, la felicità.

PIENA DI GRAZIA=kecharitomene=charitoo. I verbi che finiscono in “oo” in greco indicano una trasformazione. Quindi Maria è così non per meriti suoi ma perché trasformata da Dio.

Non è che Maria sia piena di grazia perché ha tanti meriti, quindi non è una constatazione delle virtù di Maria (che era già piena di grazia, di amore, di bontà, ecc.) ma che Maria è stata riempita dalla grazia di Dio. “Piena di grazia” indica l’azione di Dio, non i meriti di Maria. Quindi Maria non è senza peccato perché da sempre in possesso della grazia santificante o mediatrice di tutte le grazie perché da sempre piena di grazia. Semplicemente Maria è amata da Dio.

Maria è niente ma Dio la ama. “Piena di grazia” è ciò che Dio fa per l’uomo. E ciò che Dio fa per noi non dipende da noi.

Per la religione l’amore di Dio va meritato: ce l’hai se sei santo e puro, bravo e in regola. Ma per la fede, per il vangelo, l’amore di dio va accolto. Per averlo basta dire: “Sì”. E non è affatto scontato lasciarsi amare da Dio e dirgli: “Sì”!

IL SIGNORE E’ CON TE=tutti i grandi personaggi della storia di Israele erano stati salutati così.

Era una formula tipica dei racconti di vocazione quando veniva affidata ad una persona una missione importante (Isacco, Gen 26,3.4; Giacobbe, Gen 28,15; Mosè, Es 3,12; Gedeone, Gdc 6,12).

Questo saluto mette subito in risalto che qui c’è qualcosa d’incredibile. La donna, considerata lontana da Dio, adesso viene chiamata da Dio per un compito; la donna diviene adesso madre di Dio. Tutti i riferimenti di prima vengono sconvolti. Il Siracide diceva: “Dalla donna ha inizio il peccato e per causa sua tutti moriamo”: le donne venivano considerate così, una sfortuna, un peccato. Ebbene, adesso, invece, è una donna a trasmetterci la salvezza.

 

29 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.

A QUESTE PAROLE ELLA FU MOLTO TURBATA=e possiamo capirlo!

Mai Dio si era rivolto ad una donna. Maria è sconvolta perché mai avrebbe pensato, era davvero impensabile, che Dio potesse rivolgersi a lei.

Chi vuole Dio? I preti? Le suore? Gli altri? No. Dio vuole te. Dio non ha nessun altro che te. Dio è impotente senza l’uomo: Dio non può fare nulla senza di te. Ma può fare tutto con te.

Martin Buber: “Si diceva che alle porte di una città c’era un mendicante che sapeva chi era il Messia. Così un rabbino, appena sentita la notizia, si mise subito in viaggio, desideroso di sapere chi fosse. Quando arrivò alla città, effettivamente trovò alle porte della città un uomo che mendicava. “Mi hanno detto che tu sai chi è il Messia: è vero?”. “Sì, è vero”. “Ti prego, allora, dimmelo: chi è il Messia?”. “Tu!””.

E si domanda che senso avesse un saluto come questo=si domanda il perché di un tale saluto visto che Dio mai nell’A.T. aveva rivolto il saluto ad una donna. Cosa succede adesso?

 

30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

HAI TROVATO GRAZIA PRESSO DIO=Lc insiste: Maria non era piena di grazia ma l’ha trovata la grazia. E’ l’azione di Dio che la riempie del suo amore. La grazia non è dovuta alle virtù di Maria ma all’amore che Dio ha per questa donna.

 

31 Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

LO CHIAMERAI GESU’=questo è il primo segno di tante rotture e di tante trasgressioni con la tradizione.

Non è l’uomo, Giuseppe, che impone il nome al proprio figlio (di solito il suo stesso o quello del nonno) ma è una donna, la moglie, Maria.

Era sempre l’uomo di casa che metteva il nome in modo che il nome si perpetuasse. Quindi Giuseppe viene escluso dalla paternità. E’ importante l’esclusione di Giuseppe perché il padre nella cultura dell’epoca non trasmetteva soltanto la vita biologica ma anche la tradizione, i valori morali e religiosi.

Colui che nasce, nasce per intervento divino e non erediterà le regole e le tradizioni del tempo. Gesù è il Figlio di Dio e seguirà il Padre (Abbà) e non il padre (Giuseppe).

 

Quando un rito vivo diventa una tradizione morta

 

L’irruzione di Dio nella vita di un uomo porta sempre una “rottura” con certe tradizioni. Per questo Dio “rompe”; per questo è difficile accoglierlo; per questo si viene rifiutati dai più vicini.

Nei vangeli Gesù è nemico delle tradizioni. Perché? Non che la tradizione sia una cosa brutta. Anzi. Ma è pericolosa perché rischia di fossilizzare la vita, di togliere la vita.

Ogni sera, quando il guru si sedeva per adorare, il gatto dell’ashram si cacciava fra i piedi degli oranti e li distraeva. Perciò egli ordinò che il gatto fosse legato durante l’adorazione serale. Dopo la morte del guru, il gatto continuò ad essere legato durante l’adorazione della sera. E quando il gatto morì, un altro gatto fu portato nell’ashram per essere debitamente legato durante l’adorazione serale. Qualche secolo dopo i discepoli eruditi del guru scrissero dei dotti trattati sul significato liturgico dell’usanza di legare un gatto durante l’adorazione.

Vi fa ridere? C’è da piangere a pensare a tutto quello che facciamo semplicemente perché lo abbiamo sempre fatto o perché non ci poniamo la domanda se abbia ancora senso.

 

32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre

Inizia qui tutta una serie di immagini, prese dall’A.T., che dicono che Gesù è il Messia tanto atteso e che Gesù è Figlio di Dio. Il Messia che Israele aspettava è proprio Gesù: ma Gesù non solo è quel Messia, Gesù è ben di più. Gesù è lo stesso Figlio di Dio.

In particolare qui si fa riferimento alla profezia di Natan in riferimento al re Davide: “Io ti farò grande… io renderò stabile il trono del suo regno in eterno. Io sarò suo padre ed egli sarà mio figlio… E stabile sarà la tua casa e il tuo regno in eterno” (2 Sam 7,8-16). E’ chiaro che Lc vuol dire che il nuovo Davide tanto aspettato è Gesù.

SARA’ GRANDE=l’essere “grande” è affermato solamente di Dio (Sal 86,10; 95,3). Gesù è Dio.

E CHIAMATO FIGLIO DELL’ALTISSIMO=i figli dell’Altissimo sono gli Israeliti fedeli alla legge, oppressi dagli stranieri che attendono la loro liberazione (Est 16,16; Sal 82,6; Dn 3,93; Sir 4,10). Quindi qui la potenza dell’Altissimo indica il Messia, che riassume le speranze dell’intera nazione.

Il Battista sarà il profeta dell’Altissimo (Lc 1,76) mentre Gesù è figlio dell’Altissimo, cioè di Dio.

IL SIGNORE DIO GLI DARA’ IL TRONO DI DAVIDE SUO PADRE=Gesù vuol dire “Jahwè salva”: era un nome comune ebraico.

Questi che Lc adesso annuncia sono i vari titoli che definiscono i compiti del Messia. Lc continua a definire Gesù come il Messia atteso: per questo Dio gli darà il trono di Davide suo padre. Gesù però prenderà le distanze da Davide; Gesù non è figlio di Davide ma di Dio. Gesù sarà solo discendente di Davide ma completamente diverso da lui.

 

33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

E REGNERA’ PER SEMPRE SULLA CASA DI GIACOBBE=cioè sulle dodici tribù.

E IL SUO REGNO NON AVRA’ FINE=il messaggio di Gesù è per tutti e per sempre.

 

Il vangelo di Lc si apre con due annunci: la nascita di Giovanni il Battista e quella di Gesù. Perché?

Entrambe la nascite sono accumunate da una cosa: sono situazioni impossibili. Giovanni nasce da due persone anziane e la donna è sterile (più impossibile di così!) e Gesù nasce da una donna vergine. Ciò che è impossibile per l’uomo non è impossibile per Dio. Questo compimento, però, chiede all’uomo l’ascolto della Parola, il conseguente fidarsi, e poi l’agire.

 

34 Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

COME AVVERRA’ QUESTO POICHE’ NON CONOSCO UOMO=conoscere un uomo o una donna per la Bibbia vuol dire avere rapporti sessuali. Infatti Maria conosce Giuseppe, cioè sa chi è, lo ha visto, ma non “lo conosce” biblicamente, cioè non ha avuto rapporti sessuali.

 

35 Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

LO SPIRITO SANTO=lo Spirito Santo è quello che aleggiava sulla creazione, quello che tutto ha fatto nascere ed esistere. Quindi Gesù nasce non da un grembo umano ma dal grembo di Dio.

SCENDERA’ SU DI TE=Lc presenta Maria sotto il segno di due discese dello Spirito Santo: all’annunciazione, quando appare per la prima volta (Lc 1,35), e quando appare per l’ultima volta, nella Pentecoste (At 1,14). Per questo Maria è la donna dello spirito.

E LA POTENZA DELL’ALTISSIMO TI COPRIRA’ CON LA SUA OMBRA=episkiazo=coprire con la nube, è un termine tecnico sacerdotale per annunciare la presenza di Dio in mezzo al suo popolo. La nube è un simbolo di Dio: come la nube, Dio lo vedi, ma nello stesso tempo la nube lo nasconde.

Come la prima creazione, la Genesi, è stata frutto dello Spirito, così la nuova e definitiva creazione sarà frutto dello Spirito.

SANTO=aghion=santo, cioè consacrato.

SARA’ CHIAMATO FIGLIO DI DIO=il fatto che Gesù, il nascituro, sia santo e chiamato Figlio di Dio sono tutte indicazioni che Gesù è il Messia.

 

Lc ha un altro problema teologico. Come può una donna (umana) partorire il Figlio di Dio?

Fuori della Bibbia il ricorso alla generazione divina è frequente per spiegare le qualità eccezionali di uomini particolari. Nella Bibbia “figlio di Dio” sono gli angeli (Gen 6,2-4; Sal 29,1), i re (2 Sam 7,11-14; Sal 2,7), il popolo d’Israele (es 3,7.12; Os 11,1), i giusti (Sir 2,18; 4,10).

La nascita verginale in quel tempo significava un intervento straordinario di Dio.

Gesù nasce dalla vergine Maria perché è Figlio di Dio, perché Dio stesso interviene.

C’erano molte altre storie del tempo dove una donna era stata messa incinta da degli dei. Ma non è il caso di Maria. Gesù non è figlio di Dio e di un uomo (Maria). Gesù viene tutto da Dio.

Ma come dire questo?

 

Se Dio viene in tutto da Dio, deve nascere da Dio. Dio nasce da Dio, altrimenti non è più Dio.

Cosa dice Lc: Gesù, Figlio di Dio, nasce dal grembo stesso di Dio (e non di Maria). Il grembo umano di Maria viene “divinizzato” per cui Gesù nasce dal grembo divino di Dio.

Ecco le immagini, per noi strane: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (1,35). Lo Spirito di Dio scende su Maria e lo divinizza per cui Gesù nasce non dal grembo umano di Maria, ma dal grembo divino di Maria.

Per questo Maria è immacolata: c’è in lei una parte divina, cioè non contaminata, pura (il suo grembo divino), in cui le ferite, il dolore, la rabbia, l’aggressività, la cattiveria e quant’altro non possono arrivare. C’è in Maria una parte senza macchia, pura, non contaminata: immacolata.

 

Il racconto dell’annunciazione non è un racconto storico, nel senso che le cose siano andate così come sono scritte, ma teologico. Lc vuole dirci: “Gesù è veramente Figlio di Dio”.

Per questo Maria dev’essere vergine e per questo il suo grembo dev’essere divino.

 

36 Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:

ED ECCO ELISABETTA TUA PARENTE=se noi chiediamo alle persone: “Chi erano Elisabetta e Maria?”, molti vi diranno cugine. Ma la parola sigghenis vuol dire solo parenti: c’è cioè un legame di parentela ma non è definito quale. Potevano essere cugine, ma anche zia e nipote o altro. Ma, cugina o zia che fosse, ciò che conta è che Maria ha un esempio, un modello, vicino a sé.

Perché quando c’è da fare qualcosa d’incredibile, d’impossibile, di arduo, di diverso, si ha bisogno di attingere forza nella vita di altri a cui è successa la stessa cosa. Altrimenti ci si pensa davvero matti.

Maria vede ciò che è successo a Elisabetta e forse anche lei avrà detto: “Ma è impossibile!”. Adesso è lei al posto di Elisabetta e sa, invece, che nulla è impossibile.

Non per niente nell’episodio che segue, la visitazione, le due donne si capiscono perfettamente nel profondo (i loro bimbi esultano nel grembo Lc 1,41-44), intimamente.

A volte si chiama impossibile solo ciò che ancora non si conosce. Conosciuto, però, si sa che è possibile. Colombo un giorno disse: “Voglio circumnavigare la Terra”. “Impossibile!”, gli dissero. Einstein un giorno disse: “L’atomo si può dividere”. “Impossibile!”, gli dissero. Galileo e Copernico un giorno dissero: “Non è il sole che gira attorno alla terra”. “Impossibile!”.

NELLA SUA VECCHIAIA=Lc insiste sul fatto che umanamente è una cosa impossibile (non solo è vecchia ma anche sterile!) ciò che accade ad Elisabetta… ma accade!

 

37 nulla è impossibile a Dio».

NULLA E’ IMPOSSIBILE A DIO=l’azione e la forza di Dio non ha limiti. Dio può tutto ma ti chiede la tua collaborazione, il tuo sì. E Maria collabora.

 

38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

ECCO LA SERVA DEL SIGNORE=Maria non dice che è “una serva del signore” ma “la serva del Signore”.

  1. 1. Servo è una delle modalità con cui Dio indicava il suo popolo. Isaia: “Mio servo Israele sul quale manifesterò la mia gloria”. Allora Maria identificandosi con “serva del Signore” s’identifica con il popolo che sempre è stato fedele al Signore, il vero Israele.
  2. Ma chi sono nella Bibbia i “servi del signore”? “Servo del Signore” era proprio un titolo, un modo per definire chi aveva seguito il Signore. Sono Abramo, Mosè, i profeti: coloro che hanno ubbidito ai comandi di Dio e che lo hanno seguito.

Maria è l’ultima serva del Signore. Nessuno più, da adesso in poi, sarà chiamato così: da adesso in poi non ci saranno più i servi del Signore ma i figli di Dio. Non più l’obbedienza ma l’amore. In questo senso Maria chiude un tempo: lei è l’ultima.

AVVENGA PER ME SECONDO LA TUA PAROLA=ecco la seconda grande trasgressione di Maria (l’altra è stata dare il nome a Gesù senza consultare il padre). Come si permette di accettare questa proposta senza chiedere a suo padre o a Giuseppe? Una donna a quel tempo non poteva prendere nessuna iniziativa, nessuna decisione, senza il permesso del padre, se è ancora a casa, o del marito se convivono. Qui Maria non consulta né il padre né Giuseppe e decide di collaborare.

 

Essere uomini dello Spirito: semplicemente fidarsi

 

Maria doveva essere una donna dello Spirito, per dire un sì così incredibile. Maria è la donna tutta fiducia. Ma non sa in cosa. Lei semplicemente dice: “Sì”. Non ha la minima di idea di cosa voglia dire che partorirà “un figlio, l’Altissimo e avrà il trono di Davide suo padre” (Lc 1,32). Lei dice solo: “Sì”. 

Quello che solamente sa è che lei, Maria, è eretica per la religione (era una bestemmia affermare di partorire il Figlio di Dio, condannata con la morte) e che è adultera per la Legge (condannata con la lapidazione). Maria ha due pene di morte su di sé. Può venire tutto questo da Dio? Eppure…!

In uno dei Vangeli apocrifi, il povero Giuseppe, quando Maria gli dice: “Sai, è venuto l’angelo! Oh santo cielo dice, vuoi vedere che è uno che si è spacciato per un angelo e me l’ha sedotta, questa ingenua?”. Quindi era abbastanza comune a quell’epoca di questi angeli, di queste divinità, che andavano a sedurre le donne e le ragazze. Maria ha il coraggio di fidarsi di questo angelo e gli dice. “Sì”.

Maria, che non ha la minima idea di cosa voglia dire o di che cosa le toccherà vivere, dice solo: “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

Cosa vuol dire allora essere uomini e donne dello Spirito? Fidarsi: “Sì”.

Noi cerchiamo spiegazioni: “Perché? Perché a me? E chi me lo garantisce? E se poi…?”. Noi dubitiamo, giustamente di noi: “Ma chi sono io?… Non ce la faccio!… Ha troppa paura!… Non è per me!”… Ma dubitiamo perché guardiamo a noi e non a Lui. Noi vorremmo sapere: “Ma dove si va? Ma cosa mi accadrà?”. Noi vorremmo non avere problemi: “E se poi non vado bene? E se gli altri si arrabbiano?”. Se tu ascolti tutte queste voci è la fine. L’unica possibilità è la fede: “Sì, io mi fido”.

 

Martin Luther King riceveva una media di 25 telefonate minatorie e 30-40 lettere di odio al giorno. King aveva paura e decise di andarsene a vivere altrove e di lasciare tutto.

Un giorno finché pregava sentì una voce: “Ti fidi di me?”. E lui rispose: “Sì”. E la voce gli disse: “Io sarò con te sempre”. Quel “sì”, quella fiducia, fu la svolta della sua vita.

 

Gandhi sentiva il desiderio irrefrenabile per la lotta non-violenta. Ma aveva paura, temeva di soffrire e si poneva un sacco di domande su come, su cosa era meglio, su quali strategie. Un giorno sentì una voce che gli disse una sola parola: “Fidati!”. E lui rispose con una sola parola: “Sì!”.

Ciò che accomuna Gandhi e King è che entrambi trovarono la pace solo fidandosi di Lui. Smisero di voler sapere, capire, controllare, e semplicemente fidandosi lo seguivano. Come gli apostoli!

 

C’erano due uomini che si erano incamminati verso la Montagna di Dio. Uno dei due era perennemente arrabbiato e diceva: “Ma se Dio esiste, perché esiste il male? E la sofferenza dei bambini? E perché ci fa fare così tanta fatica?”.

L’altro era pacifico e diceva solo: “Lui sa! Io lascio fare a Lui e mi fido!”. “Tu sei ingenuo, puerile e credulone”, gli diceva il primo. Più andavano avanti e più la salita era difficile, quasi impossibile.

Quando furono a circa due-trecento metri dalla cima si sentì la voce di Dio: “Prendete con voi tutte le pietre che trovate nel sentiero, caricatele nel vostro zaino e portatemele qui da me”.

Il primo disse: “Questo è davvero troppo. Come si fa a credere ad un Dio così insensibile!”. L’altro invece si disse: “Non so il perché… ma io mi fido”. E proseguì.

Ci volle un bel po’ di tempo per arrivare in cima… ma quando arrivò in cima Dio trasmutò tutte le sue pietre in splendidi diamanti.

 

 

Pensiero della Settimana

 

  Prendi le mie mani per fare ciò che tu vuoi.

Prendi i miei occhi per vedere le meraviglie che tu hai creato.

Prendi il mio cuore per amare chi ne ha bisogno.

Prendi me per essere tuo strumento.

Io ti dirò solamente: “Sì”.

Al resto ci pensi Tu.

 

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